Pradè: “Osvaldo è forte, ma la Roma non rafforza le concorrenti. Io alla Lazio? Mai”

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IL CORRIERE DELLO SPORT – Daniele Pradè, un pezzo di Roma in quel di Firenze. L’ex dirigente giallorosso si racconta a 360 gradi.

Questa è una squadra nuova, che lei ha assemblato, a cominciare dal tecnico, uno dei migliori…
«Ne sono convinto».

Sente la paternità di questa squadra?
«Devo fare una premessa importantissima: nella Fiorentina si lavora come in un gruppo. La famiglia Della Valle è molto presente: quando mi hanno chiamato il 22 maggio mi hanno chiesto una sola cosa: faccia giocare bene la Fiorentina. Non ci hanno chiesto di vincere o di arrivare in Europa, mi hanno detto: prenda giocatori che sappiano giocare a calcio. E da lì è partita questa rivoluzione che ha portato a 24 calciatori in entrata e una ventina in uscita, tra agosto e gennaio».

Cambiamento totale.
«Dell’anno scorso sono rimasti Neto, Pasqual, Jovetic, Ljiaic e Romulo. E’ una squadra che sento fortemente mia, condivisa con chi ha lavorato con me, come Eduardo Macià e l’allenatore, coinvolto in ogni scelta».

Come è il rapporto con Montella?
«Molto forte, parte dieci anni fa quando lui era giocatore e io dirigente nella Roma. Lui ce l’aveva dna, il ruolo di allenatore: era uno che ha studiato, si è voluto migliorare, ha fatto subito il corso da allenatore, l’ha vissuto assieme a me e a Bruno Conti. Ha un percorso mentale molto simile a quello di Guardiola, ricordo che nel 2003 pensava a un miglioramento culturale, in economia, chiedeva informazioni di corsi alla Luiss. Ma ora è diverso, i giocatori non sono più ignoranti, si può parlare di economia, di tutto, sono di un altro livello».

Nella sua Roma chi c’era di questo livello?
«Damiano Tommasi, Tonetto. Ma se dovessi indicare uno della Roma di adesso, ci metto un attimo a indicare Perrotta».

Montella è un duro o un freddo?
«E’ uno deciso, non è ancora malleabile al punto giusto».

Quali novità ha portato Montella nel calcio, a partire dai sistemi di allenamento.
«La sua forza è la compattezza con il suo staff, sono otto persone che lavorano sul campo. Si lavora sempre con la palla, non c’è mai una situazione a secco, cioè solo sulla parte fisica. Non c’è un peso all’interno dei loro allenamenti».

Modello Barcellona.
«Sì, proprio così, come in Portogallo e Spagna. Allenamenti intensi, non lunghissimi, che durano un’ora e un quarto ma non c’è mai una pausa».

Una pecca, però, è che a volte la squadra cede come mentalità.
«Sono d’accordo, ne parliamo costantemente perché da quelle sconfitte nascono le cose per migliorarsi. Abbiamo perso a Bologna in un modo e poi siamo stati capaci di gestire l’ultimo quarto d’ora con il Chievo, dopo che siamo passati in vantaggio, meglio di come avevamo fatto nel resto del campionato».

L’obiettivo di questa Fiorentina qual è?
«Era rifondare, ora dobbiamo giocare partita per partita e non pensare che debba essere una stagione di transizione ma arrivare a qualcosa. L’obiettivo è puntare, in futuro, a qualcosa di bello, perché senza sogni non si va da nessuna parte».

Una domanda delicata…
«Nessun problema, fate qualsiasi domanda».

Jovetic: Della Valle gli ha promesso l’anno scorso che a fine giugno gli avrebbe dato, eventualmente, il via libera.
«Sì, confermo, la decisione sul suo futuro verrà presa insieme, a giugno. L’anno scorso è stato tenuto fortemente da Andrea Della Valle, che gli ha fatto una promessa e lui è uno che le mantiene».

Come finirà?
«Dipende da come finirà la Fiorentina».

Dovesse arrivare in Champions…
«Cambierebbe il percorso di tante situazioni».

Ma qualora il giocatore decidesse di interrompere il rapporto, lei cosa direbbe?
«Si sta bene insieme se tutti e due si vuole la stessa cosa».

Rapporti con la Juve?
«Non sono stato più autorizzato dalla proprietà a riaprire i contatti».

