ON AIR – Trani (Il Messaggero): “La situazione desta preoccupazioni”

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ON AIR – Giallorossi.net – Il giornalista de Il Messaggero Ugo Trani è intervenuto ai microfoni di Rete Sport per commentare la trattativa tra la Roma e lo sceicco Al Qaddumi:

“La situazione al momento desta delle preoccupazioni. Sono in tanti ad essere preoccupati, anche Malagò che è una figura rilevante, sta dentro alle cose e le conosce meglio di tanti altri. Avete letto le sue parole? Non dimentichiamoci che lui è romanista. A questo punto a chi dobbiamo dare retta, a Malagò che si dice preoccupato o a chi ci dice che lo sceicco è in grado di comprarsi tutta la serie A?”

Malagò: “Preoccupato e frastornato per la Roma”

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CORSPORT (N. ARUFFO/L. DE SANCTIS) –  Dalle colonne del Corriere dello Sport,  l’intervista a Giovanni Malagò, nuovo presidente del Coni:

La sua vittoria al Coni è stata paragonata al boom elettorale di Grillo, interpretata come voglia di cambiamento.

«Sì, in questa prima settimana si è fatto un paragone tra la novità di Grillo sullo scenario politico con la mia elezione. Qualcosa di simile solo se pensiamo al fattore novità».

Il modello Malagò creato al circolo Aniene: è possibile calarlo nella realtà dello sport italiano?
«Voglio portare entusiasmo, idee, energie. Innovazione, non rivoluzione. L’Aniene? Non sono cose paragonabili. Quando divenni a 38 anni presidente dell’Aniene, la situazione era simile. Era un circolo sportivo con una storia. Ora è il più importante in Italia, siamo un’eccellenza. Due facce di una stessa medaglia. Il club, con le sue regole, di stampo anglosssone. La società sportiva affiliata a 17 federazioni. Statuto paragonabile a un ente no profit. Siamo al 100% volontari. L’Aniene ha avuto una crescita impressionante in termini di occupazione, sociale, volontariato, sport, magari con qualche vantaggio anche a livello fiscale. 15 anni di bilanci in utile, diamo lavoro a quasi 250 persone, anche con Aquaniene. Se riuscissimo a replicare questo modello…»

Capitolo doping, cosa ne pensa?
«Chi si dopa investe molto, chi si occupa di antidoping deve fare altrettanto. Spendere nella ricerca, nelle risorse umane. Più previeni, meglio è. Il problema di base è culturale. In alcuni Paesi il doping è sistema. Si tratta di cultura civica, più che sportiva». (…)

La pallavolo l’ha fatto, il basket ci sta pensando: bloccare le retrocessioni come ricetta anti crisi.
«Penso non sia stata una precisa volontà ma una necessità. Le società hanno pagato dazio alla crisi. Ai mecenati un minimo di tranquillità gliela devi dare. Non sono assolutamente contrario. Non sarebbe male se si evitasse di valutare la bontà di una società sulla base di salvezza o retrocessione. In America non esistono retrocessioni, ma lì ci sono le franchigie, che vanno dove c’è il business. Ve la immaginate da noi la Roma che trasloca a Torino?» (…)

Quanto costa la corsa alla spettacolarizzazione dello sport?
«Lo sport deve mantenere le proprie tradizioni, ma non può pensare che i tempi non cambino. Il canottaggio è una religione. Valori, rispetto degli avversari, quando loro facevano gare altri sport non esistevano. Ma ha ancora gare sui 2000 metri che dalla tribuna non si riescono a seguire. Ci sono sport che si sono trasformati. L’obiettivo dev’essere la visibilità, integrare la comunicazione con l’evento. Nel 2005, per la finale degli Europei di pallavolo a Roma, scegliemmo una domenica senza calcio, avemmo 4.851.000 telespettatori, con uno share del 21,82%. La gente è affamata, se gli dai un prodotto che vale, risponde». (…)

Lo sport fatica a trovare nuovi dirigenti.
«Sono dei volontari, come si fa a pretendere che siano primi della classe? Il Coni può garantire formazione e supporto. Vedo sinergie con le piccole federazioni, aiutandole nei contatti con sponsor e Tv».

La grande crisi economica ha messo in ginocchio molti club, in diversi sport.
«Senza società sportive non si va avanti. I club soffrono la crisi, ma bisogna che si rimbocchino le maniche e tirino fuori modelli diversi, competitivi sul territorio. Ci sarà una selezione naturale ma il sistema sport deve supportare chi ha investito onestamente, ci sono mille strumenti per farlo».

E volevano mettere i soldi spesi per lo sport nel redditometro…
«Non solo non dovrebbe essere indice di benessere, ma ci vorrebbe uno sgravio fiscale per quei soldi spesi dalle famiglie».

Con lei si comincerà a pensare al futuro nel Cio, al ricambio delle presenze italiane?
«E’ più che un dovere da parte del Coni. Ci sono 12 presidenti internazionali, istituiremo un gruppo di lavoro, ci dovrà essere un coordinamento. Oggi se non aggredisci un argomento, la matassa non la sbrogli. C’è una politica internazionale da portare avanti come l’Italia merita».

Si parla del nuovo stadio della Roma, quale è la sua posizione?

«Tanti promettono e non mantengono. Sul tema degli impanti le idee le ho chiarissime. Sono molto contrariato per il modo in cui è stato gestito il tema Legge sugli stadi. In realtà la legge riguarda gli impianti, palazzetti da 2000-3000 posti sarebbero ossigeno vitale per molte discipline. E soprattutto per l’interdisciplinarietà. In certi luoghi specie di provincia, sarebbero un vero e proprio elemento aggregante. C’è una statistica in Europa, secondo la quale si sostiene che ogni 400 posti di stadio che si realizza, c’è garanzia di dare occupazione a due persone a tempo determinato e a una a tempo indeterminato. In uno stadio da 50.000 posti dunque, si garantirebbe a 600 persone una occupazione fissa all’interno del sistema di gestione. Che poi si tratti di bar, ludoteca, parcheggio, poco importa. Lo sport è uno dei pochi settori dove il Paese può sperare di creare sviluppo. Improbabile pensare di sviluppare impianti di alluminio, acciaierie…».

