Coppa Italia, la finale si giocherà il 26 maggio alle 17: manca solo l’ufficialità

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GIALLOROSSI.NET – La finale di Coppa Italia tra la Roma e la Lazio, con ogni probabilità, si giocherà domenica 26 maggio alle ore 17. Lo scrive il quotidiano on line di Leggo. Derby di pomeriggio quindi.

Sarebbe questa la decisione maturata nel vertice tenuto ieri mattina e che tiene conto dei diversi pareri di Lega calcio, tv e forze dell’ordine.  L’unico scontento sarebbe il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che invece avrebbe preferito uno spostamento della gara per la concomitanza con le elezioni del primo cittadino, in programma proprio per quel giorno.

Mercato, la Roma in pressing su Nainggolan

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AS Bari v Cagliari Calcio - Serie A

GIALLOROSSI.NET – La Roma non molla la presa su Nainggolan, il centrocampista del Cagliari che sembra essere stato individuato dal club come primo rinforzo per il centrocampo dei giallorossi. La notizia viene confermata  oggi da Gianluca Di Marzio, lo stesso che aveva lanciato per primo l’indiscrezione di mercato.

Parlare di trattativa tra Roma e Cagliari è difficile con Cellino agli arresti domiciliari”, ha spiegato il giornalista a Centro Suono Sport, “Però quando ho tirato fuori la notizia mi ha chiamato il procuratore di Nainggolan dicendomi che ero stato bravo.  Di sicuro ci sono stati dei contatti.”

Contatti che proseguiranno anche nei prossimi giorni, perchè una delle priorità del prossimo mercato della Roma sarà quello di rafforzare la linea mediana con un acquisto di spessore. Ma ci vorrà ancora del tempo prima di entrare nel vivo della trattativa: “Tutte le squadre dovranno aspettare ancora qualche settimana”, conclude Di Marzio, “Ma la Roma su Nainggolan c’è“.

Il silenzio di Baldini: il dg è sempre più lontano dalla Roma

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GIALLOROSSI.NET – L’uomo di punta della Roma continua a farsi sentire a intermittenza, e sempre con meno convinzione. Sono in tanti a chiedersi che fine abbia fatto il Franco Baldini che si era ammirato all’epoca di Franco Sensi, un combattente sempre in prima linea per il bene del suo club. Oggi la figura di Baldini è quella di un uomo nelle retrovie. Lui, l’uomo che doveva e dovrebbe essere il punto di riferimento di società e tifosi, si limita sempre più a brevi e salutarie dichiarazioni pubbliche.

A parlare di Roma e della Roma, del momento delicato che sta vivendo, tracciando i contorni del suo possibile futuro, continua ad essere Walter Sabatini. Andando contro quello che dovrebbe essere il ruolo di un direttore sportivo che, almeno sulla carta, è chiamato ad occuparsi più della gestione del mercato che di quelle societaria. L’idea che ne esce è quella di un Sabatini chiamato a ricoprire più ruoli, da quello sportivo a quello comunicativo, passando per quello gestionale ed organizzativo. Una sorta di factotum del club.

Dall’altra parte c’è invece la figura di Franco Baldini che si staglia con contorni indefiniti e sfocati. Voci sempre più incontrollate vedono l’attuale direttore generale lontano dalla Roma a fine anno, che sia per sua scelta o per volontà di James Pallotta. Queste indiscrezioni prendono vigore col passare dei giorni, e vengono rafforzate dall’apparente distacco del dg dalle vicende legate alla Roma. E non si parla solo delle dichiarazioni del dopo partita, ma anche di tutte le attività che ruotano attorno al club. Chiarezza ci sarà solo a stagione conclusa. Ma nel frattempo l’ipotesi di un addio di Baldini a fine anno diventa sempre più concreta.

ON AIR – Corsi: “Roma, da magica a tragica”, Bersani: “Che disastro”, Renga: “Resta solo la Coppa Italia”, Valdiserri: “Serve un allenatore importante”

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ON AIR (Giallorossi.net) – Prosegue la nostra rubrica dedicata al variopinto mondo delle radio romane. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie, indiscrezioni e qualche nota di colore.
Buon divertimento!

