Roma, Agnelli tira la volata a Friedkin

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NOTIZIE AS ROMA – L’assist che non t’aspetti. Tra l’altro arrivato nel momento clou del passaggio di proprietà tra James Pallotta e Dan Friedkin. Una sorta di benvenuto, mascherato da rassicurazione al magnate texano, firmato Andrea Agnelli: “Si può discutere sul fatto che solo perché sei in un grande paese devi avere accesso automatico alle competizioni – ha spiegato il presidente della Juve intervenendo al Business of Football Summit –.

Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi“.

Il fatto che ieri Agnelli abbia citato il caso della Roma, in un contesto come quello londinese, lascia intendere come il club giallorosso rientri nella cerchia delle squadre che farà parte del format iniziale della Super Champions.

Una rassicurazione che non può non far piacere a Friedkin che dopo la doccia gelata della semestrale (-87 milioni) si appresta – dopo il suo ingresso nel club – a vivere la scadenza del 30 di giugno (se non arriveranno sponsorizzazioni o la vittoria dell’Europa League la previsione è almeno -110 milioni) con un minimo di apprensione. I legali di Pallotta sono a New York (non il presidente) a preparare gli ultimi documenti per il signing.

(Il Messaggero, S. Carina)

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11 Commenti

  1. La logica è ovviamente commerciale,e non fa una piega.
    La Superlega Europea dovrà produrre utili televisivi.
    E non vedo come possa competere una realtà provinciale come l’Atalanta che avrà 30.000 tifosi, con una vera franchigia internazionale come la Roma che magari 30.000 tifosi ce li ha solo in Medio Oriente.
    Poi se non ci piace questa formula possiamo benissimo guardarci lazzie-Udinese o Lecce-Fiorentina in quel che resterà della serie A, mica siamo obbligati a consumare.

    • La Roma sarà nella Superlega grazie al nome che porta, reso immortale da Scipione, Silla, Cesare, Augusto, Vespasiano, Marco Aurelio, Traiano, Adriano, Marco Aurelio, Diocleziano, Costantino, Teodosio, Giustiniano, Falcao e Totti. Il nuovo marchio fortemente voluto da Pallotta con la scritta estesa in caratteri latini rientra in questa logica. Friedkin entrerà nel calcio perchè la direzione presa è quella delineata da Agnelli, con la creazione di un’élite di squadre europee che si spartirà gli enormi introiti pubblicitari che ne sono connessi. Piacerà o meno, finirà il calcio romantico, ma alla prima partita contro l’Ajax, o Bayern, in un nuovo stadio al passo coi tempi – sarebbe il caso, nostalgici o meno del calcio tradizionale saremo tutti incollati al televisore magari perchè i biglietti, pochi, saranno stati prenotati da mesi. Quel giorno, in parecchi dovranno inginocchiarsi a annusare i pedalini (bucati) di Pallotta, lo scemo che più di tutti aveva creduto nel nome ROMA.

    • Quel giorno, Amedè, che al nuovo stadio ci saranno riccastri di ogni dove ma non romani, in cui non ci saranno bandiere per non coprire la visuale a chi in curva ha pagato il suo 70one per vedere, non ci saranno cori perché nella babele cosmopolita che popolerà lo stadio non ci si capisce, che non ci saranno fischi o buuuuh agli avversari, perché vietati (vedasi pubblicità a margine della Champions….), non ci sarà la maglia giallorossa per motivi di marketing, meglio il verde camuflage, non ci saranno TIFOSI ma clienti olandesi, indiani, giapponesi o canadesi, beh, quel giorno non esisterà più l’AS ROMA, che è la squadra della MIA CITTA’ e della mia gente. E maledirò Pallotta, la ricca imprenditoria che ha devastato il MIO calcio e tutti i pecoroni incapaci di mezza critica che si sono genuflessi, quelli sì, senza obiettare mai nulla. Quel giorno, che ti chiami ROMA o ABC Football, non cambierà niente.

    • Non è una banalità, e non può fare scandalo. Un club che mantiene una velocità di crociera di costi altissimi per far girare la giostra della Champions, non può permettersi di naufragare perchè per uno/due anni non arrivano i risultati sportivi. Se una o più squadre del giro “alto va in difficoltà, trascina indietro tutto il circo. Poi ci sono gli ascolti, la visibilità sul mercato internazionale, il blasone che fa interesse e audience. Con tutto il rispetto, non so quanti spettatori e telespettatori guardano e guarderanno l’Atalanta, quante magliette ha venduto Totti nel mondo, e quante il Papu Gomez. Quanto può investire un main sponsor su una provinciale che fa una grande annata e quanto su un Real Madrid che fa un’annata disastrosa?
      Credo che una via d’uscita potrebbe essere quella di riservare un certo numero di Wild Card per i club che vincono il campionato o la lega nazionale. e non sono compresi nella struttura fissa. Così come è ora, mentre le uscite sono sempre certe, le entrate sono soggette a troppe variabili.

    • Manuel, nessuno dice che sarà bello ma ciò sarà e noi non potremo farci nulla.

      Le cose cambiano: una volta andavo in estasi per un disco acustico di Neil Young, dodici tracce che ascoltavo decine di volte senza saltare una canzone perchè, per farlo, dovevo prender la briga di alzarmi dal divano e spostare la puntina, ma così scoprivo capolavori minori che diventavano nel tempo immortali. Oggi con Spotify ho a disposizione migliaia di tracce di chiunque, dai Creedence Clearwater Revival a Fedez, e non vado più in estasi perchè tutta quell’ondata di debordante musica digitale si sente pure male. Il calcio è la stessa cosa. Un tempo ci godevamo Bruno Conti e Falcao e potevamo parlarci al Tre Fontane, dopo la seduta degli allenamenti. La Roma si viveva solo direttamente allo Stadio. Oggi ci vediamo i gol di Geko su Youtube col commento in curdo e per seguire la nostra passione dobbiamo sorbirci le boriose telecronache di Caressa, fra uno spot e l’altro.

  2. Andrea Agnelli non mi è mai sembrato un uomo di grandi visioni e il Calcio che raffigura con la super Lega Europea (o come diavolo si chiamerà) non mi affascina per niente: credo per via dal format a compartimenti stagni.

    Il messaggio Sportivo che mi piace di più è sempre quello Olimpico. Per un migliaio di motivi. Lo Sport Professionistico ha meno charme di quello Olimpico ma mi suscita un tifo molto più accanito. L’interesse però dura, secondo me, fintanto che non ne annacqui la componente agonistica…

    Le parole che ha pronunciato Agnelli secondo me sono rozze (se fossi di Bergamo lo odierei per quello che ha detto): spero che alla fine prevalga un formato ibrido, tipo: le prime 4 squadre di ogni Nazione (per risultati sportivi) accedono alla Super Liga per tot anni (cinque, ad esempio) ma pèrdono il diritto se non conservano il Ranking.

    Per l’Italia le aventi diritto, al momento, sarebbero noi, il Napoli, la Juve e l’Inter, con buona pace del Milan (e dell’Atalanta): uno stimolo a tutte a far sempre meglio.

    PS: la volata e Friedkin non vedo cosa c’entrino in tutto questo…

    • Caro Enrico, la realtà è questa, e il romanticismo non sta insieme con investimenti di miliardi di euro. Messi, Ronaldo e Cavani non li paghi con il romanticismo, e poi non chiedere investimenti di alto profilo ad un Presidente romantico. Lui potrà darti una grande identità, il campo del testaccio, Investimenti tipo Annoni, De Nadai, Pivotto ….pittoresco, molto pittoresco!

  3. Appassionati di calcio degradati a puri “consumatori”, meriti sportivi sacrificati sull’altare del profitto.
    Una logica aberrante, a prescindere dal fatto che la Roma si mangerebbe una fetta della torta.

  4. Tirando le somme, se si verificasse ‘sta cosa della Super Lega, saremmo tutti contenti perché dentro ci finirebbe la Roma e saremmo tutti scontenti perché il calcio moderno ci fa schifo. Due aspetti difficili da conciliare ma tant’è, il calcio va verso quella direzione.

    Mi resta difficile immaginare una Super Lega europea senza il Milan, come paventato da Enrico, perché 7 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe UEFA, 3 Coppe Intercontinentali, 1 Coppe del mondo per club sono difficili da lasciar fuori.

    E mi resta difficile immaginare uno stadio come quello previsto da Manuel71 perché in altri paesi europei, dove il calcio sta anni luce avanti al nostro per organizzazione e strutture (inghilterra e Germania su tutti), gli stadi sono quasi tutti nuovi e i tifosi che li riempiono sono, per la stragrande maggioranza, della stessa tipologia di quelli che li riempivano 20 o 30 anni fa.

    • In premier le tifoserie sono state smontate. Cantano e, in qualche caso, possono anche stare in piedi. Ma niente più. I biglietti sono carissimi per cui la “working class” lo stadio se lo sogna. Il barcelona l’a.madrid ed il psg hanno cacciato i gruppi storici per ragioni di business sotto la falsa copertura della violenza. Caso a parte la Germania ma lo stadio che piacerebbe a me è modello Bombonera o San Lorenzo, per intenderci. Non gli stadi asettici ed impersonali del XXI secolo. E se ció vuol dire star fuori dalla superlega (che ci vedrebbe cmq come comprimari, che sia chiarissimo questo), preferisco sgolamme a Roma Lecce che sta seduto e zitto Roma Bayern e commentá poi col telefonino su quanto so’ forti i bavaresi. Trovo che abbia più senso per me per quello che mi ha trasmesso l’essere ROMANISTA negli anni.

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