A proposito degli stadi romani cosa pensa?
«Non dipende dal Coni, ma Roma e Lazio mi troveranno straalleato. Conosciamo le dinamiche legislative di questo paese. La burocrazia è quella che è. Forse se il Coni si unisce, sempre rispettando una serie di canoni base, evitando di creare speculazioni che non vadano oltre l’esigenza dell’impianto sportivo, potrebbe essere un fattore positivo. Lo stadio non deve essere un palliativo per fare altre cose».

E’ vero che ha detto l’Olimpico per la Roma, il Flaminio per la Lazio?
«No, non è mia la frase. Senza casa non c’è futuro. Vale in termini di patrimonio, la Roma deve cercare di farsi una casa. Lo stadio Olimpico è del Coni. Ormai è diventato la sede per il 6 Nazioni di rugby, c’è il Golden Gala che cresce, ci sono altri eventi, come i cinque concerti di prestigio di giugno e luglio. Ci sono le sinergie con gli Internazionali di tennis, il World Tour del beach volley. Il Flaminio per la Lazio? Non sta a me dirlo. Poteva essere buona soluzione ma i vincoli sono tali che hanno dovuto scartarla».

Come è la situazione con la Roma e con la Lazio?
«I rapporti con la Lazio sono oggi ottimi, si è trovata piena soluzione contrattuale per il prossimo biennio. Il Coni ha lavorato benissimo, Roma e Lazio sono clienti eccellenti, se così possiamo definirle».

Quali saranno i suoi rapporti con il calcio? Come immaginava un Coni senza calcio in Giunta o ai margini?
«Non sono matto, dovevo in qualche modo sottolineare che nell’ambito dei candidati presidenti alla Giunta non avevo inserito presidenti che non mi avrebbero votato. Era un discorso da addetti ai lavori, un discorso elettorale. Non c’è mai stata un’elezione con i candidati così vicini nei voti. Io lo sapevo, la controparte non se l’aspettava. Il calcio non è nella mia cinquina ideale, ho capitalizzato al massimo queste dichiarazioni. I rapporti personali con Abete sono ottimi, sono stato in assemblea di Lega venerdì, hanno molto apprezzato. La prossima settimana ci sarò al Consiglio Federale».

Ancora a proposito della Roma. Ci fu davvero il suo incontro segreto con Pallotta?
«Si è vero, prendemmo un aperitivo in centro. L’incontro avvenne perchè l’organizzò un comune amico. Fu una chiacchierata di un’oretta, mi chiese notizie sulla Roma, c’era la candidatura olimpica, mi disse che aveva intenzione di investire, raccontò il suo passato sportivo. Ora sono un po’ frastornato nel leggere altre notizie…»

Da tifoso della Roma, cosa le suscita questa situazione?
«Apprensione, speranza, preoccupazione. Speriamo vinca la speranza»

Il fratello dello «sceicco» vende collanine nel bazar

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CORSERA (D. FRATTINI) –  La bottega sta in uno dei vicoli più stretti del mercato, dodici metri quadri affollati di rosari islamici in plastica, accessori per narghilè, bastoni intarsiati, chitarre e oud, mini riproduzioni della moschea Al Aqsa a Gerusalemme, tabacco da rollare, collanine colorate, peluche. Dei quattro figli maschi solo Azzam è rimasto qui dove il padre ha passato le giornate, gli altri hanno lasciato Nablus e lo scompiglio della Città Vecchia. Allam lavora in Arabia Saudita, Issam vive a Ramallah, Adnan si è infilato in una trattativa che comincia a ricordare le contrattazioni senza fine di questo bazar palestinese: è lui lo «sceicco» che proclama di voler entrare come socio nella Roma, che chiede di diventarne il vicepresidente e che ha fino al 14 marzo per dimostrare di poter sborsare almeno 5o milioni di euro.

La cifra non sembra sbalordire Azzam e i suoi vestiti impolverati, anche se non vede il fratello maggiore da una ventina d’anni. «Non è venuto al funerale di nostro padre, morto nel 199o, perché gli israeliani avevano imposto il coprifuoco in città. Così ha fatto visita alla mamma un po’ di tempo dopo». Da allora si sentono due-tre volte alla settimana, via telefono o Facebook. «Ha cominciato a raccontarmi della sua passione per la squadra di calcio, mi ha raccomandato di guardare le partite in televisione, io sono tifoso solo della nazionale palestinese». Adnan Adel Aref sta andando avanti nell’operazione. Ieri ha inviato un comunicato all’agenzia Ansa per smentire «qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente James Pallotta, su Uni-Credit, sulla società e sulla squadra. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto».

La persona che ha parlato è Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania, intervenuto come «consulente» del palestinese. La casa di famiglia sta in cima a una collina, quartiere di Rafidia. E stata costruita un paio di piani alla volta, quando c’erano i soldi per comprare il cemento e pagare i muratori: la prima parte nel 1964, le altre stanze hanno dovuto aspettare fino al 1996. Ormai è circondata da palazzoni e cantieri, che portano l’ombra e portano via la vista sulla vallata. Il giardino — «dove siamo cresciuti e giocavamo insieme» — è chiuso da un muretto, le stanghe arrugginite spuntano dal cemento. Azzam, 43 anni, ripete con orgoglio il proprio cognome perché i Qaddumi sono un clan potente di queste zone. Quando deve entrare nei dettagli di quali parenti conosca, parla del più noto — Faruq che è stato tra i fondatori dell’Organizzazione perla liberazione della Palestina ed era vicino a Yasser Arafat — come di un cugino molto lontano e molto poco frequentato (un clan può essere composto da centinaia di famiglie).

