Vicenda Al Qaddumi: nessun confronto banca-americani nel CdA di ieri

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FONTE: Il Tempo – Il tanto atteso confronto tra UniCredit, socio di minoranza, e la proprietà americana capeggiata da James Pallotta non è andato in scena. Lo rivela il quotidiano romano Il Tempo.

Secondo quanto scrive il giornale, non c’è stata nemmeno l’occasione per un confronto, dato che ness nessun consigliere «di peso» in quota Unicredit si è presentato a Trigoria, neppure Pippo Marra che aveva preannunciato una richiesta di chiarimenti.

Il vice direttore della banca Paolo Fiorentino ha partecipato in videoconferenza e la questione è stata così affrontata marginalmente, in attesa di notizie concrete dallo sceicco, tornato in queste ore a Roma per lavorare sull’affare.
La banca è la prima a non fidarsi ma non è la vera parte in causa: l’affare riguarda le quote di Pallotta e sarebbe talmente conveniente per il futuro del club che in caso di un esito positivo un po’ tutti sarebbero pronti a mettere da parte lo scetticismo. Cinquanta milioni in cassa versati da un investitore che non chiede di comandare rappresentano un’occasione troppo ghiotta per non andare fino in fondo.

Lo sceicco Adnan e il calcio kamikaze

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IL SECOLO XIX (D. Freccero) – Se non ai petroldollari di uno sceicco, a cosa credere? Povera Italia che dubiti di tutto. Lui, Adnan Aref al Qaddumi al Shtewi, 54 anni, vuole comprare la Roma, ha 50 milioni pronti e tutti a dubitare e indagare sul perché e sul per come.

L’avessero fatto a Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, a Parigi, addio soldi al Psg. A Mansour bin Zayed Al Nahy, a Manchester, niente City. Solo da noi va così: arriva uno sceicco con il cappotto un po’ consumato e tutti a dubitare che sia un pacco. Solo perché ha un fratello a Nablus che vende collanine, una moglie che lavora in Comune a Perugia e il figlio che fa il carabiniere.

Embè? Chi non crede sia un miliardario vada al Don Orione di Bergamo a chiedere: per comprare la casa di riposo esibì un foglio sgualcito con su il saldo di un presunto conto di una presunta banca svizzera con 23 miliardi di dollari. Poi la cosa non andò in porto ma lui e il gentleman con lui, un pregiudicatone, lasciarono un’ottima impressione: «Manco un caffè hanno pagato».

Poi uno può anche essere sfortunato: se non ha restituito i 10 mila euro all’ex ciclista Carlo Brugnami, suo vicino di casa, che gli prestò i soldi per il funerale di un parente, magari è perché ha sbagliato l’Iban. Figurarsi se Adnan non paga: è uno sceicco, mica lavora alla municipalizzata di Perugia. Quella è la sorella. Lui fa il broker di petrolio anche se all’inizio ha fatto il barista e l’imbianchino.

Pensate l’abbaglio di Unicredit che tre anni fa, dopo la gestione Sensi, lo cacciò quando si fece avanti la prima volta per comprare la Roma. Roba da pazzi. Ora per fortuna la banca può rimediare: entro poche ore, appena arriverà il bonifico dei 50 milioni, gli potranno chiedere scusa come si deve. E se lo sceicco fosse troppo impegnato per firmare, può mandare in una filiale uno dei collaboratori: che so, magari Michele Padovano, ex bomber della Juve arrestato nel 2006 per traffico di droga e oggi suoi braccio destro; o Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania rimasto suo «portavoce» per mezza giornata.

Storia vecchia, l’Italia del calcio che non riconosce i “messia”. Su Twitter, da ieri, c’è un dibattito in corso: unitevi su #kamikaze e #imaestridellaFUFFA.

Come Raffaele Ciuccariello, pugliese di Torino, che per mesi sui giornali era “Mister X” e dopo l’eredità di uno zio d’America voleva il Toro. Pure lui aveva l’identikit in regola: due figli con un bar e il terzo investigatore privato. Poi un bella casetta in affitto. Non se ne fece nulla, né per il Torino né mesi dopo per il Como. Ma sicuramente c’è un errore dietro i vari processi che il tribunale gli ha intentato: per una discoteca e una panetteria pagate con assegni cabriolet, scoperti.

