ON AIR – Catalani: “De Rossi non è calunniato, ma giudicato”, Corsi: “Totti più massacrato di lui”, Trani: “Il suo sembra un addio”, Renga: “Io sto dalla sua parte”, Pruzzo: “Deve prendere in esame l’idea di andarsene”

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GIALLOROSSI.NET – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Mimmo Ferretti (Tele Radio Stereo): “Se De Rossi dovesse andare via, sarebbe una cessione consensuale. Perchè devono essere in due, società e giocatore, ad accettare l’eventuale trasferimento. Se dovesse restare alla Roma, mi immagino cosa si scatenerebbe nel caso sbagliasse una partita.”

Maurizio Catalani (Rete Sport): “De Rossi può dire ciò che desidera. Ha alle spalle una situazione che è figlia sua, e non di chi scrive o giudica. Ha smesso di giocare da un sacco di tempo. Quattro anni fa la Roma ha rifiutato 40 milioni di euro per lui, questo ci fa capire che giocatore era e quanto era appetito da mezzo mondo. Ora è sparito o quasi. Si limita a passaggini, e quando prova averticalizzare sbaglia quasi sempre. La domande che ci facciamo sono: ma tornerà mai il De Rossi di prima? E ci sarà qualcuno disposto a comprarlo, accollandosi il suo stipendio? Io non credo che venga calunniato, ma giudicato. Se sei il più pagato della serie A e non rendi quanto dovresti, è normale che la gente ti critichi.”

David Rossi (Tele Radio Stereo): “Per me questa è la prima vera intervista in cui De Rossi fa capire che se ne può andare. Mi sembra chiarissimo che ha aperto una strada per il suo addio, e se dovessi puntare un euro li scommetterei sul fatto che andrà al Chelsea”.

Riccardo “Galopeira” Angelini (Tele Radio Stereo): “Se De Rossi andasse via, non la prenderei come una delusione o come un tradimento. Lui forse sta cominciando a pensare di andare via. La Roma pure, ma nessuno dei due vuole fare il primo passo. Mi sembra una situazione di stallo. Sulle calunnie, mi sembra un messagggio in codice. Parla di calunnia e di spie, non so chi possa essere il destinatario di quel messaggio. Sta cosa di Capitan futuro l’ha mal sopportata pure lui”.

Mario Corsi (Centro Suono Sport): “Secondo me in questi anni sono state dette più cattiverie su Totti che su De Rossi. Io la vedo una stupidaggine questa di De Rossi: o vuole mascherare il suo tramonto o non riesce a regge la pressione della piazza. Mi sembra il piagnisteo di un bambino. Addirittura arriva a dire che quel nullo di Luis Enrique è il numero uno, una delle più grosse cazzate del calcio mondiale. Ma non perchè lo dice lui, ma perchè non è vero. Se dici una cosa del genere vuol dire che non sei sereno. “

Ugo Trani (Rete Sport): “La situazione De Rossi è molto delicata. E’ andato su quella che è la sua vivibilità del pianeta Roma, è quello il suo vero problema. Lui secondo me non riesce più a vivere la città. Lui ha più problemi a giocare all’Olimpico che al Maracanà. Ha fatto capire che la maglia della Roma gli pesa troppo. E allora bisogna trovare una via d’uscita. A sentirlo parlare sembra un passo verso l’addio”.

Stefano Petrucci (Tele Radio Stereo): “Vogliamo ricordare quello che hanno detto di De Rossi in questi anni? Vogliamo parlare di Capitan Ceres? Del suo presunto rapporto con i rom e del fatto che si faceva crescere la barba per coprire degli sfregi? Queste sono le infamie che sono state dette di De Rossi, e qualcuno c’è cascato. De Rossi all’inizio si era scagliato contro chi aveva iniziato questa campagna diffamatoria nei suoi confronti. Un professionista che però si fa condizionare da queste voci, è un professionista che non funziona.”

Roberto Renga (Radio Radio): “A Roma si calunnia con grande facilità, anche succede un po’ ovunque, anche a Milano o Perugia. Magari qui ci si deve convivere, e non è facilissimo. Questa è la città dove le etichette sono messe a tutti, e non è facile conviverci. Su De Rossi di calunnie ne sono state dette tantissime e false. Come si fa a smentire una calunnia? Io mi sento dalla parte sua. Quando parlava di “papponi” ce l’aveva con un procuratore”.

Ilario Di Giovambattista (Radio Radio): “Con la Roma De Rossi è un po’ che non va. Una cosa è criticarlo per quello che rende sul campo, e lui deve ammettere che non è lo stesso De Rossi di quando gioca in nazionale. Lui dà la colpa all’ambiente esterno, qualcuno dà la colpa a lui. De Rossi a Roma non ci vive più bene”.

Furio Focolari (Radio Radio): Non facciamo le mammolette, ma quali calunnie hanno fatto a De Rossi? Non mi sembra che sui giornali o nelle radio si sia parlato della sua vicenda privata. Le storie personali di De Rossi le conosciamo tutti, ma non ci sono state calunnie. La sua storia è particolare, e non è che possiamo far finta di niente. Quello che è successo a De Rossi nella sua vita privata, sulle quali non ci voglio entrare, è successo. Come giocatore invece io lo difendo: sulle sue presunte prestazioni scadenti ci si è accanito troppo. Totti spesso prende 7 quando non lo merita, mentre De Rossi prende 5 a prescindere”.

