Buffon: “Totti sta scrivendo la storia del calcio, nulla gli può essere precluso”

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GIALLOROSSI.NET – «Totti in nazionale? La risposta del ct è stata molto intelligente. Non si può precludere nulla a uno che fa la differenza e ti fa vincere le partite. È un discorso molto logico per un ragazzo che sta scrivendo la storia del calcio italiano e lo sta facendo con il presente e magari con il futuro prossimo, non stiamo parlando solo di passato». Gigi Buffon commenta così l’apertura del ct azzurro Cesare Prandelli a una possibile convocazione di Francesco Totti per i Mondiali in Brasile. «Lo spogliatoio sulle decisioni di un ct non deve dire niente, sono responsabilità specifiche di chi guida il gruppo e pensa di fare il bene della squadra per una competizione», sottolinea il portiere azzurro. «Poi -aggiunge- nel caso specifico si parla di un ragazzo come Francesco che è ancora oggi uno della nazionale. Con alcuni di noi, compreso me, ha giocato fin dall’Under 15 e ha condiviso questa avventura. Lui sarà sempre un mio compagno della nazionale. Finchè un giocatore con il suo talento, caratura e classe continua a giocare su livelli formidabili come quest’anno non gli si può precludere nulla».

«Ogni volta che Francesco ha preso una decisione è stata frutto di riflessioni abbastanza profonde -prosegue Buffon-. Nel 2006 aveva trent’anni e non era più tanto giovane, avrà pensato che fosse il momento giusto per salutare. Ora sono passati 7 anni e vedendo come sta un pò dispiace, ma magari è così perchè ha lavorato in un certo modo». «Se gli ho mai domandato di tornare? Questi sono discorsi personali e intimi», risponde sorridendo Buffon. «Quando ci incontriamo parliamo spesso di tante cose e lui lo sa quello che ci diciamo…». 

Conti: “Totti può raggiungere Piola e tornare in Nazionale”

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EUROSPORT.YAHOO.COMBruno Conti, responsabile del settore giovanile giallorosso e Campione del Mondo con l’Italia nel 1982, ha commentato l’apertura di Prandelli su un ritorno d Totti in Nazionale.

Crede che ci sarà anche Totti? Prandelli ha detto che se starà così il prossimo anno lo prenderà in considerazione per il Mondiale. Crede che sia davvero possibile?
“Cesare lo conosce benissimo, quindi se ha detto certe cose lo ha fatto a ragion veduta. Io non voglio essere di parte (sorride, n.d.i.). Ma posso assicurarle che vedendolo allenare tutti i giorni è ancora un ragazzino. Francesco se si mette in testa qualcosa, ci riesce. Adesso che ha 36 anni, poi, sa come allenarsi per essere più redditizio. E i risultati si vedono. Pensate a quello che ha fatto contro il Parma nell’azione prima del gol su punizione. Ha corso tutto il campo per andare a prendersi la palla e il fallo. Adesso ha in testa il record di Piola, per me ha tempo per raggiungerlo…”.

Ma secondo lei ha anche in testa di tornare in Nazionale?
“Questo non lo so. Però può farcela eccome. Per l’Italia può essere un innesto di grandissima qualità che in una competizione come il Mondiale può fare la differenza eccome”.

Chiudiamo con un altro giocatore che le sta molto a cuore. Proprio per la partita contro il Brasile Prandelli ha convocato per la prima volta Alessio Cerci, prodotto del vivaio giallorosso che da molti è stato paragonato a lei. Cosa può dare in più alla Nazionale?
“Alessio lo conosco bene, sono stato io a prenderlo dal Valmontone portandolo a Trigoria. Sono felicissimo che si arrivato in Nazionale. Che abbia dei colpi simili ai miei me lo dicono in tanti. Io dico che è più veloce di me e che ha qualità straordinarie. Un fisico impressionante, un’accelerazione senza pari. E quando rientra e calcia dimostra di vedere bene anche la porta. Credo che per lui sia stato fondamentale Ventura, che lo ha sfruttato al massimo come a Pisa. Cerci è in un’età importante. Farà bene anche in Nazionale…”.

