Mazzarri prende tempo: la Roma lo corteggia, il rinnovo col Napoli slitta

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FONTE: GAZZETTA.ITHa preferito il silenzio in questa vigilia. E non è una novità per Walter Mazzarri che, in questa stagione, ha più volte evitato il confronto con la critica. In alcuni momenti ha serrato le mascelle, volutamente, perché non ha saputo sopportare le avversità del periodo di crisi vissuto dal suo Napoli, tra gennaio e marzo. In altri, come questo, s’è rifugiato dietro il mutismo per evitare domande scomode: quelle sul futuro, per esempio, che continuano ad arrovellare la mente di chi vorrebbe sapere se resterà o andrà via. In gioco c’è il futuro tecnico del club insieme alla necessità di stringere i tempi. Aurelio De Laurentiis ha accettato l’attesa, perché crede moltissimo nel lavoro del proprio allenatore, e non vorrebbe perderlo. Ma se Mazzarri dovesse dargli buca, lui certamente non si dispererà.

SOLUZIONE VICINA — Mancano tre turni alla fine del campionato, gli stessi che separano presidente e allenatore dal faccia a faccia. S’erano dati appuntamento alla conquista del secondo posto, ma ora slitta ancora. Il summit avverrà dopo l’ultima gara, all’Olimpico proprio, contro la Roma. Guarda caso il club che più sta tentando il tecnico di San Vincenzo. Così il giorno dopo Mazzarri resterà nella Capitale per recarsi negli uffici di De Laurentiis e chiarirà la sua posizione. Che molto dipenderà dal destino di altri allenatori. Il tecnico napoletano è stato contattato dalla Roma, attraverso Beppe Bozzo, il legale che ne cura gli interessi. E il discorso è apertissimo.

ATTESA SPASMODICA — L’attesa, ovviamente, è estenuante. Sa bene, Mazzarri, che se la Roma conferma Andreazzoli lui sarà “costretto” a restare, con tanto di aumento di stipendio, che passerebbe da 2,5 a 3,5 milioni di euro a stagione per due anni, con un’opzione per il terzo. Poi, però, dovrà confrontarsi sul programma, sul potenziamento dell’organico. Giorni fa De Laurentiis l’ha definito un allenatore ancorato a una vecchia concezione del calcio, fatta di acquisti plurimilionari, mentre lui ama investire sui giovani. E su questo fronte il presidente sarà inflessibile nel faccia a faccia, perché a quel punto sarà l’allenatore a doversi piegare alla sua volontà. Altrimenti l’aspetterebbe un anno sabbatico, ipotesi che lui stesso aveva paventato nei mesi scorsi.

RIVINCITA — E’ quella che cercherà, stasera, al Comunale, contro il Bologna, l’avversario che nelle ultime quattro partite l’ha battuto per ben 3 volte (l’altra è un pareggio) e pareggiata una. “Questo tabù dovrà pure finire!”, ha esclamato Mazzarri dopo il successo sull’Inter.

La Roma piomba su Astori: dietro all’operazione c’è lo zampino di Allegri?

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FONTE: TMW.COM – In queste ore la Roma sarebbe piombata su Davide Astori, difensore centrale del Cagliari. Lo riferisce il portale Tuttomercatoweb.com

Blanc: “La Roma mi ha cercato, ma non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda”

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FONTE: ANSA – ”I contatti con la Roma erano veri, ma non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda”. Sono le parole dell’ex ct della Francia, Laurent Blanc, accostato alla formazione giallorossa nel periodo in cui la dirigenza romanista era in cerca di un tecnico per sostituire Zeman.La decisone di Baldini e Sabatini fu poi quella di puntare sulla soluzione interna con Aurelio Andreazzoli, che pero’ a fine stagione lascera’ la panchina a uno tra Allegri e Mazzarri, con quest’ultimo in ascesa nelle quotazioni di Trigoria.

Secondo quanto rivelato da Blanc nell’intervista concessa al quotidiano sportivo francese ‘l’Equipe’, i contatti con la Roma ”non si sono concretizzati per diverse ragioni da entrambe le parti”. ”Io voglio rilevare una sfida, avere delle ambizioni e del tempo, anche se nel calcio sappiamo cosa vuol dire tempo – ammette il capitano della Francia campione del mondo nel 1998 – Non parlo di cinque anni, di quattro, o tre… ma di un po’, comunque. Per investire, per lavorare bene. Mi manca molto il calcio”.

