L’incertezza di Allegri: dubbi sulla credibilità degli americani

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FONTE: CORSERA – La fumata bianca tra la Roma e Allegri tarda ad arrivare. Ma perchè? I dubbi dell’allenatore livornese vengono svelati da un articolo del Corriere della Sera di questa mattina. La storia nasce i primi di febbraio: attraverso un emissario di fiducia, il tecnico rossonero ha contattato i vertici italiani della Roma per informarli dell’intenzione di lasciare il Milan al termine della corrente stagione sociale, lanciando dunque la sua candidatura alla successione di Aurelio Andreazzoli, appena precettato sulla panchina giallorossa in sostituzione del sempre più naif Zdenek Zeman.

Che significa tutto questo? Che già quattro mesi fa Allegri si era reso conto del fatto che la prosecuzione del rapporto con Silvio Berlusconi sarebbe stata complicata quasi come scalare le Tre Cime di Lavaredo. La marcia di avvicinamento al pianeta romanista è successivamente proseguita con una serie di contatti in occhiali scuri prima di sfociare in un’intesa di massima che, pur in assenza di una vera e propria firma sul contratto, lo ha a esempio indotto a effettuare ricognizioni di mercato per conto del club di James Pallotta. E anche sotto questo profilo le conferme risultano inoppugnabili.

Cosa può essere dunque accaduto di così decisivo da spingere Allegri a prendere tempo, incaponendosi nella ricerca di un appuntamento con Berlusconi nonostante la voglia presidenziale in proposito sia pari a zero? Sembra che qualcuno gli abbia suggerito di scandagliare più a fondo la reale credibilità della proprietà made in Usa e, di riflesso, la sua capacità di investimenti.

Insomma la mancanza di chiarezza risulterebbe ai suoi occhi (del tecnico rossonero) un freno inibitorio tutt’altro che di trascurabile portata. Per cui, mentre i Pallotta’s attendono trepidanti la fumata bianca, il rischio di cancellare per la seconda volta un matrimonio già pronto, è reale. Perché, a ben vedere, Allegri è Allegri. Ma anche il suo contrario.

De Rossi saluta la Roma

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IL TEMPO (A. SERAFINI) – Gioia e dolore. Amore e frustrazione. E un fiume di lacrime versate e centrifugate in tutto questo. L’anno passato è stato difficile, probabilmente esasperante per Daniele De Rossi, ormai pronto per prendere la decisione più importante della sua vita. Lasciare la Roma e quella maglia che ha sempre amato. Il disastroso biennio di gestione americana ha influito nell’allargare quelle crepe che con il passare del tempo sono diventate sempre più evidenti. Con un rendimento precario (rispetto ai suoi standard) sul campo, ma soprattutto col muro che una parte dei suoi tifosi hanno cominciato a costruirgli davanti.

La nottata di contestazione montata a Trigoria nel post derby (sono stati sollevati cori e insulti verso di lui) è sembrata l’ultima goccia di un rapporto impossibile da risanare. Tritato anche dal logorio comunicativo di una realtà romana che lui conosce molto bene, il futuro di De Rossi lascerà la fascia da capitano del dopo Totti, avvicinandosi ad una vita e ed una serenità nuova che soltanto l’addio da Roma e dall’Italia gli potrà consegnare. Perché l’uomo cardine del centrocampo azzurro di Prandelli di mercato ne ha ancora, eccome. Non ci saranno più offerte astronomiche per un ragazzo prossimo a compiere i trent’anni (la valutazione è di circa 15 milioni), ma sempre bramato nei desideri dei più grandi club europei.
Il Chelsea (che gode di ottimi rapporti con la Roma dopo i contatti avviati dai giallorossi per Wallace) ha superato Real Madrid e Psg e per far partire il tutto basterà solo un cenno a quel Mourinho, che dai tempi dell’Inter, l’ha sempre considerato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. De Rossi non ha ancora comunicato niente alla Roma, che comunque non si opporrà di fronte alla richiesta di voler andare via. Nei piani societari di ridurre il monte ingaggi, i circa sei milioni netti garantiti al giocatore fino al 2017 sarebbero risparmiati volentieri. Nelle prossime settimane il quadro sarà più chiaro, anche se gli sviluppi principali arriveranno dopo l’impegno nazionale del centrocampista nella Confederations.
Un momento complicato per tutte le bandiere romaniste. Anche per capitan Totti, deluso dall’ennesima annata storta e contrariato dal silenzio in cui si è avvolta la promessa di un imminente rinnovo contrattuale. L’ultimo messaggio inviato da Pallotta risale infatti allo scorso aprile: «A fine stagione ci incontreremo per parlare del rinnovo». La sconfitta di Coppa ha però chiuso ufficialmente l’anno di passione giallorosso, salutando anche la permanenza romana del patron, che salendo in fretta su un aereo diretto a Londra, ha lasciato cadere ancora la questione nel vuoto.
E mentre il numero dieci rimane in attesa, per avere un confronto diretto con il proprio presidente, Baldini ha preferito raggiungerlo direttamente in Inghilterra. Il dg è partito nel pomeriggio di ieri per esporre il quadro futuro: dal suo (permanenza o dimissioni dipenderanno dai poteri che verranno ridistribuiti) a quello della scelta del prossimo allenatore. Già, perché Allegri continua a rimanere l’ipotesi più plausibile, almeno fino a domani. Il tecnico è rimasto a Livorno, in attesa dell’incontro decisivo con il presidente Berlusconi previsto per domani. «Proverò a trattenere Allegri in tutti i modi», ha spiegato Galliani a un tifoso. Ma da Trigoria trapela serenità sul chiudere in fretta l’operazione, anche se nelle ultime ore le carte di riserva sono Rijkaard e Rudy Garcia del Lille.

TACOPINA: “Tifosi, dateci fiducia”

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GASPORT (A. CATAPANO) – «Capisco la rabbia dei tifosi, l’umiliazione che hanno provato domenica sera. Li comprendo perché mi sento uno di loro».

Mister Joe Tacopina, sicuro che siano felici di scoprirlo? In questo momento il consenso per la Roma americana è ai minimi storici.

«Lo so, è giusto che siano arrabbiati. La sconfitta di domenica è stata terribile. Una delle serate più brutte della mia vita. Mi creda: io e i miei figli eravamo distrutti alla fine, come i giocatori nello spogliatoio. E vedere i nostri tifosi piangere mi ha fatto male al cuore. Ripeto, io sono uno di loro. Conosco la storia della città e della squadra, sono figlio di romani. Per me la Roma non è un business, ma una fede, fin da bambino».

Però lei è il vice presidente e uno degli azionisti di maggioranza del club. Ci dica una cosa da dirigente di questa società.

«Siamo impegnati da mesi a fare il meglio per la Roma e i suoi tifosi. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: lavorare per portare la Roma ai livelli che merita».

Ma i tifosi non si accontentano più delle belle parole, vogliono fatti, vittorie, trofei. Non sconfitte e umiliazioni.

«È quello che vogliamo anche noi, glielo assicuro. Lo abbiamo sempre detto: fare della Roma uno dei club migliori al mondo».

Però per il secondo anno consecutivo avete mancato la qualificazione all’Europa League…

«Abbiamo commesso degli errori, come tutti. Quest’anno ci aspettavamo almeno di tornare in Champions, è ovvio che sia stata una stagione deludente.Ma siamo ancora all’inizio di un progetto pensato nel lungo periodo. Per questo chiedo ai nostri splendidi tifosi di concederci ancora fiducia ».

Volete un’altra chance, ma come pensate di meritarla?

«Continuando a lavorare ogni giorno con passione».

Parliamo di cose concrete: Allegri è l’ultima carta che vi giocate?

«Io non posso dirle niente al riguardo, deve chiedere a Baldini e Sabatini».

Almeno ci dica se le piace.

«Glielo dirò quando sarà ufficialmente il nuovo allenatore della Roma».

Alternative: Bielsa, Mancini e spunta anche Rudi Garcia

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CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – Allarmata dal balletto sulle punte di Allegri in chiave rossonera, la Roma che crede di aver fatto tutto il possibile per accontentare e convincere il tecnico livornese, sta pensando con una certa preoccupazione anche a quel piano B che nessuno a Trigoria voleva prendere in considerazione.

