CSS: “Allegri ha rotto col Milan, sarà presto a Roma per la firma”

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FONTE: CENTRO SUONO SPORT – Nella serata di ieri c’è stata una rottura definitiva tra Allegri e l’ad del Milan Adriano Galliani. L’allenatore sarà presto a Roma per incontrare i dirigenti giallorossi per firmare il nuovo contratto che lo legherà ai giallorossi per le prossime tre stagioni. Dopo la sconfitta nel derby e le conseguenti feroci polemiche, la dirigenza giallorossa ha rotto gli indugi per puntare con decisione sul tecnico livornese. Lo rivela il giornalista Gianluca Lengua dai microfoni di Te la do io Tokyo.

Lo step successivo all’annuncio di Allegri sarà l’addio di Franco Baldini: il dg giallorosso avrebbe già rassegnato le sue dimissioni al presidente Pallotta. Si aspetta solo l’annuncio di Allegri per rendere ufficiale la notizia. Dopo l’addio di Baldini, il deus ex  machina della Roma diventerà Walter Sabatini, che assumerà pieni poteri all’interno del club giallorosso.

Mancini: “Io alla Roma? Sono pronto ad allenare ovunque, senza preclusioni”

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SKY SPORTRoberto Mancini, ormai ex allenatore del Manchester City, è tornato a parlare del suo futuro, in occasione della partita tra vecchie glorie di Genoa e Sampdoria:

E’ finita da poco un’esperienza e non so cosa accadrà. Tornare in Italia? Non lo so è presto per dirlo. La Roma? Non so.. Sono un professionista e sono pronto ad allenare ovunque. Non ho preclusioni “

Andrezzoli in caduta libera: ora anche i giocatori lo scaricano

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FONTE: GASPORT – Il durissimo scontro a distanza avvenuto ieri tra Osvaldo e il tecnico della Roma Andreazzoli ha rotto definitivamente gli equilibri all’interno dello spogliatoio.

Andreazzoli dà ragione a Zeman, e il club non gradisce

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FONTE: CORSERA – Andreazzoli, ieri pomeriggio, ha incontrato Sabatini e Baldini a Trigoria, facendo il punto sulla stagione e dando una valutazione su quello che i giocatori potrebbero dare in futuro. Però non è piaciuta la sua gestione del caso- Osvaldo.

Dare del «piagnucoloso» al giocatore ha causato tre effetti collaterali: 1) ha cancellato l’immagine di Andreazzoli come custode di quello che succede in spogliatoio, avendo il spiattellato all’esterno la parte «privata » di Osvaldo; 2) ha abbassato il possibile valore di mercato del giocatore; 3) ha ridato forza a tutte le voci degli «orfani di Zdenek Zeman», il tecnico che aveva parlato chiaramente di mancanza di regole dentro il club e che aveva pagato anche per questo con l’esonero. Andreazzoli, in questo caso, è mancato nel suo ruolo di «uomo della società» e la sua immagine verso i giocatori non ne è certo uscita rafforzata.

Il problema Roma? Non gli americani ma gli italiani

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CORSPORT (S. AGRESTI) – L’indegno caso Osvaldo chiude in modo adeguato l’indegna stagione della Roma, culminata nella sconfitta con la Lazio in finale di Coppa Italia. Niente è andato come doveva: i risultati (un disastro), il gioco (anche peggio), la valorizzazione del patrimonio tecnico (a parte rare eccezioni, tipo Marquinhos), i comportamenti (che dovevano essere nuovi e diversi). Tutto, a parte Totti, è andato a rotoli.