Totti: “Mondiali? Magari tra un anno smetto. Sogno di rigiocare la Champions”

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GIALLOROSSI.NET – Il Circolo Canottieri Aniene ospita un evento benefico per l’ospedale piedatrico Bambino Gesù al quale ha preso parte anche il capitano della Roma Francesco Totti, accompagnato dal suo preparatore personale Vito Scala.

Queste le sue parole rilasciate ai cronisti presenti:

La tua presenza ai Mondiali?
“Ai Mondiali in Brasile? Può darsi anche che tra un anno smetto…Che ne sai?. Quando Prandelli mi chiamerà vedremo”.

Qual è il segreto per essere così in forma?
“Mantenersi in forma, essere professionista, è normale poi che ci siano delle annate che vanno meglio o peggio. Molto dipende dalla preparazione di mister Zeman e poi anche una dieta particolare”.

Terzo posto quest’anno?
“Il sogno più grande è rigiocare la Champions con la Roma. Vedremo…”

E adesso Andreazzoli potrebbe restare

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GIALLOROSSI.NET (A. Fiorini)  – Il “temporaneamente” che campeggia sul comunicato ufficiale dove si dava annuncio del cambio in panchina tra Zeman e Andreazzoli, presto potrebbe essere riveduto e corretto. Mister Aurelio Andreazzoli infatti potrebbe passare dall’essere il “traghettatore” della Roma, al diventare il suo allenatore del futuro. Lo scenario è completamente cambiato nel giro di poche partite. Sei per l’esattezza, dove il trainer toscano ha totalizzato tredici punti che gli sono valsi l’aggancio alla Lazio.

Una cavalcata che sta facendo ricredere anche i più scettici, soprattutto all’interno di Trigoria. Secondo le indiscrezioni che trapelano dal quartier generale giallorosso, il ds Walter Sabatini sarebbe dell’idea di confermare Andreazzoli anche per la prossima stagione. Diverso invece sarebbe il parere del direttore generale Franco Baldini, ancora orientato a puntare altrove. In particolar modo sul sogno Allegri, ipotesi che ancora oggi resta più viva che mai.

Andreazzoli sa bene che le sue chances di conferma aumentano di vittoria in vittoria. E se la Roma dovesse centrare la Coppa Italia, a quel punto le possibilità di una  sua permanenza sulla panchina giallorossa crescerebbero esponenzialmente, facendolo diventare l’assoluto favorito. Insomma, la candidatura di Andreazzoli per la prossima stagione è passata dall’essere pura fantascienza a concreta eventualità. Tutto nel giro di poche settimane.

Pjanic: “In campo contro la Grecia? Presto per dirlo, non sono al 100%”

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SPORTSPORT.BA «E’ troppo presto per dire se giocherò. Di sicuro non sono ancora al 100%». Miralem Pjanic, presente ieri ad un iniziativa dell’Unicef organizzata dal suo compagno di nazionale Edin Dzeko, ha fatto il punto ai microfoni della stampa locale sul suo recupero in vista dell’impegno con la Grecia. «Non sto ancora benissimo. E’ troppo presto per dire se giocherò venerdì. Le chance sono molto basse, comunque. Sono soddisfatto dei progressi della terapia e spero che tutto andrà bene»

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All’evento di ieri era presente anche il ct della nazionale bosniaca Safet Susic, che confida nel recupero del centrocampista giallorosso per il confronto con la nazionale ellenica: “Spero che Miralem sia in condizione di partecipare a questo incontro molto importante”

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Luis Enrique in corsa per la panchina del Reading

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DAILY MIRROR – Scartata l’ipotesi Di Canio e incassato il no di Roberto Di Matteo, il Reading sta pensando a Luis Enrique per affidargli la panchina dopo l’esonero di Brian McDermott. Secondo il tabloid inglese questa l’ultima idea di Anton Zingarevich, patron russo del club fanalino di coda in Premier League in compagnia del Qpr. Il tecnico spagnolo, 42 anni, non allena dalla scorsa stagione, quando decise di interrompere la sua avventura sulla panchina della Roma.