Preconcetti, diffidenza. Quelli che hanno fatto dubitare di Antonino Pane, imprenditore che aveva fatto fortuna in America e voleva fare la fortuna della Samp post-Mantovani. Era legato a un principe saudita, voleva investire su Genova come nel calcio campano. Invece niente, tutti a dubitare e pensare male. Che poi le squadre prese (Sorrento, Savoia) siano fallite e lui arrestato, è un dettaglio. Le intenzioni, quelle erano ottime.

Come quelle dello sceicco Butti Mohammed Bin Boutti, che per bocca del principe Marco Ammirati Bin Bouavanh annunciò miliardi per il Genoa del post “Nube che corre” Dalla Costa. Lo portò Sogliano, durò poche ore, peccato perché c’era bisogno di uno serio come lui. Ma l’elenco dei sogni infranti è lungo: a Salerno e Lecco c’ha provato Joseph Cala, al secolo Giuseppe Calà, di San Cataldo, che aveva fatto i soldi in America e per disimpegnarsi dalla Salernitana inventò che gli avevano sparato alle gomme per strada.

O il texano Tim Barton, arrivato un giorno a Bari col cappello da cow boy e partito poche ore dopo per Dallas per andare a capire come mai il bonifico non partiva. O come il petroliere albanese Taci che firmò per prendere il Bologna prima di tornare a Tirana e finire in galera per le botte a un giornalista. O l’imprenditore sardo Porcedda, patron di uno stabilimento balneare di Cagliari, anche lui per poco patron del Bologna, anche lui oggi in galera.

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Sullo sceicco l’ultima parola sarà di Pallotta

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pallotta4CORSPORT (A. GHIACCI) – Non un passo indietro. Con la convinzione che  «entro il 14 marzo» , termine fissato dalla proprietà statunitense oltre il quale non si andrà, i 50 milioni di euro di Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi si materializzeranno in solido dopo essere stati certificati come parte del fondo presentato nei vari incontri tra le parti. Il presidente della Roma, James Pallotta, è convinto e andrà per la sua strada. Sulla questione decide lui. Anche se durante la riunione del consiglio di amministrazione del club, andato in scena ieri pomeriggio, ha ricevuto da parte del socio di minoranza Unicredit gli stessi appunti, all’insegna dei dubbi manifestati nei giorni scorsi, sulla reale consistenza del partner individuato e scelto.(…)

TAVOLO – I lavori si sono aperti alle cinque e mezza di ieri pomeriggio a Trigoria. In tanti, però, erano collegati solo telefonicamente. I rappresentanti della cordata statunitense, fisicamente negli Usa, e anche Fiorentino, Cappelli e Marra, espressione della banca. Si è andati avanti seguendo l’ordine del giorno, ovviamente. Tanto che alla fine, intorno alle nove di ieri sera, la Roma ha pubblicato il comunicato che annunciava la  «delibera della nomina per cooptazione, quale nuovo componente il consiglio, Italo Zanzi, a seguito delle dimissioni presentate da Andrea Gabrielle, per motivi personali. Il consiglio ha conferito a Zanzi le deleghe operative precedentemente attribuite al consigliere Pannes» . (…)
AVANTI – Dopo aver certificato che anche i ricavi sono in aumento, la riunione è passata al tema che, seppure non presente nell’ordine del giorno, è quello che interessa di più in questo momento: il cosiddetto sceicco. Pallotta, come detto, sarà l’unico a decidere sull’argomento, anche se Unicredit resta perplessa riguardo la reale fattibilità dell’operazione. Il consigliere Marra, non nuovo ad un certo tipo di operazioni, ha voluto che si mettesse a verbale un suo documento dettagliato e diviso in cinque punti: la sintesi, sulla falsariga di quanto dichiarato qualche giorno fa dallo stesso Marra, è la richiesta di chiarezza nei confronti della proprietà statunitense. Non è la prima volta che Marra manifesta pubblicamente dubbi, ma evidentemente l’indicazione di parlarne solo nelle sedi opportune non ha avuto successo. Unicredit è preoccupata, perché nel momento in cui Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi dovesse dare seguito all’operazione la sua quota di partecipazione azionaria sarebbe diluita contestualmente all’aumento di capitale. Scenderebbe dal 40% al 25% senza contropartita economica. Pallotta, sostenuto dal braccio destro Pannes, è convinto che lo sceicco sia davvero tale e aspetta. Lo farà per altre due settimane, non oltre il 14 marzo. Di buono c’è che nel frattempo i conti della Roma, pur mantenendo un segno meno davanti, sono migliorati. Per il resto è questione di giorni. La soluzione, in un senso o nell’altro, è ormai vicina.

Andreazzoli: “Roma, sono l’uomo per te”

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andreazzoliAndreazzoli, che cosa si prova a diventare famosi?

«Mi ha dato tanta energia».
Ma lei in realtà chi è?
«Un mediocre dilettante».
Il tecnico che più l’ha segnato?
«Sacchi per quelli della mia generazione ha rappresentato la svolta. Poi ho avuto un’amicizia importante con Silvio Baldini, siamo cresciuti in simultanea: lui ha il bernoccolo, è intuitivo».
Il suo allenatore modello?
«Sono gli altri che si devono ispirare a me, non io a loro».
Un tecnico emergente?
«Sia Luis Enrique che Montella hanno qualità per emergere. Stramaccioni? Conosco meno i suoi metodi, e posso dare un giudizio sulla persona: meritevole ma per il lavoro non lo conosco. Seguiva molto Spalletti».
Con Andreazzoli un ritorno alla normalità.
«Mi piace molto questa parola, la sento mia ma non la uso molto come etichetta perché fu usata da Spalletti e non vorrei abusarne».
Il rapporto con Zeman? 
«Ottimo. Io ero a disposizione, se ne avesse avuto bisogno. Ho avuto modo di vedere molte cose che mi sono piaciute e che stiamo usando anche ora. Le cose tra noi non sono funzionate per mancanza di sinergia. Ora c’è unità d’intenti».
Il calcio come professione e passione?
«Va interpretato come un gioco, non deve diventare una professione da timbro del cartellino».
La prima cosa che ha detto entrando nello spogliatoio?
«Non ho parlato di calcio perché secondo me servivano altre cose. I giocatori sono fruitori di energie esterne, quindi il lavoro è cominciato creando un gruppo di lavoro. Poi ho parlato alla squadra e ho reso tutti partecipi di quella che era la mia strada. E ho chiesto di seguirmi».
La Roma può arrivare in Champions League?
«Le racconto un aneddoto di oggi (ieri, ndr): abbiamo fatto un allenamento che mi ha dato un’energia incredibile. Al termine i pochi tifosi in piedi sulle macchine al di là del muro ci hanno applaudito. La Champions è difficile, non illudiamo la gente. E potrebbe non bastare vincere tutte le partite».
Conosce l’ambiente e tanti giocatori: è un vantaggio?
«Non c’è dubbio. Credo che la società, rischiando, mi ha scelto anche perché conoscevo la struttura. Due anni fa avevo già detto sì alla Fiorentina per tre stagioni. Mi chiamò Corvino per fare il secondo di Mihajlovic. E sarei stato a cento chilometri da casa. Sabatini mi convinse a restare a Trigoria e mi offrì cinque anni. Il mio ruolo? La memoria dello spogliatoio».
Lei ha mai notato un momento di difficoltà di De Rossi?
«Sì, come lo avete visto voi da fuori. Alle base c’è una condizione fisica non ideale, ma ci vuole poco per vederlo tirato a lucido».
Come mai s’è posto in maniera poco umile al momento dell’insediamento a Trigoria?
«Non è stata una scelta comunicativa. Io sono così».
Un sergente di ferro.
«Ascolto tutti, dal primo collaboratore all’impiegato. Ma a Trigoria tutti sanno che non si fa niente che non lo abbia deciso io. E ieri mattina, per la prima volta, volevo cacciare uno dal campo. Aveva poca voglia di fare un esercizio».
Dire alla prima intervista «so cosa fare, come farlo e con chi farlo», è stata una grande dimostrazione di carattere.
«Io sono sicuro di quello che faccio. Individuo un obiettivo e conosco la strada per perseguirlo. Chi sta con me, bene; altrimenti sta fuori».
Adesso sembra un ambiente più sereno.
«C’è più sinergia rispetto a prima. Ognuno dà il suo piccolo contributo, che può essere determinante per un risultato. Quel famoso 0,2 per cento che avevo chiesto, come chi ha suggerito di fare il riscaldamento contro la Juventus sotto la Sud, come chi ci ha regalato un video, che ho fatto vedere ai ragazzi e che su di loro ha avuto un effetto emozionale».
E il riscaldamento sotto la Sud: idea sua o del gruppo?
«Di un tifoso. Io ho detto sì e il gruppo ha trascinato anche i panchinari. Il nostro posto è lì. Continueremo a farlo e non solo dopo una vittoria. Anche dopo un pari o una sconfitta. Il pubblico è decisivo, spero di vedere contro il Genoa la stessa cornice della gara con la Juve».
Quanti giocatori non le danno del tu?
«Beh, non sono molti… Quando ho parlato con Taddei, che conosco da otto anni e che è mio amico, lui mi ha dato del lei, io l’ ho guardato e gli ho chiesto: Rodrigo, ma che stai facendo? Lui mi ha risposto imbarazzato: ma adesso i ruoli sono cambiati… Falla finita, gli ho detto».
A Bergamo Romagnoli, il più piccolo del gruppo, a fine gara le ha riempito la testa di neve…
«E io cosa ho fatto?».
Se l’è abbracciato.
«Esatto. Ma durante la riunione del martedì l’ho sistemato davanti ai suoi compagni che ridevano come matti».
Come con Spalletti, sono tornati gli schiaffi in testa per festeggiare un gol o una vittoria…
«All’epoca ero io a darli, ora li prendo…».
«Perché non ci hanno pensato prima?»: Perrotta l’avrebbe messa in panchina da tempo.
«Le racconto il messaggio che Simone mi ha inviato il giorno della mia promozione: ”Ora non ti posso più abbracciare”. E io per metterlo in difficoltà, appena lo vedo gli salto al collo. Anche davanti ai dirigenti».
I maligni sostengono che lei abiti a Trigoria perché tirchio.
«A Trigoria ho tutto per vivere alla grande, non mi manca niente. Sapete quanto ci impiego per andare al lavoro? Quarantacinque secondi. Cronometrati. Ho tenuto la mia stanza, la numero 3. La 1 non la voglio…».
Baratterebbe la sua stanza di Trigoria con una vittoria in Coppa Italia contro la Lazio?
«In questo caso sì. Vinco la Coppa e vado via».
Il suo momento più difficile il rigore di Osvaldo a Genova?
«È stato un problema solo per chi ne ha parlato tanto. Ricominciamo: è scontato che i rigori li tiri Totti come lo è respirare per una persona. Quando ho visto che Osvaldo andava sul dischetto, mi sono chiesto: perché? Poi ha tirato, ha sbagliato e il martedì successivo abbiamo messo i puntini sulle i con i diretti protagonisti».
Ha pensato di sostituire immediatamente Osvaldo?
«Forse avrei conquistato la stima di un’intera città, ma avrei perso Osvaldo».
Senza Totti, chi avrebbe tirato un rigore a Bergamo?
«Osvaldo. Ho attaccato al muro la lista. Il vice era Pjanic e il terzo Lamela».
Chi vincerà lo scudetto?
«La Juventus?»
Come è il suo calcio?
«La teoria nel calcio è importante. Il calcio non è solo uno sport, è scienza. Lo schema attuale? Un 3-2-5, un po’ quello che facevamo a Udine. Quando sono entrato a Coverciano con la borsa della Lucchese quasi mi vergognavo. Sono uscito a petto in fuori, primo su quarantasei di quel Master, con la tesi sulle palle inattive contro e a favore. Dormivo in stanza con Spalletti o Delio Rossi. La figura storica, però, in quei giorni fu il maestro del corso: Franco Ferrari»
Meglio la Roma di oggi o quella di Spalletti?
«Con Luciano eravamo proprio forti: la squadra aveva preso coscienza del proprio valore e proponeva un gran bel gioco. Questa ancora no. Dobbiamo trovare l’equilibrio quando siamo in possesso, non il contrario: è questa la vera rivoluzione».
Nico Lopez è giocatore vero?
«Sì, secondo me arriva. Ma è una prima punta».
E Marquinho? Per lui ha una vera cotta…
«È forte forte. Ha tutto. È uno che viene da me e mi dice: mister, mi faccia fare».
Quanto è importante Lobont?
«Mai visto uno con quel carattere. È un uomo spogliatoio eccezionale».
Piris? 
«Uno sempre da 6,5 o 7. Un ottimo centrale. Ditemi: chi ha due centrali veloci come Piris e Marquinhos?».
Lei avrebbe confermato Pizarro?
«Sicuramente. Il Peq sarebbe ancora qui».
Lo staff del prossimo anno: chiederà a Spalletti di farle il vice?
«Luciano non può farmi da secondo, lui sa fare solo il primo. Quindi con me non ce lo vorrei. È Domenichini il miglior vice del mondo»

