ON AIR – Ferretti: “La più bella vittoria del campionato”, Valdiserri: “Roma in crescita”

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ON AIR – Continua la nostra rubrica dedicata al mondo radiofonico che costella l’etere romano.

Pjanic alla Pizarro. Ecco il ruolo giusto

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Il Corriere della Sera – L.Valdiserri –  «Grazie a tutti per l’affetto mostrato. Voi per noi siete fondamentali e uniti avremo senz’altro molte soddisfazioni. La squadra è unita e, come ha detto il nostro capitano, piedi per terra e lavorare. Stateci vicini e dateci fiducia, noi faremo di tutto per ricambiare. Roma è unica. Un abbraccio a tutti voi!».

Pjanic affida al suo profilo Facebook il messaggio ai tifosi della Roma. Quella contro la Juve non è stata una partita qualsiasi, sia per il risultato che per la posizione che Mire ha tenuto in campo. Andreazzoli l’ha schierato da regista accanto a De Rossi, il ruolo che Pjanic occupa anche nella nazionale bosniaca e che sente più suo. A molti è sembrato di rivedere la coppia De Rossi-Pizarro, senso tattico più regia, che aveva fatto la fortuna della Roma di Spalletti. E in questa posizione non si «pesta i piedi» con Totti, come aveva detto Zeman. A Bergamo, con De Rossi e Totti squalificati, Mire cambierà di nuovo posizione? Difficile. Più semplice vedere Bradley accanto a lui e Florenzi con Lamela dietro a Osvaldo.

La Curva contesta: “Ma che siete venuti a fa?”

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LA REPUBBLICA (M. PINCI) – “Ma che siete venuti a fa”. La crisi è finita, l’Olimpico canta liberatorio contro gli sbigottiti colleghi juventini. E pensare a quanti nel pomeriggio prima della gara, trasportati dall’attesa, avevano un biglietto in mano per sedersi allo stadio ma usavano le radio per disilludersi preventivamente con domande di senso opposto: “Che ci andiamo a fare? Si sa come va a finire…”. Mica lo sapevano che, invece, la Roma stava preparando per far pace con i suoi 55 mila spettatori una trama con sorpresa. E infatti, ignari, avevano anche già pronta la contestazione: “Tifiamo solo la maglia”, qualche fischio ad Andreazzoli, qualcuno in più a Osvaldo che, cattivo, aveva rubato il rigore a Totti. E anche della squadra tornata a riscaldarsi sotto la curva sembrava interessare poco a tutti, distratti dalla presenza del nemico Vucinic, bersaglio degli strali peggiori dai suoi ex tifosi.

Tutti contestano tutti. La Nord romanista se la prende con i colleghi in Sud: “Curva senza colori per una squadra senza palle”, scrivono subito dopo aver ingaggiato una partita a tennis con fumogeni e bottigliette con i 4 mila bianconeri adiacenti. La Tevere invece attacca i media, con dedica personalizzata a uno dei più noti guru della modulazione di frequenza. Come si fa a fare pace? Chiedete a Totti: bolide, gol, un boato lungo un minuto che evoca notti diverse. Alla fine la corsa della squadra mano nella mano verso la curva per un abbraccio accompagnato da generosissimi “olè”, nel silenzio di Conte e degli juventini. “Che siete venuti a fa?”.

Stadio, tempi più lunghi per la realizzazione

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Fonte: Corriere dello Sport – Secondo il quotidiano sportivo si annunciano tempi più lunghi per la costruzione dello stadio di proprietà della Roma.

James Pallotta vorrebbe accellerare il processo di realizzazione, per completare l’opera entro la data annunciata, e cioè il 2016. Ma stando a quanto scrive il Corriere dello Sport, i tempi si dilateranno di almeno un anno: l’obiettivo ragionevole per l’inaugurazione, come ha ricordato il proprietario del terreno Luca Parnasi, è il 2017.

“Ricordiamoci che siamo la Roma”

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(Il Romanista – T.Cagnucci) «Ricordiamoci che siamo la Roma eh, dai…» ha quasi urlato Vito Scala nello spogliatoio dell’Olimpico poco prima di andare a giocare contro la Juventus. Una frase finita al volo anche nei microfoni delle telecamere di Sky.