Roberto Pruzzo (Radio Radio): “Io faccio fatica a spiegarmi come può De Rossi giocare così bene in nazionale e così’ male nella Roma. Se questo disagio si accentua così tanto, non è che deve per forza giocare tutta la vita a Roma. Deve prendere in esame l’idea di andare da un altra parte.”

(Continua….)

Il papà di Amelia: “Roma, prendi lui”

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FONTE: TUTTOMERCATOWEB.COM – Claudio Amelia, padre di Marco, portiere del Milan, ha parlato della possibilità che suo figlio possa cambiare squadra durante il mercato estivo.

Attento, Rudi. Non ripetere gli stessi errori di Zeman e Luis Enrique

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CORSPORT (L. FERRAJOLO) – Caro Garcia, quanti abbracci e quante sciarpe l’hanno accolto a Fiumicino e poi a Trigoria? Quanti sorrisi l’accompagnano da ieri in questa nuova e affascinante avventura? Non si fidi, Garcia. I tifosi sono avvelenati, o per dirla con la società, affamati, come lupi. E la società sta sulla corda, perché dopo due anni di flop, non può bruciare anche il terzo. Caro Garcia, non si fidi degli altri, si fidi soprattutto di se stesso, delle sue capacità, delle sue felici esperienze fatte a Lilla e altrove. Qualche “guastatore” è già in azione […]. Ma lei ignori i guastatori, tiri dritto per la sua strada e, se permette, cerchi di non commettere troppi errori, tantomeno gli stessi dei suoi sfortunati predecessori.

Per esempio: Si faccia spiegare subito chi è Francesco Totti. Ma certo, lei lo conosce benissimo, ci mancherebbe. Ma cerchi di capire subito cosa rappresenta per la città, per i suoi tifosi. E se per la prima, insignificante, partita della stagione lo vede ancora imballato, non si azzardi a mandarlo in panchina. Scatenerebbe la guerra mondiale. Rivolgersi a Luis Enrique per informazioni. Non prometta spettacolo, calcio arrogante e stellare. Lo insegua, lo faccia, ma non lo dica. Se ci riuscirà, come le auguriamo, ce ne accorgeremo da soli. Sin dal primo giorno riporti a Trigoria la normalità. In questi due anni Trigoria è stata tutto e niente: un cantiere frenetico e un laboratorio aperto ad ogni esperimento, con debuttanti incompresi e fondamentalisti cocciuti. Si può tornare a fare un calcio semplice, logico, appunto, normale? Meglio ancora, se bello. Per carità non dica mai che il derby in fondo è una partita come altre da tre punti. E’ vero, è così, ma ai tifosi non piace sentirlo dire. E soprattutto non piace perderlo, come troppo spesso è successo negli ultimi anni […].

Questa è la Roma, ha già un’ossatura di qualità, non serve una rivoluzione, ma un’attenta opera di completamento, che le dia nerbo e personalità. Se le dicono che Osvaldo è una testa calda e quindi va ceduto, ci pensi un attimo. Molto meglio tenerlo e dimostrare che un bravo tecnico sa “domare” anche i ribelli. Se le dicono invece che De Rossi è finito, non dia retta. Accetti invece la sfida e rilanci alla grande il campione sfiorito […] Si fidi di pochi, molto di se stesso. Lei ha dimostrato a Lilla di saperci fare. Continui a ragionare con la sua testa. P.S. – Stasera, dopo cena, si faccia portare a Testaccio, a Monte dei Cocci. Respiri quell’aria, le farà bene.

Roma, quadriennale per Nainggolan: le ultime

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FONTE: IL  MESSAGGERO – Il futuro di Radja Nainggolan sembra essere sempre più giallorosso. Il centrocampista belga ha aperto al suo addio al Cagliari con un eloquente “non direi no ad eventuali offerte”.

La Roma ha trovato l’accordo per un quadriennale da 1,6 milioni più premi: i sardi hanno dato l’ok a cinque calciatori come parziali contropartite. I nomi sono quelli di Viviani, Antei, Verre, Politano e Frascatore: un paio di questi finiranno al club di Cellino in comproprietà. Poi bisognerà discutere della parte cash che finirà nelle casse dei sardi: la Roma sarebbe disposta ad arrivare a 12 milioni di euro.