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E ora dategli il Pallone d’Oro

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IL ROMANISTA (D. Giannini) – Ci sono cose che spiegarle è pressoché impossibile, meglio vederle con i propri occhi. Perché come si fa a spiegare il “bello”? Ci sono cose che vanno ammirate e basta, come quel lancio di tacco di Totti col Parma o come la sua punizione che ha baciato palo e traversa, un “din don” che si è sentito ovunque, un risveglio dei sensi. Solo due esempi, due gemme dello sterminato campionario del capitano. Il moderno Re Mida anche lui investito da Dioniso del dono di trasformare in oro qualsiasi cosa tocchi. Nel suo caso qualsiasi tocco, quindi ogni pallone sfiorato. E la cosa strana, incomprensibile, è che con le migliaia di gioielli regalati al calcio in 20 anni di carriera non gliene sia stato reso almeno uno: il Pallone d’Oro.[…]

Per lui prima e dopo classifiche quanto meno irriverenti: 14esimo nel 2000 (l’anno del cucchiaio all’Olanda), 18esimo nel 2003 (con gli stessi voti del turco Kahveci), decimo nel 2007 (nonostante la Scarpa d’oro e con un solo voto in più di Kanoutè). Tante altre volte non l’hanno neppure inserito nella lista dei migliori. Follia. Anche al netto del ragionamento, peraltro per nulla condiviso dalla quasi totalità dei tifosi, secondo il quale vince chi ha ottenuto successi con la proprie squadre di club o con le nazionali. Il Totti di oggi, il Totti di questa stagione, è da Pallone d’Oro. E non per i 20 anni di emozioni calcistiche che ha già regalato e per i quali ne meriterebbe un altro, come fecero nel 1995 con Maradona quasi come risarcimento per un regolamento che lo escludeva dai candidati. Un risarcimento di quel tipo per Francesco, semmai, potrebbe arrivare quando smetterà di giocare. Un riconoscimento in più. Ora no, ora va giudicato per quello che è al momento: uno dei più grandi al mondo. […]

Totti: “Grazie Prandelli, ma ora c’è solo la Roma”

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CORRIERE DELLO SPORT (R. MAIDA) – Mentre papa Francesco viene intronizzato, papà Francesco si gode la festa di San Giuseppe con Cristian e Chanel riflettendo su presente e futuro: il gol al Parma, le celebrazioni dei giornali stranieri a partire dal Guardian che l’ha paragonato proprio al papa, il possibile rientro in Europa con la Roma, l’assalto a Piola che lo precede di 48 gol nei campionati a girone unico. E ora esiste anche un’ipotesi di ritorno in Nazionale […].

BISOGNO – La tentazione nazionalpopolare di richiamare Totti si affaccia periodicamente, in parallelo alle imprese senza tempo e senza età del capitano della Roma […]. Se ne parlò per l’Europeo del 2008, con Donadoni ct; se ne è parlato con Lippi per il disastroso Mondiale sudafricano; se ne è riparlato persino per l’Europeo 2012, già con Prandelli. Tanto che ormai nemmeno Totti considera più certe opzioni tanto credibili.  «Prandelli può stare tranquillo – ha detto giusto domenica, dopo il gol del sorpasso a Nordahl a quota 226 in serie A –  io gioco solo per la Roma» .

