Ranieri: “Sono il punto di riferimento dei Friedkin. Il no alla Nazionale? Sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco”

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L’ex allenatore e attuale Senior Advisor della Roma, Claudio Ranieri, ha rilasciato una lunga intervista a Il Messaggero, affrontando numerosi temi, dall’infanzia fino al rifiuto della Nazionale. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni.

Il calcio come è entrato nella sua vita?
“Il classico sogno da bambino. Non ho mai frequentato scuole calcio, allora non esistevano. Però c’erano gli oratori, io cominciai in quello di San Saba. A 16 anni non ancora compiuti feci un provino con la Roma ma non mi presero. E finii in una squadretta succursale. Fu Herrera a ripescarmi”.

Ma non fu lui a farla esordire in Serie A.
“No, in panchina c’era Scopigno. A novembre fu mandato via e gli subentrò Liedholm. Ho avuto grandi maestri, non c’è dubbio”.

Il suo destino era la panchina.
“Mi sono detto: perché non provarci. In Italia tutti capiamo di calcio, ma un conto è giocarlo e un altro è vederlo dalla tribuna. Un altro ancora è stare in panchina, avere delle idee, saper parlare alla squadra, dirigenti, giornalisti”.

Cosa ha fatto la differenza nella sua carriera?
“Credo al sintonia, il feeling con i giocatori. Cercavo di trovare la chiave per ognuno di loro. Non sempre ci sono riuscito, per l’amor di Dio. Però un allenatore ha bisogno che tutti quanti seguano un’idea, giusta o sbaglia che sia, perché diventi un’idea vincente”.

È stato difficile dire no alla Nazionale?
“Difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese? Ma, al tempo stesso, non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma. Ci sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco. Un esempio: io sono il punto di riferimento dei Friedkin, c’è una partita della Nazionale e domenica dopo si gioca Roma-Napoli o Roma-Inter o Roma-Juve. E io non convoco nessun giocatore della Roma o li convoco e non li faccio giocare e mando in campo i giocatori dell’altra squadra. In Italia, cosa succederebbe? Un finimondo. Mi è sembrata la scelta più onesta”.

Ha scelto i Friedkin.
“Ho scelto la Roma e un contratto scritto. I Friedkin mi hanno detto ‘Claudio decidi, e qualunque cosa deciderai noi saremo con te’. Sono stati molto corretti. Ci sentiamo spesso? Sì, attraverso video-call e messaggi”.

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È difficile gestire una squadra dagli Stati Uniti?
“Non credo. Sono stato 8 anni in Inghilterra e Bates, il presidente del Chelsea, l’ho visto soprattutto dopo che ha lasciato il club. Abramovic veniva qualche volta in trasferta e mi riportava indietro con il suo aereo personale. Al Leicester il thailandese si presentava di tanto in tanto. Il presidente è importante perché a fine mese paga, solo in Italia siamo ossessionati dalla sua presenza”.

Qual è la città da cui è stato più difficile separarsi?
“Cagliari ce l’ho dentro. Dico sempre che Roma è la mamma, Cagliari la moglie”.

Chiuderà la sua carriera a Roma, alla Roma?
“Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari e invece è uscita fuori la Roma. E alla Roma non potevo dire di no”.

Quindi potrebbe ripensarci e tornare ad allenare?
“Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, troppo faticoso. Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci a pensare subito alla partita successiva”.

E sempre stato così?
“No, per questo ho smesso. Prima, quando perdevo, me ne facevo una ragione. Nel calcio hai sempre, o quasi, un’altra occasione. A un certo punto è cambiato qualcosa. Sarà l’età. Pensavo che sarei morto in campo, ma non succederà”.

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Fonte: Il Messaggero

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19 Commenti

  1. grandissimo UOMO, non come tanti altri usciti alla ribalta,tipo Chivu, ultimamente.
    solo grazie all’allenatore,e stima infinita alla persona.