E’ già spot, jingle, oltre a essere una grande verità. «Ricordiamoci che siamo la Roma»… Pochi l’avevano fatto prima di Roma-Juventus 1- 0. Di ricordarselo. Uno sì invece, sempre, uno, quello dell’1-0: Francesco Totti. Sabato è stato un giorno speciale per lui, oggi è un giorno speciale per lui anche se pochi si ricorderanno pure questo: era il 18 febbraio 1993, oggi esattamente 20 anni fa Francesco Totti per la prima volta ha indossato la maglia dei grandi della Roma. Un mese e dieci giorni prima del suo esordio in serie A, per un’amichevole al Flaminio contro l’Austria di Herbert Prohaska (la lumachina). Così in un giorno qualunque (costretti ormai a citare tale Mengoni…) perché Rizzitelli stava male (e sarebbe dovuto rientrare proprio con la Juve) perché Salsano era infortunato e si sarebbe sottoposto il giorno dopo a ecografia, così come Garzya e Haessler, con Caniggia e Muzzi (lui) in Nazionale al 56’, cioè all’11’ st un sedicenne comincia il suo destino da Re sostituendo un Principe, Giuseppe Giannini. Non è una favola, ma un tabellino che trovi se scartabelli qualche biblioteca decente. La partita finirà 1-1. Prohaska nello spogliatoio del Flaminio dirà: «Mi sembra che i giovani della Roma si siano comportati positivamente». Totti aveva giocato la domenica prima con gli Allievi la sua prima partita dopo uno stop di due mesi per menisco.Poi la Roma dei grandi.

Oggi, il 18 febbraio di vent’anni fa. Un tiro lunghissimo. Qualcosa che viene da lontano e t’arriva qui vicino, accanto, quando c’è un anniversario del genere, come un tiro tirato a 113 chilometri all’ora, dritto per dritto sotto la tua curva. Francesco Totti questo Roma-Juventus l’ha vinto in settimana quando ha deciso di parlare attraverso il sito dopo un paio di giorni in cui era stato indeciso se farlo o meno. Per lui la faccenda Osvaldo era finita un attimo (beh, forse due) dopo il rigore sbagliato in tutto e per tutto da Osvaldo. Poi ha aspettato e quando ha visto il suo compagno massacrato e le ricostruzioni raccontate su quanto dettogli da Andreazzoli strumentalizzato, ha piazzato il suo rigore: «Giù le mani dalla Roma». Che poi è come dire con la voce dell’amico di sempre di «ricordiamoci che siamo la Roma». E’ successo sabato. Soprattutto quando la squadra è andata sotto la curva per riscaldarsi, una cosa del genere era successa per la prima volta proprio con la Roma di Zeman. E’ ritornata una certa romanità nella Roma. Sembra un paradosso e forse lo è, uno scherzo del tempo. Per Totti comunque fa lo stesso, per lui il tempo non passa, per lui la verità di Zeman o la normalità di Andreazzoli fanno lo stesso. Sabato sera dopo la partita oltre a essere ovviamente e spudoratamente felice come ogni tifoso della Roma, Francesco era sollevato.

Proprio per le polemiche, per le chiacchiere fatte su di lui, e per quelle parole che aveva deciso di affidare al sito. Le parole si sono trasformate in gol, è poi a cena che ha trasformato l’acqua in vino. Sabato sera l’ha passato con i suoi affetti e cogli amici, domenica a Bergamo non ci sarà per squalifica. Tornerà col Genoa per superare un’altra volta se stesso più che per raggiungere Nordahl. Lo ha sempre fatto. Il giorno dopo Roma-Juventus 1-0 gol di Totti puoi fare i mille articoli che vuoi, mille che sono men dei suoi 224 gol… Puoi ricordare tutte le volte che la Roma ha vinto 1-0 con gol di Totti, e una volta con lo scudetto sul petto battè il Milan all’Olimpico, un’altra volta – pensate – battè da solo, dopo secoli, il Real Madrid al Bernabeu; puoi e devi raccontare tutte le volte che il 10 è stato se stesso, cioè Diecisivo, puoi giocare col 10 e con l’1-0, con un io che è collettivo.

