MOURINHO: “Voglio vincere non più per me, ma per i giocatori che non l’hanno mai fatto. Non riesco ad accettare lo spreco del talento”

66
1847

ULTIME NOTIZIE AS ROMA – Lo scorso 29 marzo il tecnico della Roma José Mourinho, nella cornice del Vestibolo della Biblioteca Apostolica Vaticana, ha incontrato il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il quotidiano ha pubblicato il colloquio, avvenuto in portoghese e tradotto da Claudio Bisceglia, in cui i due hanno affrontato vari temi. Uno stralcio:

CARDINALE TOLENTINO — Vorrei iniziare questa conversazione con lei, José Mourinho, e per me è una grande felicità questo incontro nella Biblioteca, ricordando, curiosamente, un maestro comune. Il Portogallo è un Paese curioso, perché uno dei nostri pensatori più originali è un pensatore nel campo dello sport, della motricità umana, e scrive regolarmente non su una rivista filosofica, ma su un giornale sportivo, «A Bola». Volevo ricordare con lei il professor Manuel Sérgio, che so essere una persona molto importante anche nel suo percorso. È sua la nuova idea, lo sforzo di creare una nuova epistemologia per la motricità umana. Lui dice che è necessario abbandonare il cartesianesimo che divide l’uomo tra ragione e cuore, interiorità e anima, e che bisogna guardare la persona umana in maniera più complessa, più unitaria. E uno dei concetti che elabora, tra gli altri, è il concetto di periodizzazione antropologica e tecnica. Lo sport, il calcio, non è soltanto tecnica. Lui dice: non ci sono tiri, ci sono persone che tirano; non ci sono salti, ci sono persone che saltano; non ci sono gol, ci sono persone che fanno gol…

JOSÉ MOURINHO — Non ci sono giocatori…

TOLENTINO — Esattamente, ci sono persone che giocano. Vorrei parlare un po’ di questo, e dell’importanza che ha avuto nel suo percorso.

MOURINHO — È iniziata quasi come una lotta, perché arrivo all’Università, Facoltà di Educazione Fisica e Sport, già perfettamente consapevole di quello che voglio per me: allenamento e alto rendimento. Con tutta l’ansia di apprendere ciò che mi interessava, la prima disciplina che ebbi il primo giorno di università fu «filosofia delle attività corporali» — era quello il nome della materia — con il professor Manuel Sérgio. E io esco dalla prima lezione e mi chiedo: a quale scopo? Lui comprese in poco tempo che avevo bisogno di essere aiutato, di essere orientato. Ed effettivamente mi dice in maniera estremamente concreta e diretta: chi capisce soltanto di calcio, di calcio non capisce nulla. È un rapporto che non è terminato, è un rapporto che ancora continua…

TOLENTINO — Un’amicizia…

MOURINHO — Non soltanto un’amicizia, è un processo permanente di apprendimento, e una delle sfide maggiori che noi come allenatori, leader di uomini, chiamiamoli come vogliamo, abbiamo oggigiorno è proprio quella di come essere leader, come ottenere il massimo, perché, ok, l’obiettivo è l’alto rendimento sportivo, ma come tirare fuori il massimo da quegli atleti, che non sono atleti ma uomini per Manuel Sérgio. Mi ha influenzato molto nel senso che ogni persona è diversa dall’altra, in questo caso ogni calciatore è diverso dall’altro, e l’espressione di ciascuno di loro in campo in termini di prestazione è fondamentalmente la conseguenza di un’empatia che si crea tra due uomini: nella fattispecie, tra un uomo molto più maturo (l’allenatore) e i calciatori. Questo tipo di empatia per me è fondamentale. Io porto sempre l’esempio di quando sono uscito dall’università. Prima di entrare nel calcio di alto rendimento, sono stato insegnante. Ovviamente avevo già ben chiaro il mio obiettivo ultimo, ma è stato un processo graduale, e ci fu un anno in cui fui messo a lavorare con bambini con problemi motori, con disturbi psico-emotivi, e io non ero preparato, non lo ero dal punto di vista tecnico. All’università avevamo diverse aree di specializzazione, e la mia era quella dell’alto rendimento, pertanto non ero preparato. Tuttavia, sono riuscito a lavorare bene basandomi su qualcosa di estremamente semplice: amore, empatia, rapporti umani. E ho raggiunto risultati inimmaginabili per me che mi consideravo molto impreparato dal punto di vista tecnico per lavorare con quei bambini. Ho ottenuto risultati fantastici basandomi esclusivamente sui rapporti umani. Ho trasferito questo bagaglio di esperienze nel mio lavoro degli ultimi 20 anni, nello sport ai massimi livelli. Ho sempre avuto questo come principio basico. Non dico di esserci sempre riuscito, a volte non ne sono stato in grado.