    • condivido pienamente con te, lui ha sempre rappresentato Roma per me. Se lo guardi bene è la caricatura del romano perfetto, la sua testa la trovi un po dapertutto nei musei capitlolini che rappresentano gli antichi imperatori romani. Come uomo,poi, racchiude tutte le caratteristiche dei romani veraci, cordialità, simpatia, onestà intellettuale, la capacita di dare l’impressione che quando ti parla è come se parlasse uno di famiglia (!), non è da tutti! Crande Claudio, anche il nome, ricorda un grandissimo imperatore. Sarebbe bello poter credere che ne fosse un discendente !
      SEMPRE, comunque e dovunque, forza ROMA

    • Senti un po’, Ranieri che per l’ennesima volta parla bene dei Friedkin… Voi tanti buontemponi de sto forum che glie dite?

  2. Claudio sei l’orgoglio di questa città!! Competente, onesto, forte, difficile trovare queste cose in una sola persona. C’è chi è forte ma poi giustifica compartamenti scorretti, chi è un campione ma poi ha un momento di sbandamento e compie un atto infantile, chi è forte ma di fronte a una sconfitta non riesce a essere onesto con se stesso. Claudio invece è un gentiluomo che ha giocato al calcio e anno dopo anno ha affinato le sue doti, migliorandosi sempre. La ristrutturazione della società con Massara e Gasperini che ha voluto lui riporterà la Roma dove merita. La Roma ha avuto tanti romani e romanisti forti e competenti ma proprio in virtù dei modi, dell’animo, dell’immagine che irradia è per me insieme a Brunetto Conti l’uomo a cui sono più affezionato negli anni. Grazie di esistere Claudio!!!!

  3. “solo in Italia siamo ossessionati dalla sua presenza”. Da sempre sono d’accordo che avere un presidente sempre presente non porta nessun valore aggiunto.

  4. Una persona vera. Un professionista fantastico. Da quando è tornato la Roma è cresciuta fino a toccare il livello che ci compete: record di punti nel 2025, in piena corsa per la qualificazione in CL.

  5. Persona profondamente seria e competente, grande nella sua modestia e immensamente innamorato dei nostri colori. Che altro dire se non…grazie di esserci.
    ❤️🧡💛SSFR💛🧡❤️

  6. Che esemplare di uomo!
    Che uomo esemplare!
    Quanta virtù !!!!!!!!!
    Claudio, “sei semplicemente quello che vorrei diventare”.
    Ti avrei ammirato a prescindere, ma saperti giallorosso è un orgoglio infinito!
    TI ADORO.
    FORZA ROMA

  7. Un presidente lontano ci può stare se hai un senior advisor come Ranieri e un allenatore come Gasperini
    Speriamo duri a lungo così e che il presidente si debba ogni tanto precipitare a Roma per festeggiare qualche evento lieto…

  8. Numero uno. Ha risposto anche ai moralisti da tv (simili ai leoni da tastiera) che l’hanno crocefisso per aver rifiutato la nazionale. Buffoni

    • Un Taylor al giorno con la Lazio, però…. Ranieri una delle figure più importanti della storia della Roma e, in quanto romano, orgoglio di questa città!

  9. trova la differenza:
    uno è un panzone, presidente di una modesta squadra di serie A che intrallazza un po’ con la sua squadra e un po’ come consigliere della nazionale fregandosene (anzi approfittandosene) del palese conflitto d’interessi
    l’altro è un signore del calcio, grande persona, straordinario allenatore
    amato e stimato da tutti e famoso per la sua onestà e correttezza

  10. Un uomo di sport e non solo che non rivedremo più : professionale, onesto, appassionato, ama la Roma, romano ma cosa vogliamo di meglio? E bravi i friedkin ad averlo sigillato alla società. Insieme a Dino Viola e Franco Sensi nell’Olimpo dei dirigenti romanisti con la piccola differenza che lui neppure ha bisogno di essere presidente .

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