Tifosa in tutti i Sensi: “Che errori con Montella e Zeman”

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GASPORT (M. CECCHINI) – Quando la gente non crede più ai sogni, il passato all’improvviso diventa nostalgia. Giusto o sbagliato? Abbiamo voluto chiederlo a Rosella Sensi, l’ultimo presidente prima dell’era americana, che ci accoglie a Villa Pacelli col sorriso radioso di una donna che sarà di nuovo madre fra un mese. Ad appannarlo, però, ci pensa la Roma, su cui dice meno di quello che può. Ma basta saper leggere tra le righe per capirne di più.

Lei è andata via fra le contestazioni e in questi giorni siamo tornati allo stesso punto: che cosa ne pensa?

«Senta, ho passato due anni pieni di malinconia perché il calcio scandiva la mia vita, anche se ho sempre ricevuto affetto da parte dei romanisti. Ho lavorato per il Comune (delega olimpica, ndr) e ora faccio con piacere la mamma e la tifosa. Ho ricevuto tante critiche ingiuste a cui potrei replicare, ma non lo faccio. Dico solo che, come è stato sbagliato pensare solo a distruggere il buono che avevamo lasciato, sarebbe altrettanto sbagliato farlo adesso».

C’è un dirigente che ha detto ai tifosi: «Spegnete le radio, accendete il cervello». È una città ammalata di parole?

«Lei sa che per tre anni, fino al 2012, ho dovuto girare con la scorta della Digos per le minacce ricevute? Quando i risultati non arrivano i tifosi sono sempre arrabbiati e lo capisco. L’importante è non superare mai i limiti».

Errori però ne avete commessi tanti. E i conti non erano impeccabili.

«Visti i risultati, credo che gli errori non siano stati poi così tanti. Certo, sbagliamo tutti e io credo di averlo fatto nella comunicazione, quella non borsistica. Però che la Roma stesse per fallire è una favola perché ci sono bilanci certificati che attestano il contrario. La controllante Italpetroli era un’altra cosa, ma perché si è assunta i debiti del club. Lì da un certo punto in poi non abbiamo messo tanta attenzione, però proprio a causa della Roma».

Ma la vostra gestione non era troppo familiare?

«No, era un mix giusto che ci ha permesso di valorizzare Conti, Pradè, Montella, Stramaccioni, Mazzoleni e tanti altri. Certo, il calcio ha bisogno di rinnovarsi, ma attraverso una strategia complessiva su stadi, razzismo, merchandising, non solo per singoli temi».

Come giudica la politica di UniCredit verso la nuova Roma?

«Con noi è stata molto attenta, adesso dà molta fiducia. Ci saranno delle ragioni».

Da ex amministratrice pubblica, le pare etico che le banche facciano molto credito alle società di calcio e molto poco ai cittadini?

«Il calcio è un’industria che produce parecchio, ma occorre dare fiducia anche alla gente. Non si possono usare misure diverse quando ci sono persone che stanno male».

Sul caso Soros sappiamo che ci sono verità inconciliabili, ma era davvero quella americana la migliore proposta d’acquisto per la Roma?

«Diciamo che è quello che risultava agli advisor, ma non eravamo noi a ricevere le offerte. Su Soros non parlo più, tanto sarebbe inutile».

Vero che lo sceicco Al Qaddumi aveva contattato anche voi in passato?

«Non abbiamo mai intavolato trattative con persone di cui i nostri advisor non avessero verificato la credibilità».

Come ha giudicato Luis Enrique e Zeman?

«Io avrei puntato su Montella e non avrei esonerato Zeman».

Ma si dice che nel 2005 lei non prese il boemo per un veto di UniCredit.

«Diciamo che fu una scelta delicata in cui vennero fatte diverse valutazioni».

Qual è il giocatore della Roma attuale che preferisce?

«Sempre Totti. E pensare che quando gli rinnovai il contratto l’ultima volta, qualcuno diceva che 5 anni erano troppi».

Ha rapporti con i nuovi dirigenti e i calciatori giallorossi?

«Con i dirigenti nessuno, con qualcuno dei ragazzi a volte sì. Si figuri che quando perdevano mi dicevano scherzando: “Adesso non ci può mandare in ritiro”».

È necessario davvero un presidente sempre presente?