Raccontare persino di Italia-Australia solo per zittire tutti quelli che lo confinano nella Roma, che pure è una terra distesa di felicità e la capitale del mondo nel tempo (è una citazione di Gnisci, professore di Letterature Comparate all’Università Sapienza di Roma), e ricordare a quest’Europa che non funziona, gli Europei d’Olanda. Raccontare di quella notte di Coppe e di Campioni a Lione quando anche con un suo gol e di quell’altra volta a Valencia quando vinse 3-0 in uno stadio dove non aveva vinto nessuno uscendo fra gli applausi dei matati; del gol che ha il mattino in bocca col Parma che forse è il più simile di tutti a quest’altro film di Kubrick girato in notturna (Totti Barry Lyndon). Ricordarti i gol di Genova e quelli di Milano, la doppietta col Milan, quella con l’Inter a San Siro, il 6-2 in finale di Coppa Italia, la sua firma nella Supercoppa con la Fiorentina, e i gol nei derby, così come quelli nelle piccole partite. In ogni centimetro di Roma ci trovi Totti. Ma la cosa migliore è forse ricordare un altro Roma-Juve, giocato in un giorno che è un altro anniversario (il 17 dicembre, San Paolo Roberto Negro) del 1978 quando Roma-Juventus finì 1-0 con un gol di Agostino Di Bartolomei. Francesco Totti non è mai sembrato così simile a lui.

Un giocatore “bollito” che è meglio tenersi stretto

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IL TEMPO (T. CARMELLINI) – Fa sorridere, dopo duecentoventiquattro gol realizzati con la maglia della Roma in campionato, continuare a parlare di Totti e che qualcuno abbia ancora il coraggio di dubitare. Alla fine, proprio lui che in molti avevano già dato per «bollito», vecchio e chi più ne ha più ne metta, il giocatore messo in discussione anche agli albori della nuova avventura americana, quello voluto contro tutto e tutti da Lippi al Mondiale in Germania che ha contribuito a vincere, quello che poi si è dovuto riciclare da attaccante puro (Spalletti docet), è proprio colui che ha tirato e continua a tirare avanti la carretta. Punto di riferimento attorno al quale si ritrova la nuova Roma assieme alla «vecchia», unica certezza anche quando tutto sembra essere in discussione. L’uomo che ha riportato al successo la Roma in questo 2013, fin qui arido, con un asteroide attualmente allo studio della autorità russe che ha fatto vibrare non solo la rete di Buffon ma l’Italia tutta. Non è retorica, ma la storia di un giocatore che ha sposato una causa ed è sempre rimasto coerente con una scelta fatta molti anni addietro: forse quando nemmeno lui immaginava di poter diventare quello che Totti è diventato per la Roma.

Avere un punto fermo così in casa è un bene che non può essere dilapidato, per questo si sta iniziando a pensare come sfruttare al meglio tutto il suo potenziale. Paradossalmente il contratto 5+5 anni (i secondi da dirigente) che all’epoca sembrava più un attestato di stima e un riconoscimento alla carriera che non un vero e proprio «affare» commerciale, rischia di dimostrarsi addirittura riduttivo per Totti. Ma quale dirigente, se il capitano sta così va fatto giocare almeno un altro anno, forse due, magari tre. Dipenderà solo da lui, dalla sua condizione atletica e dalla voglia: ma quella non è mai stata un problema.

Squadra che vince stavolta si cambia

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CORSPORT (A. GHIACCI) – Squadra che vince si deve cambiare. Per forza. La settimana che comincia domani porterà i giallorossi alla partita in trasferta da giocare in casa dell’Atalanta, in programma domenica pomeriggio. Andreazzoli ci arriverà con almeno quattro assenze, due per infortunio e due per squalifica: ecco allora che sarà costretto a intervenire su una macchina che contro la Juve ha funzionato benissimo. Oltre a Castan e Destro la Roma non potrà contare sui due capitani, il numero uno, Totti, e il suo vice, Daniele De Rossi: proprio i due che Andreazzoli, nel giorno del suo primo saluto da allenatore della Roma, aveva innalzato a «monumenti». Senza un gran bel pezzo di storia a disposizione, dunque, la Roma dovrà necessariamente cambiare l’undici che sabato sera ha ottenuto il primo successo del 2013. Le soluzioni però, anche grazie al grande ventaglio che offre l’organico giallorosso, non mancano. La difesa, dove Stekelenburg e il trio Piris-Burdisso-Marquinhos hanno fornito una buonissima prestazione, sarà l’unico reparto che non cambierà. A centrocampo la prima novità. Per la sostituzione di De Rossi il primo nome utile è quello di Bradley, che con Pjanic a fianco in veste di regista non muterebbe più di tanto lo spartito tecnico-tattico. Al posto di Totti sarà avanzato Lamela e allora andrà coperto il buco sulla trequarti. Due opzioni: Florenzi in qualità di centrocampista aggiunto e guastatore tra le linee, oppure Tachtsidis in regìa e avanzamento di Pjanic nel ruolo di rifinitore. (…)

Pjanic incanta pure da regista: “Uniti andremo lontano”

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Gazzetta dello Sport – A.Pugliese – Quando Andreazzoli venerdì in conferenza stampa aveva detto che «Pjanic può giocare ovunque, anche nei ruoli esterni», qualche brivido sulla schiena di qualcuno è salito. Chissà se il nuovo tecnico della Roma vuole inventarsi Miralem come laterale di centrocampo nel 3-4-2-1? E invece no, Andreazzoli non ci è inventato nulla, se non deciso di affidarsi a lui in regia, davanti alla difesa, tra i due centrali di centrocampo. Un Pjanic alla Pizarro, anche se con compiti differenti. E Miralem, che gli aveva promesso in settimana una grande partita, alla fine è stato di parola, con il solito condensato di classe, geometrie e fantasia.
POLIEDRICITA’ SENZA FRENO  – Del resto, finora l’avevamo visto giocare un po’ ovunque: intermedio ed esterno d’attacco nel 4-3-3, trequartista dietro la punta, ora anche regista in mezzo al campo (dove, tra l’altro, ha già giocato spesso con la sua nazionale). Simbolo di una poliedricità senza fine, Miralem è davvero l’uomo capace di cambiare volto ad ogni partita: con un colpo, un assist, una giocata o anche solo un’invenzione estemporanea. E se domenica le esigenze della partita non fossero state quelle di coprirsi strada facendo con un mediano in più (Bradley), difficilmente l’avremmo visto lasciare il campo prima del fischio finale. «La squadra è unita e come ha detto Totti, piedi per terra e lavorare», ha scritto ieri il bosniaco sul suo profilo personale su Facebook. Per poi abbracciare così tutti i tifosi giallorossi: «Grazie per l’affetto, voi siete fondamentali e uniti insieme avremo senz’altro molte soddisfazioni. Stateci vicini e dateci fiducia, non faremo di tutto per ricambiarla. Roma è unica…».
L’AMORE DELLA GENTE – Come del resto è unico lui, che parla sei lingue e con quella calcistica è già entrato nel cuore dei tifosi. Che, anche domenica sera, gli hanno cantato il solito coro: «Che confusione, sarà perché tifiamo… Sei bosniaco, ma sembri brasiliano… Punti la porta e tiri bombe a mano… Dai palla a Pjanic e vai che s’abbracciamo!». Un segno di quell’amore che i tifosi giallorossi non gli hanno mai fatto mancare, neanche nel momento più difficile, quando Zeman l’aveva messo un po’ all’angolo, tanto che dopo il gol segnato nel derby d’andata disegnò quasi un cuore simbolico con cui voleva abbracciare tutti i tifosi della Sud, tranne il tecnico boemo (con cui poi però si è chiarito).
SACRIFICIO – Contro la Juventus Pjanic ha toccato il pallone 77 volte, chiudendo con 42 passaggi positivi (meglio ha fatto solo De Rossi con 45, anche se quelli di Daniele sono stati quasi tutti di alleggerimento, quelli di Miralem volti a costruire) e sbagliandone 7. A fronte di 9 palle perse, ce ne sono state però 7 recuperate, che è sintomo anche di voglia di sacrificio. Probabile che in quella posizione lì, davanti alla difesa, ci giochi anche a Bergamo e magari, chissà, anche fino alla fine del campionato. E mentre Miralem va a caccia del suo primo gol in giallorosso lontano dall’Olimpico, magari già con l’Atalanta, la Roma ha trovato una soluzione in più. Sempre con lo stesso obiettivo, quello di abbracciarsi.

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CORSPORT (R. BOCCARDELLI) – Come si può proporre una squadra infarcita di giocatori offensivi e vincere senza prendere gol contro il miglior attacco (fino a ieri, oggi è ancora quello giallorosso) della serie A? Avendo peraltro una difesa fino a ieri colabrodo? E’ il piccolo grande miracolo riuscito al tattico (di passaggio?) Andreazzoli.(…)

TUTTI INSIEME – Il rompicapo tattico del tecnico toscano nasceva da un problema atavico di questa Roma: la ricerca dell’equilibrio. E soprattutto di come raggiungerlo mettendo in campo contemporaneamente Totti, Osvaldo, Lamela e Pjanic, ovvero quattro giocatori di chiara impronta offensiva, ottimi costruttori di gioco, improbabili (almeno sulla carta) interditori. Andreazzoli li ha rischiati insieme contro la Juve ed ha avuto ragione. Come? Intanto riproponendo la difesa a tre che in fase di non possesso diventa automaticamente a cinque.(…)
SCOMMESSA PJANIC – La scommessa più ardita è stata probabilmente quella di schierare Pjanic a metà campo al fianco di De Rossi. Ruolo che il bosniaco gradisce e che interpreta alla grande nella sua nazionale, ma per il quale in Italia nessuno sembrava volergli dare fiducia. Se n’è giovato anche De Rossi che, come ai tempi del tandem con Pizarro, ha avuto sulla sua diagonale corta sempre il punto di riferimento di un giocatore di qualità, in grado di pensare il gioco, accelerando o rallentando la manovra secondo i movimenti senza palla degli altri giocatori, in particolare quelli d’attacco.
SACRIFICIO – Già, perchè con i tre difensori saggiamente rintanati sulla loro trequarti, gli esterni attenti a presidiare le fasce, la Roma non avrebbe potuto volgere la partita dalla sua parte se i tre attaccanti non si fossero sdoppiati in un lavoro molto faticoso: pressare la Juve in fase d’impostazione e riproporsi come attaccanti veri quando c’è stato da farlo. In questo senso tutti e tre si sono prodigati al massimo. Lamela, che stavolta aveva libertà di movimento come trequartista, si è sfiancato nel disturbare Pirlo senza perdere potenza nelle sue incursioni palla al piede. Forse gli è mancata solo un po’ di precisione nell’ultimo tocco o nell’ultimo passaggio, ma all’interno di una prestazione eccellente. (…)
ACCORGIMENTI – Meritano approfondimento anche alcuni accorgimenti che hanno dato equilibrio e sicurezza a tutta la squadra. Spesso ad esempio la Roma si è difesa coi 4 e mezzo (Torosidis basso, Marquinho metà e metà). Lo stesso Torosidis, giocando con molta sapienza tattica in avvio, nel secondo tempo era visibilmente uno dei più freschi, in grado di capovolgere il gioco. E poi l’assistenza di Burdisso a Piris quando furbescamente Conte mandava a raccogliere lanci alti e lunghi nella zona del paraguaiano prima Pogba e poi Anelka, che sono alti il doppio. Ultima, ma non ultima, la rivoluzione copernicana sui calci piazzati contro: abbandonata finalmente la difesa a zona, ecco un sano corpo a corpo in cui si fa spesso zero a zero e il portiere può uscire con tranquillità in presa alta o di pungo.(…)

E’ sempre SuperTotti. E il mondo lo celebra

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GASPORT (A. PUGLIESE) – Un fulmine, un meteorite, per qualcuno una vera cannonata. E in Spagna, addirittura un zapatazo, che tradotto vuol dure «scarpata terrificante». Il giorno dopo il gol a 113 kmh con cui ha abbattuto la Juventus e il suo amico Buffon, Francesco Totti è celebrato ancora una volta un po’ in tutto il mondo. A casa sua, dove un po’ tutto il gruppo giallorosso è convinto di avere «un capitano bionico», ma anche fuori. Non è la prima volta che gli succede, è chiaro, ma vederlo accadere ancora, a 36 anni e mezzo, un po’ di effetto lo fa.

Argento vivo – Del resto, Francesco sta vivendo una seconda giovinezza (finora 9 gol e 10 assist per lui) e l’obiettivo di giocare fino a 40 anni è sempre più vicino («Per quello che sta facendo, il rinnovo del contratto è obbligatorio», ha detto recentemente il d.g. giallorosso Baldini, riferendosi all’accordo che scadrà nel 2014, ndr). Tanto che un bookmaker (Paddy Power) ha aperto le scommesse sul suo ritiro (offerto a 2,50 a 37 anni, a 3,75 a 38 anni, a 5,50 a 39 ed a 7 a 40), dando poi per scontato l’aggancio a Nordahl (225 gol in Serie A) già alla prima occasione utile, e cioè il 3 marzo con il Genoa (fonte Agipronews). Come avverrà? Con un gol di destro (favorito a 1,91, poi in lavagna a 6 quello di sinistro o su rigore, a 6,50 di testa e ad 11 su punizione).
Esultanza mondiale – E mentre i bookmakers si sbizzarriscono, il mondo resta quasi scioccato. Per Marca il gol alla Juve è, appunto, un «zapazato dell’illustro capitano giallorosso», per El Mundo Deportivo «un proiettile sparato a 113 km», per l’Equipe «un colpo di cannone, di quelli che lasciano paralizzati anche i migliori come Buffon». Dall’altra parte del mondo, ci si spinge anche oltre. In Brasile, Globo Esporte lo definisce «il gol per delirio giallorosso», negli Usa Yahoo Sports «un fulmine, un razzo, un meteorite russo che potrebbe essere capace anche di decapitare un Transformer». Lui, Francesco, quel gol lì l’ha festeggiato in famiglia, con Ilary e con gli amici più stretti. Anche perché i 113 chilometri orari, se è vero che sono a prova autovelox, è anche vero che non sono un record: Ronald Koeman, nella finale di Coppa Campioni del 1992 (Barcellona-Sampdoria) segnò su punizione a 188 kmh, mentre su Youtube gira una punizione del brasiliano Ronny (Sporting Lisbona, 2006) che avrebbe toccato addirittura i 211 kmh. «Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, quando giocano così possono vincere contro chiunque» ha detto Pallotta dagli Usa. Per ora, il presidente si dovrebbe preoccupare soprattutto di ibernare questo Totti qui e di conservalo chissà per quanto altri anni ancora.

Una Roma equilibrio e qualità

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IL MESSAGGERO (U. TRANI) – La svolta per la Roma è tattica. Inutile cercare altre spiegazioni al primo successo in campionato nel nuovo anno. Perché, nelle due partite della gestione Andreazzoli, è chiara la modifica del sistema di gioco e, di conseguenza, dell’atteggiamento in campo. Pure se la differenza, non solo nel risultato, è abbastanza evidente tra le gare di Marassi e quella di sabato sera all’Olimpico, l’idea trasmessa dall’allenatore subentrato a Zeman sembra chiara. Il nuovo progetto parte da due aspetti fondamentali: la compattezza di squadra e la tecnica degli interpreti. A volte la prima esclude la seconda o la limita. Invece è la somma tra queste due componenti, a volte in conflitto tra loro, a dover portare al risultato. E’ successo contro la Juve, dopo la partita di studio contro la Sampdoria. È l’equilibrio ritrovato tra i reparti a esaltare la qualità dei singoli. 

IL SISTEMA DI GIOCO Andreazzoli, nella sua carriera, ha avuto esperienze con tutti i moduli. Ma la modifica di due giorni fa non è venuta fuori all’improvviso. Perché al 3-4-2-1 utilizzato contro i bianconeri era arrivato già dalla gara di Genova. A metà ripresa e sotto di un gol contro la Sampdoria, con un cambio era passato dal 3-5-2 all’assetto di sabato sera. Fuori Bradley e dentro Florenzi, con quest’ultimo sistemato sulla fascia destra dove contro la Juve ha giocato Torosidis. Lamela è salito a fare la mezza punta accanto a Totti, con Osvaldo centravanti. A centrocampo, la coppia Pjanic e De Rossi. Corsa e copertura sui lati, qualità in mezzo.
LA DISPONIBILITÀ DEL GRUPPO Conta, e molto, il sacrificio degli interpreti. L’esempio dato da Lamela, contro i bianconeri, è il più evidente: nel momento di sofferenza durante il primo tempo, si è abbassato in mezzo ai due mediani e ha al tempo stesso disturbato Pirlo, punto di riferimento di Conte. Il sistema di gioco, con l’arretramento sulla linea dei tre difensori di Torosidis e Marquinho, era il 3-5-2. Mossa che ha restituito certezze alla squadra. Lì ha capito che avrebbe resistito contro la capolista.
LA FANTASIA AL POTERE Dalla disponibilità dei singoli è nata l’interpretazione della gara nella ripresa. E’ come se, arrivati all’intervallo senza prendere gol contro la prima in classifica, i giallorossi avessero acquisito la sicurezza per giocarsi alla pari la sfida. A quel punto è venuta fuori la qualità dei singoli. Se c’è ordine e soprattutto collaborazione, è possibile giocare anche con quattro giocatori con caratteristiche offensive. Pjanic un pò più basso del solito, ma comunque libero di poter salire, alternandosi negli inserimenti con il partner De Rossi; Lamela e Totti con ampia libertà alle spalle di Osvaldo che ha fatto sponda e finalizzato. Dall’umiltà dei primi quarantacinque minuti, con baricentro anche troppo basso, alla disinvoltura del secondo tempo. Dal contropiede alla formula mista, cioè alternando il lavoro sulle corsie e la ricerca della profondità con le ripartenze brevi grazie alla maggiore aggressività.
LE ALTRE OPZIONI La difesa a tre regala più serenità alla squadra, portiere compreso. Data per scontata la linea arretrata, sarà più facile, in ogni situazione, sostituire gli interpreti. Quando rientrerà Castan, Piris può passare a destra. Torosidis, come Florenzi, può giocare sulle due fasce, anche se a sinistra avrà più spazio Balzaretti (o Dodò). E Pjanic fare la mezza punta. Bradley è l’alternativa in mezzo. Questo con il 3-4-1-2. Che però non è l’unico sistema di gioco di questa Roma che riparte dall’ottavo posto.

Totti, contratto pronto: scadenza 2015

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CORSPORT (R. MAIDA) – E’ ancora fermo lì, chiuso nel cassetto. Ma probabilmente quest’estate, se non prima, sarà ritirato fuori insieme ai tanti altri grandi temi che andranno affrontati in casa Roma. Il contratto di Francesco Totti scadrà nel 2014, vale a dire al termine della prossima stagione. In allegato, però, c’è l’accordo valido che prevede per il capitano altri cinque anni di legame in veste di dirigente, con l’ingaggio più alto percepito da un manager a Trigoria nel giugno del 2014 (oggi sarebbero i 600.000 euro a stagione di Baldini, Sabatini e Fenucci). Ma Totti non smette. Non vuole lui, che si diverte ancora tanto (vedere, per credere, il sorriso e la gioia dopo il gol alla Juventus), e non vuole la Roma, che per bocca del suo presidente James Pallotta ha già dato l’indicazione importante:  «Spero sia Totti a segnare il primo gol nel nuovo stadio giallorosso» .

CONTI – Secondo i programmi giallorossi alla prima nel nuovo impianto mancano poco più di quattro anni: la stagione 2017-2018 (inizio agosto 2017) dovrebbe giocarsi nello stadio di proprietà a Tor di Valle. Tre anni, se come punto di partenza del conteggio si considera la scadenza del contratto da giocatore di Totti. Che però sarà prolungato, senza ombra di dubbio. L’accordo è già più o meno pronto, almeno nelle sue linee principali, perché nelle coscienze della Roma i calcoli sono iniziati da tempo. Se Totti da dirigente dovrebbe guadagnare 3 milioni di euro netti in cinque anni (la base sono i 600.000 euro percepiti dall’attuale management), gli stessi soldi gli potrebbero essere garantiti per un altro anno da giocatore. E si arriverebbe al 2015, con Totti trentanovenne e ancora due anni all’apertura dello stadio. (…)
RECORD – Il cammino del campione giallorosso, nel frattempo, è legato a mille e più record già stabiliti o ancora da stabilire. Il numero delle presenze in serie A, per esempio, per arrivare a qualcosa di simile di quanto fatto da Paolo Maldini (in testa alla classifica di gare nel massimo campionato a quota 647, Totti oggi è decimo a 524), ha bisogno proprio di altre quattro stagioni importanti, per arrivare a 25 campionati di A come lo storico difensore milanista. E poi i gol: Totti ora è terzo nella graduatoria dei marcatori di tutti i tempi del massimo campionato italiano.  «A Bergamo non ci sarò per squalifica, vorrà dire che con il Genoa faccio doppietta e supero Nordahl» : il secondo gradino della classifica guidata da Piola (290 reti), infatti, è ora lontana solo un gol. Totti è leader, uomo immagine, giocatore decisivo, tutto. Ecco perché il suo contratto sarà prolungato. Per un anno, prima di fare un nuovo punto nel 2015. Ma la storia non ha ancora imboccato il viale del tramonto. L’immagine più fresca, quella del gol alla Juve e dell’esultanza seguente, spiega bene il perché.

PALLOTTA: “Orgoglioso dei miei ragazzi”

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ANSA – Un uomo per tutte le stagioni, un salvagente sempre a portata di mano. Francesco Totti non tradisce la Roma e ancora una volta, nel momento di difficoltà, risponde ‘presentè. Il numero 10, protagonista assoluto del successo colto all’Olimpico sulla Juventus, rappresenta sempre di più l’anello di raccordo tra passato, presente, e futuro giallorosso.

Il bolide di destro sparato a 113km/h con cui ha pietrificato l’amico Buffon e interrotto la marcia della capolista ha già fatto il giro del mondo, trovando spazio sui media sportivi internazionali. In Spagna, ad esempio, il suo tiro è stato ribattezzato ‘zapatazò, scarpata terrificante in grado di regalare il primo successo in campionato nel 2013 (dopo quattro ko e due pari) e di chiudere al meglio una settimana vissuta tra tensioni e contestazioni.

Quella colta con la Juventus, come ammesso da Florenzi, è stata infatti una «grande vittoria del gruppo», caricato a molla da Andreazzoli prima del fischio d’inizio («Daje, daje, siamo la Roma!») e poi dai tifosi della Curva Sud durante il riscaldamento svolto dai giocatori proprio sotto il settore più caldo dello stadio Olimpico (tra i più emozionati De Rossi, fotografato a fine partita con gli occhi lucidi mentre guardava gli spalti).

A fare la differenza alla fine è stato però ancora una volta Totti, festeggiato nello spogliatoio da tutti i compagni per quel gol che lo porta ad una sola lunghezza dal secondo gradino del podio dei marcatori all-time della Serie A attualmente occupato da Gunnar Nordahl (225 reti). «Noi abbiamo un capitano bionico!» è la convinzione del gruppo giallorosso, stretto attorno al suo totem, spremuto in stagione sia da Zeman sia da Andreazzoli (con 2009′ minuti risulta il giocatore più utilizzato della rosa romanista). D’altronde, nonostante i 36 anni e quella placca d’acciaio lunga 10 centimetri saldata con 11 viti che gli tiene insieme tibia e perone, il rendimento di Totti non accenna minimamente a diminuire (9 gol e 10 assist, quasi il 40 per cento dell’intero bottino realizzativo della Roma).

Per questo presto dalle parti di Trigoria dovranno sedersi attorno a un tavolo per discutere di quanto prolungare il contratto in scadenza nel 2014. Il presidente Pallotta lo vorrebbe vedere in campo almeno fino a quando non sarà ultimato il nuovo stadio di proprietà. Intanto se lo gode dagli Stati Uniti, dove ha fatto sapere di essere «molto orgoglioso dei miei ragazzi, quando giocano così possono vincere contro chiunque».

Roma-Juventus, le pagelle dei quotidiani

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GIALLOROSSI.NET – Queste le pagelle di Roma-Juventus dei principali quotidiani:

Capitano, non siamo degni di te

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GIALLOROSSI.NET – In quel destro di incredibile potenza che Francesco Totti ha scagliato verso l’impotente Buffon c’era tutta la rabbia del Capitano. Una sassata micidiale, che racchiude gran parte del repertorio di un campione immenso: classe, potenza, precisione, tecnica.

Un bolide che, a velocità normale, si fa fatica a seguire con gli occhi. Niente cucchiai stavolta, ma è una sola cannonata. Dentro quel missile c’è tutta la voglia del nostro Capitano di far uscire la sua, e nostra, amata Roma dalla crisi profonda.

E poi, quando la palla si insacca in rete, il boato dell’Olimpico. La corsa di Totti, la sua gioia immensa,  quel sorriso, tutti i compagni che corrono ad abbracciarlo. Momenti come questi riconciliano con il calcio, e in particolar modo con una Roma che aveva smesso da un po’ di tempo a questa parte di regalarci quelle emozioni forti che solo lei è in grado di suscitare.

Ieri, dopo quel bolide di Francesco, in testa rimbombava un solo unico pensiero: Capitano, non siam degni di te. Perchè davanti alla tua immensità, perfino il nostro smisurato amore per te sembra troppo poco.