Stefano Petrucci (Tele Radio Stereo):Sabatini e Baldini hanno fatto di tutto per portare la gente dalla parte di quei cialtroni che li attaccavano dall’inizio dell’anno. Bisogna cercare di capire come risolvere il problema. Ma fare il gioco di chi è più cretino a Trigoria non serve a niente”.

Roberto Renga (Radio Radio): “Sia per la Roma che per la Lazio, il campionato è andato. Ormai è rimasta solo la Coppa Italia. Sono due anni che la Roma vive di altini e bassissimi.”.

David Rossi (Tele Radio Stereo): “Il problema grave è la gestione, il trasferire un senso di appartenenza sul campo che probabilmente qualcuno non ha. E’ impossibile che gli stessi giocatori che battono la Juventus o fanno 4 gol al Milan non battono il Pescara o crollano a Palermo”.

Dario Bersani (Tele Radio Stereo): “Al 22 di aprile si possono fare dei bilanci: la Roma ha perso 27 volte in due anni, e questa è una verità. Ha preso schiaffi a destra e sinistra, ha vissuto pagine mortificanti e ha costruito zero, ha sbagliato per due volte consecutivamente sono tutte verità o no?”

Luca Valdiserri (Rete Sport): “Penso che Pallotta deciderà se tenere o mandare via Baldini a fine stagione, anche se la stagione della Roma è negativa a prescindere dall’esito della finale di Coppa Italia. Bisogna scegliere un allenatore importante al quale viene data carta bianca nella gestione della squadra, compresi gli acquisti”

Ugo Trani (Rete Sport): ” La Roma non è riuscita a costruire una squadra in due anni, e la colpa non si può dare solo all’allenatore. A me non interessa chi comanda, se la banca o gli americani: io voglio uno che dentro Trigoria detta regole”.

Mario Corsi (Centro Suono Sport): ” Una volta la Roma la chiamavamo magica, adesso siamo arrivati proprio alla “tragica Roma”. Una squadra assolutamente ridicola, guidata da personaggi ridicoli. Le parole di Sabatini a fine partita hanno di fatto licenziato Andreazzoli. Bastava fare sei punti con Palermo e Pescara, stavi a due punti dal terzo posto e avresti potuto giocarti la Champions”. 

Gianluca Lengua: (Centro Suono Sport): “Che succede con Baldini? Se ne sta andando lui o lo stanno mandando via? Dopo la storia di Al Qaddumi non s’è sentito più parlare”

Jonathan Calò (Centro Suono Sport): “Ieri la Roma ha affrontato il Pescara, che è una squadra di serie C. Il Sassuolo o l’Empoli a questo Pescara gliene fa quattro”

Roberto Renga (Radio Radio): “La Roma è questa. Io ormai non mi sorprendo più. La Roma vive tra altini e bassissimi, ma questo da due anni. E’ una squadra senza carattere, molle, alla prima difficoltà si arrende. In questo momento è anche una squadra senza gioco. I giocatori sono sopravvalutati da una critica che qui a Roma è umorale e che aiuta a rovinare i giocatori stessi. E’ triste dirlo ma per la terza volta è una squadra da rifondare”. 

Roma-Pescara, le pagelle dei quotidiani

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roma-pescara2GIALLOROSSI.NET – Queste le pagelle dei principali quotidiani della partita Roma-Pescara, andata in scena ieri pomeriggio allo stadio Olimpico e terminata uno a uno:

IL MESSAGGERO

 Stekelenburg 5; Piris 5 (38’st Lopez ng), Marquinhos 4.5, Castan 5, Torosidis 5; Pjanic 4 (27’st Bradley 5), De Rossi 5, Florenzi 5 (1’st Destro 6,5); Lamela 5, Osvaldo 4, Totti 5. All.: Andreazzoli 5

IL TEMPO

Stekelenburg 5.5; Piris 5 (38’st Lopez 5), Marquinhos 4, Castan 6, Torosidis 5; Pjanic 4.5 (27’st Bradley 5), De Rossi 5.5, Florenzi 5 (1’st Destro 6); Lamela 5, Osvaldo 4.5, Totti 6. All.: Andreazzoli 4

CORRIERE DELLO SPORT

Stekelenburg 5,5 , Piris 5 , Marquinhos 5,5 , Castan 6 , Torosidis 5,5 , Pjanic 5 , De Rossi 6, Florenzi 5,5, Destro 6,5, Lamela 5,5; Osvaldo 5,5; Totti 6.

LEGGO

Stekelenburg 6; Piris 4, Marquinhos 5,5; Castan 5; Torosidis 4; Pjanic 3; De Rossi 6; Florenzi 3;Lamela 4,5; Osvaldo 3; Totti 5; Destro 7. All. Andreazzoli 4.

Il derby dirà chi è peggio

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LEGGO (F.Maccheroni) – Chi peggio tra Lazio e Roma? Il verdetto finale spetterà alla finale-derby di Coppa Italia. Il campionato riferisce di due squadre malate. Se i biancocelesti piangono per la sconfitta di Udine, infatti, i giallorossi non ridono dopo il deludentissimo 1 a 1 contro il Pescara già retrocesso. Ma c’è tempo per ribaltare questa corsa verso il baratro delle due squadre romane.

Il tempo scadrà quando si giocherà la finale di Coppa: chi perde è perduto, ma chi vince, che cosa festeggerà? Per entrambe il responso della stagione è tragico. La Lazio ha bisogno di essere rifondata. Ha qualche giocatore dal passato importante, ma col futuro segnato. La Roma ha bisogno di dirigenti che la smettano di vendere illusioni e progetti. E, naturalmente, di un allenatore. Ma sapranno sceglierlo le persone che hanno scartato Montella e preso Luis Enrique, Zeman e addirittura Andreazzoli?

Andreazzoli alla Carlos Bianchi: cinque punte in campo, ma il risultato non cambia

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andreazzoliGIALLOROSSI.NET – Il calcio non è matematica. E non esiste un’equazione che afferma più punte metto, più gol riesco a segnare. Ieri pomeriggio Aurelio Andreazzoli ha vestito i panni del novello Carlos Bianchi, mettendo in campo tutti gli attaccanti che i giallorossi avevano a disposizione.

Gli ultimi dieci minuti la Roma li ha giocati con Destro, Osvaldo, Totti, Lamela, e Nico Lopez. Praticamente la metà della squadra era formata da punte. Il risultato, tatticamente parlando, è stato imbarazzante. La Roma non è riuscita a trovare alcuno sbocco in attacco, limitandosi a sterili cross dentro l’area di rigore.

Una bruttissima figura per l’ex tattico di Spalletti, le cui scelte sembravano essere mosse più dalla disperazione che non da un disegno strategico ben definito.

A.F.

Uno sceicco per la Lazio? Al Shoaibi pronto a rilevare il club

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GIALLOROSSI.NET – Dopo la squallida vicenda vissuta dalla Roma legata alla fantomatica acquisizione del club da parte di Al Qaddumi, ora anche la Lazio sembra essere finita nel mirino di un facoltoso sceicco venuto dall’Oriente.

Secondo quanto scrive il quotidiano ‘La Repubblica’  Khalid Al Shoaibi, figlio del fondatore dello Shoaibi Group, principale fornite di servizi petroliferi nel Medio Oriente e Nord Africa, avrebbe messo  sul suo tavolo 80 milioni di euro per rilevarne il pacchetto azionario della Lazio, pari al 66,692% del totale.

Lotito però  nei mesi scorsi pare ne abbia chiesti addirittura 200, respingendo l’offerta dello sceicco. Adesso Al Shoaibi sembrerbbe disposto a rilanciare arrivando a 100 e convincendo così Lotito a mollare la Lazio dopo tutte le battaglie, sportive e non, degli ultimi anni. Il facoltoso petroliere saudita, che vive da quando aveva 10 anni a Roma, è un tifoso sfegatato della Lazio e sembra disposto a un sacrificio pur di arrivare a controllare il club biancoceleste. Lo scetticismo,visti i precedenti, resta d’obbligo.

Sabatini va a caccia di alibi

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GIALLOROSSI.NET – L’arbitraggio di Massa a cui abbiamo assistito ieri pomeriggio è stato davvero irritante. Ma prendersela con l’arbitro per il modestissimo e avvilente pareggio contro il fanalino di coda del nostro campionato è altrettanto irritante. Alla Roma sarebbe bastato un pizzico di carattere per avere ragione di un Pescara che al momento potrebbe valere una squadra di serie B di mezza classifica.  E invece Sabatini pensa di attaccarsi all’alibi dell’arbitro per spiegare le ragioni della prestazione opaca e disarmante dei suoi ragazzi: “Forse è vero che ci serve maggiore personalità. Però anche un po’ di fortuna in più. Se ci avessero dato tutto quello che meritavamo magari avremmo vinto su rigore a cinque minuti dalla fine e parleremmo di prova di carattere”.

Prova di carattere? Non sappiamo di quale partita stesse parlando il direttore sportivo. Di certo non di quella a cui 42mila innamorati della Roma hanno assistito in un caldo pomeriggio di primavera. Anche se la Roma avesse vinto all’ultimo minuto su rigore, la prestazione sarebbe rimasta ugualmente deludente e molto preoccupante. A questa squadra manca totalmente la mentalità che serve ad una squadra affamata di vittorie. Sbaglia sempre approccio alle partite, un problema che oltre ad essere continuamente sottolineato andrà prima o poi anche risolto. E cercare alibi anche ieri dimostra che questa mancanza di mentalità “vincente”, oltre che ai giocatori, manca anche a qualche dirigente. 

Andreazzoli, l’avventura è al capolinea

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CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – Tra la rabbia e la rassegnazione, Aurelio Andreazzoli sente che la Roma gli sta sfuggendo di mano. Lo avverte chiaramente nelle parole del suo direttore sportivo e più ancora nel fatto che per la seconda volta, nonostante le mille raccomandazioni della vigilia, la squadra lo ha tradito. Come a Palermo è entrata in campo molle, lenta, con un atteggiamento al limite della presunzione tanto che in tribuna ci si guardava in faccia increduli: ancora? Sì, masochisticamente ancora. Come se l’avversario di turno fosse sceso in campo solo per onore di firma, come se davanti non ci fossero giocatori orgogliosi e pronti a far vedere di non meritare la serie B. E non era arrivato ancora il gol che Caprari aveva nella testa e nelle gambe ma non nel cuore. (…)

DELUSO – Andreazzoli non si nasconde:  «Sono deluso, amareggiato, pensavo di aver toccato le corde giuste in settimana. Proprio per evitare atteggiamenti tipo la trasferta di Palermo. Il derby? Non ne abbiamo proprio parlato. E ne riparleremo solo quando lo avremo di fronte. E invece è successo di nuovo. Incredibile. Sbagliato ancora l’approccio, come contro i rosanero. Poi, preso lo schiaffone, la squadra si è svegliata e come al solito ci ha messo tutto, meritandosi anche la vittoria, che non è arrivata anche perché Pelizzoli è stato bravissimo, perchè noi non siamo stati abbastanza lucidi in zona gol ed anche per qualche situazione controversa sulla quale però non vorrei entrare». (…)
SCELTE – Alla fine la Roma ha chiuso con tutte e cinque le punte disponibili in campo: Lamela, Totti, Osvaldo, Destro e Nico Lopez. Con il risultato di precludersi gli spazi favorendo la difesa ad oltranza del Pescara. Ha spiegato Andreazzoli:  «Con l’ingresso di Nico Lopez abbiamo tentato il tutto per tutto, ma fino a quel momento, anche con 4 punte in campo in realtà c’era un equilibrio garantito dalla difesa a quattro e da due mediani». Torniamo ai black-out iniziali. Vi siete mai chiesti perchè vanno inesorabilmente in onda?  «Se avessi una spiegazione, una ragione plausibile… Il fatto è che succede. Ricadiamo su noi stessi. Ci facciamo buio da soli e solo dopo riaccendiamo la luce».  Unica consolazione, un Destro ancora presente in zona gol.  «Mattia è fortissimo, un attaccante completo. Sa dialogare con la squadra, andare in profondità e vede la porta come pochi. Ora è solo al sessanta per cento, ma per la Roma è un vero capitale».  (…)