ON AIR – Torri: “E’ la fine di Andreazzoli”, Corsi: “Ridicoli”, Bersani: “Rimuovere il management”, Renga: “Manca la società”

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ON AIR (Giallorossi.net) – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Stefano Petrucci (Tele Radio Stereo): “Andreazzoli pensa che ogni volta la squadra deve essere rimodulata a seconda dell’esigenza tattica, e a seconda dell’avversario. Luis Enrique, nel bene o nel male, giocava sempre nello stesso modo. Questo invece un’identità tattica non ce l’ha mai avuta. Io considererei incedibili solo Marquinhos e Lamela, gli altri sono tutti sacrificabili. Questo non vuol dire che bisognerà vendere mezza squadra, basta rivoluzioni, altrimenti ogni anno si ricomincia daccapo”.

Roberto Renga (Radio Radio): “La Roma ha bisogno di un allenatore alla Capello, uno che faccia anche da società all’interno del club, perchè alla Roma manca la società. Ma servirebbe anche qualcuno molto forte in società, no? Servirebbe un allenatore di carattere, ma anche un dirigente con queste caratteristiche. E poi giocatori di personalità, e non gente alla Pjanic.”

Guido D’Ubaldo (Radio Radio): “Allegri e Mazzarri andrebbero bene, anche se Mazzarri è più un uomo da spogliatoio. I tifosi ieri allo stadio hanno contestato Baldini e Sabatini, ed è un segnale che conta.”

Tony Damascelli (Radio Radio): “Chi è che dice l’ultima parola nella Roma? Io ancora non l’ho capito. Questa squadra avrebbe bisogno di un allenatore che faccia sentire la propria voce nello spogliatoio, qualcuno che possa fare le veci di Franco Sensi o Dino Viola”.

Ilario Di Giovambattista (Radio Radio): “Mi dicono che il vero allenatore della Roma non è Andreazzoli, ma Muzzi. Per me però i veri traditori sono i giocatori, che non hanno accettato Zeman, un signore che non scendeva a compromessi. Se l’allenatore ti chiede di allenarti due volte al giorno, e allenati! Se ti chiede di giocare in un ruolo invece che nell’altro, e giocaci! Con tutto quello che guadagnano…”.

Franco Melli (Radio Radio): “La Roma è una squadra da rifare, bisogna cambiare sei giocatori. Ogni tanto tornano i cedimenti della squadra e adesso si sono accentuati perché il numero di giocatori non da Roma è troppo elevato. Se togliamo i quattro d’attacco, il resto è da rifare. Si può tenere De Rossi per il nome che ha, ma non per il rendimento”.

David Rossi (Tele Radio Stereo): “Prima preferivo Allegri, dopo ieri sera credo che forse Mazzarri sia più adatto. E non perchè fa il sergente di ferro o che attacca al muro i giocatori, ma perchè è in grado di creare un gruppo granitico. Voglio fare i complimenti al Chievo, sono stati concentrati e determinati su ogni singola palla. Tanto di cappello. Se c’era qualche dubbio su quello che c’è da fare, ieri ce lo siamo tolto. Andreazzoli ieri ha sbagliato tutto”.

Dario Bersani (Tele Radio Stereo): “Andreazzoli ieri non c’ha capito nulla, e s’è visto. La squadra è involuta, senza personalità. Primo tempo insulso, poi nel secondo tempo la squadra negli ultimi quindici minuti è scoppiata. Mai come quest’anno spero che la stagione finisca il prima possibile. Per me è da rimuovere il management, che ci ha ridotto così.”

Mario Corsi (Centro Suono Sport): “Ieri è stata una vergognosa rievocazione dello scudetto dell’83. Bruno Conti non c’era: lui dice che aveva da fare con gli allievi ma alle 20:45 che doveva fare?  E’ una società veramente ridicola, e lo abbiamo visto anche ieri. Zeman ha fatto due punti in meno di Andreazzoli avendo la squadra contro. Il Chievo, quando ha capito che questa specie di allenatore stava mettendo dentro tutte le punte, ha vinto la partita. Ragazzi, l’allenatore lì è Muzzi, non Andreazzoli. Lo sanno tutti. Baldini ormai è una macchietta”

Bruno Ripepi (Centro Suono Sport): “I dirigenti, invece di andare a parlare in tv, dovrebbero dimettersi. Eccetto 5 o 6 giocatori, gli altri non sono da Roma.”

Ugo Trani (Rete Sport): “Sabatini si è accorto che serve un allenatore duro. Ma duro con chi? Se sono buoni i giocatori che hai comprato, allora hai sbagliato tutto il resto. Se non sono buoni i giocatori, hai sperperato 100 milioni”.

Luca Valdiserri (Rete Sport): “Questa squadra non ha una spina dorsale, non ha una coerenza e un carattere che servono per giocare la serie A. Per me queste cose gliele deve dare la società e l’allenatore. Io fossi in Pallotta, paradossalmente, chiederei al nuovo allenatore di scegliere anche il direttore sportivo con cui costruire la squadra. Sennò se arriva Mazzarri e il mercato lo fa Sabatini, poi ti dice che devi far giocare Dodò, Destro, Pjanic perchè altimenti si deprezzano, e tu finisce che rifai lo stesso campionato di quest’anno”.

Piero Torri (Tele Radio Stereo): “Questa è una squadra che gioca sempre con un modulo diverso. Fra l’altro quando deve fare lei la partita, non è mai in grado di riuscirci. La gara di ieri ha certificato che Andreazzoli non sarà confermato. Io penso che Mazzarri sia favorito su Allegri”.

FOCUS – Prendersela con Andreazzoli è come sparare sulla croce rossa

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GIALLOROSSI.NET (A. Fiorini) – Basta giri di walzer e di parole, quotazioni al rialzo o in ribasso: della riconferma di Andreazzoli non si dovrebbe nemmeno discutere. Ma sarebbe ingeneroso attaccare il tecnico di Massa, uomo che fino a ieri aveva in mano le chiavi di Trigoria e che all’improvviso gli è stata affidata la guida tecnica di una squadra allo sbandol. Aurelio è stato gettato in pasto agli squali, quando a Trigoria soffiava vento di burrasca. Il povero Andreazzoli ha fatto anche troppo, nella situazione in cui è stato catapultato. D’altronde questo è l’ingrato compito del traghettatore: accompagnare la nave in porto cercando di limitare i danni, per poi lasciare il comando del timone al capitano.

Prendersela con Andreazzoli dopo la sconfitta di ieri verrebbe naturale, ma a mente lucida si capisce che ha davvero poco senso. Sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa. Perchè da ridire ce ne sarebbe, eccome: il “domatore” cambia continuamente modulo alla squadra allo stesso ritmo con cui un calciatore cambia i propri calzini. In tutti questi mesi non è stato in grado di dare identità, fisionomia, carattere al proprio gruppo. Senza contare poi che per recuperare le partite continua ad affidarsi al carlosbianchismo più spinto, inserendo in campo tutti gli attaccanti che ha a disposizione, come se questo potesse bastare a far gol.

Ma a cosa servirebbe mettere Andreazzoli alla pubblica gogna? E soprattutto, è lui che si merita questa massacro da parte di media e tifosi? Il traghettatore Andreazzoli, un signore che prima della Roma non ha mai allenato squadre di serie A o B,  non può finire sul banco degli imputati, perchè gettato nella mischia “temporaneamente” (cit. comunicato As Roma) a tappare le falle di un altro anno fallimentare, certificato nel momento in cui i dirigenti hanno accompagnato alla porta Zdenek Zeman. I responsabili, perciò,  sono da rintracciare altrove.

Ma c’è ancora una finale di Coppa Italia da giocare. Una partita troppo importante e delicata per il destino della Roma. Non è ancora il momento di chiedere a gran voce che cadano le teste dei responsabili di questo ennesimo fallimento. Ogni cosa a suo tempo.

ROMA-CHIEVO, le pagelle dei quotidiani: male Pjanic, disastro Andreazzoli

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GIALLOROSSI.NET – Un disastro, o quasi. Se si guardano le medie voto dei giocatori della Roma impegnati ieri nella sfida contro Il Chievo, persa per uno a zero, ci si rende conto che nessun giocatore giallorosso raggiunge la sufficienza. I peggiori Piris, Castan, Pjanic e il tecnico Andreazzoli. Lobont, Marquinhos e Totti appena sotto il sei.

I VOTI DEI QUOTIDIANI

Il Messaggero

Lobont Ng
Marquinhos 6
Burdisso 5
Castan 5
Piris 5
Pjanic 4
De Rossi 5
Dodò 4
Totti 5,5
Osvaldo 4,5
Destro 5,5
Florenzi 5
Lamela 4,5
Bradley 4,5
Andreazzoli 4

Gazzetta Dello Sport

Lobont 5,5
Marquinhos 6
Burdisso 6
Castan 5,5
Piris 5
Florenzi 6
Pjanic 5
Lamela 5
De Rossi 5,5
Dodò 4,5
Totti 6
Osvaldo 5
Destro 5,5
All. Andreazzoli 4,5
Corriere Dello Sport