Così fanno due. Due stagioni fallimentari su due: la Roma americana ha fatto l’en plein. Per dare una dimensione dello sfascio, basta guardare le qualificazioni per le coppe: il club giallorosso non falliva l’Europa da quindici anni (1997). Con la nuova gestione, ha mancato l’obiettivo due volte di fila. A pensarci bene, un’impresa titanica.
Mancano, per di più, gli alibi. Di soldi ne sono stati spesi in quantità, come poche altre società in Italia (oltre cento milioni); gli arbitri sono stati raramente penalizzanti; l’ambiente è stato meraviglioso, comprensivo e collaborativo (mai visto un nostro grande club che ha goduto di tanta pazienza da parte dei suoi tifosi, anche se qualche dirigente continua a sottolineare che la piazza è difficile, anzi difficilissima: ma dove?). A picco senza scusanti, insomma.
Attenzione, però, a prendersela troppo con gli americani, perché la sensazione è che i veri colpevoli di tale sconquasso siano italiani: Baldini, Sabatini, Fenucci. Più Baldissoni, il trait d’union fra Roma e gli States, l’uomo della proprietà sul territorio. Sono loro che, in assoluta e totale libertà, hanno gestito i soldi (in parte arrivati dalla banca), deciso gli acquisti, stabilito le strategie, scelto i tecnici. Sono loro che si sono dimostrati incapaci di costruire non solo un progetto innovativo e rivoluzionario, come ci hanno presuntuosamente raccontato per mesi (salvo proporci il solito canovaccio fatto di esoneri, liti, insulti all’allenatore), ma anche un gruppo competitivo ad alto livello. Sono loro che hanno completamente, totalmente fallito.
Pallotta and company, comunque, almeno una colpa ce l’hanno: hanno scelto questi uomini e, insuccesso dopo insuccesso, continuano a tenerseli, innamorati non si sa di cosa, quasi fossero stati ipnotizzati da un incantatore di serpenti. Così Baldini, Sabatini e Fenucci, inchiodati alle poltrone tipo i politici della Prima Repubblica, progettano la loro terza Roma, che per ora – aspettando Allegri – è incredibilmente senza allenatore. Ma i tifosi giallorossi stiano tranquilli: è impossibile che la terza Roma americana sia peggiore delle prime due. O no?

Roma, tesoretto per il mercato di 30 milioni

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FONTE: CORRIERE DELLO SPORT – Conclusa la stagione,  Sabatini ha già stilato la lista della spesa in vista del prossimo mercato. Da una parte gli acquisti da fare, dall’altra le cessioni. Al centro, scritto in neretto, una cifra, il budget a disposizione: secondo quanto scrive il Corriere dello Sport, questa cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai 25 milioni di euro.

Secondo il quotidiano però James Pallotta, deluso e arrabbiato dopo la delusione di domenica sera, potrebbe in qualche modo portare quella cifra a quota 30 milioni. Un tesoretto che Sabatini dovrà spendere al meglio per turare le falle apparse chiaramente nella stagione appena conclusa.

Roma da rifondare: arriva Allegri. Osvaldo sul mercato, Baldini lascia

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CORSERA (G. PIACENTINI) – La reazione è stata immediata. Già domenica sera, a poche ore dalla cocente delusione del derby perso, James Pallotta ha radunato i suoi uomini per tracciare le linee guida per il futuro. Messe da parte la delusione e l’arrabbiatura per la seconda stagione fallimentare, il presidente ha manifestato tutta la sua determinazione a costruire una società e una squadra vincenti. «Non mollo e non vado da nessuna parte – le sue parole – perché il mio obiettivo è quello di vincere con la Roma ». La prima mossa riguarda la scelta dell’allenatore, da annunciare nelle prossime 48 ore. Per questo motivo il pressing su Massimiliano Allegri è aumentato.

 Il presidente ha dato pieno mandato a Baldini e Sabatini di assecondare le richieste del tecnico. A spazzare via i dubbi di Allegri un contratto ricchissimo da 3.5 milioni netti (si parte da un fisso di 3 e sono stati inseriti bonus non difficili da raggiungere) per due anni. In sostanza rispetto alla prima proposta è stata aumentata la cifra ma è diminuita di un anno la durata. A Trigoria sono convinti di poterlo annunciare prima della cena prevista giovedì a Milano e a cui parteciperanno solo Galliani e Berlusconi, che dovranno trovare il suo sostituto. La scelta del nuovo tecnico potrebbe essere l’ultimo atto da dirigente della Roma di Franco Baldini. Il d.g. ha manifestato a Pallotta la sua volontà di lasciare la Capitale, il presidente gli ha chiesto di posticipare ogni decisione a dopo l’annuncio del nuovo allenatore. Se poi vorrà presentare le sue dimissioni, stavolta saranno accettate perché Pallotta vuole solamente dirigenti che siano fortemente motivati.

