ON AIR – Corsi: “Totti ha lanciato delle bombe”, Focolari: “Come si fa a difendere Zeman?”, Rossi: “Felice che non ci sia più”

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ON AIR (Giallorossi.net) – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Roberto Renga (Radio Radio): “Totti dice che per fare una grande squadra serve una società presente. Più chiaro di così….L’allenatore? Io tra i tanti nomi che girano mi terrei Andreazzoli”.

Stefano Petrucci (Tele Radio Stereo): “Tutti contestiamo Franco Baldini. C’è chi ha cominciato prima e chi dopo. Quelli che lo hanno fatto da subito, ancora prima che cominciasse a lavorare, lo hanno fatto per motivi personali. Io ho cominciato dopo, e lo faccio a malincuore, ma gli ho visto dire e fare delle cose da farmi cascare le braccia per terra. Cose imbarazzanti.”

Furio Focolari (Radio Radio): “La verità è che con Zeman la Roma stava sotto alla Lazio di dieci punti. Ora con Andreazzoli li ha recuperati tutti. E c’è gente che ancora difende il boemo. Ma di che stiamo parlando?”

Mario Corsi (Centro Suono Sport): “L’intervista di Totti? Lancia delle bombe a mano, sulla società che deve essere presente, sui giocatori che con Zeman non hanno dato il 100%, sullo stadio. Adesso all’Olimpico mi aspetto gli striscioni contro di lui. Una società seria prenderebbe quei giocatori che ci hanno fatto perdere un anno, e li manderebbe via”

David Rossi (Tele Radio Stereo): “Le parole di Totti? Quelle su Zeman creeranno il maggior dibattito. Io continuo a dire che sono contento che  il boemo non sia più l’allenatore della Roma.”

Dario Bersani (Tele Radio Stereo): “Totti ha difeso il suo amico e allenatore Zeman, non è una novità. Ma si deve uscire da questa trappola, del continuare a parlare e discutere del passato”.

Luca Valdiserri (Rete Sport): “A me l’idea di Pioli non appassionava. Poi ho visto partite del Bologna e ho parlato con alcuni colleghi che hanno seguito il suo lavoro da anni. Ho maturato l’idea di un allenatore molto bravo e preparato. Ma non so se è pronto ad una piazza come Roma.”

Jacopo Savelli (Rete Sport): “Sulla conferma di Andreazzoli ho delle forti perplessità: una cosa è prendere una squadra in corsa, un’altra è fare un lavoro dal principio.”

Di Marzio: “Anche Donadoni e Pioli nella lista di Sabatini”

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GIALLOROSSI.NET – Il giornalista ed esperto di calciomercato Gianluca Di Marzio ha afffrontato il tema allenatori in casa Roma nel suo editoriale su tuttomercatoweb.com. Queste le sue parole:

“(…) Baldini e Sabatini sceglieranno presto e, al momento, non ci sono soluzioni straniere nella lista. Dove al primo posto regna proprio Allegri, considerato l’ideale per garantire finalmente stabilità. Segue Mazzarri, che piace per la concretezza e il curriculum senza macchie, meno per l’attitudine a puntare sui giovani. Attenzione quindi alle sorprese, due allenatori da tempo nel taccuino giallorosso: il solito Donadoni e Pioli, corteggiato anche dal Napoli. Entrambi sono pallini del ds Sabatini, che comunque non ha ancora firmato il rinnovo del contratto. Forse, perché solleticato da qualche indiscrezione che lo vedrebbe nel mirino di Moratti, alle prese col dubbio legato alla permanenza di Branca. Restando alla Roma, tra i giocatori seguiti per l’estate c’è sempre quel Bellomo rimasto a Bari dopo le promesse invernali di matrimonio con le grandi: un inviato di Sabatini era presente lo scorso week end a Brescia per rivederlo dal vivo e controllare i progressi di Tallo e Sabelli. Il talento di Bari vecchia non ha convinto fino in fondo, del resto è un periodo in chiaroscuro per il suo rendimento, forse legato proprio all’illusione di vestire a gennaio le maglie di Milan, Inter o Roma ed essere poi rimasto invece in Puglia”.