Lobont 5,5
Marquinhos 6
Burdisso 4,5
Castan 5
Piris 5
Florenzi (10’ St) 5
Pjanic 5,5
Lamela (27’ St) 5
De Rossi 5
Dodo’ 5,5
Totti 5,5
Destro 5,5
Osvaldo 5,5
Andreazzoli (All.) 4,5
Il Romanista

Lobont 5,5
Marquinhos 5,5
Burdisso 5,5
Castan 5,5
Piris 5,5
Pjanic 5
De Rossi 5,5
Dodò 5,5
Totti 6
Osvaldo 5,5
Destro 5,75

Lamela 5,5
Florenzi 5,5
Bradley 5,5
Andreazzoli 5

LA MEDIA VOTO DEI QUOTIDIANI

Lobont 5,5
Marquinhos 5,875
Burdisso 5,375
Castan 5,25
Piris 5,125
Pjanic 4,875
De Rossi 5,25
Dodò 4,875
Totti 5,75
Osvaldo 5,125
Destro 5,56

Lamela 5
Florenzi 5,375
Bradley 5

Andreazzoli 4,5

Mercato Roma, su Basta si fionda anche l’Inter

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FONTE: GASPORT – Non solo la Roma su Dusan Basta, esterno destro dell’Udinese. Adesso anche l’Inter si è fiondata sul terzino serbo, stando a quanto scrive oggi la Gazzetta dello Sport.

Il giocatore è da tempo corteggiato da Sabatini, ma l’inserimento dei nerazzurri potrebbe far saltare i piani dei giallorossi. Il costo del cartellino si aggira attorno ai sei milioni di euro; la Roma si è mossa in anticipo, ma le ultime operazioni di mercato tra Moratti e Pozzo, hanno creato un buon rapporto professionale che potrebbe favorire il club milanese, nell’acquisto del giocatore serbo.

Il Tottenham vuole Baldini, il dg ci pensa

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GIANLUCADIMARZIO.COM – Come avevamo già detto più volte, il ruolo di Franco Baldini nella Roma è in bilico. Il direttore generale giallorosso è sempre più ai margini del club, ed è probabile che possa lasciare l’avvenura capitolina per fare ritorno in Inghilterra.

A confermare questa indiscrezione ci pensa anche Gianluca Di Marzio, che nel suo editoriale di oggi parla di un’offerta del Tottenham su cui Baldini starebbe riflettendo: “Baldini è tornato nel mirino del Tottenham e questa volta ci sta pensando”, scrive il giornalista di Sky Sport sul suo blog. Sviluppi però sono possibili solo dopo la finale di Coppa Italia.

Cambiare anche se arriva la Coppa Italia

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CORSPORT (G. DOTTO) Fa tenerezza Andreazzoli. Inquadrato al gol del Chievo, ha lo sguardo docile e rassegnato degli umili che sanno bene come vanno le cose per quelli come lui. La ruota gira, va su, giù, si accende di mille colori, ma poi si ferma sempre, immancabilmente nel punto sbagliato, là dove la notte è più nera. Il gol di Thereau è solo un sadico di più. Fine dei giochi e fine della sbornia per l’eterno secondo che non avrebbe più smesso di giocare e che s’era dato alla pazza gioia e all’incontinenza delle tattiche (ieri di nuovo la difesa a tre), come i bambini che, dopo essersi baloccati una vita con i soldatini di latta, si ritrovano di colpo a smanettare una playstation di ultima generazione. Non basterà nemmeno l’eventuale vittoria con la Lazio. (…)

E’ anche il guaio di portarsi addosso un nome come Roma. Arrivano qui, entrano all’Olimpico e si sentono tutti al Colosseo, vittime predestinate chiamate a eroismi superflui. Che siano già retrocessi (Pescara) o salvi (Chievo), magari reduci da partite di scandalosa mollezza, arrivano e sbranano la palla come fosse l’ultima della vita e tale Puggioni diventa un mix tra Tarzan e Neuer. Detto questo, chiamarsi Roma significa anche scrollarsi di dosso queste arrembanti mediocrità come si fa con un insetto. Per farlo occorrono eleganza e ferocia. Questa Roma non ha l’una né l’altra. (…)

Non è solo il nodo dell’allenatore da sciogliere. Certe cose vanno dette, esattamente come in chirurgia certe altre vanno amputate. Miralem Pjanic è un piacevolissimo ragazzo, di rara intelligenza, ma i suoi due anni alla Roma dicono anche che è un giocatore sostanzialmente inutile, certamente mai decisivo. Talento calligrafico, nemmeno così abbagliante da giustificare l’ottima fama che si porta dietro solo per il fatto di esistere. Il campo dice anche che Osvaldo e Destro sono fatti per non giocare insieme e che, ancora oggi, questa Roma, dipende disastrosamente da un fuoriclasse che va per i 37. Una sola buona notizia. La partita di Stojan. Due volte più interessante di Pjanic. Tecnico, verticale e carogna il giusto. Ieri sera vestiva la maglia sbagliata. Please, riportiamolo a casa.