Se Baldini non lo sarà, non verrà trattenuto. Così come non sarà trattenuto Daniel Osvaldo, che era finito sul mercato già prima della stucchevole «querelle» di ieri con Andreazzoli che ha segnato la fine della sua avventura in maglia giallorossa. L’attaccante italo-argentino sarà ceduto all’estero, c’è già un discorso ben avviato con l’Atletico Madrid, che può contare sui soldi incassati dalla cessione di Falcao. La trattativa va avanti da qualche tempo, e si concretizzerà nei prossimi giorni. Anche con i soldi incassati dalla sua cessione Sabatini cercherà di inserire un paio di innesti importanti. Uno dovrebbe essere Mehdi Benatia. Le trattative con l’agente francese del difensore dell’Udinese risalgono a qualche settimana fa e nei prossimi giorni dovrebbe esserci un incontro con la società friulana. Il prezzo di partenza è abbastanza alto, si parla di una cifra tra gli 8 e i 10 milioni, ma nella trattativa possono entrare alcuni giovani. Federico Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit, ha infine parlato a Radio Rai dei rapporti tra i due proprietari della Roma. «Rapporti ottimi e molto trasparenti. Siamo azionisti di minoranza e siamo fiduciosi, gli americani sono molto impegnati, hanno voglia di far crescere la squadra. Anche loro hanno messo importanti capitali e sul mercato c’è l’impegno di rafforzare con intelligenza il team».

Sabatini l’allenatore “ombra” della Roma?

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FONTE: GASPORT – Nonostante i cento milioni spesi per la parte sportiva, la Roma in questi due anni ha fatto flop. E così il dg. Franco Baldini è pronto a farsi da parte, soprattutto in caso di arrivo del milanista Massimiliano Allegri.

La posizione del direttore generale ha perso quota a vantaggio di Pannes e Zanzi e di Sabatini.  Un d.s che, secondo quanto riporta oggi la Gazzetta dello Sport, non avrebbe ricoperto solo il ruolo di dirigente: alcune fonti interne a Trigoria infatti raccontanto come il d.s. negli ultimi mesi abbia assunto il ruolo di allenatore ombra, condizionando le scelte di Andreazzoli.

Con Allegri anche Nainggolan: chi parte e chi arriva

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CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – Allegri è alle porte, ma la lista della spesa del tecnico livornese è già nota a Walter Sabatini che ha avuto modo di confrontarsi di tanto in tanto con quello che salvo ribaltoni improbabili sarà il nuovo allenatore della Roma.

RICOSTRUZIONE – Si pensava ad una Roma bisognosa solo di qualche ritocco mirato. In realtà la stagione appena chiusa consegna ai dirigenti giallorossi una squadra abbastanza confusa e lacunosa in quasi tutti i reparti. (…)
OBIETTIVI – Dal portiere in poi c’è molto da migliorare. Rafael del Santos sembra un affare già fatto, così almeno scrivono in Brasile, con tanti saluti a Stekelenburg, praticamente auto-eliminatosi nell’ultimo mese. Due terzini di affidabilità e rendimento. Quest’anno la Roma ha sofferto moltissimo sulle fasce. Se potesse, Sabatini sceglierebbe Jung (Eintracht) e scommetterebbe su Wallace (Chelsea) che può arrivare in prestito. Piace anche Antonelli del Genoa mentre ci sarà da risistemare il “tornante” Josè Angel. Serve anche un centrale difensivo. Allegri vorrebbe Astori, ma le trattative con il Cagliari non sono facili e la Roma in questi giorni è in pressing sull’Udinese per Benatia. Con il difensore marocchino ci sarebbe già l’accordo e nei prossimi giorni Sabatini potrebbe chiudere direttamente con Pozzo. Un’alternativa è il belga dell’Ajax Alderweireld, giovane difensore centrale bravo anche in zona gol.
NAINGGOLAN – E’ il centrocampista belga del Cagliari uno dei nomi che Allegri può chiedere con insistenza. La Roma farà i suoi passi con Cellino (…) In mezzo al campo la Roma ha già bloccato il “volante” Jean del Fluminense anche se il sogno è Paulinho del Corinthians e della nazionale brasiliana, uno che può fare la differenza. In Europa viene seguito con attenzione il mediano del Tolosa Capoue, giocatore fortissimo fisicamente e discreto sotto il profilo tecnico.