Malagò intervista Totti: “Non smetto finchè non supero Piola”

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CORSPORT – Caro Totti, dopo aver scavalcato Nordahl con 226 gol nella classifica dei marcatori di tutti i tempi, lei entra di diritto nella storia del calcio. Al di là delle fazioni non si può non riconoscere il suo valore assoluto. Come ci si sente mentalmente a questi livelli? Qual è il suo segreto? 
«Un po’ tutto. La famiglia è la base dei successi. Quando stai bene di testa, riesci a dare sempre qualcosa in più a livello professionale. Poi è importante mantenersi in forma e rispettare le persone con cui lavori, mettersi a disposizione di tutti. Nel ruolo così importante che rivesto nella società, devo dare qualcosa in più degli altri. Lo esigono tutti, è giusto che sia così».

Considerarla uomo immagine della Roma è riduttivo, lei è qualcosa di più, in una Roma che sta cercando di lanciarsi a livello mondiale, ma c’è ancora un po’ di confusione in società. Cosa si deve fare per uscire da questa fase di incertezza? I soldi sono stati investiti, ma forse non c’è ancora una certa chiarezza societaria.
«Non sta a me giudicare, la base di tutto sono i risultati. Quando arrivano, tutto è più chiaro, ma Roma come città deve avere una squadra all’altezza delle big d’Europa, deve farsi conoscere a livello internazionale. Mantenersi su questi livelli non è semplice. Tutto dipende dalla società che hai alle spalle, che deve essere presente. I risultati, però, ripeto, aprono mille porte».

Conta di giocare nel nuovo stadio della Roma?
«Lo ha detto il presidente Pallotta, riuscire a farlo sarebbe bellissimo, ma credo che sia difficile, non so se e quando questo benedetto stadio sarà fatto. Spero che si sbrighino, ma dipende da tante persone».

Perché ha fallito Zeman? C’è stata una grande passione popolare intorno a lui. Ma poi forse qualcosa non ha funzionato nello spogliatoio, c’è stata una grande differenza tra quello che aveva in mente e quello che si vedeva in campo. 

«Ciò che non ha funzionato sono stati i risultati. La colpa è stata più di noi giocatori, non abbiamo dato tutti il cento per cento. Se avessimo voluto realmente quello che ci diceva Zeman, staremmo qui a parlare di un’altra stagione. Invece l’abbiamo presa con superficialità, quel che veniva veniva, tanti giovani non riuscivano a capire quello che lui voleva veramente. Purtroppo il campionato passa veloce e quando non arrivano i risultati è sempre l’allenatore a pagare».

La Roma con questa rosa può puntare a traguardi ambiziosi o manca ancora qualcosa?
«Può crescere, ma vincere adesso no. Io lo dissi a inizio stagione. Ci sono squadre più forti di noi, anche se presi singolarmente qui ci sono grandissimi giocatori. Ma nel calcio italiano non conta il singolo, ma il gruppo. Con tanti giovani non è facile, in un campionato che è più difficile degli altri. E poi una piazza come Roma esige subito grandi prestazioni».

Pjanic e Lamela sono i giovani più talentuosi. Cosa ne pensa?
«Sono giocatori già pronti a livello mondiale, anche se sono giovani fanno la differenza».

Tutte le grandi squadre cercano allenatori che sviluppano un calcio organizzato. La Juve sta vincendo il secondo scudetto seguendo questa strada. La Roma oggi ha Andreazzoli, ma ha bisogno di un allenatore che crei una strategia di gioco?
«Un allenatore in una squadra è importantissimo, soprattutto per la sua bravura a gestire il gruppo, a farlo restare unito. Perché è facile giocare con Messi, Xavi, Iniesta, con i grandi campioni potrei fare anch’io l’allenatore… Ma per raggiungere grandi risultati è fondamentale un gruppo unito».

In tanti anni di Roma, quando c’è stata la maggiore coesione?
«Ai tempi dello scudetto con Capello eravamo un gruppo eccezionale. Ci frequentavamo anche fuori, organizzavamo delle cene quasi tutte le settimane. Questo è utile, perché ti conosci meglio. E quando hai un amico che frequenti anche fuori del campo riesci a dare il 10 per cento in più».

La Roma di oggi ha forti personalità?
E’ un gruppo che deve amalgamarsi. Ancora non è stato fatto tutto quello che vorremmo, ci sono tante cose da approfondire».

Andreazzoli com’è? E’ un tecnico rigido, un sergente di ferro?
«E’ una bravissima persona, ha la fortuna di conoscere tutto l’ambiente, da quasi dieci anni è a Trigoria, vive lì, conosce tutto dalla A alla Z. E’ stato bravo a trasmettere questa sua conoscenza a tutti, a coinvolgere tutto il personale. Questa è stata una qualità. Poi i risultati sono venuti, è un buon allenatore, cerca di mettere la squadra in campo nel migliore dei modi in base alle caratteristiche dell’avversario. Gestisce i rapporti con i giocatori, è un tattico che cambia modulo nel corso della partita e questo ai giocatori fa piacere».

Cosa le piace della Juve?
«Il carattere e il modo in cui affronta le partite. Ogni partita è come se fosse una battaglia, soprattutto in casa loro sono devastanti. E’ difficile fare risultato in quello stadio».

Conte è stato criticato per aver esultato troppo a Bologna.
«Per me ha fatto bene perché è stato un gesto rivolto verso i tifosi della Juve. Ha già vinto lo scudetto e ci sta festeggiare con i propri tifosi».

Cosa pensa delle inseguitrici?
«Al livello della Juve non c’è nessuno. Il Milan ha cambiato molto, aveva cominciato malissimo, ora sta facendo un ritorno eccezionale, da Milan. Il Napoli da anni mantiene lo stesso passo, le altre si giocano un posto in Europa».

Anche la Roma?
«Sì, io penso più all’Europa League, per arrivare più in alto dovrebbe succedere qualcosa di importante. Ma il mio sogno è tornare in Champions, è un obiettivo che abbiamo in comune tutti noi romanisti».

A questo punto interviene il presidente del Coni, Giovanni Malagò, illustrando quale è la sua opinione di Totti, in base a una conoscenza datata negli anni.

«Francesco fondamentalmente è un timido, solo chi lo conosce bene se ne rende conto. Nella vita privata ha un carattere opposto rispetto al campo, e come tutti i timidi quando si sente a suo agio diventa l’attore principale. Ma non è facile metterlo a suo agio. Se lui si sente veramente a casa, anche con gli altri, e quindi non ci devono essere invidie e doppie facce, riesce ad essere l’elemento trainante, altrimenti è più portato a chiamarsi fuori».

Presidente Malagò, Totti come Riva ha fatto una grande rinuncia. Lontano da Roma avrebbe potuto vincere molto di più. Per lei che è un tifoso della Roma, cosa rappresenta Totti?
«A prescindere dal mio ruolo istituzionale, non disconoscerò mai il mio tifo. Mi sono messo spesso nei panni del tifoso delle altre squadre. Un esercizio che mi diverte fare. Siamo tutti figli dell’epoca in cui viviamo. Negli ultimi venti anni, questo discorso si può allargare solo ad altri due giocatori: Del Piero e Maldini, del quale si insegue un record di presenze pazzesco. Penso che il calcio oggi abbia bisogno di valori, la disaffezione negli ultimi anni è latente, strisciante. Se il percorso che ha fatto Francesco nella Roma, come quello di Del Piero o di Maldini, fosse imitato da altri giocatori meno importanti, sarebbe un’ottima medicina per il nostro calcio».

Torniamo a rivolgerci a Totti. E’ un periodo particolare in Italia. Il nuovo Pontefice, che ha scelto il suo stesso nome, ha trasmesso una grande emozione. Ha parlato di un mondo più etico. Quali cose le piacerebbe vedere nel mondo e in Italia?
«Rispolverare certi valori farebbe a tante persone. il Papa mi ha suscitato una buona impressione appena si è affacciato a San Pietro. Ha un viso buono, lo vedo in modo diverso rispetto all’altro, e non perché ha scelto il nome Francesco, ci mancherebbe. Si è presentato come una persona normale, anche se è un’entità diversa. E’ una persona piacevole che trasmette serenità. Potrebbe fare bene alla società di oggi».

Che rapporto ha avuto Totti con Del Piero?
«E’ un amico, una persona vera, con la quale ho condiviso tante gioie e anche qualche dolore. Una persona che ha dimostrato amore sempre per la stessa maglia, per gli stessi tifosi. Un giocatore che va rispettato».

In Nazionale vi siete sempre rispettati con amicizia. Al Mondiale in Germania, Del Piero lasciò a la maglia numero 10 e lui prese la 7.
«Tra noi non c’è mai stato un dualismo vero, anche perché io facevo il trequartista e lui la seconda punta. Per come giocava Lippi si poteva creare una certa competizione. Però con lui ho sempre avuto un grandissimo rapporto. A prescindere da chi andava in campo».

Si parla di un suo ritorno in Nazionale.
«Le parole di Prandelli mi hanno fatto piacere. Però da qui all’anno prossimo si vedrà. Ora sto bene, ma può darsi pure che tra un anno smetto…»

La sua disponibilità nei confronti dei piccoli malati del Bambino Gesù parte da lontano.
«Mia madre conosceva un’infermiera che vi lavorava, mi ci portava per vedere questa sofferenza e da lì ho capito tante cose. La mia fortuna, ciò mi ha fatto arrivare fino a questo punto, è stata quella di avere alle spalle una famiglia che mi ha trasmesso i valori giusti».

Suo padre percorre migliaia di chilometri in auto per seguirla, ma è sempre stato severo nei suoi confronti.
«Tuttora lo è. E’ molto critico, non mi dà mai una soddisfazione. Mi dice sempre che posso fare meglio, di più. Mi dice che sono una schiappa, che era più forte mio fratello. Però quando non sono presente, agli altri dice cose molto diverse…».

Cristian promette bene come calciatore? Ha preso dal padre?
«Gli piace giocare, si diverte, quando diventerà grande sarà lui a decidere, fare sport è importante. Come padre sarei contento se facesse il calciatore, ma andrebbe bene anche se facesse un altro sport».

Che cosa vi siete detti con Zeman, quando è stato esonerato?
«Mi ha abbracciato e mi ha detto: “mi raccomando, supera tutti”. Ci è venuto a salutare, davanti allo spogliatoio. Mi sono emozionato perché con lui ho un rapporto che va oltre il calcio. L’ho sempre stimato come uomo e come allenatore. Di lui ho parlato sempre bene, anche quando stava cercando una squadra e andò al Napoli».

L’ultima: pensa davvero di poter raggiungere Piola?
«Ci credo, è un altro mio obiettivo. So che è difficile, perché non ho vent’anni, però quando mi metto in testa una cosa cerco sempre di ottenerla. Finché non lo supero, non smetto…»

Il suo nuovo contratto?
«Non ho ancora cominciato a parlare con la società, lo farò quando mi chiameranno. Nessuno a 36 anni si sarebbe aspettato di trovarmi in questo modo. Faccio una vita da professionista, ma penso che sia anche merito della preparazione che ho svolto con Zeman».

Totti ne ha per tutti: “La società deve essere presente. Zeman? Non tutti hanno dato il 100%. Per vincere serve un gruppo unito”

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GIALLOROSSI.NET – E’ un Totti senza peli sulla lingua quello che si concede a Giovanni Malagò, neo-presidente del Coni, nella lunga intervista al Corriere dello Sport (Leggi l’intervista integrale). Il Capitano giallorosso spazia su tutti gli argomenti, senza tirarsi indietro, e senza risparmiare qualche frecciatina. La prima la riserva alla società.

I risultati non arrivano nonostante gli investimenti. Colpa della confusione societaria? Il numero dieci risponde: “Non sta a me giudicare. Roma come città deve avere una squadra all’altezza delle big d’Europa, deve farsi conoscere a livello internazionale. Tutto dipende dalla società che hai alle spalle, che deve essere presente.”

Ma Francesco ne ha anche per qualche suo compagno di squadra. Si parla di Zeman e del suo esonero a metà campionato: come si spiega il suo fallimento? “La colpa è stata più di noi giocatori, non abbiamo dato tutti il cento per cento. Se avessimo voluto realmente quello che ci diceva Zeman, staremmo qui a parlare di un’altra stagione. Invece l’abbiamo presa con superficialità, quel che veniva veniva, tanti giovani non riuscivano a capire quello che lui voleva veramente.”

Poi il Capitano, nel corso dell’intervista, sottolinea più volte una frase emblematica, che non può passare inosservata: “Per raggiungere grandi risultati è fondamentale un gruppo unito. Il nostro deve ancora amalgamarsi, ci sono tante cose da approfondire”.

Chiusura sul rinnovo di contratto, che a differenza di quanto è stato scritto sui giornali, non è ancora stato discusso: “Non ho ancora cominciato a parlare con la società, lo farò quando mi chiameranno”.

I greci giallorossi: “Pjanic, meno male che non ci sei”

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GASPORT (C. ZUCCHELLI) – Con Tachtsidis e Torosidis qualche battuta a Trigoria nei giorni scorsi c’è stata. I due greci infatti hanno scherzato spesso con Miralem Pjanic: «La tua assenza – gli hanno detto – per noi sarà un vantaggio».