«Sì, occorre un grande ombrello che prenda le critiche e protegga la squadra. In Italia abbiamo bisogno sempre di un punto di riferimento».

Le piace il nuovo logo?

«Sono una romantica: non lo avrei cambiato. Bisogna rispettare le tradizioni».

Tornerebbe a fare l’amministratrice pubblica o la dirigente?

«Non mi sono candidata alle elezioni, ma sono sempre innamorata della mia città. La Roma? Mi manca,malasciatemi fare solo la tifosa».

Essere dirigente della Roma, a Roma, può dare alla testa?

«Certo, può farti perdere il senso della realtà. Meno male che la mia famiglia mi ha fatto tenere i piedi per terra. E voglio dire una cosa a Claudio Lotito: per numeri, fatti e successi la prima squadra della Capitale è la Roma, se ne faccia una ragione. Detto questo, mi sono stancata di perdere, voglio ricominciare a vincere ».

Scusi, ma ha mai avuto un fidanzato laziale?

«Sì, è capitato. D’altronde nella vita sbagliamo tutti…».

Tordivalle, il trotto si sposta. Per lo stadio?

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GASPORT (N. MELILLO) – Un passo in avanti. Verso cosa non è chiaro.Maa sorpresa, con un anno d’anticipo rispetto a quanto pattuito la Parsitalia di Luca Parnasi ha saldato una grossa fetta di quanto dovuto (45 milioni?) alla Sais di Gaetano Papalia per l’acquisto dei terreni legati all’ippodromo di Tordivalle. Voci insistenti parlano di richiesta agli allenatori dei trottatori presenti all’ippodromo di andar via entro giugno. Una conferma arriva dalla raccomandata spedita da Hippogroup al Ministero delle Politiche Agricole per costruire da subito una pista di trotto all’interno di quella di galoppo a Capannelle, in tempo per le batterie del Derby di settembre. Dunque, il trotto a Roma lascia Tordivalle.

E lo stadio? La questione è: Parnasi prende Tordivalle per costruirci lo stadio della Roma o no? Qui casca l’asino: perché l’ok a costruire uno stadio ancora non c’è. Progetto a luglio, ma andranno poi studiate un bel po’ di cose, a cominciare dalla fattibilità in una zona alluvionale (Tordivalle è circondata dal Tevere, che lì crea un’ansa) di un grande impianto. Ma il problema, per Parnasi non si porrebbe. Al punto che stando ai numerosi si dice, nel caso sarebbero pronte le alternative: niente stadio? Un centro residenziale. O anche un cimitero. Già. Un cimitero.

Roma, ultimatum ad Allegri. E riparte la caccia al tecnico

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CORSERA (G. PIACENTINI) – Ormai siamo alla guerra di nervi. Il caso-Allegri sta portando allo sfinimento tutti i protagonisti sull’asse Roma- Milano, motivo per cui la corda che è stata tirata fino all’inverosimile rischia di spezzarsi. Da una parte ci sono la Roma, che è stanca di aspettare e ha la necessità di annunciare il nome del nuovo tecnico nelle prossime ore per placare l’ira dei tifosi che non accenna a diminuire, e Silvio Berlusconi che volentieri accompagnerebbe personalmente il suo allenatore fino a Trigoria. Dall’altra c’è l’ad rossonero Adriano Galliani che, nonostante alcune sue dichiarazioni («Non è detto che per diventare allenatore ci sia bisogno di fare gavetta») possano essere interpretate come un’apertura nei confronti dell’olandese, continua a spingere non tanto per una conferma di Allegri, quanto per evitare l’arrivo di Clarence Seedorf che invece, secondo Sport Mediaset, avrebbe già firmato un pre contratto col Milan. In mezzo Allegri, che deve decidere da quale parte stare. Se con la Roma, con cui ha avuto contatti anche ieri e con cui ha già trovato un accordo di massima (i contratti già ci sono e aspettano solo di essere firmati), oppure col Milan – al suo ex compagno di squadra Camplone, ora tecnico del Perugia, ha confessato che rimarrà rossonero – dove ha ancora un anno di contratto (che non sarà prolungato) ma dove rischia di «saltare » alla prima amichevole che non soddisfi il senso estetico di Berlusconi. A forzare la mano ha pensato la Roma, che ha dato l’ultimatum ad Allegri.