In ogni caso, lo vendereste anche in Italia?
«Preferiamo all’estero».

Molto chiaro.
«Ma noi non abbiamo la necessità di vendere, la cosa importante è che dico è che se dovessimo vendere Jovetic non ci faremmo trovare impreparati».

Osvaldo?
«E’ un giocatore forte, ma perché la Roma dovrebbe rinforzare una diretta concorrente? Perché il nostro obiettivo è di dare fastidio alle grandi nel prossimo campionato».

Se pensa a un futuro lontano da Firenze, il suo sogno professionale qual è? Tornare alla Roma?
«No, è lavorare in Inghilterra. Prima di approdare alla Fiorentina, sono stato a un passo da una società di Premier».

Quale?
«Il Tottenham».

La chiamasse Lotito alla Lazio, lei come ex romanista ci andrebbe?
«E’ vero che sono un professionista, ma ci sono scelte che non potresti fare, non sarebbe corretto che lavorassi nella Lazio, così come qualcuno che lavorasse nella Lazio andasse alla Roma».

Tornando a Montella, possiamo dire che è rinata una nuova scuola di allenatori?
«Qualsiasi nostro allenatore vada all’estero sarà sempre un grande successo. Conte è bravo, Allegri sta facendo benissimo, Mazzarri ha costruito il Napoli, Maran è un altro. Ma a me piace anche questo qui (indica la prima pagina dell’edizione romana Corriere dello Sport, ndr), Petkovic, è un allenatore veramente bravo».

Tutti bravi, ma in Europa non vinciamo quanto dovremmo.
«Ve lo spiego subito perché».

Colpa dei club?
«Juve e Milan sono soltanto al sesto settimo posto come bilancio in Europa. Il Bayern ha una forza incredibile: dare 8 milioni a stagione a Guardiola… non c’è gara. Ci sono troppe differenze».

La forbice, in Europa, si sta allargando?
«Sì».

Nonostante il fair play finanziario.
«Il fair play può essere una vittoria, ma in realtà ci sono squadre che fanno cose all’opposto. Noi abbiamo un monte ingaggi di 38 milioni, altre di 110, in Europa non ne parliamo. Un giorno Platini dovrà spiegarcela bene».

Argentina, Sabella lascia fuori Lamela

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ANSA – I portieri Sergio Romero (Sampdoria) e Mariano Andujar (Catania), il difensore Hugo Campagnaro (Napoli) e l’ attaccante Rodrigo Palacio (Inter) sono gli “italiani” convocati da Sabella. Figurano tra i 21 convocati dell’Argentina per le prossime partite di qualificazione ai Mondiali del 2014 in Brasile, contro Venezuela e Bolivia.

Il ct della ‘Seleccion’, Alejandro Sabella, ha chiamato inoltre l’attaccante Ezequiel ‘Pocho’ Lavezzi, ex Napoli ora Paris Saint Germain, autore del gol dell’1-1 in rimonta contro il Valencia che ha permesso mercoledi’ alla squadra francese di accedere ai quarti di finale di Champions League; mentre non compare un altro ex ‘italiano’, sempre del Psg, il centrocampista Sergio Pastore.

Non poteva mancare, ovviamente, Lionel Messi, affiancato dal compagno nel Barcellona Mascherano; e neanche gli altri ‘spagnoli’ (Real Madrid) Higuain e Di Maria, quest’ultimo nonostante sia squalificato per un turno ed abbia bisogno di due settimane per ristabilirsi dall’infortunio subito martedi’ durante la partita vinta 2-1 a Manchester contro lo United che e’ valsa alle ‘merengue’ i quarti di Champions. Unica ‘new entry’ nella lista dei convocati dell’albiceleste -che sara’ integrata nei prossimi giorni con giocatori che militano in squadre argentine – il difensore del Monterrey (Messico) Jose’ Maria Basanta, 29 anni.

L’Argentina ricevera’ il 22 marzo il Venezuela allo stadio Monumental di Buenos Aires, per affrontare poi la Bolivia il 26 a La Paz. La ‘Seleccion’ e’ in testa nel girone sudamericano di qualificazione ai Mondiali brasiliani con 20 punti, tre piu’ dell’Ecuador e quattro piu’ della Colombia. Seguono, con 12 punti, Venezuela, Uruguay e Cile.