TOLENTINO — Questo che dice a proposito del fallimento è molto interessante. Tra le linee lei dice, «non sempre ci sono riuscito». E in effetti la conoscenza umana, la conoscenza che abbiamo gli uni degli altri, è una conoscenza che matura anche nella misura in cui ci poniamo, e se ci poniamo senza partire dalla certezza assoluta, ci mettiamo in gioco, e molte volte il “fallimento”, il mancato raggiungimento, è una tappa fondamentale per poter crescere nella conoscenza dell’altro. In un certo senso, i nostri fallimenti, le nostre disillusioni, la consapevolezza di imperfezione, ci aiutano a creare questa empatia con gli altri, perché ci mettiamo nei suoi panni e vediamo le cose con un’altra profondità, per essere un gestore di conoscenza.

MOURINHO — Le esperienze buone, quelle meno buone, non hanno prezzo. A volte penso che l’unica cosa che non mi piace molto dell’avanzare degli anni è che ho un dolorino qui, un dolorino lì, che mi sveglio un po’ più stanco, ed è l’unica cosa che davvero non mi piace dei miei 59 anni, ma se devo compararmi come persona, come allenatore, che sono due cose diverse, bene se devo compararmi con 20 anni fa… mi dispiace molto non aver avuto 20 anni fa le esperienze, buone e meno buone, e le conoscenze che ho oggi.

TOLENTINO — Per un allenatore è molto importante questa conoscenza dell’umano…

MOURINHO — Assolutamente. A livello tecnico propriamente detto, entriamo in una situazione quasi di déjà-vù, perché quello che mi succede oggi mi è già successo anni fa. Le difficoltà tecniche di oggi le ho già sperimentate anni fa. Un cumulo di esperienze buone e meno buone… ma a livello umano, ogni giorno è un giorno nuovo, e ogni persona è una persona nuova… io mi rifiuto sempre di fare paragoni tra giocatori. In questi ultimi 20 anni ne ho avuti tanti, e ciascuno è unico, a livello tecnico possiamo trovare dei punti di comparazione, ma fare paragoni tra persone è una cosa che odio fare. Ogni persona è diversa dall’altra, e anche il mio modo di pormi con loro è diverso: perché una cosa è essere un allenatore di 35 anni di calciatori di 30, altra cosa è essere un allenatore di 59 anni di giocatori di 25. Mi sento in una posizione così privilegiata e mi sento così felice in questa prospettiva. Quando uno è giovane, è all’inizio della carriera, pensa di sapere tutto. E quando oggi vedo le generazioni più giovani con questo tipo di pensiero, non lo critico… ci sono passato da lì, la maturità è una cosa fondamentale. Invece lo sport di alto rendimento conosce momenti di vera crudeltà.

TOLENTINO — Per esempio?