CHI VIENE E CHI VA – In attacco la Roma provvederà quasi certamente alla cessione di Osvaldo mentre tornerà alla base Borriello, fine prestito dal Genoa. Borriello potrebbe essere girato nuovamente ma non è detto. Potrebbe fare da “chioccia” a Destro e rendersi utile quando ce ne sarà bisogno. Da non escludere la “ciliegina” di stampo sabatiniano, sulle tracce del giovanissimo talento del Boca, Leandro Paredes.

America’ facce ‘na squadra

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LEGGO (F. MACCHERONI) – Anni fa un presidente si sentì assediato. La Lazio di Cragnotti era ormai lanciatissima e la sua Roma balbettava. Questo signore aveva raccolto un’eredità che era già scivolata sulle spalle di Ciarrapico e che non aveva trovato equilibrio quando provò a dividerla con un altro imprenditore, Pietro Mezzaroma. Troppe stagioni tormentate lo avevano allontanato dal cuore della tifoseria. Così questo signore, che viveva a Roma, che ci metteva tutti i giorni la faccia, quando la Lazio vinse addirittura uno scudetto, pensò a Viola, al suo, di scudetto.

Come nacque? Con un grande allenatore, Liedholm, con un brasiliano che voleva vincere, Falcao, aggiunto a un gruppo di campioni veri. E così cominciò dall’allenatore. Ingaggiò Capello. E poi Batistuta, Emerson, Samuel, da aggiungere a Totti e Montella, Delvecchio, Candela… Si chiamava Franco Sensi. Anni dopo un nuovo presidente, mentre una Roma allo sbando subisce l’ultima beffa dalla Lazio, parte e torna a casa, in America. Lascia contestazioni e dirigenti sciagurati. Nessuno paga due anni di tormenti. A parte i tifosi. Il presidente si chiama Jim. Promette Topolino e Nike, stadio e vittorie. America’ dacce ’na squadra

Nuovo stadio ispirato al Colosseo. Ghizzoni: americani determinati

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IL TEMPO (E. MENGHI) – Lasciato l’Olimpico a mani vuote, Pallotta non ha perso tempo e speranze: prima di ripartire si è incontrato con il membro del comitato esecutivo Pannes, il Ceo Zanzi, il costruttore Parnasi e l’architetto Dan Meis, per parlare del nuovo stadio, che sta prendendo forma e sembra proprio quella del Colosseo. Nella foto postata su Twitter da Pannes, si intravede il progetto che nel mese di luglio verrà presentato al prossimo sindaco di Roma. L’area, sarà quella di Tor di Valle. «La stagione è finita, ma non ci fermiamo. Passi avanti per il nuovo stadio», è il cinguettio che accompagna l’immagine e che ben rappresenta le intenzioni della società

Società senza valori, ecco la delusione di Totti

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Un tifoso a pezzi. La mazzata è stata terribile e Francesco Totti, il capitano della Roma, l’ha accusata sensibilmente. Come tutti coloro che domenica erano in Sud o davanti alla tv con il giallo e il rosso tatuato sul cuore. Lui, l’uomo dei record della storia della Roma, ci teneva da matti a battere la Lazio, a vincere la finale e a portare a casa la coppa. Lo voleva da tifoso e da professionista. Lo considerava un traguardo pari o giù di lì alla vittoria dello scudetto. Ecco perché la sua delusione è stata e continua a essere enorme, al punto che ieri ha preferito barricarsi in casa, non vedere o parlare con nessuno, e nel pomeriggio non è andato neppure ad accompagnare il figlio Cristian, impegnato alla Scuola Calcio alla Longarina.

LA VIGILIA
Pur di preparare al meglio la sfida con la Lazio, Totti la settimana scorsa aveva evitato ogni tipo di contatto pubblico, da una comparsata agli internazionali di tennis alla conferenza-stampa di sabato pomeriggio all’Olimpico. Soltanto l’incontro, irrinunciabile, con Papa Francesco. Una scelta, la sua, legata al desiderio di evitare dichiarazioni o polemiche e a quello di arrivare all’appuntamento di domenica pomeriggio nelle migliori condizioni psicofisiche. Non è servito a nulla: la Roma ha perso e ora non resta che il rimpianto per l’occasione persa e il dolore per la sconfitta.

IL DOMANI
E, adesso, Francesco, alla pari di tutti i tifosi della Roma, aspetta di conoscere quale sarà il nuovo allenatore. Ma alla faccenda non dà peso più di tanto: per lui, da sempre, contano di più i giocatori. Il 9 luglio dello scorso anno, nel ritiro di Riscone, disse con fermezza che la squadra non era attrezzata per le prime posizioni, «la Roma non è competitiva: servono i campioni» (e il giorno dopo venne duramente bacchettato dal ds Walter Sabatini, «ha parlato solo per far piacere alla gente»): i risultati gli hanno dato ragione. Lui non si considera esente da colpe, ma visti i precedenti ormai dà poca importanza al nome dell’allenatore. Sa che contano i giocatori, non il tecnico. I bravi giocatori. Un allenatore può metterci del suo, ma a suo giudizio ciò che realmente fa la differenza sono i valori tecnici dei calciatori.

LA SPERANZA
Ecco perché, più che un nuovo o vecchio allenatore, Totti spera che nella Roma tornino in fretta senso di appartenenza e reale attaccamento alla maglia. Valori fondamentali che, secondo Francesco, sono andati svaniti negli ultimi mesi. E nella Roma questo era successo raramente. O forse mai.

Pjanic: “Dispiaciuto della sconfitta, ma contento per Lulic che ha segnato”. Tifosi infuriati, lui rettifica

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FONTE: reprezentacija.ba – Il centrocampista della Roma Miralem Pjanic ha rilasciato alcune dichiarazioni all’aereoporto di Sarajevo, prima di raggiungere il ritiro della Bosnia e riportate da un sito del suo paese: “Il derby? Ovviamente mi dispiace sia di aver perso che non di aver potuto giocare, ma sono contento per Lulić che ha segnato”.

Parole che hanno immediatamente scatenato un putiferio nella tifoseria giallorossa. Passano poche ore e nella notte arriva subito una rettifica (parziale) di quanto detto: “”Ho solo detto che perdere per perdere, fa meno male prendere un gol di un compagno di nazionale“, le parole di Pjanic sulla pagina twitter della Roma. Ma la frittata era ormai già fatta.

Osvaldo litiga con Aurelio, perde l’Italia e va a Madrid

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IL TEMPO (A. SERAFINI) – Più che un caso, regna il caos. Nella Roma e intorno a Osvaldo, protagonista dell’ultimo atto che ha messo fine alla devastata stagione romanista. La parabola discendente dell’attaccante ha toccato il fondo ieri, in una serie di eventi folli partiti in una battaglia pubblica tra due avversari già sconfitti e finiti con l’esclusione dalla Nazionale.

Passi sfogare la rabbia a fine gara contro Andreazzoli, lanciando un fratino e urlando qualche parola di troppo. Ma per confermare il detto che «al peggio non c’è mai fine», i diretti interessati hanno pensato bene di alimentare la querelle anche fuori dal campo. Il primo a ritornare la vicenda è stato il tecnico. «Osvaldo non è nuovo a questi atteggiamenti di fronte alle telecamere, poi nel privato ha dei comportamenti un po’ piagnucolosi. È un problema suo, non mio». L’attacco duro ha scatenato l’immediata replica del numero nove, attraverso un ‘tweet’ che ha reso il tutto ancora più grottesco: «Facevi più bella figura se ammettevi di essere un incapace.. Vai a festeggiare con quelli della Lazio va».