Diesel Garcia arriva sempre

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CORSPORT (F. UFFICIALE) – Pazienza, tanta pazienza. La virtù (dei forti), che i tifosi della Roma hanno praticamente esaurito nelle ultime due deludenti stagioni giallorosse, verrà richiesta loro per affrontare i primi mesi della squadra targata Rudi Garcia. Sul tecnico francese si sa praticamente tutto: il personaggio, il suo stile di vita, le sue manie, i suoi metodi di lavoro. Un po’ meno sui risultati che ha ottenuto al di là delle Alpi, negli undici campionati in cui è stato capo allenatore […]

LE 5 STAGIONI IN BORGOGNA – La prima esperienza d’allenatore – che non abbiamo preso in considerazione per il nostro studio perché non confrontabile con le successive – Garcia l’ha avuta a St. Etienne, quando nel gennaio 2001 assieme a Jean Guy Wallemme sostituì il gallese John Toshack sulla panchina dei «Verts». Un’operazione che, però, non ebbe fortuna, in quanto la coppia non riuscì a salvare lo storico club del calcio transalpino dalla retrocessione in Ligue 2. Dopo una stagione di riflessione, nel 2002 Rudi accettò di guidare il Digione nel campionato National, l’equivalente (ma a girone unico) della nostra serie C. Avvio non esaltante (media 1.5 punti a partita) con solo quattro vittorie nelle prime 10 gare. Alla fine, però, la squadra del capoluogo della Cote d’Or in Borgogna, diede una bella accelerata (media 1.605), arrivando al quarto posto a sole tre lunghezze dalla zona promozione. Obiettivo centrato – la salita in Ligue 2 – nella stagione seguente, nonostante una partenza assolutamente negativa, segnata da ben quattro ko (media 1.2). Con 64 punti (media salita a 1.684) il Digione chiuse in 3ª posizione. L’impatto con la serie superiore non fu devastante per Garcia. Anzi. Quarto posto nella prima stagione (2004-05) con una media costante di 1.5 punti a partita, quinto in quella successiva, ma con il maggior numero di punti (60) e di vittorie (16) e ottava nel 2006-07, quando arrivò la chiamata del Le Mans.

TRA FOOTBALL E AUTOMOBILISMO –
 Clamoroso l’esordio di Garcia in Ligue 1: una partenza sprint nella città famosa più per il suo circuito (e la 24 Ore) che per il pallone. La migliore di Rudi (media 1.9) con tre vittorie nelle prime tre giornate, sei nelle prime 10! In seguito, però, il Le Mans rallentò decisamente (media 1.394) con un nono posto conclusivo, comunque nella parte sinistra della classifica.

LE 5 STAGIONI A LILLA 
– […] Il risultato fu replicato nella Ligue 1 successiva (ma con un quarto posto), caratterizzato, però, dal peggiore avvio nella carriera di Garcia: un punto a partita e tre ko nelle prime quattro giornate! E anche nella stagione 2010-11, chiusa con la doppietta campionato-Coppa di Francia, la partenza fu relativamente buona con quattro pareggi nelle prime quattro giornate e un’imbattibilità durata fino all’8ª giornata. Poi il volo verso il titolo (rivinto dopo 57 anni!) con 18 vittorie e 2 sconfitte nelle 28 gare seguenti e la media record di 2 punti a partita. Ha quasi dell’incredibile, invece, l’andamento nel torneo affrontato da Campione di Francia con un avvio da 1.9 punti di media (e un solo ko!), un rendimento migliorato (chiuso con 1.947 media-punti) ma con un terzo posto e la qualificazione ai play off alla Champions League. Paradossalmente l’ultima stagione a Lilla si è chiusa per Rudi con una mediocre 6ª piazza, ma con un andamento in linea con i campionati che hanno contraddistinto tutta la sua carriera.

CONCLUSIONI 
– Le squadre di Garcia partono lentamente, perdono almeno due-tre partite, poi però chiudono sempre in crescendo. Solamente in due occasioni è accaduto il contrario. Per questo diciamo ai tifosi romanisti: abbiate pazienza, se potete…

“Noi affamati come lupi”

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IL TEMPO (A. SERAFINI) – Roma gli dà il benvenuto con un sole splendente e un caldo torrido che profuma d’estate. Tanto, forse troppo per Rudi Garcia, che sfoggiando un look in nero dalla testa ai piedi, è sbarcato nel primo pomeriggio di ieri a Fiumicino per dare ufficialmente il via alla terza Roma targata USA. Trolley, zaino sulle spalle e quell’espressione sicura di sé hanno accompagnato l’allenatore nel percorso tra la ressa dei cronisti presenti e la macchina della società che lo aspettava all’uscita dell’aeroporto. «Sono molto contento di essere qui. Ci vediamo alla conferenza mercoledì dove risponderò alle vostre domande. Come si pronuncia il mio cognome? Ditelo all’italiana», ha scherzato, prima di rispondere con un «Forza Magica» preparato, ma gradito.

Anticipato di un paio d’ore dal procuratore Boisseau, il primo giorno nella capitale è proseguito nel quartiere generale di Trigoria che diventerà la sua casa almeno fino a domani quando alle 15.30 verrà presentato in conferenza stampa. Garcia passerà due notti al «Bernardini» prima di volare nuovamente in patria per salutare Lille e i sui tifosi di fronte ai giornalisti francesi. «Questo è un buon posto per lavorare», ha commentato il transalpino dopo il consueto tour tra campi, palestre e il nuovo studio seguito dalle indicazioni di Tempestilli e Massara: accanto a loro l’intera dirigenza romanista (negli ultimi giorni sono stati preparati tutti i documenti necessari per sbrigare gli ultimi dettagli) che ha regalato al nuovo arrivato un dizionario e una guida della città.