La società giallorossa sente di aver fatto tutte le mosse giuste per accontentarlo, ma non può attendere oltre. Per questo vuole una risposta in tempi brevi, possibilmente prima dell’incontro del tecnico, previsto per domani sera, con Galliani e Berlusconi. La decisione di fissare il vertice, che è filtrata ieri sera, potrebbe portare a nuovi scenari, ma resta inteso che, se Allegri non si sarà dimesso, la Roma virerà su un altro tecnico. I nomi che filtrano da Trigoria sono sempre gli stessi. Anche se, conoscendo l’abilità nel depistaggio di Baldini e Sabatini, ieri rimasto a Milano, non si può escludere a priori l’ipotesi di un colpo a sorpresa. In ogni modo sarà un tecnico dal curriculum collaudato, e non una scommessa che i dirigenti romanisti non possono permettersi dopo i fallimenti di Luis Enrique e Zeman. Nonostante in Francia lo abbiano accostato alla panchina del Paris Saint Germain, rimane vivo il nome di Laurent Blanc, che aveva rifiutato a febbraio la panchina romanista perché non se l’era sentita di subentrare in corsa dopo l’esonero di Zeman. L’ex tecnico del Lille, Rudi Garcia, invece, ha già detto sì e aspetta solo una chiamata da Trigoria, dove però non è considerato la prima alternativa. In corsa c’è anche Frank Rijkaard mentre l’unico tra gli italiani ad avere qualche chance è Roberto Donadoni che, ironia del destino, sarebbe anche preferito da Galliani rispetto a Seedorf. Tutti tecnici che rischiano di rimanere appesi al filo del telefono, se Allegri, come sperano a Trigoria, deciderà di sposare la Roma.

Una pioggia di insulti

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IL MESSAGGERO (S. CARINA) – L’appuntamento è per le ore 11 presso il piazzale Dino Viola. Sotto un diluvio quasi tropicale, i primi tifosi della Roma iniziano a radunarsi intorno alle 10,45 quando il centro sportivo Fulvio Bernardini è già presidiato da almeno un’ora dalle forze dell’ordine, disposte in modo tale da non permettere ai contestatori di avvicinarsi ai cancelli. All’interno solamente qualche dipendente, visto che la dirigenza, l’ufficio comunicazione e i calciatori non sono presenti.

DIRIGENZA DA RIFARE
Alle 11,20 sono circa in 250 che hanno risposto presente al sit-in di protesta. Iniziano i cori, che per almeno una buona decina di minuti hanno come destinatari i vertici societari. Ce n’è per tutti, nessuno escluso. Al presidente Pallotta, giocando con la rima del cognome, vengono attribuiti natali poco onorevoli; a Sabatini (forse il più contestato) viene rammentato il proprio passato da ds laziale con un folkloristico «torna a pascolare»; a Baldini viene invece imputato di possedere poca verve nelle uscite pubbliche: «Franco la messa è finita». Ma la protesta non si ferma a loro. Anche il resto del management non viene risparmiato. E così raffica di cori anche per il consigliere Baldissoni, la responsabile della comunicazione, Augelli, e l’ad Fenucci, ‘colpevole’ in quanto di fede laziale.
SCRITTE E SCHERNO
Più passano i minuti e più sembra di assistere ad una manifestazione vera e propria visto che i partecipanti vengono preceduti da una serie di striscioni: «Riprendiamoci la Roma», «Fuori i laziali dalla Roma», «Aridatece la Roma», «Ogni vostra scelta un insuccesso, vogliamo le dimissioni adesso», «26-05-13: sfregiati 86 anni di storia». L’ultimo ha come chiaro riferimento la sconfitta di domenica scorsa subita nella finale di Coppa Italia contro la Lazio. Spunta uno stendardo pro Zeman e i cori si spostano anche sui calciatori Osvaldo e De Rossi («Pagace na’ birra»). Qualcuno dei presenti indossa magliette stampate che invitano i dirigenti ad andarsene (Baldissoni, Baldini e Sabatini siete la vergogna di questa società). Altri sventolano bandiere non originali – «L’ho comprata alla bancarella cinque anni fa» – dove il logo somiglia in modo incredibile a quello partorito ultimamente dal merchandising giallorosso che finisce anch’esso nel mirino delle critiche: «A Winterling mettece ‘na pecora la prossima volta, tanto a te che te frega», urla un tifoso.
TENSIONE CON LA IENA
Le forze dell’ordine controllano la situazione senza problemi. L’unico momento di tensione è provocato da un battibecco tra un gruppo di ragazzi e l’inviato delle Iene, Calabresi (a Trigoria per motivi personali, ndc), che viene ricondotto a forza nella sua automobile e a suon di «buffone» è costretto ad allontanarsi. Prima del rompete le righe, con la pioggia che a tratti è intervallata addirittura dalla grandine, i contestatori intonano cori a favore di Bruno Conti, Totti, Aldair e i presidenti Viola e Sensi, prima di salutare l’attuale dirigenza (e la contestazione) con un eloquente «se salutamo adesso, non ve volemo più».