Adnan ha raccontato al quotidiano Il Tempo di «essere stato ripudiato» da giovane e di aver perso «i diritti e il sostentamento», perché aveva annunciato di volersi sposare in Italia e si era rifiutato di obbedire al padre che gli ordinava di tornare in Cisgiordania. «Nostro padre non era contrario al matrimonio, gli chiedeva di fissare le nozze al più presto, da musulmano non poteva accettare che convivesse». Azzam non sa come commentare le affermazioni sulla «parte di eredità presente in America» e congelata dopo gli attacchi dell’il settembre 2001 (sempre lo «sceicco» al Tempo): «Non abbiamo affari con gli Stati Uniti. Io addirittura non ho mai aperto un conto corrente, non mi fido delle banche e tengo i soldi a casa». Della presunta ricchezza di Adnan dice solo «perché vi stupite? Ha relazioni e conoscenze con principi sauditi».

Eppure l’ultima volta che il fratello ha inviato denaro dall’Italia è stato un anno fa. «Ha mandato 2.700 dollari per nostra madre che vive con me. Ma è stato così complicato recuperarli per i ritardi burocratici che gli ho chiesto di non farlo più. Noi non abbiamo bisogno di soldi, ho la mia auto nuova (un’utilitaria blu metallizzata), posso comprare quel che mi serve». Adnan ha frequentato la scuola superiore Qadri Tugan a Nablus e dopo il diploma ha studiato Chimica farmaceutica in una università irachena. A Perugia è arrivato nel 1980. «Questa resta casa sua, il suo appartamento e quelli degli altri fratelli e sorelle (siamo otto in tutto) che non vivono qui sono chiusi a chiave. Se dovesse aver bisogno, può tornare quando vuole».

La Roma si infuria, lo sceicco «licenzia» il suo portavoce

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CORSERA (G. PIACENTINI) – La vicenda dell’ingresso nella Roma dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi somiglia sempre di più ad una telenovela. E, come tale, ieri si è arricchita di un nuovo capitolo. Erano ancora fresche le dichiarazioni di Gigi Moncalvo, che come portavoce di al Qaddumi aveva parlato di «passo indietro» da parte della Roma e di «comunicazione assente» tra la proprietà americana e UniCredit, quando è arrivata la retromarcia. «Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente Pallotta, su UniCredit, sulla società e sulla squadra — sono le parole dette all’Ansa e non all’Adn Kronos del consigliere d’amministrazione giallorosso Pippo Marra, che prima di ieri era stata l’agenzia di riferimento dello sceicco —. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto».

Probabilmente un atto dovuto, richiesto a gran voce dalla Roma, arrabbiata (eufemismo) per le esternazioni dell’ex direttore della Padania, «sacrificato» per mantenere buoni i rapporti tra le parti. «Non ci saranno ulteriori comunicazioni — ha proseguito al Qaddumi—e adesso voglio lavorare in tranquillità. Al momento opportuno sarà fatto il necessario. Spero che ora si fermino tutte queste chiacchiere che stanno facendo male a me, alla mia famiglia e alla Roma». Lo sceicco, quindi, continua a lavorare per assolvere all’impegno preso firmando il contratto preliminare con la società giallorossa e ha tempo fino al 14 marzo per dimostrare a James Pallotta di avere la disponibilità necessaria (circa 50 milioni di euro) per entrare nella Roma.

E se la trattativa dovesse fallire, l’attuale proprietà può continuare a garantire investimenti? Ieri la società ha risposto alla domanda posta da Rete Sport, rassicurando i tifosi giallorossi. «La continuità aziendale—è stato il messaggio in un primo momento attribuito al direttore generale Franco Baldini è garantita anche senza l’ingresso di altri investitori». La domanda più spinosa, però, rischia di essere quella contraria: se la trattativa dovesse concretizzarsi, come faranno a convivere tre anime —americani, banca e sceicco — così differenti? Soprattutto di questo si parlerà nel Cda in programma oggi pomeriggio a Trigoria.

In teoria i punti all’ordine del giorno sarebbero la cooptazione di Italo Zanzi al posto di Mark Pannes nel consiglio di amministrazione, l’approvazione della semestrale e la discussione della situazione finanziaria della società. C’è però la voce «eventuali e varie», che di solito si usa per le questioni meno importanti. Stavolta, vista la presenza di Paolo Fiorentino (dal vivo o in conference call) che vorrà essere aggiornato sulla «questione araba», non sarà così.

Obiettivo Sau, la Roma c’è

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CORSPORT (A. GHIACCI) – La Roma, nella persona del direttore sportivo Walter Sabatini, ha cominciato a pensare alla squadra del prossimo anno. Indipendentemente da ciò che accadrà in questo finale di stagione. (…) Nel reparto avanzato, infatti, Osvaldo potrebbe essere ceduto e Nico Lopez mandato a giocare il suo primo vero campionato da titolare. E l’obiettivo segnato dal ds giallorosso con un cerchietto è Marco Sau, 25 anni, che con il Cagliari, al suo primo anno in serie A, è già arrivato a quota 11 gol. 

SEGNALAZIONE – Sau era stato segnalato alla Roma da Zeman, che lo aveva avuto con sé a Foggia due stagioni fa, nell’attacco composto anche dal brasiliano Farias (di proprietà del Chievo, ora in prestito al Padova, anche lui seguito più volte dai giallorossi) (…)La Roma è intenzionata a provarci perché è convinta che il campionato che sta giocando Sau non sia un caso e che a 26 anni da compiere a fine anno, il ragazzo abbia ancora di fronte a sé gli anni migliori. Ma l’affare non è affatto facile, per almeno un paio di ragioni. Vale a dire il prezzo e Cellino. 
DIFFICOLTA’ – Il Cagliari ha capito che il suo attaccante piace tanto, almeno a un paio di grandi squadre del nostro campionato, e ha deciso, qualora la cessione fosse inevitabile, di partire da una richiesta di almeno 12 milioni di euro, che poi possono chiaramente scendere fino a poco meno di dieci. Se ci si aggiunge qualche cartellino il cash che servirebbe può essere ancora minore, ma comunque si parla di non meno di 8 milioni di euro: non pochissimo insomma. E poi c’è il discorso relativo al presidente Cellino, che con la Roma ha un pessimo rapporto da settembre dello scorso anno, quando il Cagliari perse a tavolino la partita di andata in programma a Is Arenas. (…)
ALTRI – Non solo attacco, però, ma anche corsie laterali. Perché la Roma a sinistra ha Balzaretti e Dodò, che oggi non garantiscono di poter dare un contributo sicuro per una stagione intera, che peraltro comincerà tra sei mesi. Per quanto riguarda le fasce va detto che oggi Torosidis e Marquinho danno garanzie, ma comunque la Roma sa da mesi che andranno individuati almeno un altro paio di rinforzi. A destra ecco rispuntare due nomi seguiti in già in passato. In Italia piace Dusan Basta: l’Udinese chiede 3 milioni di euro per il serbo che però ad agosto compirà trent’anni. (…)

De Rossi al rientro, Castan fa passi avanti

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CORSERA (G. PIACENTINI) – Da Pizarro a Pjanic, il passo non è stato troppo lungo per Daniele De Rossi.  Il vicecapitano giallorosso, domenica sera contro il Genoa, ritornerà al centro del campo dopo la squalifica contro l’Atalanta. Lo farà al fianco del bosniaco, riscoperto regista da Andreazzoli.

A beneficiare dello spostamento — e del cambio di modulo—è stato proprio De Rossi, che giocando al fianco di un calciatore di talento (come lo era Pizarro) e svincolato da compiti di impostazione, sta tornando su livelli di rendimento più alti rispetti agli ultimi tempi. A fargli spazio nel centrocampo anti-Genoa dovrebbe essere Bradley, visto che difficilmente il tecnico rinuncerà a Torosidis e Marquinho (o Balzaretti) sulle fasce. La buona notizia di ieri riguarda le condizioni di Castan, in progressivo miglioramento: il brasiliano ha svolto tutto il lavoro atletico con il resto del gruppo e il suo rientro sembra sempre più vicino.

La privacy e il diritto alla verità

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CORSERA (L. VALDISERRI) – Lo sceicco Adel Aref al Qaddumi al Shtewi ha ragione quando chiede di essere giudicato per quello che farà. Ma conta anche quello che si è fatto e la trattativa Acqua Marcia, il rapporto con Michele Padovano e due storie uscite nelle ultime ore sono una pessima pubblicità per la Roma del new deal.

All’Eco di Bergamo ha parlato il direttore amministrativo della casa di riposo Don Orione: «Conosciamo bene lo sceicco Adnan. Per un anno è venuto a trovarci, spendendo promesse mai mantenute. Ci mostrò anche la fotocopia di un estratto conto per dimostrare di avere in deposito al Credit Suisse di Zurigo la bellezza di 23 miliardi di dollari…».

Al Fatto Quotidiano ha parlato invece Carlo Brugnami, 75 anni, ex ciclista. Dice di aver saldato due anni fa il conto per le esequie di un caro estinto del presunto sceicco. «Ad agosto è venuto a dirmi: abbi pazienza, si è sbloccata questa storia dell’eredità, ora ti pago tutto. Dammi tempo».

Non c’è nulla di male a essere stati ricchi, poi poveri e infine ricchissimi. Anzi, è una storia da Hollywood. Ma i tifosi hanno il diritto di sapere la verità, che è la stessa a Boston e a Roma.

Ecco Zanzi, esce Di Benedetto?

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CORSPORT (P. TORRI) – Appuntamento a Trigoria. Metà pomeriggio, ma non pigrizia, solo per questioni di fuso orario. In programma c’è il Cda della Roma. Che, pur avendo all’ordine del giorno la semestrale e il budget per il prossimo esercizio, si preannuncia piuttosto vivace (…)

NOVITA’ – Di sicuro si può anticipare che oggi sarà ratificato l’ingresso del nuovo amministratore delegato Italo Zanzi nel Cda. Dove sono seduti tredici membri, otto in rappresentanza della proprietà americana, cinque di Unicredit. Quindi, entrando un born in the Usa, dovrà esserci l’uscita di un altro born in the Usa. Chi? C’è grande riservatezza a proposito, ma qualcuno spiffera che potrebbe dire addio addirittura Tom DiBenedetto (…)
UNICREDIT – E’ vero che per ordine del giorno la questione sceicco non dovrebbe essere affrontata, ma è altrettanto vero che sarà difficile tenerla fuori dalla porta. Il dottor Paolo Fiorentino (parteciperà in conference call come James Pallotta) nei giorni scorsi è stato perlomeno critico (eufemismo) nei confronti dell’accordo preliminare trovato dagli americani con l’imprenditore italo-giordano. (…)
LETTERA – A proposito di membri del Cda, c’è da credere (è già successo in passato) che al dottor Giuseppe Marra (in quota Banca), unico superstite dei Cda pre americani, sarà fatto notare come le sue ormai famose lettere pubbliche, non è che siano gradite. (…)
LOTITO – Ieri, dopo la sanzione Uefa con due partite a porte chiuse in Europa, il presidente della Lazio, Claudio Lotito ha pensato bene, già che c’era, di puntare ancora una volta il dito contro la Roma (si vede che non ne può fare proprio a meno) con un giudizio piuttosto caustico («Lo sceicco? I fatti si commentano da soli») (…)

Totti mette la freccia

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totti11IL TEMPO, A. SERAFINI – «Tranquilli, segno una doppietta con il Genoa e supero Nordahl». Sono passati tredici giorni, ma la voce di Francesco Totti continua a rimbombare tra i corridoi di Trigoria.

Forse perché a pochi giorni dalla sfida dell’Olimpico, nessuno si è scordato della promessa fatta dal capitano. La nuova Roma di Andreazzoli infatti sorride godendosi un momento, che proprio grazie al numero dieci ha aperto uno spiraglio di luce nel tunnel di oscurità passato sotto la gestione Zeman.

Dalla saetta terminata alle spalle di Buffon, la rinascita romanista parte ancora una volta sotto l’insegna del suo giocatore più rappresentativo. La cura Andreazzoli si avvale della medicina Totti per iniziare un percorso di continuità praticamente mai riuscito nell’ultimo anno e mezzo, da quando le bandiere americane hanno iniziato a sventolare al «Fulvio Bernardini».

Saltata l’Atalanta per squalifica, ora il prossimo impegno con il Genoa assume un doppio significato per il capitano, che nella rimonta programmata della Roma per guadagnarsi un posto sicuro in Europa, potrebbe trovare seguito anche nell’abbattimento costante dei suoi record. La rete segnata contro la Juventus infatti, lo ha portato ad una sola distanza da Nordahl (a quota 225 reti) fermo, ormai non più tanto saldamente, al secondo posto dei capocannonieri più prolifici di sempre in Serie A. Una rincorsa cominciata nel tempo e impreziosita ad inizio stagione dal raggiungimento del terzo gradino del podio occupato da Meazza e Altafini.

In vista di superare la trentasettesima primavera, Totti punta la leggenda svedese con il sogno, timidamente nascosto in un cassetto, di mantenere quella condizione strabiliante che lo porterebbe soltanto ad immaginare di conquistare la vetta occupata da Piola a 274 reti. Ma nella storia del numero dieci romanista, i traguardi sono fatti per essere raggiunti. Le difficoltà generali incontrate sotto la gestione Luis Enrique, ne hanno frenato uno spirito realizzativo, che per il primo anno dopo undici consecutivi, non gli ha permesso di raggiungere la doppia cifra in campionato (8 reti). Le 9 messe già a segno in stagione, fanno pensare che la tendenza sarà ribaltata a breve, chissà magari già dalla prossima gara, perché per Totti «Non è finita qui».

Mentre la stampa mondiale ne esalta l’immortalità delle sue prestazioni, i bookmakers sono già pronti ad abbassare le quote per i prossimi bersagli agganciati nel mirino. «Smetterò a quarant’anni», la promessa e il preciso messaggio alla società, che nei prossimi mesi dovrà ridiscutere un contratto in scadenza a giugno 2014. L’accordo quinquennale per un posto in dirigenza (firmato durante la precedente gestione) dovrà aspettare ancora un po’, per un personaggio che prima di diventare ambasciatore giallorosso nel mondo, continuerà ad essere simbolo e marchio imprescindibile (anche è pubblicitario) dentro e fuori dal campo. Un patrimonio della città, coccolato da tifosi, compagni e allenatori, che quando hanno avuto la fortuna di poterlo allenare, gli hanno sempre consegnato la prima maglia durante la lettura della formazione titolare. Un riconoscimento di manifesta superiorità, che da Luis Enrique ad Andreazzoli, passando per Zeman, non ha mai potuto tener conto di moduli e sistemi di gioco.

«Un esempio», la definizione dell’attuale tecnico, che nell’amicizia costruita negli ultimi 8 anni a Trigoria, ha riscontrato una professionalità invidiabile e una gestione impeccabile dei momenti difficili vissuti all’interno dello spogliatoio. Anche perché domenica sera, ventuno anni dopo il suo primo passo a Trigoria, toccherà di nuovo a lui.

Quella cena a Narni per pianificare il futuro

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sceiccoIL MESSAGGERO, U. TRANI – «No comment». Il silenziatore dopo la raffica. Gigi Moncalvo non replica alla precisazione dello sceicco che, per la verità, nemmeno lo nomina nel comunicato, quasi a negarne l’esistenza. Eppure erano insieme a Milano nei giorni scorsi e, martedì pomeriggio, dopo le picconate dell’ex direttore della Padania, lo stesso Al Qaddumi, pur pretendendo rispetto per la sua figura, aveva confermato: «Moncalvo è un mio amico, parlate con lui». La Roma, però, non ha mai riconosciuto il giornalista come ambasciatore del potenziale partner di Pallotta e ha preteso che fosse lo sceicco a prendere le distanze da Moncalvo.
IL VERTICE – La società giallorossa da qualche giorno riconosce solo lui, il signor Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi, scartando il contorno che, per motivi diversi, non piace alla piazza. Ma lo sceicco, a parte la dichiarazione ufficiale rilasciata ieri mattina all’Ansa (utile per non far saltare la trattativa addirittura prima della scadenza fissata dalla Roma, per ricevere il finanziamento concordato, al 14 marzo), non abbandona certo i suoi uomini. Come dicevamo con Moncalvo si è visto a Milano all’inizio della settimana, mentre con lo stesso giornalista e con Michele Padovano si sono riuniti a cena, in un ristorante vicino a Narni. A tavola si è discusso della Roma, dei fondi, dello sviluppo della società e del progetto tecnico. Il summit, per la cronaca, la scorsa settimana. Anche se mai in via ufficiale, il club giallorosso nega che sia stato offerto un ruolo a Padovano, ospite della Roma all’Olimpico almeno due volte (gare contro Atalanta e Juve). Ma, come ormai è noto, l’entourage di Al Qaddumi e lo stesso ex calciatore, affermano il contrario. In caso di esito positivo della negoziazione, il potenziale partner vuole dire la sua: avrebbe la vicepresidenza, tre uomini nel cda e almeno uno nel management di Trigoria.
IL RUOLO DI MOGGI – Non poteva mancare che Lucianone in questa vicenda che piace sempre meno. In città, torna dunque ad apparire il fantasma dell’ex direttore generale della Juve. Cosa scontata, essendo legato, da tempo, sia a Moncalvo che a Padovano. Moggi, però, è improvvisamente uscito allo scoperto. Via Twitter ha chiarito: «Ho sentito che qualcuno ha detto che dietro a questa storia dello sceicco che vuole la Roma ci sarei io. Chi fa certe illazioni si dovrebbe vergognare. Mi comincio a stufare di queste cose e quando mi stufo poi divento particolare. Così come non c’entravo quando sono stato tirato in ballo dalle Iene su un’altra situazione legata alla Roma».

Baldini e la Roma «Garantiti anche senza lo sceicco»

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GAZZETTA DELLO SPORT, M. CECCHINI – Diciamo la verità, la vicenda dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi nel grande Barnum del calcio italiano s’integra perfettamente.Siamo il Paese dell’emozioni forti, dei grandi seduttori, dello zio d’America, delle eredità improvvise, della felpa sociale a favore di obbiettivo, soprattutto del fascino della ricchezza che domina nell’urna come sul campo. In questo contesto, la storia della Roma che, grazie ad un accordo preliminare, apre le porte del salotto buono (la LLC, cioè la controllante della As Roma Neep) all’ingresso di uno sceicco dalla fortuna sotto esame ha un che di malinconico, soprattutto quando parole e umori del protagonista cambiano a seconda del momento e delle pressioni a cui è soggetto.
SMENTITE & ANTICIPI   – Due giorni fa, dopo le bordate che Gigi Moncalvo, suo presunto portavoce, aveva riservato a Pallotta e UniCredit, a nostra domanda sul ruolo dell’esternatore, aveva detto: «È un mio amico, fate riferimento a lui». Meno di venti ore più tardi, Adnan ha cambiato idea. «Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome su Pallotta, UniCredit, la società e la squadra. Chi ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto. Ora voglio lavorare in tranquillità e al momento opportuno sarà fatto il necessario. Spero che si fermino tutte queste chiacchiere che stanno facendo male a me, alla mia famiglia e alla Roma» ha concluso lo sceicco, che assicura il bonifico di 50 milioni anche prima del 14 marzo chiesto dal club, ma addirittura per il fine settimana».
FIORENTINO & PALLOTTA – Detto che la scorsa settimana Adnan, Moncalvo e Padovano (che a Roma tutti associano a Moggi) erano insieme a cena in un locale vicino Narni discutendo dell’ingresso nella Roma, la definizione più ficcante sul momento la danno le fonti UniCredit vicine al vice a.d. Paolo Fiorentino: una farsa. Per la verità, ci spiegano anche i punti deboli dei comunicato della Roma, ma vi risparmiamo le tecnicalità. Tra l’altro, raccontano di contatti diretti anche tra Pallotta e lo stesso Fiorentino, che oggi parteciperà al Cda del club, preannunciato caldo e senza l’uscita dell’ex a.d. Pannes (uomo della trattativa con lo sceicco). In questo frangente così delicato, ieri è intervenuto per iscritto a Rete Sport anche il d.g. Baldini. «La continuità aziendale è garantita anche senza l’ingresso di altri investitori». Come dire, si può vivere anche senza lo sceicco, nonostante si addensino nubi sullo stadio. La Dire, infatti, ha battuto la notizia che l’ippodromo di Tor di Valle da aprile potrebbe riaprire, mentre i problemi idrogeologici dell’area continuano a destare perplessità. In attesa di sapere cosa ne pensi lo sceicco, i titoli di coda li lasciamo alla storia pubblicata dall’Eco di Bergamo, che parla di quando Adnan voleva acquistare il Don Orione. «Purtroppo lo conosciamo bene — ha spiegato Perico, direttore amministrativo —. Si presentava con un faccendiere di Como che ha avuto problemi con la giustizia e ci aveva promesso di essere pronto a sborsare per noi 5-10 milioni. Una volta ci fece vedere anche la fotocopia di un estratto conto del Credit Suisse per 23 miliardi di dollari, ma non ci ha offerto neppure un caffè. E così gli abbiamo fatto capire che non volevamo avere più niente a che fare con lui». Chissà se la Roma la penserà diversamente.

Lo sceicco ci ripensa: «Le dichiarazioni su Pallotta e Unicredit non sono mie»

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adnanIL MESSAGGERO, S. CARINA –   Per Adnan Adel Aref Qaddumi Al Shtewi è divenuta oramai una questione d’onore. La Roma gli ha imposto una dead line (14 marzo) entro la quale dovrà versare la somma pattuita nell’accordo preliminare siglato con James Pallotta. Lo sceicco è convinto di onorare l’impegno, «altrimenti sarei un pazzo» ha ribadito anche ieri. Ed è per questo motivo che ha deciso di prendere nelle ultime ore le distanze da quello che per qualche giorno è stato il suo portavoce: il giornalista Luigi Moncalvo, ex direttore de «La Padania».
LA SMENTITA – «Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente Pallotta, su Unicredit, sulla società e sulla squadra. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto. Non ci saranno ulteriori comunicazioni», le sue parole all’Ansa. Per un certo verso inevitabili, visto che le dichiarazioni di Moncalvo avevano a dir poco indispettito il club giallorosso che aveva deciso di non replicare al giornalista proprio perché aspettava che a farlo fosse Al Qaddumi.
PREOCCUPAZIONI E DUBBI –  Sono ore tese e agitate per lo sceicco che è visibilmente scosso non tanto per le indagini della Consob e della Procura sulla vicenda ma soprattutto per le ripercussioni che la questione sta avendo sulla sua famiglia. Ieri era sconcertato dal fatto che alcuni media italiani si siano mossi addirittura in Giordania per contattare l’anziana madre. Tuttavia i dubbi rimangono. Oltre ai debiti pregressi – che lui nega di avere – e affari saltati in extremis, la nuova scossa sulla credibilità di Al Qaddumi arriva dall’istituto Don Orione di Bergamo: «A parole era pronto a finanziarci per beneficenza – spiega Dario Perico, direttore amministrativo – Diceva di essere pronto a sborsare, nell’ottobre 2011, 5-10 milioni di euro. Ci fece vedere anche la fotocopia di un estratto conto con la quale voleva dimostrare di avere in deposito al Credit Suisse la bellezza di 23 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa, superiore di un miliardo a quella del sultano del Brunei. Per farla breve, noi non abbiamo visto un euro».

E’ il giorno del Cda. Pallotta deve chiarire

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IL MESSAGGERO (R. DIMITO) – Arriva il giorno del chiarimento. Oggi pomeriggio al consiglio della As Roma, senza però, che l’argomento figuri all’ordine del giorno, gli uomini di Unicredit dovrebbero incalzare James Pallotta sulla farsa dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi che, col passare dei giorni, diventa sempre più pittoresca. Se a questo si aggiunge una dichiarazione un pò azzardata del direttore generale del club (con delega alla parte sportiva) Franco Baldini sulla continuità aziendale della Roma, si può immaginare che il dibattito si annuncia caldo. Ma partiamo dall’ultimo atto della telenovela del presunto sceicco.

LA NUOVA FARSA DI QADDUMI – Ieri Adel Aref al Qaddumi ha smentito l’estemporanea intervista rilasciata il giorno prima dal giornalista Gigi Moncalvo a Radio Manà Manà Sport nella quale, spacciandosi come suo portavoce, ha tranciato una serie di giudizi sul club, Pallotta, Unicredit. Fino ad affermare: «Sono pessimista sull’esito della trattativa, viene a mancare la volontà del venditore di cedere le sue quote». Tutto falso, non rispondente al suo pensiero, ha specificato ieri l’arabo: «Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto». Parole alle quali si fa fatica a credere, visto che, interpellato a caldo, lo sceicco aveva riconosciuto ruolo e attendibilità del portavoce. Lo scetticismo che avvolge il suo piano per entrare nella As Roma SVC LLC e tramite quest’ultima, in Neep holding, la scatola a maggioranza Usa, nel cui capitale c’è Unicredit col 40%, cresce progressivamente. Di qui le domande che gli esponenti della banca potrebbero rivolgere a Pallotta, nel corso del board odierno, nonostante il presidente sarà collegato in video conferenza. In pratica la delegazione di piazza Cordusio guidata da Paolo Fiorentino e, c’è chi ritiene anche Pippo Marra, nella prima occasione istituzionale di confronto fra soci, chiederanno di conoscere la verità sul piano dello sceicco, che finora, ha trattato solo con Pallotta. E ad alimentare i dubbi ci sarebbero anche i tempi per formalizzare l’ingresso nella newco americana. In una risposta a Consob, As Roma LLC ha posto come termine ultimo per il versamento dei soldi (50 milioni) il 14 febbraio. Nei colloqui tra i legali, invece, gli americani avrebbero promesso l’arrivo del bonifico entro la fine di questa settimana. C’è quindi materia per insospettire sempre di più Unicredit che si era già imbattuto in Adnan al Qaddumi alla fine del 2010, durante la selezione delle offerte preliminari: dopo aver assunto informazioni, però, l’istituto aveva scartato la proposta. Ma il tema dell’allargamento dell’azionariato di Neep è sul tavolo visto, tra l’altro, che, in base ai patti parasociali sottoscritti fra gli americani e piazza Cordusio (punto 4.1), Unicredit può vendere una quota «che non ecceda il 75% della sua partecipazione»: quindi ha la facoltà di vendere il 30% scendendo al 10%.

LA FRASE DI BALDINI – All’ordine del giorno del cda di oggi pomeriggio ci sono comunque tre punti salienti. A cominciare dalla cooptazione del nuovo amministratore delegato Italo Zanzi, assunto da Pallotta come dirigente, che prenderà le deleghe di Mark Pannes, destinato però a rimanere nel cda. Per far posto a Zanzi potrebbe dimettersi Andrea Gabrielle o, molto più facilmente, Tom DiBenedetto. In questo caso, quindi, l’ex presidente e soprattutto capo cordata degli investitori Usa, uscirebbe definitivamente di scena. Poi si discuterà della situazione finanziaria del club, un tema che Unicredit monitorizza da vicino. E in questo ambito si dovrebbe chiedere conto a Baldini della sua strana dichiarazione di ieri: «Sì, la continuità aziendale è garantita anche senza l’ingresso di altri investitori» riferita al possibile flop dell’ingresso dello sceicco. Infine ci sarà un aggiornamento sullo stato di avanzamento del progetto del nuovo stadio su un’area a Tor di Valle.

Lo «sceicco» della Roma ci provò anche al Don Orione

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ECODIBERGAMO.IT – E lo sceicco? L’avete sentita la strana storia dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi? Sì, quello che vuole comprare la Roma, o comunque entrare nella società giallorossa con una quota importante. Nei giorni scorsi ha firmato un accordo preliminare con il club presieduto dall’imprenditore statunitense James Pallotta.

Ma i precedenti non sono incoraggianti, dal momento che la sua affidabilità finanziaria è piuttosto dubbia: già due anni fa tentò, senza successo, di acquistare la Roma e la società dell’Acqua Marcia. Poi ci provò con il Torino, prima di riaffacciarsi nella capitale. Fatto sta che la Roma ha stabilito un termine preciso alla chiusura della trattativa: o lo sceicco versa i soldi entro il 14 marzo o buongiorno

Intanto la Procura della capitale ha aperto un fascicolo e ha chiesto alla Consob una relazione sull’attività di vigilanza di fronte all’anomalo andamento del titolo in borsa per verificare che non ci siano state speculazioni sulle azioni della Roma dopo le voci del coinvolgimento di Adnan.

Tutta questa agitazione perché la figura dello sceicco – venuto da Nablus, Cisgiordania, e che dice di appartenere alla famiglia reale saudita – appare contraddittoria: afferma di possedere un patrimonio sterminato e di occuparsi di petrolio ed energia ma, da vent’anni in Italia, vive in una modesta casa di Cordigliano, piccola frazione a nord di Perugia. Due camere e cucina. La moglie impiegata comunale, due figli. Altro che reggia con i rubinetti d’oro e quindici Ferrari nell’autorimessa.

Al Centro Don Orione di Bergamo non si stupiscono delle cautele della Roma (che comunque gli ridà una chance dopo averlo respinto un anno fa, mah…) e dichiarano apertamente che «non c’è da fidarsi». Cosa c’entra il Don Orione con questa storia? «Eh… noi purtroppo lo conosciamo bene lo sceicco Adnan – spiega Dario Perico, direttore amministrativo della casa di riposo, poliambulatorio, centro di riabilitazione e di assistenza domiciliare -. Per un anno, tra l’ottobre 2011 e il novembre scorso, è venuto a trovarci, spendendo promesse mai mantenute. A parole era pronto a finanziare per beneficenza il miglioramento della struttura e della qualità della vita al Don Orione. Diceva di essere pronto a sborsare 5-10 milioni di euro. Forse anche attento a possibili affari sul territorio».

Adnan, 54 anni, fu messo in contatto con il centro bergamasco «da un dentista di Ferrara che ha lavorato al Don Orione fino al maggio 2012». L’odontoiatra aveva conosciuto lo sceicco all’Università della città romagnola «dove diceva di voler finanziare la ricerca medica». Adnan elargì promesse anche alla Cooperativa Monterosso che al Don Orione si occupa della cucina, delle pulizie e dell’assistenza di base.

La Monterosso, che dà lavoro anche a tanti immigrati, sognava di realizzare una residenza sanitaria assistenziale per disabili a Cavernago «e Adnan prometteva anche lì: “Te li do io i soldi, non cercarli in giro“, diceva a Esam Abd El Monim, il presidente della cooperativa. Esam conosce la famiglia Qaddumi che abita al Cairo e sulle prime credeva nell’attendibilità di Adnan».

Ma, incontro dopo incontro («dieci, dodici? Si presentava in Mercedes e con guardia del corpo», cerca di ricordare Perico) qualcosa comincia a far scricchiolare la credibilità dello sceicco. «Si accompagnava a un anziano faccendiere di Como che faceva da suo “garante” e spesso parlava per lui. Ci mostrò anche la fotocopia di un estratto conto con la quale voleva dimostrare di avere in deposito al Credit Suisse di Zurigo la bellezza di 23 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa, superiore di un miliardo a quella del sultano del Brunei, il monarca più ricco della Terra. Beh… le già provate certezze cominciavano a vacillare forte. Tanto più che ben presto siamo venuti a sapere che il faccendiere aveva avuto qualche guaio con la giustizia».

Adnan si era accreditato assicurando di essere figlio leggittimo di Faysal, storico re dell’Arabia Saudita assassinato nel 1975. «Fu suo papà Qaddumi in letto di morte – ci raccontava per voce del faccendiere, il quale avrebbe avuto il merito di sbloccargli i soldi ereditati che la banca non voleva riconoscergli – a svelargli di essere solo il patrigno e che il vero padre era il re d’Arabia».

Le perplessità («pensi che non ha mai offerto neppure un caffé…») diventano consapevolezza «di essere stati presi in giro». Così «non rispondevamo più alle sue chiamate, lasciando chiaramente intendere che non volevamo più avere a che fare con lui». Le ironie si sprecavano nei giorni scorsi tra un intervento e l’altro dei tifosi alle radio romane. «Ma tutti noi li dobbiamo trovare?», uno dei commenti. C’è chi lo paragona a Lo sceicco bianco di Federico Fellini. E a Gigi Proietti vien da sorridere perché lo vedrebbe bene nel suo film cult Febbre da cavallo. Ora il signor Adnan (sceicco vero o presunto) ha pochi giorni per smentire tutti. Il finale deve scriverlo lui.

Ag. Orban: “Contatti con la Roma. E’ pronto per la serie A”

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TUTTOMERCATOWEB.COM – Filippo Colasanto, agente per l’italia del difensore classe ’89 del Tigre Lucas Orban, ha parlato del futuro del suo assistito. Queste le sue parole:

“Ne ho parlato con la Roma. Con la società giallorossa, ma anche con altri club, ho fatto una chiacchierata esplorativa. Se Orban arriva in Italia può giocare da subito, è pronto per il nostro campionato”

Con la Roma solo un contatto?
“Penso che la Roma debba interessarsi ad un giocatore dalle caratteristiche di Orban, che tra l’altro ha una clausola di risoluzione accessibile e quindi non sarebbe un’operazione economicamente complicata non solo per gli aspetti economici, ma anche per il gradimento del giocatore, che già a gennaio era vicino ad una squadra italiana ma ha preferito declinare per finire la stagione al Tigre”.

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