Tutti dietro Garcia

0
407

 

rudi-garcia-tribuna-marassi

IL MESSAGGERO (U. TRANI) – Pazienza, equilibrio e disponibilità. Tre richieste di Rudi Garciaa quanto pare subito esaudite, per iniziare il nuovo percorso nella seconda settimana di luglio. Non è ancora fine settembre e la Roma è da sola in testa alla classifica. Il primato in solitudine era ricordo antico.  Bisogna tornare al 25 aprile del 2010. Quella notte la Sampdoria di Del Neri e Cassano, due ex, vinse all’Olimpico e lanciò l’Inter di Moruninho verso lo scudetto. Il destino, a volte, restituisce quello che in passato ha tolto. Proprio battendo la formazione blucerchiata, mercoledì sera a Marassi, Totti e De Rossi sono tornati a piazzare la bandiera giallorossa in cima al campionato. Da capolista, con due punti sulle inseguitrici che, almeno in partenza, erano più quotate. E con il record di una cinquina mai vista, record storico per il club, firmato dal tecnico di Nemours.

NEL NOME DI RUDI
Garcia come Voeller. Due Rudi e lo stesso volo. Capaci di far decollare l’entusiasmo, di portarlo ad alta quota e di trascinarsi dietro la folla e anche gli altri che inizialmente non si fidavano. I credenti, però, sono altri. Quei giocatori che subito hanno sposato l’Idea del nuovo allenatore. A priori, pur non conoscendolo. Hanno detto sì a tutto, anche perché il francese, sempre aperto al dialogo, ha chiesto loro che cosa volevano fare da grandi e soprattutto se volevano tornare grandi. «Ricostruire» è il verbo che spesso ha usato Garcia. Psicologicamente e tatticamente. E’ successo. «E abbiamo fatto prima di quanto mi aspettassi» ha detto Rudi, anche in pubblico.

SEGRETI E VIRTÙ
La Roma è riapparsa, dopo la batosta terribile del 26 maggio, dalla finale di Coppa Italia, trofeo lasciato alla Lazio. Il passato per Garcia non esiste. Nè i giorni più brutti, nè i più belli. In questo senso cancella anche il presente che è poi quel primato in classifica a punteggio pieno. C’è solo il futuro. Ai calciatori e ai dirigenti lo ripete spesso. A Genova, vinta la quinta partita, già si stava informando sul Bologna, avversario di domenica sera all’Olimpico. «Questa città di grandi eccessi. Dall’entusiasmo è facile cadere in depressione. Quindi nel bene o nel male dovremo sempre guardare avanti» la sintesi del suo pensiero.

STRATEGIA DA CHEF
Cottura a fuoco lento che introduce la gran pappata. Infierire sui rivali stanchi. La Roma si comporta così dalla prima giornata. Il ritmo non è mai ossessivo ad inizio partita. Nessuna smania. Aspettare il momento buono per dare il colpo di grazia: 12 reti, tutte nella ripresa. E un gol incassato. Da lì nasce tutto il lavoro di Garcia, con l’addestramento quotidiano a difendere insieme. Tutti per uno: il portiere De Sanctis, il meno impegnato (e battuto) del torneo. Comportamento da squadra. Perché oggi la Roma è squadra. Solida per attenzione e organizzazione. Sa quando andare a vincere la partita, senza però mai far saltare l’equilibrio. Con il sacrificio di gruppo. Gli interpreti hanno più esperienza che nel recente passato e il francese si affida a un comitato di cinque-sei saggi. Tra loro, ovviamente, i capitani-senatori Totti e De Rossi. Ma anche il giovane Pjanic. Ora in campo portano più centimetri e più muscoli. In assoluto più cattiveria. Quando difendono e quando attaccano. Sempre con qualità, però. Che si vede nel possesso palla, nel fraseggio veloce, a un tocco, per mandare in tilt gli avversari. Dietro e avanti. Su e giù.

Articolo precedenteSABATINI: “Lo scudetto non ci riguarda”
Articolo successivoMaicon, lesione al flessore: oggi i tempi di recupero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome