La Roma non vuole consegnarsi al mercato degli altri. È questo il punto attorno a cui ruota il finale di giugno: il club ha bisogno di migliorare i conti, ma non intende accettare offerte al ribasso per i suoi giocatori più importanti soltanto per rispettare una scadenza contabile. Vendere resta una possibilità concreta. Svendere, invece, è un’altra storia.
Il 30 giugno chiude l’esercizio di bilancio e le plusvalenze realizzate entro quella data possono incidere subito sui conti da presentare alla UEFA. Da qui nasce la pressione di questi giorni. Ma nessuna norma impone alla Roma di cedere per forza Koné, Soulé, Wesley o un altro big. La UEFA non indica i nomi da sacrificare: valuta il quadro complessivo, il rispetto del settlement agreement, l’evoluzione dei costi e la sostenibilità del percorso. Per questo la Roma potrebbe anche decidere di non vendere nessun titolare entro fine mese, se non dovessero arrivare offerte soddisfacenti. Sarebbe una scelta possibile, ma non priva di conseguenze. Il club dovrebbe spiegare alla UEFA perché ha preferito difendere il valore tecnico e patrimoniale della rosa, pur senza raggiungere pienamente il traguardo di plusvalenze fissato.
Il piano alternativo passerebbe prima di tutto dalle operazioni minori. La Roma può sacrificare giovani e profili meno centrali, accumulando incassi più contenuti ma meno dolorosi dal punto di vista sportivo. Non basterebbero a centrare l’obiettivo iniziale, ma aiuterebbero a dimostrare che la società non è rimasta ferma e ha comunque lavorato per ridurre l’esposizione. A questo si aggiungono possibili ricavi extra. L’accordo con il Basilea per Calafiori, l’assicurazione legata a Bove e altre entrate non previste possono dare ossigeno ai conti. Non sostituiscono automaticamente una plusvalenza, ma contribuiscono a migliorare il quadro complessivo e a rendere più credibile il percorso davanti alla UEFA.
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C’è poi un altro fronte, spesso meno visibile ma fondamentale: il taglio del monte ingaggi. I rinnovi al ribasso di Dybala e Pellegrini andrebbero letti proprio dentro questa strategia. Non solo come scelte tecniche o contrattuali, ma come segnali di una gestione più sostenibile. Ridurre gli stipendi dei giocatori più pesanti a bilancio significa alleggerire il costo della rosa e rafforzare l’idea di un club che sta seguendo un percorso virtuoso. È un elemento importante, perché la UEFA non guarda soltanto alle plusvalenze. Valuta anche il rapporto tra costi della squadra e ricavi. Ammortamenti, stipendi lordi, commissioni e durata dei contratti incidono tutti sul giudizio finale. Se la Roma dimostra di aver abbassato il peso degli ingaggi, aumentato i ricavi e ridotto progressivamente gli squilibri, può presentarsi con argomenti più solidi anche in caso di mancata grande cessione. La qualificazione alla Champions League aiuta in questa direzione. I ricavi europei non cancellano automaticamente i problemi dell’esercizio che si chiude il 30 giugno, ma migliorano le prospettive future e rafforzano il piano industriale. La Roma può far valere anche questo: il club sta aumentando la propria capacità di generare entrate e non dipende soltanto dalle plusvalenze.
Resta, però, un punto delicato. Se l’obiettivo fissato nel settlement agreement non venisse rispettato pienamente, la Roma potrebbe andare incontro a nuove sanzioni economiche, a paletti più rigidi o alla necessità di prolungare di un anno il percorso di rientro. Uno scenario gestibile, ma non neutro. Allungare il settlement significherebbe continuare a muoversi sotto controllo UEFA, con meno libertà nelle operazioni in entrata. Dopo il 30 giugno, il club potrebbe avere margini più stretti per acquistare, perché ogni nuovo investimento peserebbe tra cartellino, stipendio e ammortamento. In pratica: trattenere un big oggi può aiutare Gasperini sul piano tecnico, ma può complicare il mercato di domani.
È qui che la Roma deve scegliere quale rischio accettare. Vendere Koné o Soulé a prezzo pieno darebbe una spinta immediata ai conti. Accettare offerte basse, invece, produrrebbe sì una plusvalenza, ma manderebbe un messaggio pericoloso: Trigoria è costretta a vendere e gli altri club possono aspettare lo sconto. Non vendere, al contrario, protegge il valore della rosa ma può allungare il confronto con la UEFA. La linea più credibile resta una via intermedia: ascoltare le offerte fino all’ultimo, chiudere solo davanti a proposte davvero adeguate e, in caso contrario, presentare alla UEFA un piano fatto di cessioni minori, ricavi aggiuntivi, taglio degli stipendi, rinnovi al ribasso e prospettive rafforzate dalla Champions.
