Un giocatore della Roma: “Pallotta? C’ha detto due cavolate…”

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FONTE: GASPORT (M. Cecchini) – La sconfitta di ieri sera ha fatto malissimo ad una Roma già a pezzi. A consolare i ragazzi ci ha pensato James Pallotta, sceso negli spogliatoi al termine della gara: «Credeteci, vinceremo presto», il senso del suo discorso. Parole che non avrebbero avuto un grande impatto sulla squadra, stando almeno a quanto scrive oggi la Gazzetta dello Sport.

Secondo il quotidiano un giocatore giallorosso, di cui non  viene fatto il nome, avrebbe commentato così le parole del presidente: “Ci ha detto due cavolate, ma non lo siamo stati neppure a sentire”. 

L’attendismo di Galliani avvicina Allegri e Milan

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GASPORT (A. BOCCI / C. LAUDISA) – Un’attesa piena di voci e chiacchiere, come è stato sempre in questi giorni. La priorità della Roma è ancora quella di assicurarsi Massimiliano Allegri per la prossima stagione, ma la priorità di Allegri, e di Galliani, è di capire prima che cosa intenda fare Silvio Berlusconi. Che oggi e nei prossimi giorni sarà preso da impegni politici, e non potrà incontrarsi con il suo braccio destro calcistico e l’allenatore fino a giovedì. La Roma pare pronta ad aspettare, ma il tempo sembra giocare a favore dei piani dell’a. d. rossonero, che vorrebbe convincere Berlusconi a confermare Allegri.

Contratti La situazione è in divenire: è passata una settimana dalla grande arrabbiatura di Berlusconi, che potrebbe essersi decantata. L’arrivo di Seedorf presenta diverse difficoltà, anche di tipo economico. L’olandese ha un altro anno di contratto con il Botafogo a 3,5 milioni: ovviamente l’ingaggio da allenatore esordiente non sarebbe della stessa entità, e non è detto che l’ex numero dieci del Milan sia pronto a dimezzare e oltre lo stipendio pur di sedersi sulla panchina rossonera. Ci sono tanti dettagli da sistemare per un eventuale cambio della guardia. Talmente tanti, che a questo punto Berlusconi potrebbe non ritenerlo più opportuno nell’immediato. Oltretutto Seedorf non ha ancora cambiato pelle: sta ancora giocando, mentre sia Capello che Leonardo, i casi comunemente accostati a quello dell’ultimo pupillo di Berlusconi, al momento di vestire i panni dell’allenatore avevano già smesso da tempo quelli del giocatore, e avevano accumulato un po’ di esperienza come dirigenti.

Silenzi Seedorf è un caso a parte, e d’altronde ha sempre coltivato la diversità come un valore nella sua carriera: potrebbe arrivare al Milan come scelta di rivoluzione totale, nel modulo, nei sistemi di gioco e di gestione. Berlusconi dovrà decidere se è il momento giusto per provare con un uomo nuovo, ora che la ristrutturazione è iniziata, ma la squadra non ha ancora una fisionomia acquisita. Il presidente mediterà nei prossimi giorni, quando anche le elezioni comunali saranno state archiviate. Intanto Galliani continua a tessere la sua strategia in silenzio: ieri è rientrato da Londra, mentre l’allenatore si è trattenuto anche dopo la finale di Champions League e rientrerà in Italia soltanto oggi. Si è parlato di una telefonata di Baldini a Galliani, ma dal Milan non arrivano conferme. Visto tutto quello che sta succedendo, è logico che il dirigente della Roma cerchi informazioni sul futuro. La Roma non può aspettare in eterno, mentre Galliani e Allegri sembrano trovarsi benissimo alla finestra. Finché Berlusconi non avrà detto la sua, sarà difficile stanarli. E il tempo corre, forse a favore dello status quo

Fallimento esemplare, c’è bisogno di uno come Capello e Spalletti

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CORSPORT (G. DOTTO) – Eccola servita, nel più spietato dei modi. Era necessaria una pagina esemplare per chiudere la storia di un esemplare fallimento. Due anni di scelte sbagliate, di atti mancati, di dubbi estenuanti, ondeggiamenti e ripensamenti, di belle maniere e zero sostanza. Ingoiato il rospo, l’unica certezza è che bisogna ricominciare da qualche parte che somiglia allo zero e da qualche faccia che non somigli a nessun’altra faccia. E che questa faccia deve arrivare da molto lontano, possibilmente da un altro pianeta. Può essere Allegri l’uomo della Provvidenza? Naturalmente no. Uno che aspetta di sapere cosa farà Berlusconi di lui per capire cosa farà lui della sua vita. Dovrà avere la statura esplicita di un Capello o quella sommersa ma intuibile di uno Spalletti. Può essere un Bielsa o, persino, un Mancini. (…)

Andreazzoli, povero, troverà ora liberatorio tornare nella sua nicchia. Si è attaccato alla coperta di Linus, il modulo, ma sotto il modulo niente. Squadra ammorbata da troppe teorie, uccisa dentro dalla confusione che è stata la dominante di questa società. Squadra che per un tempo non trova mai la luce, un corridoio, una soluzione. Gente senza personalità che si ricovera all’ombra di un totem che, per dichiararsi oggi veramente un leader, nel giorno più nero, dovrà liberare questa squadra da se stesso. (…)

Squadra suicidata da un allenatore che, scegliendo Destro là davanti, e cioè un giocatore tecnicamente limitato, si preclude anche le poche possibilità che restano. E quando la partita gira, Andreazzoli è l’unico a non capirlo. Che, con l’uscita di Ledesma, la Lazio aveva perso il lume della ragione. Che lì bisognava colpire. Affondare. Niente. Ha bisogno dello sfregio di Luljc (quando riavremo un portiere decente?) per darsi all’ammucchiata, rinunciando a Marquinho, retrocesso a difendere, l’unico che aveva fin lì mostrato qualche cavallo più in corpo. Capolavoro. La Roma che resta è spettacolo penoso di un malinconico show che si chiama “vorrei ma non posso”. Uno strazio. Che almeno serva a qualcosa.

Baldini: “E’ tutta colpa mia”

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Al termine di una stagione vergognosa, chiusa con l’ennesima umiliazione per i propri tifosi, in casa Roma è arrivato, improcrastinabile, il momento di cambiare. O, se vogliamo, di cominciare a fare le cose per bene. Dopo due anni di fallimenti a raffica, è impensabile non dare una sterzata vigorosa a cose e uomini. Cominciando con il mettere sotto contratto un nuovo allenatore, perché il temporaneo Aurelio Andreazzoli non può restare sulla panchina della Roma, se si hanno ambizioni di un certo tipo. «L’allenatore? Cominceremo a pensarci da domani», ha detto ieri il dg Franco Baldini. Se non altro, un cambio di passo dopo le numerose, forse tattiche, conferme di Andreazzoli delle settimane passate.

C’È MAX IL ROSSONERO
Dallo scorso ottobre, la Roma ha puntato gli occhi su Max Allegri che è ancora sotto contratto con il Milan. E che, per ora, non ha alcuna intenzione di dimettersi. L’ad rossonero Adriano Galliani sta facendo di tutto per convincere Silvio Berlusconi a non cacciare il tecnico livornese, e la Roma è costretta ad aspettare, stanca – però – di farlo. Ecco perché è facile ipotizzare che, a partire da oggi, Baldini docet, ci sarà un’accelerazione. Se non altro, per far uscire Allegri una volta per tutte allo scoperto. Probabile che la Roma abbia in mente una soluzione di riserva, ma il nome di Andreazzoli non può, non deve più esser tenuto in considerazione.Le lacrime in diretta tv a fine gara di Chanel Totti, triste per la sconfitta del papà, sono la sintesi dello stato d’animo di una tifoseria giunta ormai allo stremo.
IL MEA CULPA DEL DG
Ancora Baldini. «Quante responsabilità mi do? Tutte, sono quello che ha avuto carta bianca, quindi non posso sottrarmi dalle responsabilità: il responsabile sono io. Ci mancano un paio di giocatori con determinate caratteristiche, sono sicuro che una guida tecnica meno percepita come supplente, come è stato percepito Andreazzoli, possa aiutare a tirar fuori quelle caratteristiche. Purtroppo la stagione non è positiva», il suo virgolettato.
LE VERITÀ DI AURELIO
Ecco Andreazzoli sulla finale. «Rifarei tutto quello che ho fatto, le due squadre si sono date battaglia. Sotto l’aspetto tecnico non è stata una gara bella, ma combattuta. Ad essere premiata è stata una casualità, come spesso capita in partite come queste. Il primo tempo è stato brutto poi quando la Roma aveva intrapreso la strada per arrivare alla vittoria c’è stato il gol della Lazio», le sue parole. E ancora. «È vero, non siamo stati molto pericolosi, ma nemmeno la Lazio. Diciamo perciò che siamo stati bravi a far giocare male la Lazio. È stata una battaglia interpretata bene, nessuno voleva perdere e ci siamo annullati. Non mi è piaciuta sotto il livello tecnico, ma sotto quello della battaglia sì. Alla squadra non posso rimproverare nulla sul piano dell’impegno. Perché Destro e non Osvaldo? Per una pura scelta tecnica, che rifarei immediatamente. Perchè no Pjanic? Non sta bene».
E ADESSO?
Il futuro della Roma è nettamente più importante di quello di Andreazzoli. «Mi dispiace, ma non ho pensieri sul mio futuro», si affretta a dire. E poi. «Abbiamo tempo per parlare, il futuro è deciso da tempo. Il mio futuro adesso è solo smaltire la tristezza, e già so che ci vorranno parecchi giorni per riuscirci». Gli dicono: comunque è stata una bella esperienza? «Sì, abbiamo fatto risultati importanti (quali?, ndr). Eravamo alla ricerca di una ciliegina che non abbiamo trovato». Mah…