Osvaldo, niente di peggio che il talento sprecato

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CORSERA (A. GRASSO) – Non c’è di peggio che dare del laziale a un romanista. Se Osvaldo aveva intenzione di ferire il suo allenatore, Aurelio Andreazzoli, colpevole di averlo tenuto fuori nel derby di Coppa Italia, diciamo che c’è riuscito. I due avevano battibeccato a fine gara e il tecnico giallorosso non era certo stato tenero nei suoi confronti: «Osvaldo non è nuovo a queste scene sotto le telecamere, poi magari nel privato ha comportamenti un po’ piagnucolosi ». Di qui il tweet velenoso del calciatore: «Facevi più bella figura se ammettevi di essere un incapace… Vai a festeggiare con quelli della Lazio va…».

Osvaldo il caldo, Osvaldo «Simba» (omaggio al Re Leone), er Johnny Depp de noantri, «Dani» è un tipo focoso, un centravanti di sfondamento: fa a cazzotti negli spogliatoi, insofferente alle regole, manda a quel paese compagni e giornalisti. Poi, però, si fa male da solo: Cesare Prandelli non lo ha convocato in Nazionale per aver disertato la cerimonia di premiazione, a fine derby. Inutile buttarla sul sociologico: l’infanzia non facile a Buenos Aires, i campi di calcio come unica scuola, l’arrivo in Italia a vent’anni, destinazione Atalanta, e poi Lecce, Firenze, Bologna, l’etichetta di incompiuto, l’Espanyol, la Roma, l’accusa di traditore per aver scelto di giocare per l’Italia e non per l’Argentina («Amo l’Argentina, ci sono nato e cresciuto, ma qui ho raggiunto maturità calcistica e personale. In Italia mi sento a casa»).

Come dice Robert De Niro in Bronx, «Non c’è niente di peggio che il talento sprecato». Quando va sul colto, Osvaldo il caldo dice di amare lo scrittore francese Frédéric Beigbeder, che si considera un nichilista e un provocatore: «Un nichilista che crede nel dogma della velocità. Se non siamo certi di vedere il domani, dice, è meglio correre. Ho letto “L’amore dura tre anni” e poi “Windows on the world”, una nitida istantanea dell’11 Settembre ». Chissà cosa leggono Zeman, Andreazzoli, Prandelli e tutti gli incapaci che non lo capiscono. È vero che le anime semplici sono noiose, abitano scenari vuoti, ma un dissipatore di talento come Osvaldo è solo una vittima sacrificale. Ora del caso ora del caos. Che poi, in fondo, sono la stessa cosa.

Mister X a Roma: da Blanc a Bielsa sono tutti in pista

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GASPORT (A. CATAPANO / C. ZUCCHELLI) – Deluso, spazientito, nervoso. Ma vivo, ed è già qualcosa. Walter Sabatini è rientrato a Roma senza Allegri, ma tutto intero. Il direttore sportivo aveva annunciato che si sarebbe buttato dall’aereo se fosse tornato a mani vuote, siamo felici che abbia cambiato idea, anche se la botta è stata forte. Davvero erano arrivati ad un centimetro, Allegri e la Roma? E quando è iniziato il distacco? Il tecnico del Milan faceva sul serio o ha bluffato?