DISPONIBILITA’ – Questo non toglie che, con il verificarsi di due determinate condizioni, la questione possa riaprirsi per la trasferta in Brasile, che sarebbe l’ultima grande sfilata della sua vita di calciatore: 1) Il fisico lo deve sorreggere a questi livelli fino alla soglia dei 38 anni; 2) Prandelli e gli altri giocatori dovranno dimostrare nei fatti, e non solo a parole, di volerlo nel loro gruppo di lavoro. Così si spiegano le parole pubblicate da Totti ieri sera sul suo blog:  «I complimenti fanno sempre piacere e in questo periodo ne sto ricevendo davvero molti da allenatori, colleghi e da tante persone che vivono e lavorano nel calcio. Voglio ringraziare tutti ed anche mister Prandelli perché le sue parole sono certamente uno stimolo a far bene. Ovviamente com’è giusto che sia io ora vivo 90 minuti alla volta, partita dopo partita, mi concentro sul presente. Adesso la mia testa è tutta sulla sfida di Palermo» .

RISERVE – Totti non snobba la Nazionale. L’ha lasciata nel 2006, subito dopo aver sollevato la Coppa del Mondo a Berlino, perché ferito da una serie di critiche precedenti e successivi al terribile infortunio (il tackle di Vanigli in Roma-Empoli) e soprattutto perché logorato dai tanti impegnI […] Adesso Totti non vuole rimettere piede nel clan come un vecchio capo tribù, sopportato e non stimato. Si rende conto che i colleghi coinvolti nel lungo percorso di qualificazione al Mondiale, dai veterani come Buffon, De Rossi e Pirlo ai più giovani, hanno diritto a giocare anche la fase finale. Perciò non vuole essere un motivo di frizioni all’interno della squadra […].

Sensibile: “Io alla Roma con Sabatini? E’ una possibilità, lui sa come la penso”

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SKY SPORT – Pasquale Sensibile, ex direttore sportivo della Sampdoria, ha parlato ai microfoni dell’emittente satellitare Sky Sport di un suo possibile approdo a Roma

La Roma si spacca sul futuro di Mister Semplicità

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andreazzoli2 IL MESSAGGERO (M. Ferretti) – Tredici punti in sei partite, tre all’Olimpico e tre in trasferta. Quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta, a Genova contro la Sampdoria (un rigore sbagliato e un gol annullato…) il giorno dell’esordio sulla panchina della Roma. Aurelio Andreazzoli, Mister Semplicità, ha stupito un po’ tutti, critica e tifosi, ma sicuramente non se stesso. «So cosa fare, come farlo e con chi farlo», disse spavaldamente il giorno dopo la promozione al posto di Zdenek Zeman: conti alla mano, non ha tradito le attese. Dall’ottavo al quinto posto, con l’aggancio alla Lazio (che era lontana 9 punti), un ruolino di marcia scintillante, alla media di 2,16 punti a partita.

LE MOSSE VINCENTI – 
Aurelio a Trigoria ha lavorato a trecentosessanta gradi, cioè sia tecnico-tatticamente che psicologicamente. Ha radicalmente cambiato la Roma e la testa dei giocatori. Dal 4-3-3 di Zeman si è passati alla difesa a tre, con Stekelenburg al posto dell’impresentabile Goicoechea, e con due esterni, Torosidis e Marquinho, poco difensori e molto aggressivi. Da segnalare che Stekelenburg e Marquinho, accantonati dal boemo, nella sessione invernale di mercato sono stati sul punto di lasciare Roma. Dal 4-3-3 si è passati prima al 3-5-2 e poi al 3-4-2-1. Andreazzoli ha tolto Lamela dalla corsia laterale e l’ha portato dentro il campo (e l’argentino ha già segnato tre gol); ha spostato Florenzi da intermedio a trequartista; ha riscoperto Perrotta; ha rimesso Totti nel ruolo di centravanti; non ha (più) dato certezze a Osvaldo. Il suo calcio non sarà (tanto) spettacolare, ma redditizio lo è. E nel calcio, si sa, contano i risultati.
Quanti lo avevano criticato per essere andato troppo incontro ai calciatori (esempio: un solo allenamento al giorno e alle 11) adesso dovrebbero elogiarlo per la fine mossa psicologica finalizzata alla gestione del gruppo. E chi si ostina a dire che ora i giocatori si impegnano, mentre con Zeman non lo facevano, dovrebbe dare un’occhiata alle formazioni giallorosse: quella attuale è tutta un’altra Roma rispetto a quella vista fino alla partita contro il Cagliari.