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La Roma può quindi arrivare al 30 giugno senza sacrificare un big. Può farlo perché non esiste un obbligo regolamentare legato a un nome specifico. Ma non può farlo fingendo che non cambi nulla. Dovrà dimostrare che il percorso di risanamento resta credibile anche senza la cessione più dolorosa. Il punto, alla fine, è tutto qui: sistemare i conti senza impoverire la squadra. La Roma deve rientrare nei parametri, ma deve anche evitare di smontare il progetto tecnico appena rilanciato con Gasperini. Se arriverà l’offerta giusta, venderà. Se non arriverà, proverà a difendere il proprio patrimonio e a convincere la UEFA che la strada intrapresa resta seria, sostenibile e coerente.
Giallorossi.net – Andrea Fiorini

“Ma nessuna norma impone alla Roma di cedere per forza Koné, Soulé, Dovbyk o un altro big” – Pienamente d’accordo. Logico che tutto dipenda dalla volontà del giocatore, ma non penso che siamo cosi’ malridotti da dover cedere un big a prezzi di saldo
Non capisco perché non sfruttare le altre squadre dei Fredkin, far fare un acquisto all’Everton potrebbe risolvere il problema.
❤️💛
Andrea Fiorini sempre molto chiaro e corretto.
❤️🧡💛
e beh , allora bisogna chiamare Pinto che era un mago far quadrare i bilanci vendendo pizza e fichi secchi
Genio.
Peccato il SA che sta condizionando l’attuale mercato dell’AsRoma sia originato da errori/orrori di mercato perpetrati tra il 2018 e il 2022 e che hanno visto all’opera Monchi, Petrachi e Pinto.
Evidentemente non sei a conoscenza che negli anni considerati la stagione che ci ha impiccato maggiormente è stata proprio la 2021-22 quella condotta da Pinto il quale chiuse il bilancio a -115 ml grazie all’arrivo di autentici campioni del calibro di Abraham, Vina, Shomurodov e Rui.
il discorso FPF andava chiuso quest’anno per poi fare un grandissimo mercato per il centenario.
non sono convinto che i Friedkin abbiano tutta questa gran voglia e lo dico sulla base di come hanno gestito il cambio ds, si è perso un mese con la tarantella Massara D’amico.
poi sulla presunta mega offerta del Como per Pisilli, pur avendo una grandissima stima del ragazzo, l’avrei presa in considerazione, avrei chiuso il discorso FPF e mi sarei andato a prendere Kessie svincolato
Bravo Fiorini, questo sì che è senso di appartenenza… alla categoria dei giornalisti. Il suo articolo potrebbe tornare utile a chi tra qualche giorno dovrà spiegare l’eventuale mancata cessione di un big, dopo aver ammorbato mattina, pomeriggio e sera con articoli allarmistici e denigratori che avrebbero dotuto rovinarmi ogni giornata, mentre leggevo che la Juve si rifiutava di valutare l’acquisto di Svilar (sic!) e la Roma non riceveva alcuna offerta per i suoi big. Rischiando la radiazione
Pensando al fatto che, il prossimo anno lottare per un posto Champion sarà ancora piu’ difficile (e ci ritroveremo a competere su piu’ fronti) occorre rinforzare la squadra non smantellarla Cedere Konè, Wesley o Soulè sostitituendoli con giocatori di poco valore o prossimi alla pensione per me non ha alcun senso logico
“La Roma deve spiegare alla UEFA perché ha deciso di difendere il valore tecnico della rosa….” ?? Ah, te lo devo pure spiegare? No vabbè
La cessione di Ederson rappresenta il parametro di confronto per stabilire il prezzo di Konè: stesso ruolo, caratteristiche simili.
Il brasiliano dovrebbe passare al MU per 45 ml: il suo contratto scade nel 2027 ed ha 26 anni.
Se il contratto di Ederson scadesse nel 2029 (come quello di Manu) ed avesse 24 anni (come Manu) varrebbe facilmente 60/70 ml.
Questo dovrebbe essere il costo minimo di Konè senza considerare che nella Francia lui è il titolare mentre Ederson nel Brasile è una riserva.
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.