Allegri-Mazzarri, sprint decisivo

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CORSPORT (M. EVANGELISTI) – Se non altro, adesso si esce dall’equivoco. Dalla situazione di sospensione del giudizio in cui i giallorossi si sono incastrati con le loro mani, per settimane e mesi, interrompendo le operazioni di mercato, tenendo in sospeso contatti e contratti, accordi e disaccordi. (…)

Qui non è questione di trovare i colpevoli e distinguerli dalle vittime. Andreazzoli ha fatto e continua a fare del suo meglio per trarre il massimo delle energie e dei risultati dalla squadra che gli hanno messo in mano quasi a forza. Però la Roma ha bisogno a questo punto di un fil rouge tecnico consistente e non più sfilacciato. Sino a questo momento nessuno poteva escludere che l’allenatore attuale avrebbe continuato a pilotare la nave anche nella prossima stagione. Adesso sì, si può escludere. (…)

CANDIDATI – Da oggi la Roma va decisamente a cercarsi un tecnico che la imposti e la conduca ed eventualmente la frusti per i tre anni a venire almeno. La candidatura preferita da una certa potente corrente interna è quella di Walter Mazzari. Il che non significa sia quella con maggiori probabilità di successo. Perché Mazzarri deve incontrare questa settimana il presidente del Napoli, De Laurentiis, per quello che potrebbe essere il colloquio conclusivo di una lunga diatriba. Colloquio risolutore: o rinnovo (soluzione che resta probabile) o rottura. In quest’ultimo caso la Roma sarebbe pronta ad offrire all’allenatore livornese la panchina e la promessa di una campagna di rafforzamento mirata ed efficace. (…)

Dall’altra parte della bilancia c’è un altro livornese, Massimiliano Allegri. Faccia piacente da televisione e carattere adeguato a sopportare i gravosi pesi che lavorare a Roma comporta nell’ambiente calcistico. Allegri è uno abituato a farsi pagare a rendimento: si accontenterebbe di due milioni e mezzo a stagione più consistenti premi. Non è questo il problema. Il problema è il Milan, che dopo aver praticamente condannato all’esilio l’allenatore adesso ci sta ripensando. (…)

IL DUBBIO – Sono situazioni fluide, con il tecnico milanista ancora in pole ma incalzato da quello del Napoli. Il dubbio che gira nelle teste inquiete della dirigenza romanista è che entrambi i candidati stiano utilizzando le attenzioni della Roma per far ingelosire le società a cui sono in questo momento legati. Il che conduce alla paura di restare sola, sedotta e abbandonata. Per questo non è ancora da scartare l’ipotesi di ricorrere a Stefano Pioli, che a Bologna ha portato avanti una bella opera di rilancio. Pioli piace dal punto di vista tecnico, meno da quello dell’immagine. Ha effettivamente meno fascino dei due primi pretendenti. D’altra parte non è stato mai messo alla prova con una squadra di prima fascia. (…)

Roma da schiaffi, serve Mazzarri

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IL TEMPO (A. Austini) – Forse ha ragione Sabatini. Forse solo uno «brutto e cattivo» come Mazzarri può dare un’anima a questa Roma da schiaffi. La convinzione del ds, che da qualche settimana preferisce il tecnico del Napoli ad Allegri, si sarà rafforzata ieri sera, assistendo all’ennesimo passo falso di una squadra incorregibile che ora vede di nuovo a serio rischio la qualificazione in Europa League.

Alla fine di una partita nevrotica e per lunghi tratti inguardabile il Chievo festeggia la salvezza e la Roma esce a testa bassa. In silenzio. E allora, oltre ad Andreazzoli, ci deve mettere la faccia Baldini, il primo artefice di un progetto ambizioso, forse troppo. Vincere giocando bene e senza speculare: la scelta di Mazzarri vorrebbe dire in qualche modo sconfessarlo. Il dg farà scegliere a Sabatini e intanto dà la sua definizione della Roma: «Siamo la squadra delle occasioni perse, ne abbiamo mancata un’altra grandissima. Dopo la partita i giocatori negli spogliatoi avevano tutti le mani nei capelli, nessuno aveva lo spirito giusto per parlare». Già, sarebbe stato troppo difficile spiegare l’inspiegabile. L’assenza di carattere, d’altronde, era stata sottolineata dallo stesso Baldini dopo il ko di Lecce dell’anno scorso. «Quella volta non c’era sembrato che la squadra avesse voglia di vincere la partita. Con il Chievo, invece, l’ha avuta. Anche se in maniera poco fluida, farraginosa, i giocatori hanno messo tutto in campo per cercare i 3 punti. Con loro tutti chiusi indietro dovevamo affidarci agli uno contro uno e abbiamo comunque creato 4-5 occasioni nitide. Complimenti al Chievo che ha vinto la partita tirando solo una volta in porta».

Zero punti in due partite con i veronesi, uno con il Bologna e con la Sampdoria, tre regalati al Palermo e due al Pescara: le «piccole» sono la condanna stagionale dei giallorossi. «ll campionato dice questo – analizza il dg – spero non sia un problema di motivazioni. Le cose quando sono stressanti spesso sono stimolanti, vedi Firenze. Oggi invece è emersa di più la parte stressante. Come si può cambiare faccia a tre giorni di distanza? Sono le domande che ci stiamo facendo per capire come intervenire su questa situazione. Non riusciamo a fare il salto di qualità definitivo, ma ora siamo pronti ad andare a vincere a Milano».

Tre partite ancora da giocare in cui c’è in ballo ancora molto, poi sarà tempo per l’ennesima rivoluzione. Baldini, più di facciata che di sostanza, cerca di dare sostegno ad Andreazzoli, la cui conferma arriverebbe solo in caso di doppio rifiuto da Mazzarri e Allegri. «Anche dopo la vitttoria di Firenze – accusa – avete liquidato troppo frettolosamente la posizione di Aurelio che stiamo considerando. Il suo lavoro non può essere giudicato in maniera positiva dopo una vittoria e negativa dopo una sconfitta. I risultati ti chiedono il conto, ma noi abbiamo una grandissima fiducia in lui: ha rimesso in piedi la stagione. Non abbiamo fatto né contatti, né contratti con altri allenatori».

I fischi dell’Olimpico, inevitabili, sono già una sentenza dei tifosi alla terza annata deludente consecutiva. «Quelli alla fine sono facili da comprendere, quelli all’inizio sono difficili da capire», dice Baldini per condannare la reazione della Sud durante il minuto di silenzio in memoria di Andreotti. Una serata iniziata e finita malissimo.

Bocciato il tandem Osvaldo-Destro: “Si pestano i piedi”

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FONTE: IL MESSAGGERO (M. FERRETTI)  – Una prestazione vergognosa. Una Roma inguardabile, senza un filo di gioco e con le gambe molli. Contro il Chievo è arrivata la sconfitta numero 12, la prima all’Olimpico della gestione di Aurelio Andreazzoli. Che non può non salire sul banco degli imputati per le scelte operate prima e durante la partita. Una Roma illogica tatticamente, ecco il punto. E così si è persa l’ennesima occasione per dare un senso alla stagione e guardare da vicino l’Europa.

L’ANALISI
Andreazzoli spiega o cerca di farlo. «Avevamo un’idea di gioco, con la difesa a tre e i tre attaccanti, ma non siamo stati bravi a perseguirla. La difesa a tre serviva a sostenere un discorso offensivo di un certo peso. La manovra è stata farraginosa, nel secondo tempo siamo andati anche sull’impulso. Non meritavamo questa sorte, potevamo aprire un discorso favorevole con Osvaldo nel primo tempo ma abbiamo fatto poco nella prima frazione», le sue parole. E la strana coppia Osvaldo-Destro? «Meglio da soli in area, visto che un po’ si pestano i piedi? Può essere, era una situazione nuova per noi e l’abbiamo voluta provare». Traduzione: bocciata. «Nel primo tempo abbiamo avuto fretta nel cercare di chiudere l’azione e questo ci ha penalizzato. Nonostante le difficoltà, però, dovevamo chiudere la frazione in vantaggio. Nel secondo tempo abbiamo proposto tante azioni, ma non costruite. Tante giocate, poco gioco. Abbiamo preso, nonostante questo assetto, un solo contropiede. E non abbiamo mai sofferto in maniera particolare, la difesa è sempre riuscita a recuperare. Temevamo il rischio del contropiede, ma i problemi ci sono stati più in fase di costruzione. Non c’è stata la squadra nel suo insieme. Abbiamo posto molta attenzione nel mettere forze fresche, cinque elementi erano nuovi e l’attenzione era rivolta a recuperare energie».
IL FUTURO
Andeazzoli e il domani. «Conferma? Presumo che tutti i giudizi positivi dei giorni passati verranno cambiati, come sempre succede a seconda del risultato. Non credo di essere stato così bravo da meritare titoloni prima, non credo di essere così asino da meritare giudizi negativi adesso. Il calcio è questo, non è la prima volta che mi capita di perdere così cioè dopo aver subito un solo tiro in porta», la sua conclusione, dopo aver amaramente commentato i fischi durante il minuto di silenzio per Andreotti. «Mi hanno sorpreso e non mi sono piaciuti».

Baldini rassegnato: “Siamo la squadra delle occasioni perse”

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Il Messaggero (S.Carina) – Affranto, forse rassegnato. Come era già accaduto un anno fa ad aprile, dopo la sconfitta 4-2 contro il Lecce, Franco Baldini decide di presentarsi al posto della squadra nel post-gara. All’epoca dichiarò di aver sopravvalutato caratterialmente la rosa a disposizione.

Ieri, invece, non affonda il colpo nei confronti del gruppo, utilizzando toni più soft: «Nella passata stagione non ci era sembrato che la squadra avesse voglia di vincere. Contro il Chievo ce l’ha avuta, con risultati modesti, ma non è il caso di ripetere quella frase. Pur giocando in maniera non fluida, i ragazzi ci hanno provato. Abbiamo avuto occasioni per sbloccare la gara ma ora siamo qui a fare i complimenti ai nostri avversari che con l’unico tiro in porta hanno vinto la partita». Baldini motiva il silenzio dei calciatori nel post-gara: «Non c’è stata alcuna indicazione da parte nostra, i giocatori erano solo molto delusi e non avevano lo spirito dopo questa sconfitta».

Poi l’amara riflessione accompagnata da una speranza: «Il campionato dice che siamo la squadra delle occasioni mancate. Ma siamo pronti anche per andare a vincere a Milano, dove non incontreremo una piccola squadra».

Suicidio Roma, Europa a rischio

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IL TEMPO (T.Carmellini) Fine dei giochi e forse è giusto così. Dopo lo scippo di Firenze con un gol a tempo scaduto che era fruttato alla Roma un successo per certi versi immeritato, la dea bendata volta le spalle alla Roma e si riprende il malloppo con gli interessi. Il bilancio fa sei punti al Chievo in due partite (assurdo) e chiude definitivamente le velleità giallorosse per un posto in Europa League il prossimo anno: resta solo la Coppa Italia. Perché questa sconfitta immeritata (o forse sì) riporta allo scoperto tutti i punti deboli di una squadra che non ha mai dimostrato di essere tale in questa stagione maledetta.

Un altro flop contro una piccola, dopo il ko a Palermo, il pareggio incolore in casa col Pescara a dimostrare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la Roma ha seri problemi di testa. Giustissimi i fischi di un Olimpico sdegnato, ferito nell’orgoglio perché ci aveva creduto fino all’ultimo, o quasi. Ma sul gol beffa di Thereau, la gente ha cominciato la lasciare lo stadio stanca di vedere una Roma così: depressa e consapevole che adesso resta solo l’ultimo atto di Coppa per varcare il prossimo anno i confini nazionali.

Andreazzoli (al quale Baldini aveva dato speranza per il futuro e oggi probabilmente avrà cambiato idea) temeva l’approccio, la mentalità, la voglia dei suoi, ma era convinto di aver trovato la chiave di volta di questo oggetto misterioso che continua ad essere la Roma. E invece si è ritrovato tra le mani un’accozzaglia di gente che non assomiglia nemmeno lontanamente a una squadra, cinica, in grado di portare dalla sua parte un match contro una squadra molto più scarsa tecnicamente.

Si vede da subito che Roma sarà e ne esce un primo tempo che definire inguardabile è riduttivo. La Roma non gioca, o almeno non lo fa nella prima mezz’ora e il Chievo è venuto all’Olimpico per mettere le catene alla squadra di Andreazzoli, che ci mette del suo con una formazione sbilanciata. Il tridente pesante non è tale, o meglio: non è un tridente. Ognuno gioca per conto suo e non è un caso se la Roma, nonostante un possesso palla quasi totale, non riesce mai a scardinare il muro umano alzato da Corini: uno che riuscirebbe a far giocar male anche il Barcellona. Trentaquattro minuti per il primo tiro in porta arrivato sull’asse Totti-Piris con il paraguaiano che la mette dentro e Osvaldo che spara addosso a Puggioni. Altri dieci minuti per il guizzo di Dodò: tunnel ai danni di Frey e poco altro prima del duello De Rossi-Dainelli. Tra i due scintille con Peruzzo che divide e promette cartellini a entrambi. Finale in crescendo per la Roma che va all’intervallo con la gran punizione di Totti respinta da Puggioni.