Le schermaglie dialettiche si sono scontrate con la posizione intransigente di Cesare Prandelli, che dopo un colloquio in conference call con i maggiori dirigenti della Figc (Abete ed Albertini) e una chiamata a Trigoria ha deciso di escludere la punta giallorossa dalle convocazioni per l’imminente Confederations Cup. Non era convocato per l’amichevole con San Marino ed era squalificato per la Repubblica Ceca: ora rischia di perdere l’azzurro per sempre.

La fine del rapporto tra Osvaldo e Andreazzoli si è sancita durante la settimana di preparazione del derby, dove il tecnico non ha gradito lo scarso interesse mostrato dal giocatore. La storia del carattere «ribelle» è diventata indifendibile di fronte ad alcuni gesti anomali per un professionista (a pochi ore dalla gara è spuntata anche una sigaretta di troppo). Appreso poi che l’ultima gara in giallorosso sarebbe cominciata tra le riserve, Osvaldo ha preferito non riscaldarsi con i compagni presentandosi direttamente in panchina.

E se anche Pjanic ha gradito poco assistere da spettatore alla vittoria biancoceleste, l’episodio di ammutinamento non è stato digerito da Andreazzoli. Il botta e risposta andato in scena ieri è rimasto ancora una volta sottaciuto dalla società, pubblicamente inerme. Osvaldo prenderà una multa e poi lascerà la Roma. Anche perché il divorzio è stato da tempo annunciato. Al momento l’Atletico Madrid sembra aver individuato in lui la miglior alternativa a Falcao.

Americani a Roma, ma non fanno ridere

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GASPORT (A. CATAPANO) – In uno dei giorni più umilianti della storia romanista, l’unica voce che si leva nel silenzio imbarazzato della dirigenza è un tweet di Mark Pannes, già plenipotenziario del club, attualmente membro del comitato esecutivo e, come lo chiamano a Trigoria, «cane da guardia di Pallotta»: «La stagione è finita ma non ci fermiamo — annuncia —. Passi avanti per il nuovo stadio», con tanto di foto in cui fanno bella mostra di sé anche Zanzi e Pallotta, che nel momento più nero della loro gestione (e della storia recente della Roma) hanno deciso di lasciare la città.

A giudicare dalle reazioni, il tweet di Pannes meriterebbe quel premio «Cavolata del Mese» che il buon Mark qualche tempo fa voleva istituire per i giornalisti. In pochi minuti, i suoi followers romanisti si scatenano: i più teneri citano il «Grande Capo Esticazzi» di Lillo e Greg; i più feroci lo trattano al pari di Baldini, Baldissoni e Sabatini, quindi lo insultano; i più acuti si convincono che davvero l’unica cosa che sta a cuore agli americani è la costruzione dello stadio. O quantomeno che tutto il resto, compresa la storica umiliazione subita domenica, valga meno. Altrimenti, come spiegarsi l’imbarazzante discorso pronunciato da Pallotta domenica sera nello spogliatoio («Continuate a crederci e vinceremo presto»), e come giustificare il silenzio tombale di ieri, perpetrato anche di fronte allo scambio al vetriolo Andreazzoli- Osvaldo, una cosa mai vista prima?

Ecco, il bello (si fa per dire) della Roma di queste ultime stagioni è che finisce sempre per stupirti, anche se pensavi di averle viste tutte. E stupisce, di queste ore tribolate, la scarsa conoscenza che gli uomini chiave del club giallorosso hanno di Roma, della Roma, della sua storia, della sua gente. Ma non dovremmo stupirci. Perché tra Pallotta, Tacopina, Fiorentino, Pannes, Zanzi, Gombar, Winterling, Baldini e Sabatini, non ce n’è uno che sia nato o (almeno) cresciuto a(lla) Roma. Che sappia interpretarne il cuore e, soprattutto, la pancia. E finché non capiranno che governare la Roma è molto più complicato che gestire i Boston Celtics o un fondo di investimenti, ci sarà poco da stare Allegri. È bene che lo sappia anche il prossimo allenatore giallorosso.