Lista dei giocatori convocati dell’Argentina. Portieri: Sergio Romero (Sampdoria), Mariano Andujar (Catania). Difensori: Hugo Campagnaro (Napoli), Pablo Zabaleta (Manchester City, Ing), Marcos Rojo (Sporting Lisbona, Por), Ezequiel Garay (Benfica, Por), Federico Fernandez (Getafe, Spa), Jose’ Maria Basanta (Monterrey, Mes). Centrocampisti: Augusto Fernandez (Celta Vigo, Spa), Javier Mascherano (Barcellona, Spa), Ever Banega (Valencia, Spa), Pablo Guinazu (Libertad, Par), Jos‚ Sosa (Metalist Kharkiv, Ucr), Angel Di Maria (Real Madrid, Spa), Walter Montillo (Cruzeiro, Bra). Attaccanti: Lionel Messi (Barcellona, Spa), Gonzalo Higuain (Real Madrid, Spa), Rodrigo Palacio (Inter), Sergio Agero (Manchester City, Ing), Ezequiel Lavezzi (Paris Saint-Germain, Fra), Franco Di Santo (Wigan, Ing).

Possibile ingresso nella Roma di Sebino Nela

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FONTE: GASPORT – Secondo quanto scrive questa mattina La Gazzetta dello Sport, dopo essere stato celebrato domenica scorsa all’Olimpico nel corso dell’iniziativa legata agli storici ex giallorossi, Sebino Nela potrebbe fare il suo ingresso nella società giallorossa. Qualora questo dovesse accadere, l’ex terzino della Roma si occuperà dei giovani.

Mancini-Roma, di mezzo c’è lo stipendio

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GIALLOROSSI.NET  –  Se ne parlava già da tempo, ma le parole di Roberto Mancini rilasciate ieri sera hanno rilanciato la possibilità di vedere l’ex tecnico di Lazio e Samp sulla panchina della Roma: “Voglio chiarire che non c’è stato niente tra me e i giallorossi, ma io sono un professionista e il giorno che andrò via di qua e deciderò di tor-nare in Italia, se ci sarà una squadra che mi farà un’offerta la valuterò». Niente remore per il suo passato laziale: «Quando uno fa questo lavoro cambia squadra, non si può stare sempre nello stesso club».

Secondo quanto scrive oggi il quotidiano Leggo,  un contatto tra Baldini e Mancini in realtà c’è già stato: risale al 10 febbraio a Genova durante Samp-Roma,  e non è un segreto che tra i due ci sia grande stima. A frenare la trattativa però c’è un contratto da 5,9 milioni a stagione: Mancini per approdare alla Roma dovrebbe accettare di dimezzarsi lo stipendio.

Sponsor tecnico, Nike già dal prossimo anno?

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LEGGO (F. Balzani)  Prelazione per gli abbonati di Curva Sud anticipata a fine mese e un carnet di bi- glietti per trasferte senza l’odiata Tessera del tifoso. Queste le ultime idee della dirigenza giallorossa per venire incontro ai tifosi. L’an- ticipo sulla campagna abbonamenti è cosa fatta; per il carnet bisogna attendere l’ok del- l’Osservatorio (soddisfatto da quello realizza- to quest’anno dalla Roma per le gare casalin- ghe). Sponsor tecnico: la Nike è favorita sull’Adidas e potrebbe fornire il materiale già la prossima stagione senza però mostrare il marchio. Decisione entro il mese.

De Rossi-Tachtsidis: la strana coppia in regia

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IL TEMPO (A. AUSTINI) – Rivali sul campo per colpe altrui, amici fuori. È stato Zeman a creare il dualismo tra De Rossi e Tachtsidis, finendo per penalizzare entrambi e, ancor di più, se stesso. Capitolo chiuso.

Domani a Udine se ne potrebbe aprire uno nuovo: senza Pjanic e Bradley, Andreazzoli è intenzionato a schierare la «strana coppia» nel cuore del centrocampo. Non Florenzi o Perrotta, considerati dal tecnico un esterno e un trequartista, ma due registi. De Rossi più bravo a interrompere le azioni degli avversari, Tachtsidis a costruire gioco anche se finora nella Roma c’è riuscito poco e male. Appena è salito al comando, Andreazzoli ha avvertito il greco: «Non sarai più titolare ma ti tengo in considerazione».
L’occasione è arrivata e non sarà una prima volta: la «strana coppia» è partita titolare quattro volte con Zeman anche se in un centrocampo a tre, ed è stato sempre il biondo di Ostia a spostarsi dalla posizione che preferisce. L’esperimento ha sortito risultati contrastanti: due vittorie in trasferta con Inter (ma De Rossi è uscito per infortunio nel primo tempo) e Genoa, due sconfitte a Torino con la Juventus e all’Olimpico proprio contro l’Udinese. Nella schizofrenica gara d’andata Tachtsidis è stato anche espulso, ora la Roma ha bisogno di ben altro: la gara del Friuli assomiglia tanto a uno spartiacque della stagione.
Di esperimenti ne basta uno. Confermato il modulo 3-4-2-1, in difesa dovrebbe rientrare il recuperato Castan al posto di Romagnoli, Torosidis confermato a destra e ballottaggio Balzaretti-Marquinho per l’altra fascia, davanti spazio al tridente Totti-Lamela-Osvaldo. L’umorale centravanti italo-argentino ieri si è allenato di pomeriggio da solo dopo una mattinata in permesso per risolvere questioni personali. Già mercoledì si era chiarito con Andreazzoli nello spogliatoio per la reazione avuta al cambio nel finale di Roma-Genoa. Muzzi, a cui aveva negato il saluto, non ha avuto bisogno di ulteriori spiegazioni: è stato un giocatore fino a poco tempo fa e conosce perfettamente cosa passa per la testa in quei momenti. Nessuna punizione, quindi, col placet della società: finché lo paga, la Roma vuole utilizzare al massimo Osvaldo. A patto che no n superi i limiti.
Pruriti dell’argentino a parte, a Trigoria si respira un’aria nuova. «C’è un clima diverso, le vittorie – spiega Perrotta – fanno aumentare l’allegria e la serenità». Il giocatore-consigliere spera di avere spazio domani e, in cuor suo, si augura che prima o poi la società gli proponga un altro anno di contratto. Difficile, intanto «io mi alleno per farmi trovare pronto – dice Perrotta – quando Andreazzoli vorrà farmi giocare. Il resto non mi interessa».
Il nuovo allenatore cerca di coinvolgere tutti, ecco perché la squadra tifa per lui. Spalletti scommette sulla conferma del suo ex collaboratore: «Credo sarà l’allenatore della Roma anche il prossimo anno» dice convinto. La società riflette e si accorge che sul mercato c’è poco. A parte la possibile carta Allegri e le difficoltà di un ritorno di Spalletti, un altro concorrente si sfila. «Della Roma non voglio più parlare – dice Ancelotti – sono molto contento qui a Parigi».
C’è invece chi si propone. Roberto Mancini, interrogato su una possibile chiamata da Trigoria, sottolinea :«Io sono un professionista, eventualmente ci penserò». Come a dire: il passato laziale non conta.

Francesco è il miglior giocatore italiano del dopoguerra

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CORSPORT (R. MAIDA) – Ebbene sì. Dopo quattro giorni di dibattiti, in redazione come nelle strade, abbiamo preso una posizione forte: Francesco Totti è il più grande calciatore italiano del dopoguerra. Qualcuno non la penserà allo stesso modo, come è giusto che sia, e allora invitiamo i lettori del Corriere dello Sport-Stadio a votare per il campione preferito sul nostro sito. Saremo felici di pubblicare i risultati del sondaggio.

Avete libertà assoluta, partendo dalle nostre dieci nomination. Dieci come il numero di maglia di Totti e dei calciatori tradizionalmente più talentuosi. La scelta è ampia anche se non considera i fenomeni antichi, quasi mitici del calcio italiano: da Piola a Meazza, fino a Valentino Mazzola e tutti i compagni del Grande Torino. (…)

In alto trovate i dieci calciatori che la redazione ha selezionato. Tra loro ovviamente c’è anche Totti, fresco di un doppio risultato numerico: 225 gol in A, secondo di sempre come Nordahl, e 300 nella carriera da professionista tra Roma e nazionali varie. Totti è il migliore di tutti perché nel nostro criterio di valutazione è una somma di tanti calciatori di tante epoche: ha saputo compendiare tecnica, intelligenza, continuità, longevità, lealtà in un cocktail impareggiabile. E se ha vinto meno di tanti altri, anche molto meno dotati di lui, non è una colpa, anzi un motivo in più per metterlo sul piedistallo: è riuscito ad arrivare all’accostamento con i migliori pur avendo giocato sempre nella squadra del cuore e spesso con compagni inadeguati alle sue potenzialità.

Non pretendiamo di avere ragione, ogni opinione è valida: se nella vostra vita di tifosi o appassionati siete rimasti conquistati dalla classe di Roberto Baggio, oppure dall’affidabilità di Buffon, dalla potenza di Riva, dal carisma elegante di Maldini, dalle staffette di fuoriclasse Mazzola-Rivera, dall’incisività di Del Piero o dalla genialità di Mancini, fate il vostro gioco. Abbiamo inserito tra i papabili per il “titolo” tre palloni d’oro italiani: quindi oltre a Rivera e Baggio, anche Cannavaro che era il capitano dell’Italia campione del mondo del 2006. Totti il Pallone d’Oro non l’ha mai vinto, è vero: ha vinto la Scarpa d’oro destinata al miglior marcatore europeo (2006/07) e si è visto assegnare il Golden Foot, impronta scolpita per l’eternità sul lungomare di Montecarlo. (…)

Roma, quiz al centro

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – La Roma è tutta un quiz. Almeno a centrocampo, visto che Aurelio Andreazzoli domani sera a Udine dovrà fare a meno dell’infortunato Pjanic e dello squalificato Bradley. Nonostante questo, però, gli uomini non mancano, ma non è chiaro il modulo che verrà scelto per affrontare la squadra di Francesco Guidolin, che in campo abitualmente si sistema con il 3-4-2-1.

A SPECCHIO – Non è escluso, ricordando le ultime tre partite (altrettante vittorie), che Andreazzoli proponga una Roma con lo stesso modulo dei friulani, cioè quattro centrocampisti e due mezze punte. De Rossi appare, sempre e comunque, al di sopra di ogni sospetto; complicato tenere fuori Torosidis; e Balzaretti appare in vantaggio su Marquinho lì a sinistra. E poi? Manca il secondo centrale, quello accanto a DDR. Potrebbe essere Tachtsidis, mai titolare con Aurelio; dovrebbe essere Perrotta, in splendida forma; potrebbe essere l’occasione, infine, per Florenzi, finito tra le riserve dopo esser stato sempre titolare con Zdenek Zeman.
C’è da dire, però, che Perrotta e Florenzi (provato lì, ieri) potrebbero essere utilizzati anche come trequartisti alle spalle della punta centrale; anzi, se Osvaldo finirà fuori squadra (ipotesi poco credibile, per ora) , uno dei due sarà sicuramente inserito nella batteria degli “attaccanti”.
RITORNO AL PASSATO – Proseguendo sulla strada intrapresa nella parte finale della partita contro il Genoa, Andreazzoli domani sera potrebbe promuovere dall’inizio il 4-2-3-1. Sarebbe, pensando alla difesa a quattro, una mini rivoluzione visto che dalla Sampdoria in poi la Roma è sempre partita con i tre centrali. Anche in questo caso, le opzioni tecniche sono molteplici: De Rossi conosce a memoria i meccanismi di quel sistema di gioco; stesso discorso per Florenzi, che lì giocava – in tandem con Viviani – nella Primavera campione d’Italia di Alberto De Rossi; Perrotta sa vita, morte e miracoli del 4-2-3-1. Chi ne sa poco, invece, è Tachtsidis che ha sempre giocato da centrale in un centrocampo a tre. Marquinho, infine, tutto è tranne che un mediano. E allora? Il 4-2-3-1 vedrebbe un po’ troppa gente adattata in un ruolo non esattamente proprio. Via libera, allora, ad un più classico 3-5-2 come a Genova?
LO SMANIOSO – Chi non ne può più di restare a guardare è Florenzi che, da quando è arrivato Andreazzoli, non è mai stato preso in considerazione per la squadra titolare. Intoccabile nel 4-3-3 di Zeman, nel 4-3-2-1 di Aurelio («Sarà l’allenatore della Roma anche l’anno prossimo», ha sentenziato Luciano Spalletti) ha trovato spazio soltanto in corso di gara. E mai con una connotazione tattica stabile. Se non giocasse neppure con Pjanic e Bradley fuori causa, sarebbe una sorpresa grossa. Florenzi fa parte del gruppo della Nazionale, ha segnato quattro gol tra campionato e coppa, e non è più un ragazzino inesperto. Ecco perché la Roma, credendo profondamente in lui, gli ha rinnovato il contratto, blindandolo fino al 2016.

Il nuovo Stekelenburg si è ripreso la Roma

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GAZZETTA DELLO SPORT (A. Pugliese) – Quando Romagnoli ha segnato il 2-1 al Genoa, domenica scorsa, tra quelli che hanno esultato di più c’era proprio lui, Maarten Stekelenburg. Un’esultanza vera, spontanea, partecipativa. Una cosa che, nella normalità delle cose, potrebbe essere anche normale e scontata, se non fosse che il portiere olandese fino ad un mese fa era un corpo avulso: dal gruppo, dalla squadra, da Roma intesa come città e ambiente. «Ma adesso con Andreazzoli è cambiato il nostro sistema di gioco — dice il numero giallorosso — Io? Ora sto giocando, per me questo è molto importante».
LA RINASCITA – Già, perché nella gestione-Zeman l’olandese era finito dietro le quinte, scavalcato nelle gerarchie da Mauro Goicoechea, una delle scelte che hanno portato nel baratro il tecnico boemo. Maarten (che fin dall’estate sembrava destinato ad un’altra stagione turbolenta) non se è mai fatto una ragione e non si spiegava come fosse possibile che non giocasse (fattispecie che gli aveva fatto perdere anche la nazionale olandese e la fiducia del c.t. Van Gaal). Così tanto, che nei giorni caldi (quelli finali) del mercato di riparazione aveva rilasciato delle dichiarazioni di fuoco («Voglio giocare. E poi non ho capito l’utilità dell’acquisto di Goicoechea»), mirate alla rottura definitiva con il club. Alle porte, infatti, c’era il trasferimento al Fulham, dove il connazionale Jol l’avrebbe accolto a braccia aperte. «Chiedetelo a Zeman perché me ne vado», disse ai tifosi a Ciampino, prima di tornare il giorno dopo a causa dell’impossibilità della Roma (possibile ingresso di Sebino Nela in società, si occuperà di giovani) di portare subito a Trigoria il giovane Rafael Barbosa (Santos).
TIRATO A LUCIDO  – Il nuovo Stekelenburg, invece, è tirato a lucido. Scherza, ride, ha ritrovato il buonumore e finalmente parla anche in italiano. O almeno si sforza di farlo. Tutti sintomi di una ritrovata serenità, che nasce dalla rinnovata fiducia in se stesso, che l’ha riportato anche nel giro della Nazionale. E non è un caso che contro il Genoa (Osvaldo si è chiarito con Muzzi, per lo «screzio» pagherà una mini-multa, quella del regolamento interno di squadra), sia stato il migliore dei giallorossi. «Ma no, ho fato solo qualche parata, è già tutto passato — dice lui — La Champions? Per me è un traguardo ancora possibile, il Milan lo possiamo riprendere, ci sono solo 5 punti di distanza. Per riuscirci, dobbiamo provare a vincere tutte le partite fino alla fine». A cominciare da domani a Udine, dove lui dovrà trovare il modo di arginare Di Natale. «Fortissimo. E molto pericoloso. Ma noi abbiamo Totti: giocatore fantastico. E una bella persona». La Roma, adesso, spera invece di rivedere con continuità lo Stekelenburg fantastico del Sudafrica 2010. In tal caso, il d.s. Walter Sabatini ha già deciso: Rafael può aspettare, il portiere della Roma resterà ancora a lungo l’olandese volante.

Pradè: “Contro la Lazio per me sarà derby”

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CORSPORT – “Quella contro la Lazio per me e per alcuni di noi come il mister, come Pizarro, Aquilani quella di domenica prossima contro la Lazio sarà un derby”, sono le parole rilasciate da ha detto Daniele Pradè, DS della Fiorentina, in una lunga intervista al Corriere dello Sport che andrà in edicola domani. “Sarà una partita importante per il nostro futuro in campionato, ma non sarà l’ultima spiaggia”. Su Totti: “Mi ha fatto commuovere e gliel’ho anche scritto via sms. Soprattutto quando sono entrati in campo i figli. Francesco è il più forte giocatore del calcio italiano negli ultimi 20 anni”.

Su Andreazzoli “E’ uno che si merita di stare lì, il personaggio giusto nel posto giusto. Lo conosco bene e gli auguro tutte le fortune di questo mondo”.