Garcia ha già espressamente richiesto a tutti che si parli soltanto in italiano – oggi cercherà casa nella Capitale, probabilmente nelle zone centrali – poi si è lasciato andare in un commento quando l’occhio è finito sulla presentazione della nuova campagna abbonamenti: «Mi piace questa immagine, dobbiamo essere come lupi». Intanto l’ormai capo branco Walter Sabatini, dopo aver aspettato il susseguirsi di strette di mano e i primi approcci al nuovo ambiente, non ha voluto perdere tempo convocando il nuovo allenatore nel suo ufficio. Un lungo colloquio privato di due ore per sistemare alcune faccende logistiche tra cui le date dell ritiro estivo di Riscone. La partenza potrebbe essere anticipata al 10 luglio per una permanenza di circa 12 giorni.

Nel mentre verranno disputate in loco due amichevoli con le solite formazioni locali e un’ultima più prestigiosa a Vienna contro un avversario ancora da definire. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo sempre la priorità del mercato. I contatti tra i due sono andati avanti assiduamente nei giorni scorsi per discutere dei nomi messi nel mirino, prima che il ds riparta oggi alla volta di Milano. Il viaggio di Sabatini è stato posticipato proprio per rimanere qualche ora in più insieme al nuovo allenatore, passare una serata a cena in un ristorante del centro e studiare le strategie della prossima stagione.

Uno dei nodi da sciogliere passerà ovviamente dalla permanenza di De Rossi. Il numero sedici non ha ancora preso una decisione definitiva, che probabilmente sarà condizionata anche dalle intenzioni di società e allenatore. Il lungo silenzio del centrocampista si è infranto in Brasile al termine della prima gara azzurra nella Confederations: un accenno alla Nazionale e poi un ritorno, mai banale, sul presente e il futuro della sua Roma. A partire proprio dalla scelta della guida tecnica. «Ho seguito con grande attenzione tutta la storia, tutta la telenovela, anche se ancora non ho sentito nessuno: né il mister, né nessuno della società. Penso che abbiamo preso un allenatore bravo, equilibrato. Mi ricorda vagamente Luis Enrique, quindi parte col piede giusto, perché per me rimane sempre il numero uno. Poi tutto è da vedere. Ma mi sembra una buona scelta, poi il fatto che non sia stata la prima a noi non deve interessare. Leggo anche di acquisti che potrebbero essere molto importanti per la Roma. Penso che la società stia facendo le cose nella maniera giusta, anche perché dopo gli ultimi due anni c’è bisogno di una svolta».

 

Parole decise, che sembrano lontane da quelle di un addio, nonostante le situazioni ambientali con cui De Rossi si è dovuto più volte scontrare: «Penso che chi calunnia è peggio di chi fa la spia. E a Roma si vive anche di calunnie. Diciamo che quando vengo in Nazionale, sono considerato non dico una stella, ma un giocatore molto importante, mentre a Roma devi stare sempre attento a come ti muovi, a quello che dici, perché ti vengono attaccante delle pecette vergognose. Dover sempre negare accuse folli o dicerie becere è un po’ più grave secondo me. Come rendimento è vero che vado meglio in azzurro forse perché giocare nella Roma mi dà una pressione diversa, più passionale e a volte forse mi confondo e mi coinvolge troppo».

Roma col nodo portiere: le ultime

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GIALLOROSSI.NET – Rafael non convince appieno Rudi Garcia, che per il ruolo di titolare vorrebbe un portiere più esperto. Non importa che sia italiano o straniero. Quello che conta è che il prossimo numero uno giallorosso conosca il campionato italiano, o per lo meno abbia esperienza internazionale. Sabatini sta vagliando una serie di possibili candidati. Si parte dalle piste italiane, Viviano e Sorrentino su tutti.

Il primo pare avvantaggiato rispetto al secondo per una questione anagrafica, e anche se ha vissuto una stagione mediocre con la maglia della Viola, la Roma sembra intenzionata a puntare sul suo rilancio,  fiduciosi delle capacità di quello che era considerato il futuro portiere della nazionale maggiore. Più azzardato sarebbe puntare ancora in sudamerica: ci sarebbe Jefferson, 30 anni, secondo portiere del Brasile alle spalle di Julio Cesar, acquistabile con circa 3 milioni di euro. Ma è una soluzione che convince poco.

Percorribile invece la pista estero-europea: Rudi Garcia avrebbe pronto un nome proveniente dal campionato francese. Stephane Ruffier, 27 anni, portiere del St.Etienne. Ma non è da escludere che la scelta possa cadere su un numero uno che non provenga necessariamente dalla Ligue. Intanto il papà di Amelia propone alla Roma suo figlio Marco. Ma fino a oggi Sabatini ha sempre ignorato i messaggi d’amore lanciati dal portiere : perchè stavolta dovrebbe cambiare qualcosa? Idue favoriti perciò restano Rafael e Viviano: il primo arriverà se prevarrà la linea Sabatini, il secondo se Rudi Garcia dovesse decidere che l’italiano è più affidabile del giovane brasiliano.

 

 

MERCATO – Ag. Nocerino: “La Roma è interessata a lui”

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FONTE: MILANNEWS.IT – Spunta un nome nuovo per il centrocampo giallorosso, quello del milanista Antonio Nocerino.

Ad alimentare le voci di mercato ci ha pensato Marco Sommella, procuratore del

Candela, consigli alla francese: “Tieni Osvaldo”

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Vincent Candela, francese di Bédarieux, parla a ruota libera di Rudi Garcia, connazionale di Nemours.

Candela, dia un consiglio a un francese appena arrivato a Roma.

«Il primo: rispettare la città. Il secondo: non dimenticarsi mai che qui è uno straniero».

Straniero sì, ma allenatore della Roma: vale lo stesso?
«Certo. Garcia dovrà avere la massima attenzione nei confronti dei tifosi, dovrà rispettarli imparando, come ho fatto io, a conoscerli pian piano».

E cosa non dovrà fare assolutamente?
«Dovrà essere sempre se stesso, quindi non dovrà venir meno ai propri principi. In Francia ha fatto benissimo, ha dimostrato di essere un allenatore molto bravo e con personalità. A Roma, è bene che lo sappia subito, serve gente di personalità, gente di carattere in grado di gestire al meglio ogni situazione. A Lille c’è riuscito, Roma non è Lille ma può farcela. Allenare la squadra non sarà complicato, allenare l’ambiente sarà un po’ meno facile…».

Se avesse sulla fascia sinistra un altro Candela sarebbe più facile…
«Visto il deludente Balzaretti del passato campionato, probabilmente avrebbe bisogno di parecchia altra gente tipo il sottoscritto…».

Monsieur Modesto, gli dia un consiglio per gli acquisti.
«Posso darne uno per le cessioni?»

Prego.
«Garcia non deve mai dare l’ok per la cessione di Osvaldo».

Intoccabile?
«Chi ti fa venti gol a stagione non può, non deve essere ceduto».

È una testa matta, dicono a Trigoria…
«E chi se ne frega. Basta saperlo gestire, uno così. Se tu hai Osvaldo te lo tieni e lo tranquillizzi. Se lo cedi fai un errore clamoroso».

Può consigliare a Garcia un portiere francese?
«Barthez».

Bene.
«In Francia non ci sono bravi portieri, la Roma deve guardare altrove».

Consiglierebbe a Garcia di tenere De Rossi?
«Se Daniele ha voglia di restare a Roma, deve rimanere. L’importante è che lui sia convinto sl cento per cento di una scelta simile».

E pensare che se non si fosse materializzato Garcia lei poteva tornare alla Roma…
«È vero, ma ero e resto un tifoso giallorosso».

Se Roma batte Lazio sedicimila a 1500

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GASPORT (M. CALABRESI) – Lo strano caso della città di Roma. O che, più di tanto, strano non è. Millecinquecento contro sedicimila: detta così, è una lotta che non esiste. Invece c’è eccome: possibile che per una Lazio che vince il derby e la Coppa Italia, porta a Formello due giocatori e mezzo (Perea, Novaretti, per Biglia manca solo la firma), la risposta in termini di abbonamenti sia così fiacca? Paradossale, ma possibile. Il tifoso romanista blocca l’aeroporto di Fiumicino per andare a prendere Cicinho, quello laziale all’annuncio di Novaretti senza averlo mai visto risponde: «E con questo dovremmo fare il salto di qualità?».

IDEOLOGIA – Esaltazione contro scetticismo, la differenza è qui: una differenza di ideali, di modi di vivere il tifo e, perché no, il rapporto con la propria società. Prima del derby perso e del teatrino dell’allenatore, tanto per dirne una, sulla Roma americana c’erano più attestati di stima che insulti nonostante i risultati mediocri; con la Lazio all’Olimpico, invece, non passavano dieci minuti senza un coro contro Lotito, e Petkovic a Ferragosto era già contestato. Chi veste giallorosso è un fenomeno per definizione e può diventare scarso; col biancoceleste è il contrario. Solo che, una volta fatto, i soldi dell’abbonamento non puoi riaverli indietro, al massimo si può lasciare il posto vuoto o dare la tessera a Zeman nel giorno dell’addio a Trigoria.

CAMPAGNA – La Roma, che la vendita l’aveva aperta il 10 aprile, si è quindi ritrovata migliaia di abbonamenti piovuti dal cielo (10 mila di curva Sud) prima del disastro del 26 maggio e della curva chiusa per la prima in casa. A Trigoria, però, nonostante il risultato incoraggiante (lo scorso anno furono 24.822) hanno capito che serviva altro, così alle modalità di vendita si è aggiunta la vera campagna, con tanto di slogan: «Nessuno ha più fame di noi». Un messaggio emozionale più che commerciale, per ricompattare l’ambiente (per realizzare il manifesto sono stati utilizzati dei lupi veri). E su Facebook è stata lanciata anche un’App che realizza una cartolina digitale personalizzata con lupi e giocatori, «per unirsi al branco».

Derby dello slogan Per internazionalizzare la campagna, la Roma ha aggiunto un altro slogan: «Hungry for Glory». Affamati di successi. Ma la parola gloria ricorre anche nella campagna laziale. «La storia dice gloria», con i giocatori che alzano la Coppa Italia. A Formello sperano di superare le 20.150 tessere di un anno fa (di cui 7 mila «Cucciolone», fino ai 14 anni), ricordando che nel 2009 l’effetto Coppa vinta portò un incremento del 12,5%. Sulle sole 1.500 tessere vendute, invece, incide il fatto che la Lazio è partita quasi due mesi dopo (il 3 giugno) e che la vendita libera solo scatterà l’11 luglio. Finora si è potuto abbonare soltanto chi è in possesso della «Millenovecento», dal 24 toccherà ai possessori del voucher elettronico «S.S. Lazio Home Card». Ma se neppure con lo sconto «Vecchio abbonato» in scadenza il 10 luglio (20 euro in meno per la curva, 100 per le tribune) il dato si impenna, capisci che tutto è, meno che una questione di soldi.

Roma, Wallace e Rocha sulle corsie esterne. Paulinho e Nainggolan in mediana

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CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – Nella lunga riunione di ieri pomeriggio a Trigoria tra Rudi Garcia e Walter Sabatini, sono state tracciate le linee guida del mercato giallorosso. Priorità, obiettivi, possibilità, eccedenze, partenze e arrivi. Da oggi Sabatini, che ha già intessuto tutta una serie di operazioni, avrà sicuramente le idee più chiare e un canovaccio più intellegibile da seguire […]

DIFENSORI ESTERNI – La Roma è a caccia di giocatori che sappiano difendere e attaccare sulle fasce.  […] Sabatini, che è bravissimo nel pescare giovani di alto profilo, ha messo gli occhi sul brasiliano Wallace, acquistato dal Chelsea, ma forse non utilizzabile per regolamento in Premier League. Wallace è un ottimo terzino destro mentre a sinistra cresce la candidatura Digne, il ventenne francese lanciato proprio da Garcia nel Lille. Il ragazzo seguirebbe volentieri il suo maestro. A destra è ancora buono il nome di Jung, ora però cercato anche da qualche top club europeo. Più abbordabile Marcos Rocha dell’Atletico Mineiro. A sinistra segnaliamo Carlinhos del Fluminense, grandi accelerazioni, buon prospetto difensivo.

PAULINHO – La Paulinho-mania è ormai esplosa e la Roma dovrà fare i salti mortali per superare la concorrenza. Non tanto quella dell’Inter quanto quella delle due inglesi, Tottenham e Arsenal […]. Il club giallorosso sembra comunque propenso anche a fare uno sforzo economico superiore al previsto per arrivare a Paulinho che sta vedendo lievitare la sua valutazione a ogni partita del suo Brasile. Forse non basteranno i 15 milioni messi in preventivo anche da Sabatini […]

I FRANCESI – In attacco la Roma sta bene, ma qualche movimento significativo ci sarà. Sicuramente in uscita: Osvaldo dovrebbe lasciare Trigoria per trasferirsi all’estero. Lui vorrebbe fare un’esperienza in Premier League, ma l’interesse maggiore fino ad oggi è quello dell’Atletico Madrid. Difficilmente resterà Borriello che rientra dal prestito al genoa. Lo vogliono Torino, Sampdoria e il Genoa stesso. Potrebbero arrivare due stimatissimi francesi: Aubameyang, franco-gabonese del St.Etienne, un altro ragazzo (23 anni) lanciato da Garcia nel Lille. In pista anche Thereau: l’attaccante del Chievo che si è messo in particolare evidenza in questa stagione, attaccante che può giocare sia centrale che esterno nel 4-3-3 caro a Rudi Garcia.

Nainggolan atto di forza: “A Cagliari non resto”

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IL MESSAGGERO (S. CARINA) – Radja Nainggolan parla già da ex: «Francamente non so dire dove giocherò dopo Cagliari. Tuttavia penso di aver già offerto al club le mie migliori prestazioni». Un testamento, quello del centrocampista in vacanza a Giacarta (Indonesia), che però non fornisce ulteriori indicazioni sul suo futuro: «Non ho mai visto nessuno né della Roma né dell’Inter. Credo siano solo delle voci ma che fanno piacere, perché vuol dire che ho fatto un ottimo lavoro al Cagliari. Non ci sono stati passi concreti dalle società, quindi non posso parlarne adesso. Ma non direi no ad eventuali offerte». La Roma – nonostante le smentite – ha già trovato l’intesa con l’entourage del calciatore: quadriennale da 1,6 milioni (esclusi i premi). Più difficile quella con il club sardo che come dimostrano le parole del presidente Cellino nei giorni scorsi – «Non intendiamo cedere Nainggolan, preferiamo tenerlo e puntare all’Europa League» – in queste ore sta cercando di alimentare il più possibile l’asta. Nonostante le dichiarazioni di rito, la società rossoblù ha dato il suo ok a 5 calciatori, tra i molteplici, messi sul piatto della bilancia della Roma. Si tratta dei giovani Viviani, Antei, Verre, Politano e Frascatore. Se l’affare andrà in porto almeno un paio finiranno in comproprietà in Sardegna, facendo così abbassare la base cash.

VIVIANO, NUOVI CONTATTI – Cristiano Miller, socio di Paulo Alfonso, procuratore del portiere brasiliano Rafael non chiude ancora le porte alla Roma, nonostante il Napoli sembra oramai essere vicinissimo al calciatore. «Sabatini lo sentiamo tutti i giorni e ci continua a dire che il ragazzo gli interessa come sempre – ha spiegato a forzaroma.info l’agente sudamericano – ma che bisogna aspettare perché ne vuole parlare bene con Garcia. Una risposta definitiva ce l’aspettiamo per giovedì». Tecnico francese che preferirebbe come titolare un portiere che già conosce il campionato italiano. In quest’ottica riallacciati i rapporti con il Palermo per Sorrentino (riscattato dal club rosanero) e Viviano per il quale nelle ultime ore la Roma ha proposto un prestito oneroso con diritto di riscatto della metà. In alternativa rimane Julio Cesar.

INTRIGO BRASILIANO – Per quanto riguarda Paulinho, invece, ieri il direttore generale dello Shakhtar Donetsk, Sergey Palkin, è uscito allo scoperto annunciando il ritiro dalla trattativa del club ucraino e motivando il tutto con il fatto che «il calciatore ha già firmato un pre-contratto con l’Inter». Parole che hanno fatto il giro del mondo e che hanno trovato la secca smentita a via Durini. La Roma rimane quindi in corsa anche se la strada che porta al centrocampista della Seleçao brasiliana continua ad essere in salita. Oltre alla società nerazzurra, c’è il Tottenham che per ora appare in pole rispetto ai due club italiani.

COMPROPRIETÀ – Dopo aver parlato a lungo con Garcia da oggi Sabatini è nuovamente a Milano dove – oltre a riallacciare i rapporti con il Cagliari – nelle prossime ore si concentrerà soprattutto a sistemare le diverse comproprietà che vedono chiamato in causa il club giallorosso. Da annotare la volontà del Sassuolo, intenzionato a riscattare la metà di Antei per un milione: con la Roma in ballo anche la metà di Frascatore per 750mila euro. Per Viviani c’è la fila: oltre al Cagliari, ci sono Ternana, Watford, Novara, Pescara e Cesena che si sono mostrate interessate al centrocampista. Verre è stato richiesto dal Pescara. Su Bradley, invece, continua il pressing del Verona. Rinnovata la comproprietà per il giovane Orchi con il Catanzaro.

De Rossi: “Io sto con Rudi”

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) –  Dal cuore del Maracana, Rio de Janeiro, Daniele De Rossi torna a parlare della Roma. Davanti a taccuini e telecamere, tanto per non essere costretto attraverso la Figc a smentire – come accaduto l’altro giorno – dichiarazioni che sapevano di muffa. Parla da romanista (ancora) al cento per cento, anche se il suo futuro è incerto. Aspetta notizie, in un senso o nell’altro, e nell’attesa va a ruota libera, raccontando per file per segno la sua verità.

IL SERGENTE GARCIA –  «Ho seguito da lontano tutta la telenovela legata all’allenatore e adesso dico che Garcia è un tecnico che mi piace, forse perché vagamente mi ricorda Luis Enrique che, dal mio punto di vista, continua ad essere il numero uno. A Lille ha preso una squadra che non era forte e l’ha fatta diventare fortissima. Per me non ha importanza che non sia stata la prima scelta della società, la cosa che conta è che la Roma ha preso un allenatore bravo», dice DDR. «Leggo anche di acquisti che potrebbero essere molto importanti. Penso che la società stia facendo le cose nella maniera giusta, anche perché negli ultimi due anni non abbiamo ottenuto i risultati che volevamo e c’è bisogno di una svolta».

IL RENDIMENTO –  «Ho sempre fatto con onestà le mie valutazioni e le dicerie mi danno fastidio. È capitato, ad esempio, di essere stato il migliore in campo o tra i più bravi dell’Italia, eppure pochi se ne sono accorti. E lo stesso discorso vale per le mie partite con la Roma: serve maggiore lucidità, probabilmente, per valutare. In nazionale le cose sono sempre andate molto bene, molto più che molto bene. Quindi c’era tanta differenza rispetto a quello che facevo alla Roma: ovvero una gara buona, una meno buona. Quindi un pizzico, un fondo di verità ci deve essere. È anche giusto rendersi conto di quello che mi circonda a livello ambientale o mio personale come pressione… perché il Maracanà è guardato da tutto il mondo, e la pressione dovrebbe essere superiore».
LE ETICHETTE –  «Giocare nella Roma mi dà una pressione diversa, meno mondiale ma più passionale e a volte forse mi confondo e mi coinvolge troppo. In nazionale non dico di essere considerato una stella ma un calciatore molto importante sì. A Roma invece ormai devi stare attento a come ti muovi e a cosa dici perché ti vengono appiccicate etichette becere. Su di me circolano calunnie vergognose, accuse folli. E per me chi calunnia è peggio di chi fa la spia. Io lo so che a Roma è così, so che si vive anche di questo, so anche da dove provengono e che devo imparare a conviverci. Io penso che quando gioco male, gioco male per colpa mia e quando gioco bene gioco bene per merito mio. Bisognerebbe essere lucidi nel giudicare quando gioco, perché è successo che a Roma ho giocato bene e tante volte non se ne sono accorti», le sue parole.