UNA SCELTA PER DUE – 
A forza di risultati, Andreazzoli («Io mi confermerei», le sue parole prima di Udinese-Roma) si sta concretamente proponendo per dirigere anche la Roma 2013-14. I dirigenti stanno sondando parecchi terreni, stanno verificando la disponibilità di questo o quel tecnico (Max Allegri su tutti) ma – avendo a bilancio anche per la prossima stagione lo stipendio di Zeman – non perdono di vista l’allenatore di Massa. Che sta dimostrando di essere un validissimo restauratore. Ci si interroga, allora: potrà essere pure un valido costruttore? Una risposta certa non c’è, anzi non può esserci perché Aurelio non ha mai avuto la possibilità di fare il costruttore. Dopo aver clamorosamente toppato due allenatori in due anni, i dirigenti di Trigoria non possono concedersi il tris. Intanto, si sussurra che il ds Sabatini sarebbe per la conferma di Aurelio mentre il dg Baldini vorrebbe un volto nuovo…

Ansia Pjanic, la Roma spera

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CORSPORT (R. MAIDA) – Può sembrare paradossale, ma alla Roma interessa più Bosnia-Grecia dello show di talenti tra Italia e Brasile. A Zenica, venerdì, è in programma una partita quasi decisiva per le qualificazioni europee ai Mondiali, con le due nazionali appaiate in testa alla classifica del girone G. E con due giocatori convalescenti della Roma impegnati sui due fronti: Pjanic da una parte, Torosidis dall’altra.

ANSIA – Ma se il malanno muscolare di Torosidis (flessori: ha saltato il Parma, per questo) preoccupa relativamente perché può essere smaltito nel giro di pochi giorni fino a renderlo disponibile per la sfida in Bosnia, il problema di Pjanic è più grave e spinoso: lo staff medico della Roma ha spedito a Sarajevo la documentazione contenente tutti gli esami clinici e il percorso di riabilitazione che il giocatore ha effettuato […]. Secondo i programmi della Roma, Pjanic avrebbe ripreso per gradi la preparazione atletica per essere pronto alla ripresa del campionato a Palermo, nel sabato di Pasqua, senza prendere rischi. Invece la Bosnia lo ha convocato, rifiutando di lasciarlo in Italia a completare le cure, con l’idea di farlo giocare nella partita della vita. Con il generoso assenso del giocatore che (comprensibilmente) non vuole perdere un appuntamento storico per il suo Paese.

PERICOLI – 
Il rischio è facilmente intuibile, dal momento che la caviglia non è stata potenziata al massimo. Potrebbe esserci una ricaduta, un peggioramento della distorsione, soprattutto se Pjanic andasse in campo con un antidolorifico. Ne pagherebbe le conseguenze la Roma, che già lo scorso anno venne penalizzata da una partita della Bosnia: l’amichevole, anche quella storica, contro il Brasile. Pjanic aveva dei problemi muscolari, accettò di giocare e impiegò un mese per recuperare una condizione accettabile […].

DESTRO SPERA – 
Sono invece confortanti le novità che riguardano Mattia Destro. Dopo due mesi di assenza, il suo ginocchio è quasi a posto. Ieri uno dei suoi procuratori, Renzo Contratto, invitava lo staff medico della Roma a non forzare il rientro («Non ci sono date, Mattia tornerà quando sarà al cento per cento» ha detto a Romanews.eu), ma da Trigoria filtra un cauto ottimismo per i prossimi impegni: oggi […] Destro lavorerà da solo per limitare il periodo di convalescenza. Nei giorni successivi potrebbe fare qualche allenamento sul campo e dalla prossima settimana entrare in gruppo. A questo punto non può essere esclusa una bellissima sorpresa: la convocazione per Palermo […].