Mancini: “Io alla Roma? Sono un professionista, se arriverà un’offerta…”

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SKY SPORT – Il tecnico del Manchester City Roberto Mancini, intervenuto ai microfoni dell’emittente satellitare, ha parlato del suo futuro.

Perrotta: “A Udine sarà dura, ma crediamo nei nostri mezzi”

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GIALLOROSSI.NET –Sara’ una partita sicuramente difficile, ma noi veniamo da tre vittorie consecutive ed abbiamo acquisito una certa sicurezza nei nostri mezzi. Non che non lo fossimo anche prima, ma dopo queste vittorie la nostra sicurezza migliora. Noi andiamo a Udinese convinti di potercela a giocare”. Sono le parole di Simone Perrotta, intercettato dai giornalisti all’uscita della Federcalcio.

“Le vittorie fanno aumentare l’allegria, la serenita’, c’e’ un clima diverso rispetto al passato. Io mi alleno per farmi trovare pronto dal mister quando vorra’ farmi giocare. Il resto non mi interessa”, conclude il centrocampista giallorosso.

ON AIR – Corsi: “Pubblicherò i fogli della presunta truffa alla Roma e ci faremo due risate”

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ON AIR (Giallorossi.net)  – Questa mattina dai microfoni di Centro Suono Sport, nel corso della trasmissione Te la do io TokyoMario Corsi è tornato a parlare della presunta truffa ai danni della Roma, di cui è stato protagonista:

“Ricordate la storia di marzo, della presunta truffa in stile Totò? Sto chidedendo alla magistratura di poter pubblicare i fogli, così ci facciamo due risate tutti quanti. Ieri ho fatto il primo passo, e appena ho l’ok li leggerò qui in radio e li metterò on line. Così farò fare due risate a tutti.”

Il conduttore radiofonico passa all’attacco della dirigenza, colpevole di aver ceduto (in comprorpietà) un giovane promettente come Bertolacci: “Bertolacci è stato ceduto perchè è stato scoperto da Bruno Conti. Voi penserete che sono scemo a dire queste cose, ma è la pura verità. Voi non vi rendete conto in che mani in mano. Voi non ve ne rendete nemmeno conto. Bertolacci è un signor giocatore, forse anche più forte di Florenzi”.

Conclusione sullo sceicco e sugli striscioni contro di lui apparsi allo stadio: “Non dico nulla, aspetto la conclusione della vicenda in silenzio. Altrimenti qualche scemo potrebbe dire che la trattativa è saltata per colpa mia. Quando tutto sarà finito vi farò sentire tutto quello che abbiamo raccolto in questi giorni sulla vicenda. Gli striscioni? Visto che li fanno a me e non a Padovano e a chi ce l’ha portato, sono fiero di averne. E’ incredibile come i tifosi romanisti possa tollerare Michele Padovano all’Olimpico tutte le domeniche”.

 

Spalletti: “Credo che Andreazzoli sarà l’allenatore della Roma anche il prossimo anno”

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RAI SPORT – L’ex allenatore della Roma Luciano Spalletti, intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘Novanta Minuti”, è tornato a parlare della sua ex squadra e del suo nuovo allenatore:

“Io alla Roma voglio bene, seguo spesso l’andamento delle sue stagioni. Pensavo che potesse far bene sotto la guida di Zeman, allenatore apprezzato anche dalla piazza romana, poi purtroppo pero’ pur avendo una discreta squadra non e’ riuscito a trovare i risultati ed era normale andasse a finire cosi’. Andreazzoli? Lo conosco bene, vive l’ambiente della Roma da otto anni, e’ un allenatore vero che conosce molto bene la realta’ giallorossa. La societa’ ha fatto bene a puntare su di lui. Credo sarà l’allenatore della Roma anche il prossimo anno”

Ancelotti: “Futuro alla Roma? Basta, sto bene a Parigi”

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MEDIASET PREMIUM – L’allenatore del Psg Carlo Ancelotti ha parlato del suo futuro ai microfoni di Mediaset Premium:

“Meglio il Real Madrid o la Roma? Sicuramente eviterei di sfidare il Real Madrid ai quarti di Champions League (ride, ndr). Della Roma non voglio parlare, se n’è parlato troppo, e poi sono molto contento qui al Paris Saint Germain, sto bene a Parigi.”