Tor di Valle, non ripartono le corse: lo stadio va avanti

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CORSPORT (A. GHIACCI) – Nei giorni scorsi, da più parti, si è parlato di riapertura dell’ippodromo di Tor di Valle, a partire dal mese di aprile, per un periodo addirittura di quindici mesi. Ma l’ipotesi appare davvero priva di fondamento. Non sembra infatti possibile che le corse ripartano al trotter della Via del Mare, dove nel frattempo da qualche giorno sono state interrotte, probabilmente perché completate almeno in questa fase, le operazioni di studio e i rilevamenti vari finalizzati alla costruzione dello stadio di proprietà della Roma. La riapertura dell’ippodromo, ovviamente, rallenterebbe l’iter messo in atto dal club giallorosso. Ma la situazione economica della proprietà dell’ippodromo non permette la riattivazione dell’impianto: mancano i fondi, anche per le operazioni più semplici, a partire dal pagamento delle utenze. Non solo: diversi beni materiali (trattori e altro) sarebbero già stati messi in vendita al fine di trovare ulteriori introiti per portare avanti le operazioni di ordinaria amministrazione. Entro la fine mese tutto il comparto ippico dovrebbe ricevere almeno una parte delle spettanze arretrate per il 2012, almeno quelle relative ai mesi di luglio e agosto scorsi, ma questo non dovrebbe però riguardare Tor di Valle (e quindi consentire la ripresa delle corse) in virtù di un contenzioso con Equitalia.(…)

Sponsor tecnico, stretta finale: Nike o Adidas?

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CORSPORT (A. GHIACCI) – La Roma si muove. Perché il tempo stringe e la prossima stagione va programmata in questo periodo. Fedeli alla politica societaria, da settimane i responsabili del marketing giallorosso, interrogati a più riprese sulla questione dello sponsor tecnico rispondono sempre allo stesso modo: «Stiamo lavorando, ma non possiamo dire di più». Ma le novità sono in arrivo. La Roma vuole il meglio e sul tavolo ci sono i due colossi dell’abbigliamento sportivo: Nike e Adidas. Entro quindici giorni, più o meno lo stesso tempo che servirà per conoscere l’esito della trattativa tra Pallotta e Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi, il club giallorosso scioglierà le riserve. Le strade, appunto sono due, e si portano dietro due soluzioni diverse. Nike pagherebbe di più, ma sarebbe pronta a entrare in scena solo dalla stagione 2014-2015, vuol dire tra un anno e mezzo e non prima. Adidas garantirebbe invece meno soldi, ma  fornirebbe tutto il materiale a partire dal prossimo mese di luglio, per il campionato 2013-2014. Ora la domanda è una: può un club come la Roma permettersi di affrontare un’intera stagione con materiale non di primissimo livello? (…) Ancora quindici giorni e la Roma comunicherà la scelta. Nel frattempo va avanti la causa che la Kappa ha mosso nei confronti della società giallorossa. (…)

Sciecco: Unicredit frena, Pallotta insiste

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GASPORT (M. CECCHINI) – Il convitato di pietra è stato un fantasma ingombrante, la materializzazione mediatica di un sogno oppure di un imbarazzo. Logico, perciò, che il Cda della Roma officiato ieri a Trigoria sia stato diverso dal solito, nonostante le forme canoniche con cui è stato affrontato. Tra membri della proprietà americana, esponenti del socio di minoranza UniCredit e «indipendenti», sembra che un argomento abbia messo d’accordo tutti, i presenti in carne ossa e quelli in semplice collegamento: il caso relativo allo sceicco Adnan Adel Aref Al Qaddumi al Shtewi — dal punto di vista dell’immagine — per il club sta rappresentando uno tsunami le cui ripercussioni non finiranno ai titoli di coda di questa storia.