Ecco allora spuntare nuovamente nomi di tecnici di vario genere (…). Il “dittatore” Bielsa affascina ma mette anche l’ansia: ancora un santone? Roberto Mancini si propone (”non ho preclusioni”), nessuno discute il suo valore, semmai la sua forte connotazione laziale in questi giorni suona un po’ stonata. Pioli? Panucci? Sono lì, disponibili, soprattutto Christian. Rispunta poi il nome di Blanc e anche quello di Rudi Garcia, il tecnico del Lilla che vinse a sorpresa il titolo di Francia due anni fa.

Per Osvaldo l’Inter è pronta a offrire Guarin

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FONTE: CORSPORT – Una cosa è certa: Osvaldo è sul mercato e presto lascerà la Capitale. Oltre all’Atletico Madrid, che è pronta a spenderee 20 milioni cash per averlo, c’è anche il forte interesse di tanti club italiani.

Sia la Fiorentina che il Napoli offrono denaro. Probabilmente non quanto ne vorrebbe la Roma. Allora in questo corteggiamento a ritmo di minuetto, tutt’altro che bollente come tango, si è affacciata l’Inter.

Mazzarri voleva Osvaldo al San Paolo e lo pretende adesso a San Siro. In cambio è disposto a privarsi – alla pari o giù di lì, magari con qualche euro per i giallorossi – di Fredy Guarin, colombiano, 26enne centrale di centrocampo. Ritmo, carattere, tiro dalla distanza. Ma guarda, tutto quello che serve alla Roma. Perfino l’idiosincrasia di Sabatini per i baratti potrebbe scricchiolare di fronte a questa opportunità.(…)

De Rossi tentenna. Baldini a Londra per trattare la sua cessione al Chelsea

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FONTE: IL MESSAGGERO  –  Ore agitate in casa Roma. De Rossi sta aspettando di conoscere chi allenerà i giallorossi. Sa che Allegri vorrebbe affidargli il ruolo che nel Milan ricopriva, davanti alla difesa, van Bommel. Al tempo stesso attende notizie da Mourinho che punta a portarlo al Chelsea. Ancelotti, invece, non è riuscito per ora a convincere il Real Madrid che è contrario a ingaggiare trentenni.

Baldini, ieri a Londra per incontrare con Pallotta, in queste ore si informerà con i dirigenti del Chelsea su quanto hanno intenzione di investire per De Rossi: il club inglese, un mese fa, si era fermato a circa 10 milioni, mentre il manager del calciatore aveva garantito al dg giallorosso un possibile rilancio fino a 12. Daniele spera di avere le idee chiare prima del 9 giugno, giorno della partenza per il Brasile: sarà impegnato con l’Italia nella Confederations Cup e la distanza da Roma non agevolerebbe la negoziazione. Baldini ha approfittato del viaggio per chiamare il Fulham che è sempre interessato a Stekelenburg.

 

 

Allegri, atto finale

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AC Milan's Coach Massimiliani Allegri li

IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Roma-Allegri, atto finale. È la sintesi di una lunga giornata di telefonate, voli, incontri, chiacchiere e anche bluff. Il dg Franco Baldini si è recato a Londra, si è incontrato con James Pallotta, gli ha spiegato i termini dell’offerta formulata lunedì al tecnico toscano (biennale da 3,5 milioni netti l’anno), ha avuto l’ok per procedere e poi ha messo Allegri al corrente del sì del presidente giallorosso. Max, a questo punto, non può che considerarsi il nuovo allenatore della Roma. E l’ufficialità dovrebbe arrivare nelle prossime ore, al massimo dopo l’incontro di domani sera ad Arcore tra Allegri, Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.

LE MOSSE
Lunedì il tecnico di Livorno ha preso tempo con la Roma, non si è dimesso dal Milan e, non avendo ancora avuto tutti gli ok chiesti a Baldini, ha deciso di non decidere prima di aver incontrato Silvio Berlusconi, domani sera. Si è sempre detto: se il Milan gli rinnova il contratto, lui resta a Milanello. Solo che in casa Berlusconi non si parla assolutamente di rinnovo. Il faccia a faccia di Arcore dovrebbe produrre un addio tra gentiluomini, difficilmente potrebbe portare a una stretta di mano per altri due anni. «Sto facendo di tutto per trattenere Allegri», così ha risposto ieri Adriano Galliani a un tifoso che, al centro Vismara a Milano, gli chiedeva notizie sull’allenatore del Milan. Galliani ha confermato la cena con il suo presidente «che dovrebbe tornare dalla Sardegna proprio per incontrarci e insieme troveremo la soluzione migliore». La sensazione, però, di un Galliani all’ultima spiaggia, magari un po’ anche in versione Grande Bluff, perché non ha ancora in mano un vice Allegri (Seedorf non fa per lui) per la sua squadra.
L’ATTESA
Il club giallorosso, come detto, dopo l’affondo di lunedì ieri non è rimasto con le mani in mano. Il dg Franco Baldini è volato a Londra per raggiungere il presidente James Pallotta e metterlo al corrente delle novità legate ad Allegri. E per avere l’ok sulla mega-offerta formulata il giorno prima. Un’offerta a più facce, molto articolata che doveva essere perfezionata in ogni piccolo dettaglio. Allegri da Livorno è rimasto in contatto tutto il giorno con i dirigenti romanisti, in attesa di notizie certe sulle modalità dell’accordo. Una volta avute le garanzie richieste, già oggi Allegri potrebbe dire sì definitivamente alla Roma, sganciarsi dal Milan e Galliani potrebbe comunicare a Berlusconi che la cena di domani non avrebbe più senso.
LE CONTROMOSSE
Sapendo, però, che nel calcio nulla è certo fino al momento del nero su bianco il management di Trigoria sta rivolgendo lo sguardo anche altrove. Non solo Allegri, ma fari puntati (traduzione: contatti) su altri due tecnici, l’olandese Frank Rijkaard e il francese Rudi Garcia del Lille. Meno credibili appaiono le piste che portano a Laurent Blanc, invano corteggiato dopo la cacciata di Zdenek Zeman, e all’argentino Marcelo Bielsa, uno dei cinque allenatori sondaggiati prima di prendere Zeman nella passata estate. Il ds Walter Sabatini non può che andare su tecnici conosciuti e stimati: dopo gli errori commessi negli ultimi due anni, vietato toppare ancora l’allenatore. Sia Rijkaard che Garcia sono uomini di personalità, qualità ricercata dal dg Franco Baldini («Andreazzoli veniva visto come un supplente», ricordate?). Come Allegri.
LA CANDIDATURA
Chi, in caso di chiamata della Roma, non esiterebbe a valutarla è Roberto Mancini. «Tornare in Italia? Non lo so, è presto per dirlo. La Roma? Non so… Sono un professionista e sono pronto ad allenare ovunque», le sue parole.

Totti-Pallotta, è gelo

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GASPORT (A. PUGLIESE) – In effetti, nella settimana passata a Roma James Pallotta ha fatto tante cose: la visita al Vaticano e al Quirinale, la semifinale di basket della Virtus Roma, il derby di Coppa Italia e gli incontri istituzionali. In tutto questo, però, non c’è stato tempo per Francesco Totti. Oddio, Pallotta e il capitano si sono visti e nella visita al Papa hanno anche chiacchierato un po’. Ma non di quello che si sarebbe aspettato Totti. E cioè del rinnovo del contratto, in scadenza nel giugno 2014. «Ne abbiamo già parlato e ne torneremo a parlare a fine stagione. Absolutely », ha assicurato il presidente della Roma la scorsa settimana. Sta di fatto, però, che Totti si aspettava un segnale che non è arrivato, anche se poi di queste cose il suo entourage ne dovrà parlare con altri (Baldini o chi per lui, ieri il d.g. era a Londra per parlare del futuro della Roma con Pallotta e magari un po’ anche del suo). Insomma, Francesco avrebbe gradito una dimostrazione di stima prima di partire per le vacanze, che non voleva dire per forza il rinnovo (vuole un biennale, la Roma ragiona su un 1+1), ma ’apertura delle trattative. E invece, complice il grande caos che regna in questo momento a Trigoria, non se n’è fatto nulla. È ovvio che alla fine il contratto si farà ed è impossibile pensare a un Totti altrove. Ma un po’ di dispiacere c’è, inutile negarlo.

Madrid e dintorni Del resto, parlando con France Football, Totti è tornato a parlare dell’ipotesi (inverosimile) di un addio: «Ho delle offerte da club stranieri, non italiani. E se dovessi andare via andrei all’estero. Ma so che invecchierò con questa maglia ». Le offerte arrivano da Usa, Francia, Spagna e dal mondo arabo. Già, la Spagna, dove nel 2004 stava per sbarcare al Real. «Volevo una grande per vincere, in quel momento i dirigenti non potevano darmi quello che volevo. Fossi andato al Real avrei vinto tre Champions e due Palloni d’Oro. Ma il cuore ha deciso di restare e preferisco ciò che ho fatto con la Roma: la fedeltà è già una vittoria. C’è solo il rammarico di non aver vinto 2-3 scudetti in più».

Mai biancoceleste Francesco ha parlato anche della Lazio. «Una parola per definirla? Niente». A cui ha poi aggiunto, scherzando: «Purtroppo ho degli amici laziali, ma se mio figlio Cristian un giorno uscirà con una tifosa biancoceleste, a casa non ci rientra». Chiusura con i ricordi. Quelli dolci come Germania 2006 («Dopo l’intervento alla gamba, Lippi in ospedale mi disse: “Verrai al Mondiale anche con una gamba sola”»). E quelli brutti come Carlos Bianchi. «Insisteva perché me ne andassi, pensava fossi un giocatore normale. Voleva Litmanen, per lui era stratosferico. Poi giocai benissimo il torneo con Mönchengladbach e Ajax e Sensi disse: “Da qui non si muove”».

De Rossi e Pjanic Intanto, però, la Roma si trova a dover gestire altri tormenti. A Londra Baldini proverà a chiudere la cessione di Stekelenburg al Fulham e parlerà di De Rossi col Chelsea. Poi c’è la situazione- Pjanic: il talento bosniaco (nel mirino del Bayern) prima di decidere se restare in giallorosso vuole capire chi sarà l’allenatore e quale sarà il progetto tecnico. Altrimenti, c’è il forte rischio che decida di cambiare aria. E la Roma, francamente, non se lo può permettere.

Baldini a colloquio con Pallotta: si cerca di chiudere per Allegri

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GIALLOROSSI.NET  – Franco Baldini è volato a Londra, dove questa sera incontrerà James Pallotta. Le voci si rincorrono: c’è chi parla di imminenti dimissioni  del direttore generale, ma non è da scartare l’ipotesi che il dg abbia raggiunto il presidente giallorosso per parlare del futuro del club.

Già, perchè queste sono ore concitatissime in casa Roma: il club sta portando l’assalto decisivo a Massimiliano Allegri. Il fallimento totale della stagione appena conclusa, unito al malumore crescente dei tifosi, impone una chiusura rapida dell’operazione. Tanto che Pallotta avrebbe dato l’ok all’ultima offerta maggiorata da presentare al tecnico: 3,5 milioni di euro l’anno per tre anni. Un contratto sontuoso, che dovrebbe riuscire a far cedere le resistenze di Allegri.

Anche per questo Franco Baldini è volato a Londra. Dopo aver incontrato in segreto il ds Sabatini nelle stanze di Trigoria (incontro smentito senza troppa convinzione), il direttore generale raggiungerà Pallotta per ragguagliare il presidente americano sugli sviluppi della vicenda. La Roma ha fretta di chiudere: un altro passo falso della dirigenza potrebbe provocare il caos nella piazza. Baldini vuole dare un’accelerata, in modo da poter annunciare il nome di Allegri come nuovo allenatore della Roma entro questo weekend. Con la speranza che questo possa placare il malumore dei tifosi giallorossi.

A.F.

ON AIR (AUDIO) – Trani: “Devono dimettersi tutti”, Petrucci: “Servirebbe l’ambulanza per Baldini”, Galopeira: “Pjanic non sa di cosa parla”, Corsi: “Avevo ragione io”

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GIALLOROSSI.NET – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Stefano Petrucci (Tele Radio Stereo): “Nel momento in cui si sceglie un allenatore e si dice pubblicamente già nel ritiro che tanto con lui non si vincerà niente, e Baldini lo ha ridetto l’altro giorno nell’intervista al Tg1, cosa bisogna fare? Bisognerebbe chiamare un’ambulanza con due infermieri che lo vanno a prendere e gli dicono, calmo, vieni con noi.”

Dario Bersani (Tele Radio Stereo): “Credo che questa piazza, nonostante le sue aberrazioni, meriti di più. I fatti sono che non è successo nulla, i fatti sono che uil presidente è andto via. E che nessuno ha pensato di rimettere il proprio mandato, nè l’allenatore nè dai dirigenti. C’è una disillusione totale, credo che questo distacco si potrà riflettere anche sulla prossima stagione.”

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Furio Focolari (Radio Radio): “Quello che mi viene da pensare è che dopo questo finale disastroso, uno si pensa che il presidente chiama a raduno la squadra, organizza una cena, tiene a rapporto tutti. E invece Pallotta appena perso il derby ha preso un aereo e se n’è tornato a Boston”.

Ilario Di Giovambattista (Radio Radio): “Allegri a un passo dalla Roma? A me non risultano queste indiscrezioni riportate oggi su quasi tutti i giornali. Eppure è così facile averle queste notizie…”

Riccardo Galopeira Angelini (Tele Radio Stereo): “Le parole di Pjanic che dice che se proprio dovevamo perdere, se non altro ha segnato un amico suo…come glielo spieghi? Come può capire…io non penso neanche che sia un bastardo, lui non sa proprio di che cosa si parla. Forse c’è stato un po’ di buonismo da parte nostra, forse queste cose dovevamo iniziarle a dire da prima.”

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Ugo Trani (Rete Sport): “Ieri Andreazzoli ha dato ragione su tutto a Zeman. A nessuno gliene frega niente della Roma, perchè non sono tifosi della Roma, sono solo stipendiati. Sabatini è responsabile, e questo lo sanno benissimo alla banca, di quello che hanno speso e di aver fatto 29 sconfitte e non essere riusciti ad arrivare in Europa. Siamo già tre giorni in ritardo con le dimissioni che nnon arriveranno. E non bastano quelle di Baldini, devono andare via tutti. Tutti, tutti. La dirigenza a casa”

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Luca Valdiserri (Rete Sport): “La Roma deve fare quello che sta facendo l’Inter: scegliere un allenatore capace, e dargli in mano le chiavi della squadra. Se così non farà, l’anno prossimo continueremo a vedere Fiorentina, Udinese, Lazio davanti ai giallorossi”

Mario Corsi (Centro Suono Sport): “Adesso anche i giornalisti si accorgono che avevo ragione io. Loro lo dicono, ma questo c’ha sempre ragione, come mai? Innanzitutto perchè non ho padroni.Ma bastava leggere quello che succedeva: arriva Baldini che dice che Totti è pigro e si appoggia a Repubblica. Capisci subito l’andazzo, se non sei un cretino.”

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Un collaboratore di Pallotta festeggia la vittoria della Lazio: è polemica (FOTO)

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GIALLOROSSI.NET – Ancora polemiche dopo il derby di domenica scorsa. La dirigenza giallorossa è da più parti accusata di essere formata da persone di chiara connotazione laziale. E alcune foto pubblicate sul sito di Dagospia stanno facendo discutere in tal senso.

Nelle immagini pubblicate dal sito si nota dapprima il giornalista Franco Spiacciariello a colloquio con il presidente della Roma James Pallotta. Il gionalista, stando a quanto sostengono alcuni addetti ai lavori, è un collabortatore stretto del presidente giallorosso,  che si occupa del settore comunicazione riguardante la Roma.

Lo stesso Spiacciariello però, proprio nel giorno del derby, si è  lasciato andare ad un’esultanza scomposta davanti alla vittoria della coppa da parte dei rivali biancazzurri. Le foto infatti lo ritraggono mentre esulta con la sciarpa dai colori laziali in mano, anche davanti alla stessa squadra giallorossa. Immagini che non hanno di certo fatto piacere alla piazza romanista e che riaccendono vecchie polemiche mai sopite.

GUARDA LA GALLERY SUL SITO DAGOSPIA

TOTTI: “Al Real Madrid avrei vinto tutto ma la mia Champions è la fedeltà alla Roma”

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FRANCE FOOTBALL – In un’intervista precedente alla finale di Coppa Italia, Francesco Totti ripercorre i momenti della sua carriera: “Ho ottenuto quello che volevo alla Roma. Ma allo stesso stempo ho perso delle occasioni, delle cose che qui non ho potuto vincere. Ad esempio la Champions League”.

Per sempre alla Roma, anche se il rischio di vederlo altrove c’è stato. Totti immagina come sarebbe stata la sua carriera se avesse accettato la corte del Real Madrid, ad esempio: “Se fossi andato al Real Madrid avrei vinto tre Champions League e due Palloni d’Oro. Avrei avuto più opportunità, senza dubbio. Ma preferisco quello che ho fatto con la Roma, la fedeltà è già una vittoria. C’è solo il rammarico di non aver vinto due o tre scudetti in più”.

Last but not least

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GIALLOROSSI.NET (A. Diofebbo) – Difficile. Eppure c’era la speranza che la Roma, scesa sul rettangolo di gioco, potesse carpire tutte le emozioni e trasformarle in rabbia agonistica. Così non è stato. Un brutto epilogo per una pessima stagione che va a coincidere con il fallimento avvenuto già 12 mesi fa. Il pubblico quest’anno è stato strepitoso : sempre presente, Curva Sud esaurita, paziente e al fianco della dirigenza, nonostante tutto. Perché questo aveva chiesto la dirigenza : comprensione e voglia di aspettare. Il tifoso romanista ce l’ha messa tutta. C’è chi è crollato prima, chi dopo, ma la sconfitta del derby ha buttato giù anche l’ultimo barlume di speranza. Messe a nudo tutte le debolezze di un progetto realmente mai partito per colpa dell’incompetenza di chi gestisce le cose in quel di Trigoria. Non c’è nulla da salvare, nulla. In questi due anni ci siamo riempiti la testa di stronzate, partnership, loghi, marchi, Disney, Nike e crociere, senza pensare alle umiliazioni che la Roma continuava a subire.

L’ultima ma non meno importante fa male e continuerà a farlo finché la società non torni in mano a dei signori che si (pre)occupino davvero di questa squadra. Abbiamo perso la dignità, abbiamo perso l’identità, abbiamo perso la fiducia in chi c’era. Fate come se non foste mai arrivati. Fate come se questo dovesse essere il vostro primo giorno a Roma, cari dirigenti. Per noi siete il nulla più totale, siete degli sconosciuti. Dovete (ri)conquistare tutto, noi non vi conosciamo. Ma, agli albori del terzo anno di dualismo Unicredit – Usa, la Roma vige nel caos. Per quale motivo la società dovrebbe puntare ancora su questi dirigenti?

Baldini, Sabatini, hanno sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Perché nessuno si dimette? Perché nessuno ha la forza e la capacità di cacciarli? Per quanto tempo bisogna far distruggere tutto a questi due individui prima di metterli alla porta? Sono domande alle quali non si ottiene risposta e probabilmente mai si potrà rispondere. Ma ancora più patetico è il teatrino inscenato da Andreazzoli e Osvaldo, che non smettono nemmeno per un secondo di mandarsi a quel paese in maniera pubblica, rendendo il tutto più doloroso e umiliante. Come se non bastasse c’è Pjanic, che si dice contento di aver preso gol da Lulic perché almeno è un connazionale. Purtroppo, noi, non possiamo mandare via nessuno delle persone citate.

Ci vuole una società che capisca, che sia in grado di dare disciplina a questi personaggi attaccati alle poltrone, pronti a curare solo i propri interessi e a calpestare e gettare fango sulla nostra maglia. La speranza è che la protesta, il derby perso, le petizioni e le reazioni dei tifosi possano essere indici di una strada da seguire per una proprietà che da due anni brancola nel buio. C’è chi non merita di essere nella Roma, c’è chi non merita i nostri applausi, c’è chi non merita il nostro tifo. Ora avete tre mesi di tempo per programmare la stagione. Fate che non sia l’ultima, ma non meno importante, umiliazione di questa squadra. Non ce lo meritiamo.

Osvaldo all’Atletico Madrid per 20 milioni

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REPUBBLICA.IT – Questione di ore, poi la Roma formalizzerà il trasferimento di Pablo Daniel Osvaldo all’Atletico Madrid. Accordo vicino, da limare soltanto alcuni dettagli con gli spagnoli, pronti a versare quasi 20 milioni di euro ai giallorossi. Nelle ultime ore avrebbero gradito uno sconticino, dopo la sceneggiata del bad boy via twitter contro il suo (ex) allenatore Andreazzoli, e nessuno vorrebbe concedergliene.

Ma l’affare si farà, lui vuole tornare in Spagna, dove ad attenderlo troverebbe un contratto stratosferico, da quasi 3 milioni di euro netti all’anno. In fondo, dopo la rottura con la Nazionale di Prandelli, il suo capitolo italiano sembra davvero concluso. E a Madrid hanno soldi freschi da investire dopo la cessione – verrà ufficializzata in queste ore – di Radamel Falcao al Monaco in cambio dei 60 milioni della clausola rescissoria.

Lettera aperta di Francesco Repice (Radio Rai) a James Pallotta

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GIALLOROSSI.NET – Pubblichiamo la lettera che il giornalista e noto radiocronista di Radio Rai Francesco Repice ha virtualmente inviato al Presidente James Pallotta attraverso la propria pagina facebook.

Questo il contenuto del suo messaggio:

Egregio Mister James Pallotta,
Poche righe per cercare di spiegarle quello che, forse, nessuno è stato in grado di fare da circa 2 anni a questa parte: il calcio, specialmente in Italia, non è una scienza esatta. C’è però una verità assoluta difficile, anzi impossibile da discutere: per vincere ci vogliono i giocatori forti.  Mi dirà, mister Pallotta, che con i mezzi tecnici messi a disposizione del club da lei o dalla Banca poco importa al tifoso della Roma i risultati avrebbero dovuto essere ben più dignitosi, epperò, ora, dopo due stagioni fallimentari, sembra essere arrivato il momento di cambiare registro. La recente pubblicazione su un autorevolissimo magazine statunitense del suo patrimonio personale autorizza i tifosi della Roma a chiederLe di più. Lo “showbusiness” legato allo stadio, il “marketing”, il “ceo”, sono tutti bellissimi ed esotici anglo-termini che potranno catturare l’attenzione dei patiti di economia, non certo quella dei tifosi. I tifosi vogliono e cercano altro. La vittoria prima di tutto.  Dicono alla Juventus: “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Sarebbe bene Lei riuscisse a far suo questo concetto. Che del resto non le deve essere del tutto estraneo, considerati gli ingaggi dei giocatori dei Boston Celtics club del quale Lei detiene una quota diminoranza valutata, a quanto mi risulta, attorno ai 450 milioni di dollari. Certo, i Celtics hanno il Boston Garden di proprietà, mentre l’AS Roma sembra ancora lontanuccia dal possedere un suo stadio. Ma questo cosa significa Mister Pallotta, che i tifosi dovranno aspettare come minimo il 2017 per godersi la squadra che meritano? O fors’anche che il suo interesse per l’AS Roma è squisitamente “economico”? Diventare Presidente della AS Roma significa ben altro Mister Pallotta. Magari significa anche aver calzato un bel paio di scarpini di gomma dura su un polverosissimo campetto di periferia ed aver indossato sempre la stessa maglia colorata del sangue e dell’oro. E chiunque abbia incrociato questa fortuna, non si è mai interessato allo “showbusiness”, al “marketing”, al “ceo”….. Nessun giocatore della Roma si sarebbe mai azzardato a dire in un post partita come quello di ieri sera “Pallotta ha detto 2 stronzate che nemmeno ho ascoltato” se a dire quelle 2 “stronzate” fossero stati l’ingegner Dino Viola, il Dottor Francesco Sensi, o la Dottoressa Rosella Sensi. Si prenda la Roma Mister Pallotta. Se la prenda veramente. Disinneschi qualche goffo tentativo di cancellarne quell’animo testaccino che l’ha sempre accompagnata nella buona come nella cattiva sorte e sprattutto ricordi che fuori dal Raccordo Anulare per secoli hanno regnato la barbarie e l’inciviltà e che tutto il mondo conosciuto ha sempre sognato di vivere all’interno di quel Raccordo Anulare e non fuori! La Curva Sud ieri sera non tifava, ruggiva come nei giorni più esaltanti. Sembrava essere tornata quella di Roma -Colonia o di Roma Bayern Monaco. Lei, Mister Pallotta, non c’era. Si faccia raccontare. E soprattutto faccia subito una grande Roma, perchè come successo per Dino Viola e Franco Sensi, avrà in dono dai suoi tifosi l’immortalità. Immodestamente certo che qualcuno di buona volontà le tradurrà questa mia lettera aperta, cordialmente.

Le porgo distinti saluti.

FRANCESCO REPICE, RADIO RAI