Sabatini al vetriolo: “Roma squadra malata”

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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Walter Sabatini, il ds della Roma, ci va giù pesante. Come a San Siro (e non solo), per la Roma un altro approccio ridicolo alla partita. «Diciamo che è una malattia endemica della squadra. Non è vero, però, che non c’è la volontà di vincere, ma la squadra pensa che il canovaccio che mette in campo possa bastare. Invece bisogna mettere in campo qualcosa di più dal punto di vista nervoso. Le nostre qualità a volte non servono, serve anche altro», racconta. «Nei primi minuti ci capita di non affrontare l’avversario nella giusta maniera. Per il resto tutti hanno profuso il possibile impegno».

E ancora. «La Roma non ha sottovalutato la partita e l’avversario. Ho già avuto modo di dire che squadre come il Pescara, che hanno quasi compromesso la lotta per la salvezza, mettono in campo due qualità: la disperazione e la tranquillità. La classifica permette loro di stare tranquilli e di giocare una partita serena. Incide anche il fattore Olimpico: un giovane che viene a giocare qui sa che questa partita può rappresentare un salvacondotto per poter continuare a giocare a grandi livelli, perché una grande prestazione si segnala a tutti. Queste sono le motivazioni del Pescara, ma molti di voi sono interessati alle non-motivazioni nostre…. E devo confutare questo pensiero. La squadra ha voluto fare la partita e ha creato i presupposti per ribaltarla. Le gare sono tutte difficili, nessuno pensa di giocare un amichevole ogni domenica. E il derby di finale non c’entra assolutamente niente».
IL TECNICO Ci si continua ad interrogare in città sul futuro di Aurelio Andreazzoli. I tifosi vogliono capire cosa accadrà. «È un pensiero condivisibile, ma l’allenatore è molto tranquillo. Ha un contratto di cinque anni, ha tutta la stima della società e sta lavorando bene. Resterà comunque un tecnico della Roma, anche qualora decideremo che non debba essere lui il tecnico della prima squadra, ma si sta giocando le sue possibilità. Ha messo in campo risorse e un impegno incommensurabile». Traduzione: il tecnico sarà un altro.

Alemanno, che gaffe sulla finale di Coppa Italia: “Il giorno di San Pietro e Paolo”

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ROMA: GIANNI ALEMANNO VISITA CANTIERE PARCHEGGIO IN PIAZZA CAVOUR

GASPORT (D. STOPPINI) – Naturale che l’attesa per il derby cresca in maniera spasmodica. A maggior ragione dopo gli ultimi risultati diRomae Lazio in campionato, che con le loro prestazioni non stanno certo entusiasmando i tifosi. Ma sarà meglio armarsi di santa pazienza, se è vero che il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in un’intervista a Skytg24, si è lasciato sfuggire: «Ho parlato con il Prefetto, come data per il derby potrebbe andare bene il 29. A Roma è anche San Pietro e Paolo…». I patroni di Roma, 29 giugno. Panico: uno spostamento del derby di oltre un mese? No, tranquilli. Quello del sindaco era «solamente » un lapsus: il 29 a cui si riferiva era maggio, la festa è un mese dopo e la cosa ha scatenato ovviamente l’ironia del web.

Ore decisive Ricapitolando: San Pietro e Paolo non subiranno spostamenti. Sono ore cruciali, invece, per il derby. Alemanno ha ribadito la volontà di uno slittamento per la coincidenza con le elezioni comunali del 26 maggio. Ma c’è il problema dei nazionali, che dal giorno dopo saranno in ritiro. Tra oggi e domani Roma e Lazio presenteranno il loro piano di sicurezza, come richiesto dall’Osservatorio. Poi tra giovedì e venerdì è attesa la decisione finale del Prefetto. E in ogni caso, saranno polemiche.

Roma, una vergogna

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AS Roma v Pescara - Serie A

IL TEMPO  (T.Carmellini) –  Probabilmente l’oscenità vista all’Olimpico ieri pomeriggio contro l’ultima in classifica, una squadra che proprio a Roma ha conquistato il suo secondo punto nel girone di ritorno, a qualcosa servirà. Perché è evidente che dopo quanto successo, o meglio quanto confermato dalla Roma ieri pomeriggio davanti al suo pubblico attonito, la proprietà dovrà farsi delle domande e ripartire quasi da zero nell’immaginare la prossima stagione. C’è bisogno di una vera e propria epurazione, un reset totale, prima di tutto mentale, che consenta alla Roma di vincere almeno le partite contro le ultime in classifica (il ko a Palermo è roba fresca ancora), ma soprattutto la trasformi in qualcosa che assomigli, anche alla lontana, a una squadra.

Chiaro come non si tratti di una questione di gioco, o almeno non solo, o di allenatore. È un problema di testa in primis, ma anche di voglia, convinzione. Non è possibile che la Roma, ieri ma come in altre occasioni, non abbia capito come non potesse sbagliare la partita: ma è solo l’ultimo di una serie infinita di episodi dopo i quali i giallorossi si ritrovano con una classifica indegna e fuori dall’Europa. Risultato assurdo considerando come il campionato in corso assomigli sempre più a una mano di traversone, che ha aspettato fino all’inverosimile la squadra attualmemte allenata da Andreazzoli.

Poi c’è il discorso delle colpe, che stavolta vanno equamete divise: tra tutti. A monte ci sono quelle di una dirigenza che in due anni non è riuscuta a trovare l’assetto giusto per una squadra sbagliando due tecnici su due. Ma il cambio di panchina in corso d’opera rischia di diventare un alibi per il gruppo e anche questo sarebbe un errore.

Poi ci sono quelle del tecnico: bravo e capace a rimettere insieme una squadra scollata dopo l’addio di Zeman, ma che nonostante la striscia positiva (18 punti i dieci partite) non è ancora riuscito a dare un gioco e un’identità alla Roma. Impresa difficile, se non impossibile forse anche per chi la vive dall’interno come il tecnico toscano che ce la sta mettendo davvero tutta: ma è evidente che non basta. I cinque attaccanti di ieri confermano comunque il caos tattico.

Infine c’è la squadra, o meglio un gruppo di giocatori che, nonostante il cambio di allenatore, o forse anche a causa di questo, non sembra riuscire a trovare un’amalgama che la renda tale. Clamorosi anche ieri i blackout difensivi per un gruppo che ambisce a giocare in Europa il prossimo anno e che ha incassato un gol assurdo, da un ex giallorosso al secondo gol in campionato, dopo l’ennesima dormita colletiva. Brutto il primo intervento di Stekelenburg, ancor peggio il «non» intervento di Marquinhos, per non parlare dei tempi di reazione e «rialzo» del portiere olandese: una lumaca. Ma sarebbe riduttivo parlare solo della difesa, in una giornata dove è difficile trovare una sufficienza: tolto il solito Totti e Destro (peccato per il giallo che gli costerà il Siena) che ha realizzato, subentrando, il terzo gol in tre giorni. Magra consolazione, così come il sorpasso sui cugini laziali, più disastrati dei giallorossi: non succedeva da due anni e in troppi, dopo il ko laziale a Udine, avevano già festeggiato il «sorpasso» come fosse una qualificazione in Champions. Che tristezza.

È questa la parola, «Champions», che sembra mandare in bambola la Roma, corto circuito fatale per la classifica e le ambizioni giallorosse. Alla vigilia Andreazzoli aveva commesso l’errore di rinominare la massima competizione europea e già i romanisti si erano rimessi lì, con calcolatrice e regolamento alla mano, per capire quanto e cosa servisse davverro per continuare a sognare il grande rientro in Champions. «Basta vincerle tutte» aveva ipotizzato qualcuno… Basta!? Ma se questa squadra non riesce a vincere all’Olimpico, davanti a quarantaduemila tifosi che hanno rinunciato alla gita fuoriporta, contro l’ultima in classifica già condannata in serie B. Forse questa Roma non merita nemmeno di giocare in Europa il prossimo anno: figuriamoci in Champions…

L’ira di Mattia: “Sull’arbitro meglio lasciar perdere”

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IL MESSAGGERO (S. CARINA) – Ancora un gol. Il terzo in in appena 115 minuti giocati. In una Roma ancora frastornata per il pareggio con il Pescara, l’unico a sorridere è Mattia Destro, che ha evitato almeno la beffa: «Peccato non sia servita a vincere. Ci abbiamo provato fino alla fine, abbiamo cercato di fare il possibile per ottenere i tre punti…Cosa è mancato? Non lo so, di certo non l’impegno. La squadra ha reagito». L’attaccante se la prende con l’arbitraggio di Massa: «Purtroppo non siamo riusciti a vincere ma ci sono stati 4-5 episodi clamorosi meglio lasciar perdere… Non so perché mentalmente la Roma concede quasi sempre il primo tempo, ma non abbiamo sottovalutato la partita». Lui con il Siena non ci sarà. Nella ripresa, infatti, ha rimediato un cartellino giallo per proteste che gli costerà la squalifica. Proprio ai toscani all’andata aveva segnato una doppietta decisiva.

MEA CULPA CASTAN Sconsolato Castan: «Non riesco a spiegare una gara del genere. Prima del match sapevamo che non sarebbe stato facile: è sempre così, quando giochi con squadre più deboli, sbagliamo sempre e lasciamo punti per strada. Ora, però, bisogna rimanere tranquilli e ascoltare cosa ci dirà l’allenatore per vincere contro il Siena. Cosa non funziona? Non lo so, dobbiamo parlarne nello spogliatoio. Dopo grandi gare come quella contro il Torino e l’Inter, questo pareggio non ci voleva». Il timore è che la squadra già pensi alla finale di coppa Italia: «Sappiamo che tutti ci pensano ma noi dobbiamo sforzarci di pensare alle ultime gare di campionato e che dobbiamo fare il massimo per arrivare il più in alto possibile in classifica. Mi dispiace per questi due punti persi: eravamo sicuri di vincere».

Che impresa pareggiare contro questo Pescara

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CORSPORT (G. DOTTO) – Doveva essere, due anni fa, la Roma del grande progetto e delle sensazionali imprese. Di progetto non si parla più, con le imprese ci siamo. L’ultima, ieri con il Pescara. Impossibile, anche volendolo, pareggiare in casa con questo mucchio di onesti manovali della palla già retrocessi da sempre, presi a sberle da chiunque, messi insieme alla buona da un ragazzo che sta imparando a fare l’allenatore facendolo. La Roma ci è riuscita con un’applicazione feroce. Prima replicando da manuale il pachidermico nulla già esibito nei primi tempi con Inter, Torino, Lazio e Palermo, poi dedicandosi con abilità rara a un finto arrembaggio e vanificandolo con un ventaglio di ottuse soluzioni e palle ovvie, tutte a spiovere nella comoda pertinenza di Pelizzoli, mani di polipo. E tutto questo nella giornata in cui Napoli e Fiorentina dimostravano, contro avversarie ben più strumentate, che quando si deve vincere si vince. In qualsiasi modo. Concetto che la Roma fa suo rovesciandolo. Quando si deve vincere, non si vince mai.

Qualcuno mi sa dare una definizione più esatta di «perdente»? Dentro un campionato mortificato da un lezzo irrespirabile di mediocrità, la Roma non fa mancare il suo contributo. Senza coppe da giocare, con una rosa inferiore, forse, solo a quella della Juve, arriva alle sentenze che contano con una squadra spompata, annebbiata nei muscoli e nella testa. Un manipolo di geni a gettone oggi ci spiegherà il perché da tutti i microfoni della capitale. Sta di fatto che il fallimento è persino troppo plateale per essere dichiarato.(…)  Aspettando questa finale di Coppa Italia che, ora sappiamo, sarà giocata da due squadre parecchio meschinelle. Le trombe faranno il loro mestiere a gonfiare l’evento e forse la Roma ce la farà pure ad artigliare uno strapuntino in Europa. In quel caso, prego, risparmiateci oltraggiosi proclami. Brutti sì, ridicoli no.