Un «caldo» Cda – Per questo, vista la delicatezza del momento, ai lavori hanno partecipato — in modo virtuale — sia il presidente James Pallotta, sia il vice ceo di UniCredit Paolo Fiorentino, che a margine del consiglio hanno ribadito i loro diversi punti di vista sulla questione dello sceicco. Se la Roma sottolinea come la vicenda Qaddumi non sia stata affrontata, fonti bancarie ci dicono come Fiorentino abbia ribadito a Pallotta tutti i dubbi relativi alla solidità del personaggio, con cui il club ha firmato un preliminare per l’ingresso nella LLC, cioè la società che controlla la Roma. Il presidente però ha ribadito come intende aspettare il termine concordato — il 14 marzo — per togliere eventualmente la fiducia allo sceicco, che per parte sua fa sapere come sia in grado di onorare il proprio impegno (pari a 50 milioni) anche prima della scadenza, tant’è che addirittura c’è chi parla di un colpo di scena a brevissimo.
Bilancio: 26 milioni di rosso – Il Cda in sé, comunque, si è svolto in due parti: nella prima è stato ufficializzato l’insediamento di Italo Zanzi come global ceo, ereditando così le deleghe di Mark Pannes, che pure resterà in consiglio, così come l’ex presidente Tom Di Benedetto. Ad uscire dal Cda (ufficialmente per motivi personali) per far posto a Zanzi è Andrea Gabrielli. La seconda parte del Cda, poi, è stata incentrata sull’analisi e sulla approvazione della semestrale, che pure ha evidenziato 26 milioni di perdite (in linea con le previsioni), nonostante l’aumento fatto registrare nei ricavi. Insomma, in attesa che si materializzi la ricapitalizzazione prevista (50 milioni già versati e 30 ancora da sborsare), le prospettive per la chiusura del bilancio a giugno non sono rosee, soprattutto se non arriverà la qualificazione alla prossima Champions o addirittura alla Europa League. Per questo sarà benvenuta la chiusura dell’accordo col prossimo sponsor tecnico, che prenderà il posto della Kappa (col quale è in atto un contenzioso legale). In vantaggio pare essere ancora la Nike, anche se farebbe partire l’accordo dal 2014-2015, con in mezzo una stagione di «autoproduzione. La Adidas, invece, sarebbe pronto ad accogliere da subito la Roma nel proprio pacchetto di squadra. Insomma, a dominare il futuro prossimo della Roma saranno le questioni finanziarie, soprattutto se la squadra non riuscisse a tornare nelle zone nobili della classifica. Per questo lo sceicco e i suoi misteri non spariranno così presto dall’orizzonte.

 

CdA Roma – Entra Zanzi. Americani pronti ad approfondire la vicenda Al Qaddumi

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GIALLOROSSI.NET – E’ cominciato da qualche minuto l’importante consiglio d’amministrazione dell’As Roma, nel quale verranno affrontanti alcuni temi, tra cui l’ingresso ufficiale di Italo Zanzi nel cda

Roma, niente sponsor tecnico per un anno?

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GIALLOROSSI.NET – Proprio quando sembrava ad un passo l’annuncio dell’accordo con la Nike (ma anche l’Adidas era una seria candidata) la Roma potrebbe restare per un anno senza sponsor tecnico.

Pjanic: “Le idee di Andreazzoli hanno portato serenità”

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SKY SPORT – Miralem Pjanic ha rilasciato un’intervista al canale satellitare Sky Sport. Queste le dichiarazioni del centrocampista giallorosso:  

Un allenatore nuovo, due vittorie consecutive hanno cambiato un pò la Roma?
Sicuramente quando si vince tutto va bene. Per il momento stiamo molto bene dal punto di vista fisico con la fiducia riacquistata. Adesso vogliamo continuare semplicemente così a riprendere i punti che abbiamo perso da inizio 2013.

Ci pensi ai punti persi che potevano cambiare la storia di questa stagione?

Potevano cambiare tanto. Meglio non pensarci. Ne abbiamo persi troppi dove era abbordabile ma alla fine siamo lì con gli altri, nè lontani nè troppo vicini. Dobbiamo fare tanto per riprenderli ma la mentalità è giusta viste queste ultime due partite e così dobbiamo continuare.

Quale la cosa più importante portata da Andreazzoli?

Ha riunito il gruppo e dato importanza a tutti. Sta parlando con tutti dando fiducia. Ognuno è concentrato all’interno del gruppo. Siamo 25 giocatori ma ciascuno di noi sa che ha la possibilità di giocare. C’è un buono spirito, portato da lui.

Ti piace questa nuova collocazione in campo?
Certo. Non è una posizione nuova, ci ho già giocato. Tutto dipende dalla squadra, posso giocare anche più avanti, sull’esterno ma quella è una scelta del mister. Adesso mi sento molto bene.

Cappelli: “Roma in balia degli eventi”

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CENTRO SUONO SPORT –  L’emittente radiofonica riferisce di aver contattato l’avvocato Cappelli, uomo di punta di UniCredit e vicepresidente della Roma. Queste le brevi dichiarazioni che avrebbe rilasciato “off record” alla radio: “Preferisco non commentare, perchè la situazione non è chiarissima. In questo momento Roma è in balia degli eventi”. 

A rivelarlo è Mario Corsi, il conduttore del programma radiofonico Te la do io Tokyo: “Sentir dire queste parole all’avvocato Cappelli  mi ha spaventato. Lui in questo momento è il punto di riferimento all’interno della Roma. Avrei voluto chiedergli di più, ma queste parole mi hanno bloccato“, conclude il noto speaker radiofonico.

QUI TRIGORIA – Dodò in evidenza. Ancora out Castan

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QUI TRIGORIA, Giallorossi.net  –  Mattinata assolata a Trigoria. La squadra è scesa in campo per svolgere l’allenamento a tre giorni dalla gara contro il Genoa.

Assente solo l’infortunato Mattia Destro, mentre Leandro Castan ha proseguito il lavoro a parte in vista del recupero completo. Dodo’ è regolarmente in campo con il resto del gruppo. La squadra ha svolto prevalentemente lavoro atletico, per poi affrontarsi in una partitella in famiglia. Questi gli schieramenti provati da mister Andreazzoli:

VERDI: Goicoechea, Taddei, Burdisso, Marquinhos, Florenzi, Bradley, De Rossi, Balzaretti, Marquinho, Osvaldo, Lamela

ROSSI: Stekelenburg, Piris, Lucca, Romagnoli, Torosidis, Pjanic, Tachtsidis, Dodò, Perrotta, Totti, Lopez

Da segnalare l’ottimo stato di forma del brasiliano Dodò, che ha corso, contrastato, e messo in mostra una condizione fisica e psicologica incoraggiante. E non è detto che presto possa arrivare la sua ora per una chance da titolare nel ruolo di esterno sinistro nel centrocampo a 5.

ON AIR – Bersani (Trs): “Stadio in tre anni? Siamo realisti, è impossibile”

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ON AIR- Giallorossi.net – Nuove nubi si addensano intorno alla realizzazione dello stadio, i cui tempi di costruzione sembrano destinati a slittare (LEGGI L’ARTICOLO).

Su questo tema Dario Bersani, speaker radiofonico in onda su Tele Radio Stereo, dice la sua:
“Perchè il giorno dell’annuncio dichiari pubblicamente che lo stadio lo farai in tre anni? Lo sappiamo tutti che non si può realizzare in tre anni. Ragazzi, questo non è pessimismo, è realismo. Se pensiamo che per realizzare una cosa del genere ci vuole un sacco di tempo, e tu ancora stai senza progetto, senza piano regolatore, senza infrastrutture… Ma lo vedete che paese è questo? Non siamo in Giappone, dove in un anno ti tirano fuori una struttura da un milione di posti. Stiamo in Italia, se qualcuno non se n’è accorto…”

Nuove nubi sul futuro stadio della Roma

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GASPORT – Nuove nubi si addensano intorno allo stadio di proprietà della Roma. Secondo quanto scrive questa mattina La Gazzetta dello Sport, sarebbe sorti problemi alla costruizione dell’impianto.

L’agenzia di stampa Dire, infatti, ha battuto la notizia che l’ippodromo di Tor di Valle da aprile potrebbe riaprire, mentre i problemi idrogeologici dell’area continuano a destare perplessità. Notizie che perciò andrebbero in controtendenza con gli annunci fatti nei giorni scorsi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Unicredit boccia la trattativa: “Una farsa”

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unicredit2GASPORT – Secondo quanto scrive questa mattina il quotidiano “La Gazzetta dello Sport” fonti di UniCredit vicine all’amministratore delegato Paolo Fiorentino danno una definizione piuttosto netta sulla trattativa tra la Roma e lo sceicco, definendola una farsa.

Anche lo stesso comunicato emesso dalla Roma, prosegue il giornale, avrebbe al suo interno diversi punti deboli.

(LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO)