FONTE: TMW.COM – Alessandro Lucci, agente del brasiliano della Roma Rodrigo Taddei, ha parlato del futuro del calciatore brasiliano al portale di calciomercato.
Stadio Roma, manca l’investitore: chi pagherà?
FONTE: Il Sole 24 ore – Il progetto stadio sembra essersi sbloccato dopo l’annuncio di qualche mese fa dell’inizio dei lavori previsto per il 2014. Eppure le difficoltà finanziarie restano.
Andreazzoli l’amico dei giocatori: basterà a risollevare la Roma?
FONTE: CORRIERE DELLA SERA (B. TUCCI) – Con l’esonero di Zeman e l’avvicendamento di Andreazzoli, ci si domanda se la squadra tornerà ad esprimersi ai livelli che gli competono.
ON AIR – Galopeira: “Andreazzoli è la persona giusta”, Leggeri: “Serviva uno più cattivo”
GIALLOROSSI.NET – Continua la nostra rubrica dedicata al mondo radiofonico che costella l’etere romano. Un viaggio per le frequenze più ascoltate dai tifosi giallorossi a caccia di pensieri, notizie e qualche nota di colore.
La scelta di Muzzi, esperto del modulo spallettiano
IL MESSAGGERO (S. CARINA) – Alle critiche per le note simpatie laziali è abituato da tempo. Da quelle scherzose di Bruno Conti – che lo invitò a togliersi l’aquilotto che aveva al collo prima di scendere in campo per una partita tra bambini, il giorno del secondo scudetto giallorosso – a quelle ben più fastidiose di qualche anno fa, quando richiamato per essere inserito nello staff tecnico delle squadre giovanili, venne criticato da qualche genitore-tifoso che non voleva che il figlio fosse allenato «da un laziale».
E poco importa se Roberto Muzzi ha varcato i cancelli del Fulvio Bernardini che aveva 13 anni per andare via a 23, ci è tornato nel 2009 per allenare gli Esordienti (e poi i Giovanissimi Fascia B Elite, classe’99) e ha due figli nelle giovanili della Roma: Nicholas, 16 anni (gioca negli allievi) e Ramon, 14, (milita nei Giovanissimi).
Il passato è tornato a bussare in un momento difficile per la Roma ma felice e inaspettato per quello che oramai è diventato un uomo di 41 anni. La scelta di Andreazzoli di averlo come vice – avallata e condivisa da Sabatini – è stata dettata dall’ottimo lavoro che Muzzi ha portato avanti a Trigoria, dalla preparazione a livello tecnico (dopo aver smesso di giocare, ha girato l’Europa a studiare calcio e metodologie di allenamento) e da un particolare di non poco conto.
FEDELE AL 4-2-3-1 – Il nuovo vice dell’ex tattico di Spalletti, infatti, adotta lo stesso 4-2-3-1 che ha reso grande il tecnico toscano, per il quale la stima è pressoché scontata: «Di allenatori bravi nella mia carriera ne ho avuti ma insieme a Mazzone, Luciano è certamente quello più importante – ricordava qualche tempo fa – Sinora ho cercato di insegnare ai miei ragazzi quello che queste due grandi figure professionali hanno dato a me».
A livello tattico, ha poi seguito i dettami di Spalletti con i due mediani davanti alla difesa e tre giocatori di fantasia alle spalle del centravanti. Squadra propositiva, quindi, con i terzini chiamati a salire, nel segno tracciato dalla filosofia del club legata alle giovanili. A Trigoria, infatti, non vige nessuna imposizione sul modulo da adottare purché si attui un calcio propositivo e ci si diverta: «Per prima cosa voglio che i ragazzi si divertano perché alla fine quello che fanno è un gioco e questo deve restare».
Totti pronto a trascinare ancora la Roma
GIALLOROSSI.NET – Solo una botta alla caviglia per Francesco Totti. Nulla di grave quindi: le condizioni del Capitano giallorosso non destano alcuna preoccupazione.
Borini: “Roma città chiusa: non c’è pazienza”
GIALLOROSSI.NET – Fabio Borini, ex attaccante giallorosso, è tornato a parlare della Roma e non ha usato parole dolci:
“Stupito dall’esonero di Zeman? C’è sempre poca pazienza a Roma, non dico che me l’aspettassi, ma vista la poca pazienza e quello che è successo poteva succedere o meno”, le dichiarazioni dell’attaccante del Liverpool ai microfoni di ‘Sky Sport’.
Anche il suo ex allenatore ha subito la stessa sorte, anche se arrivata a fine anno: “Come con Luis Enrique, si parlava di esonero o meno, poi non l’hanno mai esonerato. Dispiace che non facciano come volevano. Roma è Roma, c’è una mentalità abbastanza chiusa. A volte non bisogna ascoltare”.
Andreazzoli: «Vi spiego la mia Roma»
IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – LA CONFESSIONE – Un fiume in piena, Aurelio Andreazzoli. Determinato, a tratti grintoso, forse anche un po’ presuntuoso, sicuro di sè. Ai microfoni di Roma Channel, ha parlato a lungo (lunghissimo…) della sua idea di Roma. Niente tattica, solo principi. «Sono motivato, forse anche un po’ incosciente. Me la sto godendo per l’entusiasmo con il quale la società mi ha incaricato di portare avanti il lavoro. Ho sempre studiato le situazioni, ho partecipato a tutto ma mi ero defilato.
Come ha detto Spalletti, stare un passo indietro ti fa osservare le cose in maniera ideale. Quando sono stato chiamato, non ho avuto bisogno di fare troppi ragionamenti. Nel tempo mi sono fatto delle idee, positive o negative, è bastato metterle insieme».
IL CAMPO – «So con certezza dove mettere le mani. So esattamente cosa fare, come farla e con chi farla. Mi sono posto degli obiettivi e so con chi voglio raggiungerli: so che avrò una società che mi sosterrà e quindi non sono ansioso. Io ragiono come se tra tre anni sarò ancora l’allenatore della Roma. Voglio continuare a lavorare per questa società, o nel ruolo che ho avuto finora o in prima persona, così non mi faccio distrarre dall’immediato, sebbene occorra fare risultato subito. Voglio preparare una base che la società potrà poi utilizzare nella maniera più opportuna, con me o con altri».
LA FILOSOFIA – «Tutto quello che faremo servirà per portare un vantaggio per la Roma. Chi non lo fa è fuori, senza preclusioni. Voglio entusiasmo che a volte è mancato e tutto il lavoro che faremo sarà rivolto in questa direzione. Nessuno mi può aiutare in quello che io so di dover fare. Anzi, che farò». «Amicizia e rispetto sono sentimenti alla base della mia vita. Ci sono Francesco, Nicolas, Taddei, Perrotta… Quando loro sapranno cosa voglio o me lo contestano subito o non potranno dire più nulla. Al capitano ho detto che lui è come il Colosseo. Non conviene raderlo al suolo per farci un supermercato. Ma avrò bisogno che lui faccia il Colosseo.Imporrò poche regole, poche ma ferree e loro mi aiuteranno. L’importante è avere un obiettivo. Bisogna riscoprire il dolore della sconfitta che non sempre c’è stato, e non parlo solo dei giocatori».
STAFF E DINTORNI – «Muzzi non è mio amico, a Udine quando era giocatore mi stava antipatico: l’ho scelto perché è bravo e discreto. Nessuna doppia seduta, ci alleneremo generalmente alle 11 senza doppi allenamento, che non ritengo utili. Io ho piacere che i calciatori abbiano tempo libero. Voglio dare loro la possibilità di godere della famiglia perché farà bene al loro stato mentale. Ma tutti dovranno firmare il foglio di arrivo a Trigoria non mezzora ma un’ora prima dell’allenamento. Sembra dal di fuori che il gruppo della Roma sia una banda di mezzi delinquenti. Sono tutti ragazzi professionali che si sono messi a disposizione sia di Luis Enrique che di Zeman. Ho letto che io sarei gradito a Totti e De Rossi e scelto per questo. Ma quando mai? La qualità dei nostri dirigenti può essere messa in dubbio così?».
Panucci è ancora in contatto con Baldini
CORSPORT (R. MAIDA) – Nel corso dell’interessante discorso davanti alle telecamere della tv di casa, Andreazzoli è sembrato infastidito soltanto da un’ipotesi: essere affiancato da un secondo che possa oscurarlo e diventare nei fatti l’allenatore della Roma. Un conto è lavorare con Muzzi, un conto con Panucci che nell’intervista di ieri al nostro giornale ha confermato di essere stato contattato da Baldini. Ed è proprio Panucci l’uomo che la Roma sta tenendo in stand-by.
Se Panucci (o chi per lui) entrerà nella Roma nelle prossime settimane, Roberto Muzzi tornerà a guidare la squadra Giovanissimi: è già nei patti tra dirigenti e staff tecnico.
La Roma boema non è mai stata di Zdenek
(Corriere dello Sport-G.Dotto) Ora lo sappiamo, Zeman alla Roma era fatto della stessa materia dei sogni. Emozionante e fragile. Evaporato una mattina a Trigoria, dopo una notte da incubo. (…)
Ho provato a immaginare la veglia di Franco e Walter, due uomini onesti dentro una trappola che più infida non si può. Caduti anche loro nella suggestione del nome. Ci avevano creduto, forse più Walter che Franco. L’alone mitico di Zeman. L’Olimpico e la sbornia. Una festa che solo a pensarla ti dava un brivido da lupanare. Ma l’abbaglio, presto, è risultato evidente, prima il dubbio, poi la certezza. Quando il mito, invece di fare luce sul presente, è diventato lui stesso un enigma buio e insolubile. Che l’Uomo del Destino si rivelava invece l’Uomo del Cremlino, uno stregone ossificato nei suoi dogmi, nella fissità da vecchio bolscevico del volto e della parola, al servizio di una pedagogia gonfia di precetti e di ammonimenti, ma quasi mai credibile perché di qua c’erano i figli e di là i figliastri. Qua sempre la carota, là ogni volta il bastone.
Condannati a dover fare una cazzata dopo l’altra, Baldini e Sabatini, perché il peccato era originale, quella svista dentro la lente deformante del “mondo come vorrei che fosse”, quello scarto penoso tra il mito e l’uomo. Una sconfitta di tutti e un piccolo lutto, a suo modo. Tra la nostalgia di quello che sarebbe potuto essere e l’insostenibile pesantezza di quello che è stato. Pedanti guardiani del mondo come motore immobile mi denunciano pubblicamente per essere stato zemaniano a oltranza, anche dopo il derby, e poi antizemaniano spietato da gennaio in poi. Incoerente! E’ vero, non siamo abbastanza ciechi per sposare il concetto che l’amore è cieco. Nemmeno quello per Zeman. (…)
Il circo di Boemia perde il suo fluido magico dentro tendoni troppo lussuosi. Il piccolo mondo antico di Zeman non sopporta collisioni e nemmeno collusioni. Funziona solo dove la pretesa carismatica di un uomo che attraversa le acque e trasforma l’acqua in vino è a prova di sarcasmi. Zeman è partito con due errori fondamentali, silurando pubblicamente De Rossi, di cui avvertiva l’eretismo incombente, e stringendo un patto “scellerato” con Totti. Scellerato perché, consegnandosi anima, corpo, risatine complici e ammiccamenti sparsi all’immenso talento del Capitano, ha esaltato lui, estraendone risorse impensabili, e svuotato il resto della squadra. Diffondendo in tutti i modi possibili, la domenica in campo e la settimana a Trigoria, il messaggio che la Roma era Totti, poi tutto il resto. Magnifici gregari come Florenzi, Bradley, Piris e Thatchidis si sono immolati per Zeman, senza mai però lontanamente equilibrare il deficit motivazionale di gente come De Rossi, Osvaldo, Stekelenburg, Pjanic, Castan, Marquinho. Mezza squadra, quella che conta. La testa non si comanda, resti un professionista, ma l’anima la lasci a casa. Lo stesso Lamela si è applicato per diventare ciò che Zeman voleva, ma, mi gioco la mano sinistra, non ha versato mezza lacrima sul suo esonero. Il praghese ha colpevolmente lasciato che questo “malessere” diventasse cancro, fino al suicidio di venerdì sera. Ma la “sua” Roma non era mai stata sua. (….) Zero profondità, ritmi bassi, tagli non pervenuti. Questa Roma è stata veramente nella pienezza del suo talento solamente all’Olimpico con Fiorentina e Milan, le uniche due squadre che l’hanno lasciata libera di “giocare”. Venerdì sera, ma già a Bologna, si è capito che questa squadra, zemaniana, non lo sarebbe diventata mai. Semplice. La Roma ha rigettato Zeman, così come si rigetta un organo non compatibile. Tra conati e nervi tesi. Punto e basta. Zeman è stato il sogno di molti di noi, ma è stato ed è soprattutto il sogno di se stesso. Noi possiamo faticosamente liberarcene, lui no, lui continuerà a sognarsi. E’ questo il suo lieto fine.
La classe non è acqua e soprattutto non si eredita
IL TEMPO, T. Carmellini – Questione di buon gusto: roba che non si apprende in scuole griffate. Ma anche di buon senso, perché parlare di «vecchie fiamme» quando si fa altro nella vita, non è mai cortese.
Così, ora Rosella Sensi insegna professionalità alla Roma, lei che già alle prime difficoltà degli americani era più volte intervenuta con frasi ad effetto, quando invece a Trigoria da presidente ci andava raramente: sui telefoni del suo ufficio, all’arrivo di Pallotta & Co., alla voce «allenatore» hanno trovato ancora appiccicata la targhetta di Capello.
«Io non avrei mai cacciato Zeman» tuona l’«assessore fantasma» (così l’hanno ribattezzata pure in Campidoglio vista la sua «presenza»), dimenticando che proprio papà Franco (lui si che era uno «presente») molti anni addietro fu costretto a «cacciare» Zeman: anzi, molto più intelligentemente, non gli rinnovò il contratto rivolgendosi a Capello che portò a Roma il 3° scudetto della storia giallorossa.
Questione di testa… e di classe: un’altra cosa che non si eredita. Purtroppo!
E i tifosi del boemo chiedono il reintegro
CORSPORT (R. MAIDA) – Gli adoratori di Zeman non mollano. Soffrono e pretendono. Oltre alle testimonianze di affetto de visu , sotto casa e a Trigoria, con cori e striscioni (uno esposto anche ieri: «Ridateci il maestro. La Roma ai romanisti» ) e perfino la consegna di un abbonamento in segno di protesta, i tifosi zemaniani della Roma hanno pubblicato una petizione sul forum del sito ufficiale dell’allenatore (www.zeman.org) firmandola «utenti storici» e chiedendo «con fermezza e determinazione l’immediato reintegro di mister Zeman sulla panchina della Roma, il contestuale sollevamento dai rispettivi incarichi di Sabatini e Baldini e per giugno la cessione di De Rossi»
Roma, senti la Sensi: «Zeman l’avrei tenuto»
CORSPORT (R. MAIDA) – Rosella Sensi torna all’attacco. Nonostante i sorrisi e i toni garbati, l’ex presidentessa critica in maniera esplicita i sistemi e le scelte della Roma americana. A partire dall’esonero di Zeman, che considera sbagliato. «Parlo da chi sta fuori, ma mi permetto di dare il mio parere – racconta a Raisport – Per la sua storia Zeman va sempre protetto e tutelato fino in fondo. Mio padre mi ha insegnato che gli allenatori si difendono. Sinceramente non lo avrei esonerato». (…)
Con Andreazzoli: «Grande professionista, sono convinta che possa fare bene nella Roma» . Ma il sogno di casa Sensi è il ritorno di Spalletti: «Farebbe grandi cose con questi calciatori. Chissà, mai dire mai…» .
TOP NEWS – Le notizie più lette di oggi
GIALLOROSSI.NET – Altra giornata movimentata quella che si è conclusa oggi: la mattinata si è aperta con le polemiche sulle doppie sedute “cancellate” dal programma di allenamenti di Trigoria dopo la cacciata di Zeman e l’avvento di Aurelio Andreazzoli.
ANDREAZZOLI: “Doppie sedute? Non ne vedo l’utilità”
ROMA CHANNEL – “Questa settimana si allenano di pomeriggio per le Nazionali ma ci alleneremo generalmente alle 11 del mattino, senza fare doppie sedute. Ci alleniamo alle 11 non perchè i calciatori abbiano questo desiderio. Io ho piacere che i calciatori abbiano anche il tempo libero. Voglio dare loro la possibilità di godere della famiglia perché farà bene al loro stato mentale e saranno più disponibili. Non faccio allenamenti doppi perché non credo all’utilità delle doppie sedute.”. Lo ha dichiarato il neo-allenatore Andreazzoli in un’intervista andata in onda poco fa su Roma Channel.



