Però auguriamoci che non ci serva

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GASPORT (L. GARLANDO) – La suggestione è forte e affascinante. Francesco Totti al prossimo Mondiale,
a quasi 38 anni. In Brasile poi. Se la carriera di Totti fosse una parabola a cucchiaio, dovrebbe sfumare là, dove il calcio è poesia. Il Capitano porta il Brasile nelle scarpe. Quest’anno, con l’aiuto di Zeman, ha trovato la strada di Benjamin Button, quella che riporta indietro. Corre e rincorre come 10 anni fa, segna e spalanca la porta di tacco come sempre. Immaginate il suo genio al servizio della forza di Balotelli o la sua straordinaria abilità di tiro innescata da Pirlo. Lippi, nel 2010, cominciò a perdere il Mondiale quando non riuscì a convincere Nesta a tornare e lo perse del tutto quando si trovò senza Pirlo.

Se Prandelli dovesse ritrovarsi nella condizione di salvarsi la pelle in una partita, come Lippi con la Slovacchia, poter pescare in panca uno come Totti che tesoro sarebbe? Un’opzione in più (un campione del mondo in più) che aumenterebbe l’autostima del gruppo; un patriarca prezioso per i giovani, ben accetto dagli altri patriarchi (Pirlo, Buffon), che con la sua proverbiale simpatia alleggerirebbe la tensione delle vigilie.
E magari, dovesse rivincere il Mondiale, stavolta Francesco si emozionerebbe  più che per una Coppa Italia con la Roma.

Detto questo, auguriamoci di non avere bisogno di Totti tra un anno; di ritrovarci a maggio 2014 a celebrare ancora il Capitano ringiovanito, ma con un forte imbarazzo: «Chi dovrebbe lasciargli il posto in Nazionale?» Vorrebbe dire che Balotelli ha continuato a segnare un gol a partita, che  El Shaarawy ha dato seguito alla sua prima splendida stagione da titolare, che Insigne  ha irrobustito il suo talento, che Pepito Rossi è tornato quello che era, che… Riponiamo l’affascinante suggestione Totti in un cassetto e concentriamoci sui De Sciglio e i Verratti. Chiediamo a Prandelli di lavorare anima e corpo su di loro. Nelle ultime due amichevoli abbiamo incrociato i ragazzini di Francia e Olanda: i primi ci hanno battuto, i secondi dominato. Al Mondiale saranno ancora più forti, come i terribili sbarbati tedeschi  che abbiamo sculacciato all’Europeo, ma, corazzati da esperienze importanti, in Brasile faranno paura. Il futuro è dei giovani, lo sport è fatto di ragazzi che corrono con le voglie in fiamme. Adeguiamoci, se vogliamo competere. Grazie a Dio, Prandelli lo sa.

Che Di Natale e Totti dettino ancora legge in campionato può essere romantico, ma non è certo una spia di salute. Abbiamo bambini prodigio (De Sciglio) e nonni eterni (Totti), siamo stati saccheggiati nell’età di mezzo, quella dei campioni maturi che fanno la differenza, atleticamente al top: Ibra, Thiago Silva, Lavezzi… Lavoriamo allora sui bambini prodigio affinché diventino campioni  che fanno la differenza. Se poi tra un anno  ne avremo bisogno, tiriamo pure fuori  dal cassetto la splendida suggestione Totti  e chiediamo le grazie a Francesco II.  Ma non sarà una vittoria.

Sassi riapre il giallo sul gol di Turone. Adesso tocca al Cittì dire la sua verità

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GASPORT (N. CECERE) – «Il gol di Turone alla Juve fu effettivamente segnato in fuorigioco, giusto annullarlo. La moviola venne acchittata (cioè truccata, ndr) negli studi romani della Rai». Questa la clamorosa rivelazione di Carlo Sassi (chissà perché così tardiva), l’83enne «inventore» della moviola, per anni la Cassazione di «quel» calcio, fatta durante la trasmissione radiofonica «Circo Massimo» di Radiodue, condotta dal collega Massimo De Luca il 23 febbraio scorso e portata in evidenza in queste ore da alcuni siti di tifosi juventini tra i quali ju29ro. Ma in realtà il dubbio resta perché De Luca intervenuto ieri sera a Sky ha chiarito che non venne modificata la moviola di quella domenica sera ma anni dopo, il conduttore Gianfranco De Laurentiis fece un esperimento con il telebeam dal quale si ricavò la proiezione che Turone non fosse in fuorigioco per 10 centimetri.

A caldo, l’allora presidente romanista Dino Viola, parlò di uno scudetto perso per una questione di centimetri. In ogni caso, in questi giorni il mondo bianconero ha esultato come se avesse vinto un altro scudetto: quello conquistato nello scontro diretto con i giallorossi il 10 maggio 1981 e «cancellato» dai romanisti e da tutti i non-juventini convinti che l’arbitro (toh, Paolo Bergamo) avesse preso «volutamente» un abbaglio. A onor del vero Bergamo il gol lo aveva concesso ma notò che il suo fidato guardalinee Giuliano Sancini (le terne erano fisse) aveva alzato la bandierina: per lui Turone aveva colpito in tuffo (spettacolare) il passaggio di Pruzzo quando si trovava oltre Cesare Prandelli, l’ultimo bianconero. La partita finisce 0-0 e la Juve conserva il punto di vantaggio a due giornate dal termine. Ma Prandelli a questo punto non ha niente da dire?

Respinto il ricorso: Cagliari-Roma resta 0-3

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317741 Massimo Cellino presidente cagliari calcio

IL TEMPO (A. SERAFINI) – Venticinque giornate di campionato e 176 giorni dopo, è arrivata la tanto attesa ufficialità. La Roma, almeno in questa stagione, non sarà costretta a tornare a Cagliari per disputare una gara ritenuta già vinta. L’Alta Corte di Giustizia del Coni, infatti, ha respinto il ricorso presentato dal club sardo contro la decisione presa dalla Corte di giustizia della Figc, che aveva assegnato ai giallorossi lo 0-3 a tavolino per la partita (mai disputata) del 23 settembre scorso.

Un calvario iniziato proprio in quella nottata, quando il Prefetto del capoluogo sardo Giovanni Balsamo decise di rinviare il match. Un incontro che da cartello si sarebbe dovuto svolgere quasi sei mesi fa a porte chiuse, a causa dei mancati permessi che avevano reso inagibile l’impianto di Is Arenas ai propri tifosi. Ci pensò poi il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, che dalla sua residenza di Miami invitò comunque gli abbonati e i possessori del biglietto a presentarsi regolarmente allo stadio. Una comunicazione ritenuta gravissima da parte della prefettura e sancita il giorno successivo dal giudice sportivo che definì l’iniziativa del patron cagliaritano una «riprorevole sollecitazione», con «il rischio concreto e attuale» che potesse tradursi «in iniziative ed atti rivolti a disattendere la prescrizione dello svolgimento della partita a porte chiuse», ingenerando nella tifoseria «reazioni emotive inconsulte ed irrazionali».

La Roma, guidata allora da Zeman, fece le valige e tornò nella Capitale, sicura che i tre punti in più da mettere in classifica sarebbero stati soltanto una formalità. Tra schermaglie dialettiche e qualche stoccata pesante – «la società Cagliari comprende i principi del sig. Baldini pur non condividendoli, perché chi spera di avvantaggiarsi delle disgrazie altrui non può essere contraddistinto come tale. Se così fosse, a quel tipo di uomo di principi, il suo più appropriato stemma sarebbe quello dell’avvoltoio» – il ricorso presentato dal Cagliari al Tar della Sardegna ha dilatato ulteriormente i tempi in un sistema troppe volte scontratosi tra gli intrecci della giustizia sportiva e quella ordinaria. Quello stesso ricorso che nello scorso febbraio venne accettato contro quella decisione presa, secondo i dati degli atti, con troppa solerzia da parte della prefettura. Il rischio di dover tornare in campo quindi, divenne ancora una volta reale, almeno fino a ieri quando l’Alta Corte del Coni ha reso noto di aver voluto dare risalto soltanto alla mera questione sportiva.

Incassato il verdetto definitivo (che ha condannato la società di Cellino a pagare per intero le spese legali) ora il Cagliari si dice pronto a dare nuovamente battaglia, perché già nelle prossime ore i legali rossoblù (guidati dall’avvocato Grassani) proveranno a studiare una nuova linea per capire se ci siano i presupposti per presentare il tutto di fronte alla giustizia ordinaria. Una soluzione estrema, che in ogni modo difficilmente potrà riaprire una vicenda lungamente tormentata. La Roma, rappresentata al Coni dall’avvocato Sticchi Damiani e da Claudio Fenucci, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, sicura già prima del verdetto che le cose si sarebbero indirizzate nel verso giusto. Anche dopo l’ufficialità si è preferito non tornare sull’argomento, nonostante la soddisfazione per essere arrivati da vincitori al capolinea e senza aver alimentato nel corso del tempo inutili e sterili polemiche. Perché adesso la cosa più importante a Trigoria è continuare ad aumentare quei 47 punti in classifica, che da ieri nessuno potrà più toccare.

Cerci: “Sogno di tornare nella Roma di Totti”

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CORSPORT (F. ZARA) – L’idea dell’ala come giocatore fuori-classe, fuori-registro, pure un po’ fuori-di testa fa parte della storiografia del calcio mondiale ma in questi ultimi tempi è un po’ sfumata, con la fantasia in debito d’ossigeno e un livellamento generale dei valori. Per questo la convocazione di Alessio Cerci in azzurro porta con sè la diversità degli irregolari, una promessa di qualcosa di nuovo, non solo a livello di modulo (Prandelli pensa al 4-3-3), ma anche sotto l’aspetto di quell’imprevedibilità che può diventare un valore aggiunto.

LE AMBIZIONI – L’ex Henry di Valmontone, lo chiamavano così quando aveva sedici anni e le scintille tra i piedi, arriva in nazionale a 26 anni (li fa a luglio) dopo mesi di buone partite con il Torino. «E’ un sogno che si realizza. Mi sembra impossibile essere qua ». Si tocca la barba (che non ha, solo un accenno, ndr), si guarda attorno spaesato. « Per me è un onore essere qui. Ringrazio Prandelli, mi ha regalato una grande occasione » […] Il passato è una terra straniera, da non frequentare più: Firenze. « A Firenze non ci torno (è a metà tra i viola e il Torino, ndr). I motivi? Non mi va di elencarli…. ». La precisazione che fa a proposito dei messaggi di in bocca al lupo ricevuti in queste ore, però, è definitiva. « No, da Firenze non mi ha chiamato nessuno, neppure Montella ». E se il presente è il Torino (« Devo dire grazie anche ai miei compagni se  sono qui »), il futuro, nei sogni di Cerci, è un ritorno all’antico, al primo amore. « Il mio cuore è rimasto a Roma, questo lo sanno tutti. Sogno una grande squadra e la Roma lo è. E poi c’è Totti, un campione unico. Al di là del giocatore, grandissimo, c’è una persona speciale, non ho mai visto uno così umile e sincero ».[…]