IL FUTURO – Ma resta alla Roma?, la domanda più gettonata. Un sorriso, la risposta di Daniele. Argomento delicato, questo. La società non ha mai dichiarato “De Rossi è incedibile”, ma questo potrebbe voler dire poco. Se si dovesse arrivare ad un divorzio, probabilmente sarebbe consensuale. Anche per tutte le cose che Daniele ha confidato da Rio de Janeiro. L’ultima parola dovrebbe spettare a Garcia, a meno che non decida tutto, e comunque, il ds Sabatini. Il fatto che la Roma stia monitorando con attenzione le situazioni legate a centrocampisti importanti, porta fatalmente a pensare che il destino di De Rossi sia già segnato. La verità, come sempre, la scopriremo solo vivendo…

Sbarca Garcia e piace subito: “Non vedo l’ora di cominciare”

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GAZZETTA DELLO SPORT (A. PUGLIESE) –  Abbigliamento casual, sguardo sveglio, faccia che assomiglia sempre di più a quella di Charles Bronson e una voglia matta di cominciare subito a lavorare. Rudi Garcia ieri pomeriggio si è presentato così a Trigoria, solcando i cancelli del centro sportivo verso le ore 16. «Sono molto felice di essere a Roma. Fa molto caldo, ma va bene così. Trigoria mi sembra davvero un bel posto per lavorare», le sue prime parole al centro sportivo della Roma. E Garcia in poco più di due ore ha conquistato un po’ tutti, regalando disponibilità e dispensando positività, sentimento che a Trigoria serve come il pane.

LA GIORNATA – Prima di Garcia a Fiumicino era sbarcato il suo agente, Pascal Boisseau, insieme al suo collaboratore Alex Bonnot. Poi, in leggero ritardo, è arrivato anche Garcia («Forza Magica Roma», le sue parole appena sbarcato). I tre sono volati subito a Trigoria e mentre Boisseau e Bonnot provvedevano materialmente alla firma del contratto con Baldissoni e Fenucci, Garcia faceva la conoscenza del centro sportivo. A mostrarglielo Tempestilli e Massara, con il tecnico francese che ha studiato campi, palestra, sala-fisioterapia, la stanza per i video e per le riunioni tecniche. Insomma, niente ristorante, piscina o bar («Il caffè lo prendo dopo»), Garcia è voluto andare subito al nocciolo del problema: il lavoro. Anche per questo ha chiesto a tutti di parlargli in italiano (qualcuno gli ha anche regalato un dizionario tascabile, da portare sempre con sé), vuole entrare subito con tutto se stesso nel cuore di Trigoria. Dove, tra l’altro, ieri ha conosciuto anche il Ceo Zanzi ed Alex Zecca (braccio destro di Pallotta) e scherzano con i bambini dei Roma Campus, che ieri riempivano Trigoria. «Sono felice del suo arrivo, è un allenatore molto quotato da noi — dice l’ambasciatore francese Alain Le Roy — Un consiglio? Frequenti i ristoranti italiani, le strade e i luoghi dove poter incontrare i tifosi, portare la sua passione alla Roma». Già, ed infatti la giornata di oggi Garcia la dedicherà proprio a cercare casa. Dove? Possibile tra Eur, Torrino o Casal Palocco, ma non è detto che non decida di vivere in quartieri che rappresentano il cuore giallorosso come Testaccio o la Garbatella.

IL VERTICE  – Ieri Garcia si è chiuso per più di un’ora in una stanza con Sabatini (da questa mattina a Milano), con cui poi ha anche cenato. Hanno pianificato il ritiro di Riscone (10-24/25 giugno, con raduno l’8 a Trigoria), la tourné in America (10-12 giorni, tra Kansas City, Toronto e una tappa tra Chicago e Washington) e studiato le strategie di mercato. Prima di tutto i portieri. Rafael resta in ballo (anche se come secondo nome), con il Palermo ieri si è parlato del prestito di Viviano, con diritto di riscatto della metà. Garcia ha ascoltato le parole di Sabatini su Nainggolan e Paulinho e poi parlato delle possibili cessioni eccellenti: Osvaldo, De Rossi e Pjanic. Sono tre giocatori che al tecnico francese piacciono e di cui avallerà la cessione solo per fare cassa ed arrivare a giocatori di pari valore. Domani alle 15.30 ci sarà la presentazione ufficiale, giovedì volerà a Lilla per salutare la sua ex squadra. Poi sarà solo Roma. E lavoro, tanto lavoro.

MERCATO – La Roma ha scelto Viviano

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FONTE: TUTTOMERCATOWEB.COM – Secondo quanto raccolto dalla redazione di Tuttomercatoweb.com, la pista legata ad Emiliano Viviano per la Roma rischia di avere subito