L’idea collettiva è che Andreazzoli strigli i suoi, che estragga un altro coniglio dal cilindro. E i giallorossi danno anche l’illusione di aver capito, ma col passare dei minuti la musica non cambia. La Roma s’impossessa del campo, ma la cosa serve a poco se non tiri in porta: o se lo fai come Destro dopo tre soli minuti di gioco. Poi ci provano Totti da fuori: la deviazione di Cofie stampa la palla sulla traversa e sull’angolo arriva un altro miracolo di Puggioni su Destro. La punizione di Pjanic non sorte miglior effetto. È tutto pronto per la beffa finale, servita su un piatto d’argento da Dramè a Thereau: piattone imprendibile per Lobont e Roma ko. L’Olimpico è muto fino ai tre fischi finali di Peruzzo che danno il «là» al coro di fischi (stavolta totale dopo il parziale in avvio per Andreotti) che accompagna una Roma a testa bassa verso l’uscita: di scena… e non sono dallo stadio. Stavolta è finita davvero.

Andreazzoli si difende: “Non sono un asino”

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FONTE: IL TEMPO – La storia si ripete. Così come l’altalena di emozioni e umori che, ormai da una stagione intera, si sussegue nei volti romanisti che abbandonano lo stadio. La triste sfilata della zona mista rimasta nel silenzio lascia spazio soltanto al mesto commento di Andreazzoli: tanto da riuscire soltato a sfiorare la tanto cara e amata media punti. Anche perché nel doppio confronto, il Chievo ai giallorossi li ha portati via tutti.

«Non credo di essere stato così bravo da meritare titoloni prima, non credo di essere così asino da meritare giudizi negativi domani. Avete sbandierato il fatto che questa squadra avesse una media di 2 punti a partita, e ora inevitabilmente l’abbiamo peggiorata», si difende il tecnico con un sorriso amaro sulle labbra, convinto che la sconfitta con i veronesi sia stata diversa da tutti gli altri passi falsi compiuti tra le mura amiche dell’Olimpico. «Non è la prima volta che mi capita di perdere così, questo è il calcio. Certo farlo con un solo tiro in porta alla fine è il massimo dell’espressione. Ma tutti i ragionamenti di questa giornata, sono ragionamenti sbagliati». La confusione tattica, però, è rimasta tale e quale ai brutti e recenti ricordi con il Pescara, quando il numero delle punte aumentava pian piano che i minuti scorrevano a ritroso.

E la scelta iniziale di far partire Destro e Osvaldo uno accanto all’altro alla fine si è dimostrata soltanto deleteria: «È stata una situazione nuova per noi e guardando come è andata a tratti ci ha penalizzato. Destro l’ho tenuto finché ho potuto, poi l’ho visto affaticato e l’ho tolto. In effetti la prova non è andata bene». La dea bendata, dopo la vittoria in extremis a Firenze, ha presentato la ricevuta di ritorno tre giorni dopo: «Volevamo risparmiare un po’ di energie dopo la prova contro la Fiorentina e pensavamo di poter risolvere la partita in fretta. Non ci siamo riusciti e ci siamo anche innervositi. La voglia di vincere non è mancata, ma ovviamente non possiamo essere soddisfatti. Siamo delusi, delusissimi e amareggiati per aver gettato al vento un’altra occasione favorevole per conquistare un posto nella prossima Europa League. Non voglio parlare dei singoli, ho provato a tutelare Lamela, bisognoso di tirare il fiato. Volevo fare una sorta di ricambio e non un vero e proprio turnover, ma è andata male».

Notte amarissima, finita malissimo con la beffa griffata da Thereau ma, per il tecnico romanista, iniziata anche peggio con la pioggia di fischi, arrivati dalla curva Sud, durante il minuto di raccoglimento dedicato a Giulio Andreotti. «Mi sono meravigliato, è la prima volta che sento fischiare durante un minuto di raccoglimento. Non capisco le motivazioni, ma ancora di più sono rimasto perplesso». Meglio dimenticare il Chievo e pensare al Milan: già oggi il gruppo si ritroverà a Trigoria per preparare la sfida di domenica sera a San Siro. Ieri, intanto, al Fulvio Bernardini si sono allenati lo squalificato Balzaretti e l’acciaccato Stekelenburg. Se per il terzino il rientro contro i rossoneri appare scontato, il portiere olandese proverà nei prossimi giorni a recuperare un posto da titolare soprattutto in vista del derby di Coppa Italia.