Pazienza finita? Forse non lo scopriremo mai. Oggi, proviamo a riavvolgere il nastro. Dunque, la Romaaveva inizialmente puntato su Mazzarri, poi ha virato su Allegri, garantendogli questo mondo e quell’altro: soldi, staff, prospettive, pieni poteri, perfino un fisioterapista di fiducia. Non è bastato. La pazienza di Sabatini sarebbe finita venerdì sera, nel corso di una telefonata piuttosto animata: «Ora basta! La Roma non può aspettare le vostre cene», il senso dell’ultimomessaggio consegnato ad Allegri. Il quale non avrebbe fatto una piega, lasciando il d.s. da solo con le sue pulsioni suicide. Come si sia passati, in poche ore, dalla prostrazione ad un nuovo convinto rilancio, è un altro mistero da scoprire. Fatto sta che ieri — registrato che nemmeno un retroscena politico de La Repubblica sulle guerre di potere in casa Milan aveva sortito l’effetto sperato—la Roma ha cambiato toni e senso delle sue confidenze: «Presto uscirà un nome dal cilindro che sorprenderà tutti. Abbiamo uno, forse due Mister X». Fanno sul serio? O è un tentativo di depistaggio? Con la Roma c’è da aspettarsi di tutto, anche che resti su Allegri. Di certo c’è che se vorrà stupire i tifosi con effetti speciali (e promette di farlo nelle prossime ore), il materiale non potrà essere lo stesso che ha portato prima Luis Enrique, poi Zeman e Andreazzoli.

I nomi? Impossibile fare una cernita, dobbiamo arrenderci alla creatività dei dirigenti romanisti, d’accordo ma non troppo sul profilo di Mister X: italiano, ma anche straniero; emergente, ma anche autorevole; possibilmente, con una mentalità vincente. Capite da soli quanti rientrano in queste categorie: Rijkaard, Donadoni, Blanc (da ieri più vicino al Psg), Garcia, Pioli, Bielsa, Colantuono, Di Francesco, Rodgers, perfino Simeone, Mancini, Ancelotti e il mitico Heynckes. Sicuramente ci dimentichiamo qualcuno.

Le proteste Non ne lasciano passare una, invece, i tifosi della Roma. Che ieri si sono radunati in duecento a Trigoria per insultare un altro po’ dirigenti e giocatori (soprattutto De Rossi), salvando solo Totti. Ne ha fatto le spese la vettura di Paolo Calabresi, l’inviato de Le Iene che andava a prendere il figlio giovane calciatore romanista. Considerazioni finali: il clima che si respira a Roma è diventato insopportabile e pericoloso, almeno chi scrive e parla ad un microfono dovrebbe darsi una regolata.

Allegri a casa Berlusconi, stasera si chiude

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AC Milan's Coach Massimiliani Allegri li

CORSERA (A. COSTA) – Diciamo la verità: la vicenda Allegri ha superato gli argini di ogni più ragionevole forma di sopportazione. Sta diventando una telenovela sempre più attorcigliata su se stessa, che di sicuro non giova all’immagine del Milan e dei suoi attori e la speranza è che stasera, nel summit a tre finalmente convocato ad Arcore, qualcuno ci liberi, in un senso (Allegri resta) o nell’altro (Allegri va alla Roma), dall’incubo di questo tormentone. In questa storia non ha fatto una bella figura Silvio Berlusconi perché, a fronte della cordiale disistima costantemente espressa nei confronti del suo allenatore, si è deciso soltanto ora a invitarlo a cena e a dirgli face to face quello che realmente pensa di lui e che non perde occasione per ribadire, soprattutto ai parlamentari del suo partito («Allegri è un incapace, ha perso due scudetti, ha rinforzato la Juve cedendogli Pirlo », eccetera). Finora il presidente ha fatto come Penelope: ha disfatto quello che Adriano Galliani puntigliosamente aveva costruito ed è sembrato divertirsi un mondo a disdire gli appuntamenti caldeggiati dal suo plenipotenziario.

Una bella figura non la sta facendo neppure il suddetto Galliani perché la sua insistenza nel riproporre la candidatura di Massimiliano Allegri sembra degna di miglior causa. A Berlusconi il tecnico livornese fa venire l’orticaria: continuando a puntare su di lui (Allegri) a dispetto delle chiare scelte di campo presidenziali, l’ad rossonero sta tirando pericolosamente la corda, tanto che nelle ultime ore si sono diffuse voci incontrollate (e che riferiamo per puro dovere di cronaca) circa un suo clamoroso siluramento («Ma io non mi faccio intimidire da nessuno: parlo soltanto con il presidente»). È peraltro lampante come, nell’ottica di Galliani, le pressioni per convincere Berlusconi a ricucire il rapporto di stima con Allegri siano un modo diretto per boicottare la candidatura di Clarence Seedorf alla guida tecnica del Milan.

E, ultimo ma non l’ultimo, non brilla per coerenza neppure Allegri che, dopo essersi proposto alla Roma con la quale ha poi raggiunto un’intesa di massima che lo ha indotto a effettuare telefonate di mercato per conto della stessa, ora — non si comprende come mai vista l’alta considerazione di Berlusconi nei suoi confronti —non disdegnerebbe di rimanere al Milan. Il fatto che questo suo atteggiamento ambiguo gli sia valso la nomination a «maestro del doppiogioco» lo ha indispettito ma se l’etichetta di doppiogiochista non è di suo gradimento, di certo i suoi movimenti e le sue scelte di queste ultime settimane sono stati improntati a una caotica incoerenza che, alla lunga, ha reso giustizia alla definizione coniata per lui da uno dei totem dell’epopea ancelottiana: «Allegri? Come allenatore non è male ma nello spogliatoio è quello che è nella vita: confuso e confusionario». Allegria!

Roma pronta a tutto: ecco le soluzioni

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Murcia v Barcelona - La Liga

CORSPORT (M. EVANGELISTI) – Gioco di guerra multidimensionale in cui tutti sono giocatori pensanti e tutti sono pedine, perfino la libera stampa utilizzata come rompighiaccio, blindato od ospedale da campo in base alle necessità. Intorno a Massimiliano Allegri si è scatenata una vorticosa partita a scacchi, non di quelle già pronosticabili dopo un paio di mosse. Lo stesso allenatore non è semplice posta in palio, ma porta avanti la propria strategia. E forse neppure lui sa esattamente quale. Di certo il presunto divertimento è venuto a noia alla Roma, che fino a ventiquattr’ore fa aveva accarezzato distrattamente i piani alternativi e adesso li ha copiati in bella e ha cominciato a studiarli in profondità. (…)

RAPIDITA’ – Così Allegri chiama un amico raccontando che resterà al Milan e poi invia messaggi alla Roma su quanto sarebbe bello lavorare nella città più gloriosa d’Italia e allenare Totti. A Trigoria, dove finora avevano dato pieno credito alle difficoltà regolamentari del tecnico, peraltro autentiche, e alle sue dichiarazioni di simpatia, adesso semplicemente si sono rotti le scatole, e si sa che a Roma si dice in un altro modo. Per pura educazione continuano a credere alle parole di Allegri e gentilmente rispondono che si capisce, ma sicuro, però anche lui si metta nei panni degli altri e che non possono aspettare più a lungo, ma per carità, ci chiami pure quando vuole, noi intanto prenderemo le nostre precauzioni. Lo hanno fatto, tuttora ritenendo che Allegri possa essere l’allenatore della Roma. (…)
I NOMI – Hanno messo insieme un gruppo selezionato dal quale scegliere. Quattro assi nella manica, non di più. Il primo della lista, l’uomo dal nome rassicurante, sarebbe Laurent Blanc: ex giocatore di Napoli e Inter, dunque conosciuto in Italia; campione del mondo e d’Europa con la Nazionale francese; da tecnico, al Bordeaux, campione di Francia, vincitore di una Coppa di Lega e di due Supercoppe; sulla panchina dei Bleus, due anni ricordati soprattutto per le polemiche sugli immigrati e sugli oriundi.(…)

Un altro personaggio dall’aria fascinosa, ma in realtà di scarso appeal, è Frank Rijkaard, che nel 2006 ha vinto la Champions League guidando il Barcellona, predecessore della lunga stagione di Pep Guardiola. Di recente è stato esonerato dalla Nazionale dell’Arabia Saudita. Pare che alla Roma, dove la pigrizia va e viene, non piaccia troppo la filosofia di preparazione basata in gran parte su allenamenti tattici che lasciano poco tempo per la fatica e l’atletica. (…)

L’italiano c’è, nella persona di Roberto Donadoni. Il quale onestamente non ha lasciato vedove e orfani disperati dove è passato, Nazionale azzurra compresa. Però alla Roma lo stimano per le tracce di bel gioco registrate nel corso della carriera. L’ipotesi più brillante è Rudi Garcia, liberatosi dal Lilla.(…)

Di Marzio: “In aumento le percentuali che Allegri resti al Milan”

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allegriFONTE: GIANLUCADIMARZIO.COM – 24 ore per decidere il futuro della panchina del Milan. Confermato l’incontro decisivo tra Berlusconi e Allegri, sarà presente anche Galliani. Il summit si terrà domani ad Arcore, si parlerà del futuro dell’allenatore. Le percentuali di una sua conferma sono in aumento, dopo il lavoro diplomatico di Galliani. La Roma resterà ormai in attesa ancora 24 ore, cominciando pero’ a valutare concretamente le alternative.

Roma, tempo scaduto per Allegri

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AC Milan's Coach Massimiliani Allegri li

ANSA – Cresce la contestazione in casa Roma, sempre più sotto schiaffo tra la debacle in Coppa Italia e lo stallo in chiave tecnica. Il tempo che la Roma si è concesso per aspettare Massimiliano Allegri sta per scadere, ancora prima dell’atteso vertice (domenica sera?, lunedi?) tra il tecnico livornese e Silvio Berlusconi. Dopo i continui rinvii su chi sarà il prossimo allenatore rossonero, la linea che sembra prevalere in queste ore a Trigoria è quella di non aspettare più Allegri, ma di muoversi su altre piste. Il tecnico rossonero sapeva, si sottolinea alla Roma, che sarebbe stato aspettato fino al termine di questa settimana, ora comincia la fase due. A meno che Allegri non prenda una plateale posizione pro Roma.

Sabatini, tornato nella Capitale, sta intanto già lavorando in altre direzioni, in contatto con la proprietà. A meno di svolte in casa Milan e di una ‘dichiarazione d’amorè da parte di Allegri che a questo punto appare più lontano da Roma e dalla Roma. Il ‘tira e mollà tra il Milan e il suo tecnico andato in onda nelle ultime due settimane ha decisamente stancato la dirigenza giallorossa che – anche sull’onda dei malumori di piazza che anche oggi si sono appalesati davanti ai cancelli del ‘Fulvio Bernandini con una dura ma pacifica contestazione – ha virato forte su un’alternativa ‘serià che, allo stato, non è dato sapere però se sarà italiana o straniera. Il fatto certo è che sulla ‘telenovelà Allegri la misura è colma e Baldini e Sabatini oltre che valutare candidature alternative devono anche tenere conto di una tifoseria sempre più ‘inferocità e spaesata. I nomi circolati sono sempre gli stessi, anche se una bella scrematura è stata già fatta, considerando la nazionalità, l’abitudine al campionato italiano, l’esperienza e, non ultimo, l’ingaggio.

Così, sul taccuino della coppia Baldini-Sabatini restano i nomi di Blanc (anche se pare ormai ‘promessò al Psg) e Bielsa in chiave straniera, di Pioli, Di Francesco, Donadoni in chiave nazionale. Al dg Franco Baldini, tuttavia, è sempre piaciuto il nome di Roberto Mancini, che però ha un ingaggio molto più alto dei 3,5 milioni promessi ad Allegri. Altro nome circolato è quello del tecnico del Lilla, Rudy Garcia ma difficilmente la proprietà americana affronterebbe il terzo anno di gestione puntando sull’ennesima scommessa.

In attesa di conoscere chi dovrà cercare di risollevare le sorti tecniche del club, le incertezze della piazza si sono trasformate nell’ennesima contestazione: oggi a decine si sono presentati davanti ai cancelli di Trigoria, con tanto di striscioni, per protestare contro la dirigenza della Roma. Presi di mira la proprietà, Baldini, Sabatini, Baldissoni – con cori espliciti – e non solo. Incuranti della pioggia e della grandine, i sostenitori giallorossi chiedono chiarezza sul futuro a breve e medio termine, a partire dal nome del nuovo timoniere. Per questo hanno urlato a squarciagola ‘Ridatece la Romà e ‘Fuori i laziali dalla Romà.

 

Baldini deciso a lasciare la Roma

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FONTE: GIANLUCADIMARZIO.COM – Tempo (quasi) scaduto. La Roma non vuole più aspettare Allegri, sta mettendo fretta all’allenatore. E’ una pista che sembrava probabile qualche giorno fa, ma che sta diventando più difficile. Allegri tra domani sera e lunedì incontrerà Berlusconi, saranno le ultime 48 ore per avere una risposta definitiva e capire se resta o lascia il Milan. La Roma sta mettendo fretta e non vuole più aspettare, anche se non può perdere la possibilità di arrivare a un nome importante come Massimiliano Allegri. Tempo di attesa minimo, ma spera ancora in Allegri.