Osvaldo è una furia: insulta Andreazzoli e diserta la premiazione

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FONTE: IL MESSAGGERO – Al fischio finale, mentre i calciatori della Lazio si abbracciavano in campo per la vittoria, delusione e rabbia è comparsa sui volti di Totti e compagni. Solo rabbia invece per Osvaldo. L’italo-argentino – rimasto in panchina per 76 minuti e subentrato dopo che Andreazzoli aveva impiegato ben 8 minuti per scegliere chi avrebbe dovuto lasciargli il posto – si è diretto come un fulmine negli spogliatoi. Ha tagliato il campo in diagonale, testa bassa. Si è asciugato il sudore con la maglia, poi si è coperto il volto. Un istante dopo mentre continuava a camminare ha iniziato a parlottare da solo. Ad attenderlo sulla linea laterale c’era Andreazzoli, sfigurato dalla tensione.

REAZIONE ISTERICA – Quando era poco distante dall’allenatore, il calciatore ha mormorato qualcosa. Il tecnico che un attimo prima sembrava impietrito e assente si è girato di scatto. Sono seguiti almeno un altro paio d’insulti. Poi prima di scendere le scalette che lo avrebbero portato negli spogliatoi, il centravanti ha preso a calci in modo reiterato il pannello che raffigurava la coppa Italia. Una reazione isterica alla quale è seguita la fuga sotto la doccia e la non partecipazione alla premiazione. Osvaldo è stato dunque l’unico giocatore della Roma a non ricevere la medaglia.

IL DEJA VU DI MIRALEM – I derby, evidentemente, lasciano segni indelebili anche su Pjanic. Nella gara di andata in campionato il bosniaco se la prese – dopo il gol segnato – platealmente con Zeman per l’esclusione, anche ieri Miralem non ha digerito l’esclusione e, insieme con Osvaldo, nello spogliatoio ha litigato pesantemente con Andreazzoli. Pure lui ha sfogato la rabbia tirando tutto quello che gli capitava davanti. Però, Pjanic, la medaglia di consolazione è andata a ritirarla.

IL DOMANI – Tornando a Osvaldo (e forse il discorso vale anche per Pjanic) il futuro torna in bilico. Se con l’arrivo di Mazzarri la sua partenza sembrava rientrata, stessa certezza non si ha con l’eventuale arrivo di Allegri.

 

Festa Lazio, fallimento Roma

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IL MESSAGGERO (U.TRANI) – Coppa Italia, Europa e derby: la Lazio fa il pieno e Mauri alza il trofeo nel cielo della capitale, davanti a 60.000 spettatori, dando il senso più bello alla stagione del gruppo di Petkovic. Il gol di Lulic, il primo per lui ai giallorossi, poco prima della mezzora della ripresa, è il premio per una gara preparata bene e interpretata con praticità. La Roma deve accettare il risultato, perché fa poco o niente, come in gran parte della sua annata: il fallimento adesso è realtà. Se i biancocelesti possono festeggiare la sesta coppa nazionale, i giallorossi devono subito pensare al futuro: la piazza è stufa della mediocrità offerta in questo biennio nonostante l’avvento della proprietà Usa. L’addio di Andreazzoli diventa automatico: è il primo responsabile di questa tredicesima sconfitta stagionale. La più umiliante.

LA TRAPPOLA DI VLADO – Il collega di Sarajevo, con un organico incompleto, vince il duello. Con umiltà. Pregio che a Trigoria non ha nessuno. Il 4-1-4-1 di Petkovic è efficace e sarà fatale alla Roma che non riesce a entrare in partita e ci mette solo il cuore. La Lazio comanda in campo, lasciando ai giallorossi la possibilità di impostare il gioco con i due centrali difensivi, Burdisso e soprattutto Castan. I lancioni sono facili da catturare per Biava e Cana, per Ledesma che protegge come al solito la difesa e fa ripartire l’azione. Onazi qualche passo più avanti va in percussione, Hernanes fa girare il pallone, ma è in particolare Candreva, il migliore in campo, a sfondare a destra. Accelerazioni e giocate di classe, grinta e personalità. Dall’altra parte Lulic attacca Marquinhos e nella ripresa, su l’ennesima volata di Candreva, firmerà a porta vuota, al ventisettesimo, il trionfo.

IL FLOP DI AURELIO – Andreazzoli, pur conoscendo il sistema di gioco scelto da Petkovic, disegna la Roma nel modo più banale e anche più fragile, insistendo sul 4-2-3-1 spaccato in due. Chiede la qualità solo a Totti, da trequartista, non ha niente da Lamela, si affida a due mediani che sono interditori, Bradley e De Rossi, insiste su Marquinho a sinistra che va a strappi e non copre. In attacco c’è Destro, 5 gol in 4 partite di coppa, preferito a Osvaldo che entrerà solo quando la Lazio è avanti e manderà a quel paese l’allenatore per averlo lasciato fuori, non partecipando nemmeno alla premiazione. Ma la gaffe del pomeriggio è nella scelta degli interpreti della linea difensiva. Tre marcatori con Marquinhos a fare il terzino su Lulic. Il giovane brasiliano, ancora acerbo, fatica sulla fascia. Chiude male sul gol, pure se la fiacca deviazione di Lobont gli complica l’intervento. Balzaretti, a sinistra, va in tilt. Candreva se lo divora, tecnicamente e fisicamente.

POCHE EMOZIONI – Nella prima parte Lulic va subito al tiro di destro, Lobont respinge corto ma Klose calcia sull’esterno della rete da posizione decentrata. Bradley, rapido a entrare in area, conclude a lato. Klose ci prova di testa: tocco centrale e il portiere giallorosso fa muro. Destro, su cross di Marquinho, gira di testa alto prima dell’intervallo. La Roma sembra più vivace nella ripresa, ma Marchetti deve tuffarsi solo due tiretti di Totti e Destro. Per la terza volta nelle ultime quattro gare della stagione i giallorossi restano a digiuno.

LA MOSSA DECISIVA – Dal nono anche Petkovic con il 4-2-3-1: si fa male Ledesma, entra Mauri da trequartista. È la svolta. Il gol di Lulic è tutto di Candreva che lascia sul posto Balzaretti ed evita la chiusura di De Rossi. Al ventottesimo, su punizione di Totti, la palla rimbalza a terra e va a colpire la traversa. È l’unico brivido per Marchetti. Entra Osvaldo per Balzaretti, Marquinho arretra da terzino e subito dopo lascia il posto a Dodò: cambi inutili. Mauri ha la palla del 2 a 0: Lobont stavolta c’è. Ma la Coppa Italia è già della Lazio. Per la sesta volta nella sua storia. La Roma per la Decima dovrà aspettare ancora.

Perrotta saluta nel modo peggiore: “Stagione fallimentare, è triste chiudere così”

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GAZZETTA DELLO SPORT (A. PUGLIESE) –  «Sinceramente, siamo fuori da tutto. E considerando come è andata finire, non trovo altre parole se non dire che è stata una stagione fallimentare».Simone Perrotta è lo specchio della sincerità, al contrario di chi ha cercato fino alla fine di far credere il contrario. E la sua chiusura con il giallorosso è di quelle che non avrebbe mai sognato. «C’è grandissima amarezza, il dolore più grande è non aver dato una gioia ai tifosi. È il momento peggiore da quando sto alla Roma, non doveva finire in questo modo: per la società, per il tecnico, per tante cose. Ma lo sport insegna anche a perdere, è la vita. E chissà che da una sconfitta come questa non possa nascere qualcosa di grande, come è successo ad esempio al Bayern Monaco».

EUROPA PESANTE  Perrotta è tra quelli che ieri hanno vissuto la loro ultima partita in giallorosso, seppure dalla panchina. «Non abbiamo fatto una buona partita, quando la posta in palio è alta è facile che nascano gare così. Ho visto una squadra bloccata. E il fatto di essere arrivati sesti in campionato ci ha tolto sicurezza. E poi c’era in palio l’Europa, questo ci ha innervosito. L’auspicio, alla fine, è uno solo: che davvero da questa sconfitta possa nascere qualcosa di bello. Ripeto, ripenso al Bayern e sogno un finale così». Per ora c’è solo la finale di ieri, l’ennesima delusione di un fallimento senza fine.

Agguato a Trigoria: sassi contro il pullman giallorosso

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GAZZETTA DELLO SPORT (A. PUGLIESE) –  La zona rossa stavolta ha retto bene. I duemila agenti messi in campo dalla Questura hanno evitato punti di contatto tra le tifoserie, rendendo quasi sereno un pomeriggio che rischiava di diventare esplosivo. Già sabato sera la polizia aveva ritrovato sotto Ponte della Musica due zaini pieni di picconi, asce, bastoni e materiale infiammabile. Una roncola, petardi e bombe-carta sono state invece rinvenute ieri a Ponte Duca D’Aosta. Alcuni piccoli disordini ci sono comunque stati a due ore dalla partita, quando un corteo di tifosi giallorossi ha provato ad alleggerire il cordone di polizia, replicati nel finale: identificato un tifoso di Ferrara che ha lanciato una monetina e sputato contro dei giornalisti, che, in tribuna, stavano litigando tra di loro. Aggredita all’esterno dello stadio una troupe di Mediaset, salvata dalla polizia. Ma non è tutto: a due ore dalla fine del match 20 romanisti hanno colpito con un lancio di pietre un mezzo della Polizia in via Cavour e hanno danneggiato le auto in sosta. Provavano a raggiungere i festeggiamenti dei laziali. E 200 ultrà giallorossi hanno aspettato a Trigoria il pullman della squadra, con dentro anche alcuni big come Pjanic, Destro e Burdisso: uova e pietre contro il mezzo, rotto un vetro del pullman davanti agli agenti in assetto antisommossa. E poi cori contro Sabatini, Baldini e De Rossi. Da registrare una carica in piazza Cavour per dividere le due tifoserie. Fermati due tifosi della Roma al Colosseo, hanno danneggiato alcune auto e attaccato un gruppo di forze dell’ordine.

COREOGRAFIE  Davanti a un parterre di livello (il presidente del Senato Grasso, il ministro dello Sport Idem, dell’Integrazione Kyenge e dell’Economia Saccomanni, il presidente del Coni Malagò, il sindaco di Roma Alemanno, il presidente federale Abete e quello di Lega Beretta), è poi cominciata la sfida del tifo, in un Olimpico con ampi spazi vuoti. Anche sugli spalti ha vinto la curva laziale, «dipinta» a spicchi bianchi e celesti e con un immenso telo centrale con un centurione romano con il vessillo dell’aquila e la scritta «Hic manebimus optime» (citazione di Tito Livio, «Qui staremo benissimo»). Coreografia a cui la Sud ha risposto con fumogeni e due striscioni: «La coerenza come ideale vale più di una finale. Mantenere questa via è la nostra coreografia. Curva Sud» e «Il cielo si oscurò con i colori di Roma».
STRISCIONI Poi la sfida degli striscioni: tesserati, avvocati, Trilussa, dentro ci è finito un po’ di tutto. Spesso con un botta e risposta, quello giallorosso «Voi la grinta, noi l’amore per avere una stella sul cuore» (riferimento all’eventuale decima coppa) poi il biancoceleste «La storia è sempre quella, sul petto vuoi una stella», con chiaro riferimento alla stella di David, simbolo dell’ebraismo.

La Roma affranta fra lacrime e addii

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GAZZETTA DELLO SPORT (C.Zucchelli) – La rabbia dei tifosi, sfogata a Trigoria con un lancio di sassi contro il pullman della squadra e con cori contro la dirigenza, e la tristezza infinita dei giocatori. Per capire con che stato d’animo i romanisti (Osvaldo escluso, ma lui fa storia a sé) hanno lasciato lo stadio basti pensare che fuori, accanto ai tornelli della Monte Mario, Federico Balzaretti piangeva a dirotto oltre un’ora dopo la fine del derby. Aveva iniziato al fischio finale per poi proseguire durante la premiazione. Dopo essere passato in zona mista senza farsi vedere, è scoppiato di nuovo a piangere quando ha visto la moglie, Eleonora Abbagnato. Si è seduto per terra e ha sfogato tutta la sua delusione, lui che aveva detto che avrebbe dato «una gamba per vincere».

OCCHI LUCIDI  Non è stato l’unico a piangere: come lui un disperato De Rossi nello spogliatoio – e chissà che non sia stata la sua ultima partita in giallorosso, considerati pure i tanti insulti ricevuti a Trigoria – ma anche Burdisso, Florenzi e Dodò. Totti, raggiunto dai figli, aveva gli occhi lucidi, Destro pure, soltanto Osvaldo e Pjanic, al posto delle lacrime, avevano rabbia da vendere. Tachtisidis, espulso dalla panchina per essere andato a protestare con il quarto uomo, invece si era calmato, complice anche la visita del presidente Pallotta che ha provato a confortare (inutilmente) la squadra.

OSVALDO FURIOSO  L’italo-argentino, unico a non salire sul palco per ritirare la medaglia, al fischio finale ha lasciato lo stadio imprecando contro Andreazzoli, ha dato un calcio a un cartellone pubblicitario e ha continuato con alcune bottigliette a portata di piede. Non ha digerito l’esclusione, così come non l’ha digerita Miralem Pjanic che, a 5 minuti dal fischio finale, ha scagliato il fratino per terra. Il loro futuro è più che mai in bilico: la Roma ha proposto al bosniaco il rinnovo di contratto, lui ha preso tempo e prima di decidere aspetta di conoscere il nome del nuovo allenatore. Di certo, il terzo anno di fila senza coppe europee avrà il suo peso. Se Pjanic deve riflettere, Osvaldo dovrebbe aver giocato la sua ultima partita in giallorosso. Per la Roma è tutto tranne che incedibile, a patto però di trovare qualche club disposto a sborsare almeno 15 milioni. Perché, bizze caratteriali a parte, nessuno vuole svendere il capocannoniere stagionale.

Fallimento Roma, Baldini: “Colpa mia”. E a Trigoria è già contestazione

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GIALLOROSSI.NET – La Roma fallisce anche l’ultimo obiettivo stagionale perdendo per uno a zero la finale di Coppa Italia contro la Lazio. Al termine della gara il direttore generale Franco Baldini si assume le sue responsabilità: “Le colpe sono tutte mie. Sono quello che fin dall’inizio ha avuto carta bianca, a cui è stato affidato il progetto, quindi non posso sottrarmi. Ci mancano giocatori con certe caratteristiche, poi con guida tecnica meno percepita come un supplente come Andreazzoli, che così è stato percepito fuori e per me invece ha fatto lavoro eccellente. Del suo futuro ne  parliamo da domattina. Pallotta? Ha tutta la voglia del mondo di proseguire, continuerà a fare investimenti per potenziare la squadra. E’ chiaro che queste sconfitte costringono a delle riflessioni e queste saranno fatte”.

 

Intanto però a Trigoria è già contestazione. Almeno un centinaio di tifosi giallorossi si è radunato all’esterno del centro tecnico ‘Fulvio Bernardini’ per manifestare il proprio malcontento. Sono stati esplosi un paio di petardi nella zona del centro tecnico, comunque presidiata dalle forze dell’ordine. Il pullman della Roma è stato bersagliato da uova e qualche sasso. Cori dei tifosi giallorossi contro la dirigenza. Anche Daniele De Rossi è stato pesantemente contestato.

(LIVE) ROMA-LAZIO: LE FORMAZIONI UFFICIALI – Gioca Destro, Osvaldo in panchina

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GIALLOROSSI.NET – Ci siamo. Il grande giorno è arrivato. Roma e Lazio si affrontano oggi, ore 18, allo stadio Olimpico nella finale di Tim Cup, in un derby storico che vale una stagione. In palio c’è un trofeo e la qualificazione alla prossima Europa League.

Le due squadre si sfidano per la terza volta in stagione: in campionato il bilancio è di una vittoria della Lazio (3-2 all’andata) e un pareggio (1-1 al ritorno). Mister Andreazzoli sembra orientato a schierare Destro punta avanzata al posto di Osvaldo, con Lamela, Totti e Marquinho alle sue spalle. Marquinhos giochera a destra, con Castan e Burdisso coppia centrale. A centrocampo al fianco di De Rossi dovrebbe spuntarla Bradley.

Petkovic recupera quasi tutti e risponderà sul campo con un 4-1-4-1: il tedesco Klose unica punta, centrocampo con Candreva, Gonzalez, Hernanes e Lulic. In difesa torna Radu, che giocherà sulla sinistra. L’arbitro dell’incontro sarà Orsato di Schio.

Le FORMAZIONI UFFICIALI di Roma-Lazio:

Roma (4-2-3-1): 1 Lobont, 3 Marquinhos, 29 Burdisso, 5 Castan, 42 Balzaretti, 16 De Rossi, 4 Bradley, 8 Lamela, 10 Totti, 7 Marquinho, 22 Destro. A disp.: 13 Goicoechea, 46 Romagnoli, 27 Dodò, 35 Torosidis, 23 Piris, 11 Taddei, 48 Florenzi, 20 Perrotta, 15 Pjanic, 77 Tachtsidis, 9 Osvaldo, 17 Lopez. All.: Andreazzoli.

Lazio (4-1-4-1): Marchetti, Konko, Biava, Cana, Radu; Ledesma; Candreva, Onazi, Hernanes, Lucic; Klose. A disp.: Bizarri, Strakosha, Dias, Pereirinha, Stankevicius, Gonzalez, Mauri, Ederson, Crecco, Kozak, Floccari. All.: Petkovic.
Arbitro: Orsato di Schio.

La lunga attesa di Pallotta

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CORSPORT (M. EVANGELISTI) – Ma sì che sarà anche la sua serata. Comunque finisca. Neppure Jim Pallotta, avvezzo a subire percosse da milioni di dollari dalla sorte oltraggiosa, vaccinato ai terremoti di borsa, infilzato da decine di fusi orari diversi, ricorda di aver vissuto giorni tanto lunghi. Lunghi e carichi. E’ in Italia da lunedì. Se ne andrà lunedì, cioè domani. Né prima né dopo: verrebbe meno a un suo irrinunciabile rituale.(…)

IL RITORNO – Ieri per esempio ha sguinzagliato i suoi agenti alla ricerca di un posto allo stadio. Non perché non lo facciano entrare: di un posto specifico. Vuole la poltroncina numero 13, perché il 13 marzo è nato. Si è sempre seduto lì per tutte le partite della Roma a cui ha assistito e ha sempre vinto. Tranne nel derby di ritorno. Quella sera aveva il 27 e ha assistito a un pareggio. (…) E a una partita di basket. Virtus che batte Cantù e va sull’1-0 nella semifinale scudetto. Lui ha fotografato e si è fatto fotografare. Ha puntato l’obiettivo del cellulare verso tutti, da Malagò ai tifosi sulle gradinate, e si è fatto ritrarre con la maglia dell’Acea Roma sul petto. Poi ha detto che il livello del campionato italiano è di due categorie inferiore a quella della Nba.  «Passes too soft» , passaggi troppo morbidi.  (…) Vorrebbe anche riuscirci prima, ma non può. Si dimentica molto più facilmente il passato che l’avvenire incombente. Ieri era a Trigoria a guardare i suoi giocatori allenarsi, loro in implacabile silenzio, i tifosi aggrappati alla rete lì accanto, circa duecento, in coro a cantare forza magica Roma e vincete per noi. Musica per le sue orecchie: l’improvvisazione di massa era discretamente intonata.

Sono tutti tesi al punto giusto, Andreazzoli che va a pigliarsi gli accessori lasciati negli spogliatoi personalmente e correndo, i giocatori che non battono palpebra e non digrignano dente ma solo corrono calciano ascoltano. Pallotta dovrebbe agire da catalizzatore di serenità e si sforza di farlo. Però gli ballano farfalle nello stomaco e fa fatica a nasconderlo. Con lui girano il direttore generale Franco Baldini e il consigliere Mauro Baldissoni.

IL CAPO – Con Baldini parlano fitto e ridono. O hanno cancellato ogni attrito oppure si stanno salutando con educazione. Però Pallotta sembra sempre il presidente, il capo a cui non si dice di no neppure se ha belle pretese. Quando lo vede agganciare un pallone con le scarpe di pelle Baldini capisce qual è il suo destino e non cerca di sottrarvisi. Si mette in porta e lascia passare ogni singolo rigore che Pallotta decide di calciare.(…)

Andreazzoli: “Tutto o niente”

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IL TEMPO (A. AUSTINI) – Una partita da «tutto o niente» ma la Roma non deve essere «schiava del risultato». Andreazzoli la presenta così, un po’ caricando e un po’ smorzando la tensione della vigilia. Un successo cambierebbe la stagione dei giallorossi e, forse, anche la sua carriera. La sconfitta l’esatto contrario. «Vincendo – riconosce il tecnico – posso entrare nella storia di questa società: resterei come quello che ha vinto la 10ª coccarda, spero di cogliere questa opportunità. C’è in palio un trofeo molto importante e la possibilità di entrare in Europa: la nostra annata può diventare esaltante». Detto questo, «se invece dovessimo perdere non credo che sarebbe giusto parlare di fallimento. Il risultato sarò importantissimo ma non credo possa penalizzare in qualsiasi maniera la vita di nessuno.  Chi partecipa a un evento sportivo sa che c’è una avversario e quindi deve contemplare anche la sconfitta».

Andreazzoli ha visto «una Roma che sta bene e senza particolari tensioni seppure la partita presenti aspettative particolari. In settimana ci siamo divertiti e abbiamo preparato tutto, compresi gli eventuali rigori con la cura necessaria. Partiamo alla pari e dovremo giocare senza crearci problemi». Il riferimento è ai nervi che in passato hanno giocato brutti scherzi ai giallorossi durante i derby. «Abbiamo fatto un discorso su questo, è chiaro che i romani hanno un’attenzione in più sulla partita». Il cammino verso la finale è stato guidato da Zeman, tranne la partita di ritorno con l’Inter. «Se devo ringraziarlo per essere qui? I meriti sono dei giocatori – svicola Andreazzoli – sono loro che mi hanno condotto a questa gara con la consapevolezza di poterla vincere». Sull’allarme ordine pubblico prova a essere ottimista. «Credo che le tifoserie dentro lo stadio si comporteranno bene. Il problema è semmai fuori, ma non ci riguarda».

Nella conferenza dell’Olimpico, accanto all’allenatore si è seduto Burdisso. Alle loro spalle c’è la coppa che l’argentino ha alzato al cielo due volte con l’Inter battendo proprio i giallorossi. «Ma nella mia carriera – ricorda – ho giocato anche una finale di Libertadores e una olimpica». Come a dire: state calmi, ci sono appuntamenti più importanti. Quella di stasera, comunque, «sarà una finale storica, abbiamo fatto i compiti per giocare bene e vogliamo alzare la coppa». Burdisso non ha dubbi sull’uomo-partita: «Mi auguro possa essere De Rossi. Lui, insieme a Totti, ci tiene più di tutti. Mai come stavolta però sarà la partita del gruppo». Per lui e tanti altri (lo stesso De Rossi) potrebbe anche essere l’ultima in giallorosso. «Mi auguro di no, in ogni caso voglio farmi un regalo: sono venuto alla Roma per vincere e finalmente posso farlo».

Pallotta ha comprato la società per lo stesso motivo e si augura di aprire un ciclo stasera. Ieri a Trigoria ha caricato la squadra prima dell’allenamento: «Mi fido di voi». E dopo aver assistito alla seduta da bordo campo e perso una sfida ai calci di rigore con Baldini, ha dato appuntamento a tutti per oggi prima del match: pare si sia preparato un discorso più lungo. In America su queste cose ci sanno fare.

Caos Allegri

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AC Milan's Coach Massimiliani Allegri li

CORSPORT (F. FEDELE) – Caos Allegri. Sempre più intenso e preoccupante. Alimentato anche dallo spostamento a giovedì prossimo della prevista cena (Berlusconi-Galliani-Allegri) in un primo tempo programmata per domani. Le elezioni del sindaco di Roma costringeranno Berlusconi a concentrarsi sulla politica ma questo ritardo non aiuterà sicuramente a rasserenare gli animi. Anzi. Domani, dopo il derby di Coppa Italia, Allegri dovrà dare in qualche modo un segnale, una risposta ben precisa alla Roma. Ma sul fronte milanista dovrà aspettare ancora qualche giorno prima di fare chiarezza sul suo futuro.

SCENARI –  A questo punto si prospetta soprattutto una soluzione abbastanza clamorosa per quanto riguarda il destino di Allegri. Premesso che fino a giovedì sera può succedere veramente di tutto, il tecnico si presenterà a Villa San Martino, ad Arcore, con le idee molto chiare. Pretendendo il prolungamento, per almeno un altro anno, del contratto (quello attuale è in scadenza il 30 giugno 2014) con garanzie tecniche (un mercato mirato) e anche ambientali. Queste ultime legate a un maggior rispetto da parte dei Berlusconi nei confronti del lavoro del suo allenatore.

MEDIAZIONE – Quella di Galliani appare sicuramente difficile, resa ancora più complicata dallo «strappo» di una settimana fa quando Berlusconi affidò al «Processo» di Biscardi il compito di licenziare, in diretta televisiva, Allegri. Invitando anche lo stesso Galliani di non continuare a perorare a causa del tecnico livornese. Il quale, a dire il vero, non sta manifestando un grande entusiasmo nei confronti dell’interessamento della Roma. Se fosse veramente gratificato all’offerta del club giallorosso non avrebbe innescato la «melina» che sta intorpidendo una trattativa sempre più complicata.
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COMPLICITA’ – Quella che lega Galliani e Allegri è consolidata, molto resistente. Almeno per il momento. Galliani, considerato il fatto che il presidente Berlusconi dovrebbe fare un clamoroso  dietro-front  riabilitando completamente Allegri, potrebbe anche mediare e convergere, così come avvenne nell’estate 2009 quando sulla panchina del Milan si sedette poi Leonardo, per una terza ipotesi. Si spera non di semplice transizione cercando di stimolare l’orgoglio di Berlusconi che potrebbe essere eccitato dall’idea, così come avvenne per Ancelotti, di fare di un perdente di successo un allenatore vincente. Donadoni (a Parma avrebbero già precettato Gasperini) e Van Basten sembrano i candidati più autorevoli in tal senso.

RELAX – Reduce da Wembley dove ieri ha assistito alla finale di Champions League, Allegri questa sera potrebbe essere in tribuna d’onore all’«Armando Picchi» per tifare Livorno (ospite il Brescia) nella gara di ritorno dei primo  play-off  valido per la promozione in Serie A. Il tecnico, comunque, sembra sicuro del fatto suo. Comunque vada trarrà vantaggio dalla sua decisione. Sembra chiara la sua ferma intenzione di ottenere il migliore dei risultati da una situazione che in un primo tempo sembrava molto scomoda. Resterà al Milan alle sue condizioni, accetterà la Roma se ne sarà convinto oppure potrà restare fermo in attesa della soluzione giusta.  «Sono abituato a decidere il mio destino»  ha più volte dichiarato. Sembra che sia proprio così…

Niente in Sud: protesta vera o sorpresa?

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CurvaSud

CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – La rinuncia del tifo giallorosso ad una adeguata coreografia per il derby di oggi segnala un certo malumore della Curva Sud per l’andamento di una stagione nuovamente al di sotto delle attese. Ma attenzione, proprio il fatto di aver annunciato l’assenza di un qualsiasi piano coreografico può anche far pensare ad un sottile depistaggio per sfruttare poi l’effetto sorpresa e aggiudicarsi il pre-derby, quello in cui i tifosi sono protagonisti assoluti. In realtà c’è stato un tam tam nei giorni scorsi affinchè tutti i fan giallorossi si presentino allo stadio vestendo la maglia giallorossa. L’idea, quella lanciata tre settimane fa dal direttore del marketing Winterling, è quella del fatidico “muro giallorosso” mutuando in qualche modo quello del Borussia Dortmund e della spettacolare “Sudtribune”, che però ha uno stadio molto più adatto dell’Olimpico per fare muro. Muro o non muro, tutto il settore Sud dello stadio sarà completamente giallorosso ed anche gran parte della Tribuna Monte Mario. E se c’è mistero sull’eventuale spettacolo cromatico organizzato, c’è anche scaramanzia per l’eventuale coda finale. (…)