Venerdì sera è in programma la delicata sfida di qualificazione mondiale tra Bosnia e Grecia e a meno di miracoli il centrocampista non ci sarà: «Non sto ancora benissimo ed è molto difficile che io possa scendere in campo venerdì – ha spiegato Pjanic -. Comunque sono soddisfatto di come sta procedendo la terapia». Il dolore alla caviglia sinistra è scomparso, tanto che il ct Susic dice di voler provare «a recuperarlo per questo incontro molto importante. Se giocasse sarei felice». Lui sì, la Roma non di certo.

Nessun problema invece per Ivan Piris, che col Paraguay affronterà l’Uruguay: «Sarà un match molto difficile. Io però ho fiducia, sono cresciuto molto in questo ultimo periodo perché ho giocato quasi tutte le partite con la Roma».

Resurrezione Stekelenburg. Ora si riprende anche l’Olanda

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GASPORT (C. ZUCCHELLI) – Dopo la partita col Genoa Andreazzoli, pubblicamente, aveva detto: «Avete visto tutti quanto vale Stekelenburg». Contemporaneamente negli spogliatoi, mentre i tifosi sugli spalti ancora festeggiavano, un dirigente lo prendeva da parte e gli diceva: «Stasera sei diventato a tutti gli effetti il portiere della Roma». Meglio tardi che mai, visto che l’olandese è a Trigoria dall’agosto del 2011.
Mesi difficili, quelli vissuti da Stek in giallorosso, ma che con l’arrivo di Andreazzoli sembrano definitivamente alle spalle tanto che lui, dal ritiro della nazionale, ammette: «Adesso non ho alcun motivo per andare via da Roma. Il nuovo allenatore ha fiducia in me».

Rigenerato –
Lezioni di italiano quotidiane, rapporto coi compagni decisamente migliorato, feeling coi dirigenti rinsaldato dai colloqui avuti con Baldini e Sabatini che, dopo il mancato trasferimento in Inghilterra, lo hanno invitato a pensare soltanto a giocare senza preoccuparsi del mercato: «Tu fai quello che sai e a fine stagione ne riparliamo», gli hanno detto i due direttori. Proprio per questo sono state anche congelate le trattative per portare a Trigoria il brasiliano Rafael, a lungo cercato in inverno. Stekelenburg li ha presi in parola, qualche errore – soprattutto sulle uscite – ancora c’è, ma di sicuro l’olandese ha preso fiducia e la sta dando a tutta la squadra. «Stiamo facendo molti punti – ha detto ancora il numero 24 della Roma – e questa per noi adesso è la cosa più importante».

La Nazionale – 
Importante è stata anche la chiamata di van Gaal per le due partite contro Estonia e Romania. Stekelenburg, che quando era stato messo in panchina da Zeman aveva perso il posto anche con gli Orange, vuole tornare ad essere protagonista con l’Olanda «perché il mio obiettivo è giocare da titolare la Coppa del Mondo in Brasile. Quando non sono stato convocato sono rimasto sorpreso, ma adesso è tutto alle spalle. Sono qui e sono pronto a fare bene».

Osvaldo diventa un caso nazionale

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CORSPORT (A. POLVEROSI) – La Nazionale è diventata in questa stagione il centro rivitalizzazione della Roma. Prima Zeman e ora Andreazzoli spediscono a Coverciano giocatori bocciati e delusi e Prandelli li rispedisce al mittente con minuti, motivazioni, fiducia e perfino gol in più. Restituisce a Trigoria giocatori recuperati. (…)
E’ successo la prima volta a metà dello scorso ottobre, in Armenia, 3-1 per l’Italia: De Rossi e Osvaldo titolari in azzurro quando erano stati esclusi da Zeman nella settimana precedente perché, secondo il tecnico boemo, non si erano impegnati in allenamento. Prandelli aveva concesso ai due una straordinaria possibilità di riscatto immediato, possibilità brillantemente sfruttata dai romanisti con un gol a testa. (…) Completamente rigenerati.

OSVALDO CONTRO IL BRASILE – Domani il romanista farà coppia con Balotelli nell’attacco dell’Italia contro il Brasile. Probabilmente giocherà dall’inizio, di sicuro farà un tempo. Per lui ci sarà una doppia motivazione, una da italiano, l’altra da argentino: una grande sfida da una parte, un derby vero dall’altra. Squalificato, come De Rossi, per le qualificazioni al Mondiale 2014, rientrerà a Roma insieme al centrocampista a fine settimana. (…)

LA PRIMA SQUADRA – In questa stagione, Osvaldo ha segnato tre gol con la Nazionale, doppietta a Sofia contro la Bulgaria (2-2 finale) e poi la rete in Armenia. Tranne la prima amichevole di Ferragosto contro l’Inghilterra è sempre stato convocato da Prandelli che lo ha sempre fatto giocare, dall’inizio o a partita in corso, tranne con la Francia a Parma quando, pur convocato, ha saltato l’appuntamento con la Nazionale per un infortunio. Di sicuro ha trovato più continuità in azzurro che nella Roma. (…) Quanto al doppio rendimento, per De Rossi va ampliato il concetto: meglio, molto meglio in Nazionale che nella Roma. Quella azzurra sembra diventata la prima squadra di Osvaldo e De Rossi.

IL FUTURO – A meno che Prandelli non torni ad allenare la Roma, il futuro giallorosso di Osvaldo sembra segnato. Il club giallorosso lo ha messo sul mercato e aspetta una buona offerta (intorno ai 10 milioni di euro) per cedere l’attaccante di Buenos Aires. Questa offerta potrebbe arrivare da Firenze, dove si aspettano notizie certe sul conto di Giuseppe Rossi, un futuro concorrente di Osvaldo anche in chiave azzurra.

Ecco chi è Ante Rebic, l’attaccante cercato dalla Roma

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GIANLUCADIMARZIO.COM – C’è anche la Roma su Ante Rebic. Per l’attaccante croato sono stati mossi dei sondaggi con il suo club, l’RNK Split. E’ una delle tante squadre che lo cerca, la caccia è aperta. Il giocatore lascerà la Croazia a giugno, sta valutando le offerte. Come quella arrivata dal Parma: 2,5 milioni per il suo cartellino. Pochi per l’RNK, che chiede almeno 4/5 milioni di euro. Dall’estero, per Rebic, si sono fatte avanti Borussia Dortmund, Bayer Leverkusen, Schalke e Fulham, oltre alla Dinamo Zagabria in Croazia. Ante Rebic è ora con l’Under 21 croata, un’altra occasione per mettersi in mostra. In stagione ha giocato 22 partite in campionato, segnando 7 gol. E’ una prima punta, forte fisicamente e alto 1,85 m. All’occorrenza può fare anche la seconda punta in coppia con un altro centravanti. E’ uno dei migliori attaccanti della sua generazione, ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili. Il suo contratto scade nel 2015, ma ha già deciso di lasciare l’RNK Split: Parma, Roma e non solo sulle sue tracce. La caccia è aperta.

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Buffon: “Lui è uno di noi”

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IL MESSAGGERO (U. TRANI) – «Totti è uno di noi. E un campione come lui vale sempre la pena aspettarlo». Gigi Buffon sa bene di chi sta parlando. Il capitano si toglie gli occhiali scuri nell’Aula Magna di Coverciano e guarda la platea. Davanti gli passano le immagini dell’ultimo pallone che il suo amico Francesco gli ha scaraventato alle spalle la notte del 16 febbraio all’Olimpico, la decima rete in carriera subita dal capitano romanista che, alla faccia del gran bel rapporto con il portiere, lo ha scelto come vittima preferita. Il missile terra-aria per l’1 a 0. Un mese fa, con la stessa forza e l’identica precisione usate in Germania, nel pomeriggio dell’ultimo timbro azzurro di Totti, su rigore e ancora 1 a 0 pesantissimo, a Kaiserslautern, al Fritz Walter stadion contro l’Australia, il 22 giugno 2006, al quinto minuto di recupero degli ottavi del mondiale tedesco. Oggi come ieri, è sempre lui. Decisivo.

IL GRADIMENTO DEL GRUPPO – Francesco, nell’estate di quel 2006, uscì dalla scena azzurra. Senza polemizzare con nessuno. Ma per tutelare le sue gambe e allungare la sua carriera nella Roma. Buffon chiarisce subito che nessuno, dopo l’addio di 6 anni e mezzo fa, si permetterebbe di sbarrare la strada al romanista se Prandelli decidesse, in extremis, di richiamarlo. Anzi molti dei giocatori che sono qui, compresi i giallorossi De Rossi e Osvaldo, sarebbero pronti a parlare con Totti per convincerlo a tornare. «Lo spogliatoio sulle decisioni di un ct non deve dire niente, sono responsabilità specifiche di chi guida il gruppo e pensa di fare il bene della squadra per una competizione», avverte il portiere. Che, senza dirlo ufficialmente, a quanto pare già da tempo avrebbe provato a convincere Francesco: «Sono discorsi personali e intimi. Quando ci incontriamo, parliamo di tante cose e lui sa quali…».

IL PESO DEL CAMPIONE – Totti, al momento, non cambia idea. Proprio mentre Gigi lo convocava in diretta tv, Francesco dal Circolo Aniene lasciava a «zero» le possibilità attuali di un ricongiungimento per il prossimo mondiale. Ma Buffon non lascia cadere nel vuoto la promessa del ct: «Nel caso specifico si parla di un ragazzo che è ancora oggi un nazionale. Insieme abbiamo messo questa maglia già nell’Under 15, con molti noi ha condiviso questa avventura fin dall’inizio della carriera. Lui sarà sempre un mio compagno d’azzurro. La risposta di Prandelli è stata intelligente. Finché un giocatore come lui, con il suo talento, la sua classe e la sua caratura continua a giocare su livelli formidabili come quest’anno non gli si può precludere nulla. Perché negare la nazionale a chi può fare la differenza e vincere le partite?». Insomma il ct ha fatto bene a tenere la porta aperta a Totti. Non si sa mai. «Credo che sia un discorso molto logico conoscendo la persona. Francesco sta scrivendo la storia del calcio italiano e lo sta facendo con il presente e magari con il futuro prossimo».

IL MOTIVO DELL’ADDIO –
 Gigi, però, torna indietro. E prova a spiegare come mai Totti abbandonò la nazionale. «Ogni sua decisione è stata sempre frutto di riflessioni profonde. Nel 2006 può aver pensato che fosse il momento giusto per lasciare dopo aver vinto la cosa più bella per qualsiasi giocatore. Lui quel mondiale, tra l’altro, l’aveva affrontato dopo un gravissimo infortunio. Ha preferito dedicarsi un po’ di più alla Roma, alla propria carriera e alla propria salute. Quando è uscito dal nostro gruppo, aveva trent’anni, non era più tanto giovane, ma ora che sono passati sette anni e visto come sta un po’ dispiace che non sia più qui con noi. O magari sta così bene proprio perché ha fatto quella scelta e ha lavorato in un certo modo».

Francesco a cena con l’amico-rivale Montella

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IL MESSAGGERO (M.S. PATRIARCA) – Mentre l’esordio ufficiale di Papa Francesco infiamma i cuori del mondo intero, i cuori dei tifosi romanisti che si trovavano l’altra sera in via Giulia sono stati scaldati dall’incontro con il Francesco che più li entusiasma sui campi di calcio. Capitan Totti era a cena nel ristorante “Assunta Madre”, di Johnny Micalusi, con la moglie Ilary Blasi, Vincenzo Montella con la sua compagna e il figlio, e un’amica di Ilary.

A tenere banco nella tavolata sono state le signore, Ilary in testa. Per la signora Totti (in giacca di ecopelliccia marrone e pantaloni) e le altre due commensali chiacchiere sui figli, la scuola e le nuove tendenze in fatto di abbigliamento. Più taciturno Francesco Totti che, in look informale (pullover grigio e jeans), ha parlato a lungo con il suo ex compagno di squadra Montella. Cena interamente a base di pesce, scelto freschissimo dal Capitano della Roma, e un simpatico intermezzo quando Johnny ha mostrato trionfante ai due assi del pallone il servizio sul ristorante, pubblicato su un noto magazine francese.

La serata prosegue spumeggiante: nessuno dei presenti nel locale, pur avendo riconosciuto il Capitano, si avvicina al tavolo di Totti, fatta eccezione per un gruppetto di teenager che festeggiano un compleanno nella saletta accanto, e che non resistono alla tentazione di avvicinarsi a Francesco per farsi immortalare in qualche scatto con lui, che si presta con simpatia all’iniziativa. Arriva il dessert, poi il gruppetto capitanato da Francesco e Ilary lascia il ristorante.

Basta mettere piede fuori della porta che c’è già una raffica di flash ad attenderli. «Ma che c’è Barillari fuori?», chiede con un sorriso Totti. Poi, salutato Montella ecco un’altra sorpresa: l’incontro in strada con don Felice Riva, che regala a Francesco il libro di don Antonio Mazzi “Tremendina del papà”, proprio in omaggio alla festa del papà. E papà Totti ringrazia e saluta.

Piris: “La Roma mi ha fatto crescere”

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GIALLOROSSI.NET – Il difensore della Roma, Ivan Piris, ha parlato dal ritiro del Paraguay, dove è impeganto con la sua nazional. Queste le parole del terzino giallorosso:

La partita contro l’Uruguay sarà un match complicato, è sempre stato difficile con loro. Arrivo da un periodo dove ho giocato quasi tutti i match con la Roma, questo mi ha permesso di guadagnare fiducia e crescere“.

ON AIR – Nisii: “Totti pigro? Baldini voleva difenderlo”, Petruzzi: “Più forte di Baggio”, Corsi: “Serve la Champions, altrimenti…”

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ON AIR (Giallorossi.net) – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Mario Corsi (Te la do io Tokyo): “Sarà necessario centrare la Champions League, se non quest’anno almeno il prossimo. Giocatori come Lamela, Marquinhos, Pjanic, giocatori seguiti da tutti i top club europei, vorranno giocare la Champions, e non penso che aspetteranno ancora molto altro tempo.”

Luca Valdiserri (Rete Sport): “Andreazzoli come secondo? Non credo che lui resterebbe a fare il secondo a meno che non arrivi una persona che lo possa stregare. Spalletti? Ho paura dei ritorni, guardate come sono andati quelli di Capello e Sacchi al Milan o quello dello stesso Zeman a Roma”

Franco Melli (Radio Radio): “Lamela non è stato scoperto dalla Roma. Il giocatore fra l’altro non ha reso per la spesa fatta.  Venti milioni sono troppi per un giocatore che non ha continuità”.

Fabio Petruzzi  (Rete Sport): “Io ho giocato sia con Totti che con Baggio: premettendo che sono due grandissimi giocatori, Francesco lo vedo più completo. Può fare la prima punta, la seconda, l’esterno, il trequartista. Roby invece era il classico fantasista”.

Roberto Renga (Radio Radio): “Lamela con Zeman aveva fatto dei progressi notevolissimi. Piano piano aveva capito che doveva sfruttare le sue qualità andando in profondità, dettando il lancio. Adesso sta tornando a giocare come prima. Ultimamente non sta giocando benissimio, però gli è entrato in testa l’istinto del gol”.

Federico Nisii (Tele Radio Stereo): “Le parole di Baldini su Totti pigro? Erano una difesa del calciatore, e non un attacco. Quelle parole forse erano state espresse male dal direttore generale”.

Ugo Trani (Rete Sport): “Pjanic in Nazionale? Capisco che una squadra come la Bosnia abbia assoluto bisogno di un grande giocatore come lui”.

Florenzi: “L’Under 21 non è una retrocessione, mi invoglia a migliorare”

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GIALLOROSSI.NET – Il giovane centrocampista della Roma Alessandro Florenzi ha parlato della sua situazione in nazionale dal ritiro dell’Under 21:

Affronto questo raduno con la carica giusta, sapendo che Under 21 e Nazionale A, fanno parte della stessa famiglia. Questo è un grandissimo gruppo, abbiamo lavorato bene insieme e lo faremo ancora. Una retrocessione? No, non la vivo con questo spirito, anzi va presa come un modo per migliorare. In questo gruppo c’è tutto, ci divertiamo quando possiamo divertirci ma sappiamo che, quando entriamo nel rettangolo di gioco, dobbiamo lavorare sodo per raggiungere l’obiettivo che vogliamo tutti: l’Europeo“.

Stekelenburg: “Non lascerò la Roma, Andreazzoli crede in me”

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TALKSPORT.CO.UK – Il portiere della Roma Marteen Stekelenburg ha rilasciato alcune dichiarazioni alla redazione del sito web. Queste le sue parole: 

Non c’è motivo di lasciare Roma. Sapevo che avrei potuto fare bene e so come funziona il calcio. E’ stato un periodo molto difficile per me, ma il nuovo allenatore ha fiducia nelle mie capacità.

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Mercato, la Roma su Rebic. L’agente: “Oggi un colloquio tra Sabatini e il suo club”

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GIALLOROSSI.NET – Per il prossimo mercato Walter Sabatini è a caccia di una punta giovane e di prospettiva. Un candidato è l’attaccante dello Rnk Spalato Ante Rebic. Il suo agente Danko Dikic ha confermato l’interesse della Roma per il giovane talento croato:

Oggi il direttore sportivo dell’Rnk Spalato incontrerà Sabatini a Roma per un confronto tra i due club e probabilmente parleranno anche di Rebic. La Roma è uno dei club interessati come l’Udinese, ma non c’è nulla di ufficiale ancora. Siamo a livello di voci, non ci sono offerte concrete“.