La società comunque si muove sulle alternative: restano i nomi di Rijkaard e Donadoni, con Bielsa verso il Santos e Blanc verso il Psg. I cambiamenti potrebbero esserci anche a livello societario: Baldini sembra ormai deciso a lasciare la Roma, le indiscrezioni che filtrano vanno verso questa direzione. La sua prossima società potrebbe essere il Tottenham, che lo corteggia da tempo.

Camplone (all. Perugia): “Allegri mi ha detto che resta al Milan”

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ILMESSAGGERO.IT – «Resto al Milan». La notizia di prima mano Max Allegri l’ha data ieri sera al telefono ad Andrea Camplone, suo compagno nel Perugia e nel Pescara di Galeone.E’ stato lo stesso Camplone a rivelarlo stamattina nel corso conferenza stampa svoltasi al Curi di Perugia alla vigilia della gara di ritorno dei playoff di Lega Pro con il Pisa.

«Ho ricevuto una telefonata che mi ha fatto immenso piacere – ha raccontato Camplone che ha condotto i grifoni ad una grande rimonta – Mi ha chiamato Allegri per farmi gli auguri. E alla fine Max mi ha detto: «Resto al Milan. I giocatori sono tutti con me, i tifosi anche e di mia iniziativa non mi muovo certo». Dopo l’apertura di Berlusconi e questa dichiarazione di Allegri, l’esito del vertice rossonero sembra scontato, così la Roma dovrà indirizzare le sue mire su un altro tecnico.

Milan, firmato pre-accordo con Seedorf?

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FONTE: SPORTMEDIASET – Spifferi che arrivano dalla trasferta in Georgia capitanata da Galliani a casa Kaladze e che parlano di un possibile riavvicinamento di Allegri al Milan. Ma anche molti dubbi, perché innanzitutto, questi sono i soliti segnali piuttosto semplici da decriptare che lascia filtrare l’amministratore delegato del Milan, super sponsor di Allegri almeno fin che la ragion di stato glielo consentirà.

E dietro, una guerra di potere dentro agli assetti societari del club di via Turati. “La mano sulla coscienza per il bene del Milan” come ha detto ieri Berlusconi prima di incontrare Allegri, potrebbe significare che la telenovela deve finire in fretta e che si fa come vuole il padrone. Ovvero, via Allegri, costasse anche un anno intero di contratto: 2 milioni e mezzo netti a stagione e magari anche una buonuscita, che in verità, la famiglia che governa il Milan vorrebbe risparmiare.

Anche perché Allegri, non dimentichiamolo, ha in mano la possibilità di firmare un triennale con la Roma a 3 milioni a stagione, che Berlusconi sembra aver incoraggiato a trattare il tecnico toscano. E allora, che magari “provi a mettersi la mano sulla coscienza proprio Allegri”, come suggeriva ieri Berlusconi. E magari anche Galliani, accettando l’arrivo di Seedorf, che cinque mesi fa avrebbe anche firmato un precontratto, sponsorizzato parecchio da Barbara Berlusconi, amica di famiglia dell’olandese e non sempre in sintonia strategica col potente Galliani.

Allegri, la confessione di un dirigente della Roma: “Eravamo ad un centimetro…”

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FONTE: SKY SPORT – Stando a quanto riferito dall’emittente satellitare Sky Sport, un dirigente della Roma si sarebbe lasciato sfuggire una frase che farebbe intendere come Allegri si sia allontanato, forse definitivamente, dai giallorossi.

“Eravamo ad un centimetro da Allegri…” la frase riportata dalla redazione sportiva e pronunciata da un dirigente della Roma. I giallorossi ora starebbero puntando su Blanc.

 

Allegri, Milan pronto ad offrirgli il rinnovo se supera i preliminari di Champions

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SERIE A 2008/2009 - ROUND 7° - TORINO-CAGLIARI

FONTE: GIANLUCADIMARZIO.COM – Domenica sera Allegri e Berlusconi si incontreranno. Oggetto dell’incontro, ovviamente, il futuro dell’allenatore. La Roma è sullo sfondo, il Milan in primo piano.