MOURINHO — Siamo pagati per vincere. Gli atleti, non gli uomini, sono pagati per vincere. Stiamo parlando di alto rendimento, e a volte ci sono decisioni nella gestione di una squadra che hanno qualcosa di crudele: non c’è il tempo di lasciare maturare, di lasciare crescere…

TOLENTINO — La dittatura dei tempi stretti…

MOURINHO — L’errore si paga. Se commetto un errore, lo pago con l’esonero. Se un giocatore commette un errore, lo paga non giocando a beneficio di un altro. C’è qualcosa di crudele, ma non possiamo lasciare che la natura del nostro lavoro si sovrapponga a quello che siamo come persone. Ce l’ho ben chiaro questo. Cerco di aiutare gli altri e me stesso a essere migliore. Una cosa difficile per me da accettare è lo spreco del talento, è una cosa che ancora oggi dopo 30 anni di calcio, è difficile per me da accettare. A volte, però, lo spreco di talento è legato al percorso di vita che alcuni giocatori hanno avuto, e in questo senso dobbiamo cercare di essere pedagoghi fino in fondo. Lo sport di alto rendimento, in particolare il calcio, che è lo sport più industrializzato a tutti i livelli, ha qualcosa di crudele.

TOLENTINO — Ma è importante questo: non smettere di aiutare ciascuno a nascere, a scoprire, a maturare, a sviluppare il proprio talento. Una delle parabole di Gesù è proprio sul tema dei talenti: questa necessità da parte di ciascuno di noi di non sotterrare il proprio talento, ma di maturare la propria vocazione. Ciascuno di noi è nato con un bagaglio di attitudini, competenze e può trasformare la propria vita.

MOURINHO — Percepisco la mia evoluzione come persona pensando al fatto che per molti anni ho voluto vincere per me stesso, mentre adesso sono in un momento in cui continuo a voler vincere con la stessa intensità di prima o addirittura maggiore, ma non più per me, ma per i giocatori che non hanno mai vinto, voglio aiutarli… Penso molto di più al tifoso comune che sorride perché la sua squadra ha vinto, alla sua settimana che sarà migliore perché la sua squadra ha vinto. Continuo a essere un “animale da competizione”, per così dire, continuo a voler vincere come o più di prima, ma prima mi concentravo su me stesso…

TOLENTINO — Adesso, invece, prevale l’importanza di regalare allegria agli altri. Un po’ questa stessa cosa la sto vivendo anche io da quando mi è stata affidata una missione molto bella dal Santo Padre: aiutare a gestire la Biblioteca, che è uno specchio della storia dell’umanità, della memoria, della cultura. Ma io trovo che il suo lavoro, José Mourinho, il gioco, è qualcosa di umanamente ricchissimo. Roger Caillois, nel suo saggio sul gioco e l’umano, dice che il gioco è una sorta di specchio di tutto ciò che è umano, e infatti guardando la dimensione ludica che lo sport esprime, tocchiamo qualcosa di fondamentale nell’umano. Le persone, per esempio, il tifoso comune, quando si reca allo stadio, non ci va soltanto per dimenticare, per festeggiare, non è soltanto alla ricerca di una piccola allegria, ma in qualche modo è presente l’ambizione di toccare qualcosa, di andare più lontano, di comprendere il mistero della vita, il suo significato. Non so se questo per lei ha senso…

MOURINHO — Ce l’ha. Lo sento. Nel percorso verso una partita, intendo l’uscita dall’hotel, la discesa dal pullman, l’arrivo allo stadio, la passeggiata verso lo spogliatoio, la camminata dallo spogliatoio al campo prima dell’inizio della gara c’è molta spiritualità in tutto questo, non è mai una routine, per quanto si giochi decine di volte nello stesso stadio, e si faccia sempre lo stesso percorso, è un momento che ha qualcosa che non si vede, ma che si sente tanto. Lo ritengo di una bellezza enorme e ritengo che il giorno che smetterò di allenare, che spero non sia presto, sarà forse la cosa che più mi mancherà: sentire questa dimensione che mi porta verso direzioni che non ho mai condiviso con nessuno, e che oggi forse condivido per la prima volta. Camminare verso la partita e parlare con Lui…

[…]

TOLENTINO — Una delle cose che Manuel Sérgio dice, e credo che sia anche questa una sua eredità, è che non crede nella parola superamento. A volte sentiamo gli sportivi dire: è una scuola di superamento, impari a superare i tuoi limiti, le tue paure, ad andare oltre. Tutto questo è vero, ma lui dice che la parola superamento è inadeguata. La parola giusta è trascendenza, che è una parola molto più ampia, che ha a che vedere senza dubbio con il superamento, è l’uscita da noi stessi, in un movimento intenzionale di lavoro, di proiezione, di fiducia, ma al tempo stesso è un’apertura al mistero, alla pienezza, al divino, a quello che può dare senso all’uomo, e non è un caso che in questi ultimi anni il professor Manuel Sérgio, termini tutte le interviste dicendo che quello di cui si ha più bisogno è Dio. Questa è una cosa che mi tocca nella relazione con lui, e ogni volta che ho l’occasione di ascoltarlo. Ritiene che questa relazione tra superamento e trascendenza sia rilevante anche per la sua visione?

MOURINHO — È un tema di cui, in modo più astratto, in certe occasioni, parlo con i calciatori. Non entro ovviamente nel campo della religione, anche perché ho davanti a me 25 uomini con tradizioni diverse, credi diversi, ma io lo chiamo il segno +, quello che può fare la differenza, un convincimento comune, a cui ognuno dirà di sì, il libero arbitrio, si crede in quello che si vuole, si crede più o meno nel divino, ma il plus viene sempre un po’ da quell’area che non si tocca, ma si sente, è astratto. Ritengo, per esempio, che per la preparazione di una competizione di altissimo livello, che comporta pressione, responsabilità, dove bisogna superare o trascendere, occorra metterci qualcosa in più di quello che abbiamo allenato, a cui ci siamo preparati, e questo qualcosa in più ritengo che sia molto legato alla propria spiritualità, quello che fondamentalmente alimenta quel segno +. Quel qualcosa in più può essere anche pensare tutti insieme alle persone che desiderano fortemente che oggi vinciamo. E chi sono queste persone: quelle che ci amano, quelle che noi amiamo, quelle che amano il club e i suoi simboli. Penso che nei momenti chiave devi scavare nel tuo profondo e non aggrapparti esclusivamente alla preparazione. Non basta l’aspetto tattico, tecnico, fisico, mentale, serve altro, e quando il professor Manuel Sérgio fa questa distinzione tra superamento e trascendenza, pur senza stare dentro quella che è l’operatività che porta a una partita, è a questo che fa riferimento… È una persona saggia, con una conoscenza vastissima, e ci ha insegnato tanto lasciando un segno.

Articolo precedente“ON AIR!” – ROSSI: “Speravo di affrontare il Bodo, abbiamo grandi possibilità”, CORSI: “Momento storico di questa stagione”, MAGNI: “Zaniolo alla Juve? Attenzione a non incrinare il rapporto di fiducia coi tifosi”
Articolo successivoAS ROMA FLASH NEWS – Tutte le notizie in giallorosso minuto per minuto

66 Commenti

    • Aggiungo che, leggendo questa intervista fatta da un cardinale a Mou, mi vengono in mente le parole di Damascelli… Mourinho? un cafone….

    • Leggendo questo dialogo si capisce perché JM è diverso dagli altri. Lui ha studiato e continua a studiare, dimostra di avere una cultura che va ben oltre pressing, possesso palla e verticalizzazioni. Mi viene da ridere se penso alle banali conferenze stampa di un Allegri o un Inzaghi, tanto per fare un paio di nomi, ma ce ne sarebbero tanti altri da annoverare. Mi fanno tenerezza invece gli scribacchini, per lo più marchett@ri, ignoranti e semialfabeti che vorrebbero metterlo in difficoltà con le loro domande: se li mette in saccoccia con una battuta, sebbene in una lingua che non è la sua!
      Grazie Friedkin, con l’ingaggio di JM abbiamo fatto un gigantesco passo in avanti in tutti i sensi.

  1. Segno di ulteriore attaccamento al gruppo. Che siano parole buttate lì o no giudicate voi, a me fa solo piacere sentirlo parlare in questo modo.
    Comunque per me puoi vincere anche in nome di peppa pig, mi basta che si vinca!

  2. Che uomo….. Che visioni lungimiranti….

    Toh credo che mou quando viene intervistato dai vari illuminati giornalisti dell’etere romano….. Dice… Tu ti sei cagato addosso……

    Caro mister te auguro de sta sulla panchina ROMANISTA 💛❤️…. Fino alla pensione 💪🤞👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

    • Chi ha pronunciato, neanche una settimana fa, le seguenti parole: “Il calcio è semplice: chi segna di più vince le partite e fa punti.”

      A) Paddy “the Baddy” Pimblett;
      B) Josè “Special-one” Mourinho;
      C) Monsignor Florestano Pizzarro.

  3. non c’ho capito niente dell’intervista
    però mi domando, chi meglio di Mou può aiutare Zaniolo nel suo processo di crescita
    non è solo un allenatore è anche psicologo, capisce perfettamente la situazione del giocatore che viene da due anni di stop

  4. È un articolo molto più interessante di quanto il titolo lasci intendere. Si può certamente capire il livello intellettuale dei due soggetti, con Mourinho che, rispondendo alle domande del prelato, manifesta alcuni aspetti legati all’esercizio della leadership. Purtroppo il mister non ha una conoscenza della lingua italiana tale da trasmettere fedelmente il suo pensiero, sebbene sia molto abile nel rappresentarlo mediante un linguaggio semplice e molto efficace. Sarebbe bello invece che potesse esprimersi compiutamente, considerando che già in questo modo le sue conferenze stampa non sono mai noiose. Comunque vi saluto pensando che, degli allenatori della nostra serie A, almeno delle squadre più forti, il più istruito al posto di Mourinho avrebbe detto: “in che senso trascendenza”? (da immaginarsi Verdone che fa la domanda con gli occhi all’insù)

    • l’intervista è tra due portoghesi (testo integrale sul sito dell’Osservatore Romano, al limite la colpa nel taglia e cuci fatto all’articolo tradotto in italiano, forse per una volta sarebbe stato più utile lasciare il testo integrale, non credo che costi troppo…

    • Concordo con te e con tutti i fratelli Giallorossi…..
      E mentre leggevo pensavo a quanto siamo fortunati e contestualmente quanto ce sarebbe stato da sbellicasse se pure er caccola da Formello un giorno si addentrasse su elevati concetti filosofici….. Che ne so, pe lui potrebbero andà bene discorsi sul valore della m@rd@ rispetto ai fertilizzanti chimici…. Gare di bestemmie ecc.ecc.

  5. Bella chiacchierata, voglio cercare il testo integrale. Non so se sia stato indotto dal suo interlocutore, ma i concetti che ha esposto sono molto interessanti e molto belli.

  6. Chissà perché è lo special one…. Quando nel mondo del calcio tra comunicazione e dirigenti c’è gente del calibro di damascelli, pinci, austini, corsi, focolari, moggi, lotito, de laurentiis, marotta, agnelli, catalani, gasperini, allegri, preziosi, viperetta, rocchi, orsato, ecc…. E invece special è lui.

    • D’accordo su tutti i nomi che hai fatto ma non su Austini. Secondo il mio modesto parere è’ una persona perbene, coraggiosa, colta e onesta. Poi è un romanista come noi. Non mi sembra giusto mescolarlo con tanti cialtroni.

  7. È chiaro che quando si esprime nella lingua sua i concetti sono profondi e va oltre i giochetti banali che fa con la stampa romana per diventare idolo cesaronico.
    Potrebbe essere benissimo un professore UNIVERSITARIO che insegna alla Luis,però poi la legge del campo è crudele e quando a fronte di più di cento milioni di investimenti sul mercato, ti trovi in mano in quinto posto a 13 punti dal primo a sette dalla fine, di special c’è poco è più un normal trainer

    • “Quando ti trovi in mano in quinto posto a 13 punti dal primo a sette dalla fine, di special c’è poco è più un normal trainer”. Vorrei aver capito male ma nulla da fare, quando una persona vi sta antipatica, dovete sempre rigirarvela come piu’ vi fa comodo Cosa centra tale discorso in simile contesto, proprio non lo si comprende Qui si parla di tutt’altro. Cattiveria pura.

    • E quale sarebbe la cattiveria? Per voi è uno special, per me un allenatore normale, almeno qui alla Roma ha dimostrato di essere un allenatore normale.Il suo curriculum non porta ne punti ne vittorie alla Roma, quindi conta per lui, non per noi.
      Ha gli stessi punti che aveva l’anno scorso Fonseca, sta ai quarti di una coppa di livello inferiore di quella che ha fatto lo scorso anno Fonseca.
      Fonseca arrivò in semifinale insomma a livello di risultati non c’è quasi nessuna differenza, soltanto che Fonseca guadagnava tre milioni lui 7,5 e francamente da chi guadagna più del doppio, rispetto a chi c’era prima, uno si aspetterebbe pure migliorati netti che purtroppo invece non ci sono stati

    • Un paio di delucidazioni per il piccolo redivivo:
      1) si scrive LUISS (Libera università internazionale degli studi sociali) non Luis
      2) coll’appellativo Cesaroni, a Roma, si chiamano proprio quelli simili a te.

      Prima o poi mi ringrazierai, spero, per tutte le cose che ti insegno…

    • Col tuo phonsega siamo arrivati all’8o posto a SEDICI punti dalla CL e VENTINOVE dalla prima.
      Mannaggia a me. Ancora te risponno. Basta. Solo spolliciate!

    • Egr @Luca Roma stai basando la tua opinione su di un confronto che non centra assolutamente nulla. Qui si toccano argomenti quali amicizia, religione e conflitti, che poco centrano con quanto vai dicendo La cosa tragica è che pur di sminuire o denigrare insisti in una affermazione fuori luogo. Ma tu questo lo sai benissimo. La tua è solo cattiveria gratuita.

    • Ci interessa il tecnico, non il filosofo. E il tecnico fino adesso è largamente insufficiente.

  8. A Repubblica dovrebbero leggere st’articolo, sempre che sappiano leggere, e soprattutto dovrebbero capire la filosofia di Mou. Forse così la smetterebbero di scrivere ca9ate paurose facendo supposizioni basate sul loro modo di pensare e non su quello che pensa il Grande (ovvio chi è il grande)

  9. Giunto a “una nuova epistemologia per la motricità umana” ammetto di essermi accasciato…non oso pensare cosa sarà successo a Zenone.

  10. In questo mondo popolato di profeti che giocano sulla pelle della gente e sulla loro credulita’, fabbricando di notte falsi scenari spacciati il giorno dopo come sicure verità, IO do ascolto soltanto a quello che dice José Mourinho.

  11. Uno sfoggio di erudizione, da parte dell’ “intervistatore”, piuttosto stucchevole e spesso le domande non sono in sintonia con le risposte del mister, che ho trovato, più terrene e proprio per questo più interessanti.

  12. Lucaxxaro, forse Mou t ha trombato la donna….c hai l astio che solo i laziali e damascelli patiscono. Leggere Roma vicino al tuo nome è abbastanza rivoltante. Stammi bene.

  13. Certo una bella differenza tra il Mourinho che ci prendeva in giro su zeru tituli e questo qui…
    Lui stesso dice di essere cambiato, come capita e tutti… Roma con la sua autentica unicità potrebbe aver favorito il cambiamento.
    Un Mou più riflessivo e consapevole del lato umano dell’atleta è benvenuto.
    Se ci aiuterà a costruire anche un un’ambiente più riflessivo, oltre a una squadra strutturalmente più competitiva, al di là dei tituli vinti che peraltro vorremmo tra poco fossero già uno, CHAPEAU.

  14. Ammazza che pippone! Bellissime parole sì, però dopo la teorie la pratica: giovedì batti il Bodo e facce tutti contenti.

  15. per leggere un articolo di calcio ben fatto fuori da “io gioco pulito”, bisogna aspettare che un cardinale “intervisti” Mou sull’osservatore romano. mala tempora currunt

    • @Sbinf, se posso pienamente d’accordo. Io ho trovato l’articolo completo e consiglio di leggerlo attentamente. Sinceramente ha espresso concetti e parole che difficilmente ho sentito pronunciare da un addetto allo sport o uno scribacchino qualunque. Una profondità di pensiero che mi ha colpito molto. Riporto solo un piccolo passaggio: MOURINHO — “La Guerra è un fallimento brutale, è la perdita dei principi è l’evoluzione del pensiero umano verso la direzione errata. È un fallimento a tutti i livelli dell’Umanità!” Se si pensa a quanto sta accadendo in Ucraina, direi: “Sacrosante Parole” Al diavolo tutti i conflitti…

    • certo che puoi permetterti, siamo qui per parlare della Roma. e per rimanere al calcio (non mi va di parlare di guerra, il comportamento occidentale è quanto di più vigliacco e vergognoso abbia mai visto) il concetto di trascendenza, e che il percorso verso la partita è il vero senso del calcio (e poi finiti i gradini c’è il prato che non è prato, ma schermo dove si materializzano sogni, come al cinema), chiunque di noi la vive così. chiunque di noi in quel percorso se incontra una sciarpa dello stesso colore, prova delle emozioni che sono comuni, e quindi lo trascendono. chiunque di noi ha abbracciato e passato giornate intere con dei perfetti sconosciuti, che però stavano li per un sentimento identico al tuo, ma che viene da storie diverse. ed è così per ciascuno degli “ogniuno di noi” che sono una tifoseria. ha spiegato perchè è il gioco più bello del mondo in 2 frasi.

    • La guerra e’ la continuazione della politica con altri mezzi (Gen. Carl von Clausewitz)

    • E non dimentichiamoci che il vaticano ha un cappellano generale (pagato da noi a 120000 euro l’anno, esentasse) che coordina tutti i cappellani militari, quelli che benedicono caserme, armi, atomiche etc…
      Posso credere alla sincerita’ di Mou, ma non a quella di un clericale!

    • ecco tatuato, perchè non volevo ebtrare nell’argomento. io vedo un occidente che sta facendo come coi kurdi, che prima hanno battuto l’isis a nome di tutto il mondo, dato che erano gli unici sul campo, e poi sono stati lasciati nelle fauci di Erdogan, perchè lui ha le basi nato, e allora se fa l’imperialista stragista lui, si tace.
      l’Ukraina uguale: sedotta e abbondanata dalla nato, nelle fauci di Putin. poi fanno le “sanzioni”, però continuano a comprare miliardi al giorno in gas e petrolio, che finiscono addosso agli ukraini. che non sia mai che prendessimo un po’ di freddo o dovessimo fa 2 metri a piedi… mortacci loro e de sti politici vigliacchi e infami. e de chi li vota ancora.

  16. Rispetto alla media del linguaggio calcistico questa intervista è quanto di bello rappresenta lo sport e il calcio in un panorama di una mediocrità a volte disarmante dove lo sport soccombe allo spettacolo.

  17. Sono le 22:22.
    Ho appena finito questa splendida “lettura della vita”.
    MOURINHO è un trapasso in un’altra dimensione.
    La profondità dei suoi concetti annichilisce che si approccia a lui con fare furbesco.
    E si ritrova morto prima di essere ammazzato…
    Quanta distanza tra chi sa e chi crede di sapere!
    Monito a tutti i lettori boriosi nei commenti quanto inefficaci nei fatti.
    Sempre più convinto di quanto sia fondamentale la Sua figura nel nostro processo di crescita.
    Avere MOURINHO è il principio della VITTORIA!!!
    FORZA ROMA

  18. Buffo, trovo comunque qualche similitudine fra alcuni giornalisti che provano in tutti i modi a mettere parole polemiche nella bocca del mister e questo venditore di indulgenze erudito che cerca a tutti i costi di metterci la parola dio.
    Comunque bella conversazione, molto più interessante, a mio parere, della stragrande maggioranza degli attuali articoli sportivi sui vari quotidiani.
    Spero solo che Zaniolo non rientri per ora nei talenti di cui non si può attendere la maturazione a cui accenna il mister nelle sue risposte, mi dispiacerebbe.

  19. Dialogo interessantissimo e Mourinho grandissima persona.
    Fosse per me gli farei allenare la Roma fin quando deciderà di allenare, fino alla fine della sua carriera.

    • Ah, già dimenticativo….
      Te, er Conciglio de Trento nun sai nemmeno se é robba che se magna…..

  20. molti hanno magnato e continuano a magnasse con “mucho gusto todas las mierdas” del ventriloquo di Boemia Z.Z. e mò se Mourinho accenna qualcosa che esula dallo stereotipo che abita la caverna della loro zucca… non va bene?

  21. Il vangelo secondo Mou! Amen e forza Roma e per gli altri che non hanno la sua visione consiglio ” la, caccola perfetta, tecnica di lavorazione e lancio” dal manuale secondi Sarri, di seguito un estratto conciso :”inserire indice sinistro nella narice sinistra, effettuare movimento a paletta con flessione falange e falangetta (propedeutica unghia lunga per avere più presa), estrarre il dito dalla narice col prodotto grezzo da lavorare usando i polpastrelli di indice e pollice, dare forma rotondeggiante e poi quando il lavorato è semi secco lanciare lontano con effetto leva.”

  22. Qualcuno spieghi a Tolentino ( e ai religiosi) che il “mistero della vita” e’ stato rivelato il Il 7 marzo del 1953, quando James Watson e Francis Crick realizzano il secondo modello di DNA e scoprono la sua seconda elica. Quel giorno, in un pub di Cambridge, i 2 scienziati incontrano alcuni colleghi e annunciano loro: “Oggi abbiamo svelato il segreto della vita”.

    • Come già detto l’unico fuoriclasse della Roma è seduto in panchina ( anche se qualcuno solo 3/4 gg fa gli preferiva stramaccioni).Allenatore di una intelligenza superiore. Mi auguro possa iniziare un ciclo alla ferguson.

  23. Articolo interessante. Io non ho mai apprezzato Mourinho come allenatore (da quando è alla Roma l’ho trovato diverso, per certi aspetti l’ho apprezzato, per altri, molto meno), questione di opinioni anche se i risultati sono complessivamente dalla sua parte (quelle che disse di Canio sono evidenti cazzate). Detto ciò, mi preoccupa la nostra creduloneria e la tendenza ad esaltarsi e trasformare i giudizi sulla base di due vittorie in fila (quella squadra che era in toto da cambiare diventa fortissima, quell’allenatore bollito diventa un Messia, quel giocatore ex fenomeno che non era in campo diventa inutile): nulla è stato fatto sino ad ora, siamo a pochissimi punti dal nono posto. Bisogna pedalare e giocare con rabbia e decisione le ultime di campionato e, soprattutto, la conference league. Per adesso non abbiamo fatto una buona stagione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome